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Il Club di Roma

Tuesday, March 12th, 2013

Fondazione del Club di Roma

Il Club di Roma è un’associazione non governativa che riunisce scienziati, economisti, dirigenti pubblici nazionali e internazionali, capi di stato di tutto il mondo, e industriali di 53 Paesi, preoccupati dei problemi con i quali si ritrovano a fare i conti tutte le società sia industrializzate che in via di sviluppo.

Fondato nell’aprile del 1968 da Aurelio Peccei, un membro del consiglio amministrativo della Fiat, e da Alexander King, uno scienziato e funzionario pubblico scozzese, ex direttore scientifico dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, il club deve il suo nome al fatto che la prima riunione si svolse a Roma, presso la sede dell’Accademia dei Lincei alla Villa Farnesina, l’8 aprile 1968.

Il Club di Roma è precursore delle nozioni di sviluppo sostenibile e d’impronta ecologica. Nonostante, nel XXI secolo, la maggioranza s’impegni a prendere in considerazione le problematiche ambientali, una piccola parte non accetta queste analisi perché troppo complesse.

Il Club di Roma ha destato la curiosità del pubblico per la prima volta nel 1972 grazie al suo primo rapporto sui limiti degli sviluppi (“The limits to growth”).

Stop alla crescita?

Il rapporto è apparso nel periodo di massima crescita economica dei Paesi industrializzati, durante i cosiddetti Trent’anni Gloriosi, un periodo di crescita senza precedenti e che sembrava inarrestabile.

Il concetto di crescita zero, che non appare in questo rapporto, fu una delle principali idee dell’ecologia politica.

Nel 1993, Aurelio Peccei e Ervin Laszlo ebbero l’idea di creare il Club di Budapest. Lo scopo era d’istituire un altro circolo per equilibrare le idee razionali in questo dominio con l’aspetto intuitivo apportato dalla creatività nelle arti, nella letteratura, nella spiritualità.

Stop alla crescita?

Questo rapporto, iniziato nel 1970 ma pubblicato solo nel 1972, prese il nome anche di Rapporto Meadows.

Nel rapporto, dopo quattro anni dalla contestazione della società consumistica del 1968 nei Paesi aventi un’economia liberale, vennero riesaminate le virtù della crescita grazie a dei ricercatori del Massachusetts Institute of Technology a nome di una penuria prevedibile delle risorse energetiche e delle conseguenze dello sviluppo industriale sull’ambiente.

Le conclusioni del rapporto annunciano un futuro inquietante per l’umanità. Furono tante le persone che all’epoca additarono tali previsioni come “esagerate”, anche se il rapporto non parlava di nessun esaurimento di risorse né di alcun avvenimento catastrofico prima del 2010 almeno, anche nel caso più estremo (e si trattava, all’epoca, solo di una premessa del crollo).

Fece seguito un secondo rapporto del Club di Roma nel 1974: « Strategia per domani », nel quale venivano divise dieci grandi regioni del mondo aventi ciascuna una situazione e un problema di sviluppo differenti.

L’oro nell’industria

Monday, January 7th, 2013

Conoscete l’oro sotto forma di moneta, di gioielli o come forma di decorazione, ma conoscete realmente l’uso dell’oro nelle tecnologie?

L’oro e l’industria in cifre

In questa tabella, pubblicata dal World Gold Coucil nel primo semestre del 2012, la domanda di oro nelle tecnologie era di 457,7 tonnellate. Ciò rappresenta circa ⅟₉ della domanda d’oro mondiale.

La categoria « tecnologia » concerne l’oro utilizzato nel settore dell’elettronica, in campo medico , odontoiatrico, industriale e decorativo. I componenti elettronici rappresentano una larga parte della domanda di oro nell’ambito delle tecnologie.

Nel 2012, la domanda di oro nell’industria è stata leggermente più bassa rispetto al 2011. Questo ribasso riflette il rialzo del prezzo dell’oro l’anno scorso e il netto rallentamento dell’attività del settore automobilistico (nel quale l’oro è più utilizzato).

In questo schema (fonte World Gold Council), potete vedere la ripartizione dell’oro nei differenti settori della tecnologia:

Le proprietà uniche dell’oro nelle nanotecnologie

Secondo i ricercatori e gli industriali del WGC, l’oro è un « materiale chiave » per le tecnologie innovative, poiché possiede delle proprietà eccezionali su scala nanometrica. L’oro dovrebbe già essere impiegato nei nanotubi per l’elettronica del futuro, negli inchiostri a bassa migrazione, nei gel per test e analisi biomediche rapide, nella lotta contro il cancro (per la distruzione selettiva delle cellule cancerose), nei rivestimenti decorativi, nelle pitture e nei tubi di scarico catalitici.

L’oro è conosciuto per le sue proprietà fisiche eccezionali: resiste all’acido, è duttile (si può distendere e allungare senza che si rompa), non si ossida, e il che lo rende più facilmente sfruttabile su scala nanometrica. D’altronde, l’oro è un « metallo cubico a faccia centrata il cui punto di ebollizione si fissa a 1068° », cosa che facilita il suo utilizzo nel domino dell’infinitamente piccolo.

Su scala nanometrica, le particelle d’oro cambiano colore (rosso o viola, ma anche verde o blu se si allungano le nanoparticelle in bastoncini), ciò che rende l’oro particolarmente interessante nel dominio della decorazione.

Le proprietà non tossiche e inerti dell’oro sono ricercate anche in ambito medico dove le sue particelle vengono impiegate per la fabbricazione di connettori di pacemaker, impianti per la parte interna dell’orecchio o per sistemi di protezione delle arterie. La sua inerzia lo rende biocompatibile e quindi particolarmente efficace per la scoperta di determinate allergie e per dei test di fertilità e di tossicologia. Le sue proprietà ottiche permettono d’individuare rapidamente degli anticorpi ed altri allergeni. A breve, l’oro potrebbe rimpiazzare la chemioterapia nella lotta contro il cancro? Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, le nanoparticelle d’oro permettono di localizzare con più precisione le cellule cancerose per poi distruggerle riscaldandole.

I tubi catalitici, una tecnologia del futuro?

La buona conducibilità elettrica e termica e la resistenza alla corrosione delle nanoparticelle d’oro sono divenute indispensabili nel campo dell’elettronica, in particolare nella creazione di connettori ed inchiostri.

A livello chimico, le nanoparticelle d’oro trattengono alcune molecole a base di zolfo per esempio, cosa che le rende particolarmente adatte e ricercate per i tubi catalitici.

Anche se il suo utilizzo è molto vantaggioso, il suo costo resta elevato, cosa che può essere un freno allo sviluppo di questa tecnologia; d’altronde, come abbiamo detto in precedenza, il rallentamento del settore automobilistico ha ridotto la domanda di oro in questo campo.

Possiamo spingerci oltre con il ragionamento e chiederci se, dato l’esaurimento delle risorse petrolifere (non tarderà, sarà tra 30-50 anni, che passano in fretta su scala umana), la tecnologia dei veicoli << verdi >> sarà tanto evoluta al punto di non avere più bisogno dei tubi catalitici. Senza parlare delle risorse aurifere che saranno tutte sfruttate da qui a 35/45 anni, secondo quest’infografica.

Per fortuna, in un certo senso, noi non saremo forse più qui per constatare i cataclismi causati dall’esaurimento delle miniere d’oro. Invece, io nostri nipoti o pronipoti saranno felici di aver ereditato una moneta Vittorio Emaunele che avrete trasmesso di generazione in generazione !

E nel campo della cosmetica?

Alcune grandi marche della cosmetica hanno saputo dare nuovamente lustro all’oro utilizzandolo nelle loro ricette magiche di trucco e di creme anti-invecchiamento. Efficacia provata? Si, da un punto di vista del marketing ! L’argomento commerciale è impareggiabile: ci si ricopre d’oro, si protegge la propria pelle grazie all’oro, ci si profuma con l’oro…

Se l’inerzia e la non tossicità dell’oro sono reali, le sue proprietà anti-ossidanti a livello della pelle umana non sono altrettanto provate. Solo il suo prezzo giustifica la sua presenza in questi prodotti. Quale donna non sarebbe felice di competere con lo splendore di questo metallo prezioso?

Ch’esso sia alla moda o utile nelle tecnologie, l’oro cela molte qualità che devono essere ancora scoperte nel mondo della nanotecnologia. L’oro è senza dubbio il minerale del futuro in questo senso, e i differenti usi e possibili campi d’applicazione ne faranno un metallo sempre più ricercato. E meno sarà facile da estrarre, più valore acquisterà !

Leggere il rapporto completo del CNRS.