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La Banca Centrale del Vietnam vieta alle banche di speculare sull’oro

Tuesday, September 10th, 2013

La banca centrale del Vietnam vieta alle banche di speculare sull'oro

La Banca Centrale del Vietnam ha vietato alle banche di speculare sulle riserve d’oro. Secondo l’Autorità monetaria vietnamita, il mercato dell’oro sprofonda nel caos da un decennio a questa parte. A questo proposito, la Banca Centrale ha vietato alle banche di effettuare prestiti e trasferimenti di riserve d’oro.

I principali acquirenti d’oro sono le banche commerciali e il principale rivenditore è la Banca Centrale, che vende l’oro all’asta in un dato momento.

Tuttavia, l’instabilità dell’offerta costringe le banche ad effettuare dei movimenti rapidi e speculativi con il proprio oro. In questo modo, i prezzi dell’oro ‘nazionali’ sono molto più elevati rispetto a quelli internazionali. Il premio dell’oro fisico, nel momento in cui si acquista in Vietnam, aumenta in maniera sistematica. Per questo motivo, il mercato dell’oro è controllato da un gruppo di banche, le quali agiscono a loro piacimento.

La posizione della Banca Centrale sul mercato dell’oro beneficia di un privilegio unico. In seguito all’entrata in vigore della legge sulle tariffe doganali e il commercio esterno del 2012, la banca centrale è diventata unica produttrice, venditrice e importatrice d’oro. Ciò significa ch’essa ha da una parte il monopolio dell’offerta interna dell’oro e, dall’altra, il monopsonio delle importazioni nazionali.

Durante questi ultimi anni, la Banca Centrale, avendo il monopolio sul mercato, ha proceduto alla chiusura di migliaia di negozi di compro oro, autorizzando solamenete 16 banche (inizialmente 22) ad acquistare e vendere oro tra privati e imprese. In un tale contesto, non sorprende il fatto che il mercato si trovi in uno stato di caos permanente e che le banche cerchino di speculare sulle loro riserve d’oro.

Fonte: Vietnam.net e OroyFinanzas.com

Il ruolo delle banche ieri e oggi

Wednesday, May 9th, 2012

Quale ruolo giocano le banche all'interno della crisi?

A livello economico, stiamo attraversando il periodo più buio che si sia mai conosciuto dopo gli anni ‘30. << Ci troviamo di fronte ad una situazione alquanto inusuale >>, ha recentemente dichiarato Sir Mervyn King, direttore della Banca d’Inghilterra. E pertanto, il 2012 dovrebbe essere l’anno più favorevole per il settore bancario, secondo la società di gestione Axiom Al. Sono perciò le banche ad essere al centro delle preoccupazioni economiche e della crisi che stiamo attraversando. LingOro.net cercherà di risponderà alle seguenti domande: qual è il ruolo delle banche nella crisi? Abbiamo ragione o torto a condannarle? Possiamo uscire da questo sistema? Infine, quale ruolo gioca l’oro presso le banche?

1. Le banche hanno perso il loro mestiere d’origine

Non è un caso se la parola greca << Τρἀττεζα >>, che designa una banca, significava << tavola >> nell’antichità. A quell’epoca e fino all’Alto Medioevo, la << trapeza >> era la tavola sulla quale s’installavano i trapezisti (banchieri greci). Il loro ruolo era quello di convertire la valuta locale con quelle di altri Stati, e disponevano quindi d’ingenti somme di denaro. Essi, infatti, potevano anche giocare il ruolo d’intermediari e fare occasionalmente credito. I creditori esistevano, dunque, già nell’antichità. I Romani più fortunati utilizzavano dei prestanome. Arricchendosi in questo modo, divenirono dei perfetti finanzieri in grado di fare dei crediti.

E’ attraverso la proliferazione monetaria che l’attività dei cambiavalute si è trasformata in banca. L’istituzionalizzazione delle lettere di credito ha permesso ai mercanti di circolare senza il rischio di farsi rubare le consistenti somme di denaro che erano obbligati a trasportare.

E’ quindi nel Medioevo che i banchieri, che erano allora dei gioiellieri e custodivano l’oro dei propri clienti che pagavano con le lettere di cambio, decisero un giorno di rivendere quest’oro a più persone alla volta: nacquero così la moderna banca e i prestiti con interessi… nacquero di conseguenza anche le prime crisi monetarie. A furia di prestare i soldi dei propri clienti, si è arrivati ad una forma d’indebitamento poiché il volume dei prestiti supera di gran lunga quello della moneta in circolazione.

2. Le banche e la legge Pompidou

L’esempio più eclatante di questa speculazione praticata attraverso i prestiti di denaro è quello della legge Pompidou in Francia, nel 1973. Perché lo Stato nel 1973 ha abbandonato la possibilità di finanziare il suo deficit a profitto di stabilimenti privati sottomessi al cartello bancario? Il problema di fondo sta nel fatto che gli Stati non possono più stampare moneta. Pretesto evocato: il rischio d’inflazione.

Prima, lo Stato stampava moneta quando doveva pagare i suoi debiti, e metteva in circolazione i liquidi di cui aveva bisogno. Nel 1973, il presidente Pompidou (allora ex direttore generale della banca Rothschild) decise (certamente non da solo) che da quel momento in poi sarebbero state le banche a prestare soldi allo Stato, con dei tassi d’interesse responsabili dell’attuale debito sovrano. In quel periodo, la crescita economica permetteva il rimborso di questi prestiti a tassi elevati. Oggi, con una crescita nulla, anzi negativa, è impossibile rimborsare un debito che non fa che aumentare.

Questo video spiega in maniera semplicissima il ruolo delle banche, che è quello di creare moneta attraverso il credito: i soldi prestati dalle banche non escono dalle casseforti. Si tratta di scritture contabili che vengono distrutte man mano che i debiti vengono rimborsati.

Ma nonostante la legge del 1973 abbia permesso alle banche d’ingrandirsi incamerando somme di denaro sempre più grandi, essa non è la sola responsabile del debito sovrano dei Paesi della zona euro, i quali mancano piuttosto di una buona gestione economica. Le banche non sono responsabili di tutto. La speculazione che è aumentata negli anni ‘80 e la mancanza totale di regolamentazione dei mercati hanno fatto la loro parte. Ma chi trae vantaggio da quest’ assenza di gestione, regolamentazione e appetito vorace di capitali?

3. Goldman Sachs: come il mostro ha perso la testa

Qualche mese fa, su Canal Plus venne trasmesso un interessante reportage, << Goldman Sachs – I nuovi capi del mondo >>, che metteva in luce l’aspetto tentacolare del gruppo bancario più potente al mondo: la Goldman Sachs, che possiede il pieno potere, al punto d’aver trasformato l’economia mondiale.

  • E la tartaruga diventò vampiro.

Nel reportage, Susan Weber, un’ex collaboratrice del gruppo Goldman Sachs, ha spiegato come << il mostro è sfuggito al controllo del suo creatore >> a partire dagli anni ‘80, con un’irrefrenabile speculazione e un’assenza totale di controllo sulle transazioni realizzate dal gigante finanziario. << Fino agli anni ‘80, le banche appartenevano a tutti i soci. Nel 1999, Goldman Sachs si vende per azioni in borsa e perde una certa moralità, la tartaruga diventò vampiro >>.

  • Collusione col potere e ramificazioni

I banchieri usciti dalla Goldman Sachs sono malefici: << Essi provengono dalle migliori scuole del Paese e sanno bene come aggirare le regolamentazioni >>. La collusione tra la banca e il potere politico è in ogni caso tale da sfuggire ad ogni controllo, causando essenzialmente dei danni alle classi medie e a quelle più povere.

  • Il mostro è sfuggito al controllo del suo creatore

Jhon Cassidy, giornalista economico che segue l’attualità di Wall Street Journal, spiega bene la trasformazione del sistema bancario: << Le banche non sono più delle banche, sono delle macchine di speculazione che creano debito, le banche hanno inziato a giocare, a fare delle scomesse tra loro, esse sono divenute delle banche d’investimento >>. Il cinismo di un tale sistema è sotto gli occhi di tutti, e i banchieri non se ne vergognano.

4. Perché le banche non amano l’oro?

E' finita l'era dell'egemonia per i bigliettoni verdi?

Le relazioni che le banche intrattengono con l’oro sono ambigue. Non amano fornire oro agli individui (perché l’oro è un attivo morto che non riporta nessun dividendo), ma tuttavia vogliono averne nelle loro casseforti, soprattutto in periodi di crisi, poiché è il solo attivo tangibile sul quale possono contare in caso di fallimento monetario.

Ricordatevi, per poter finanziare le loro guerre, gli Stati Uniti restano a corto di oro. Per farla breve, essi tentano d’imporre l’egemonia del dollaro eliminando il gold standard. Nel complesso, siamo nella più totale incertezza economica da quando le valute si basano su un sistema di cambio fluttuante e si << equilibrano >> tra loro.

E allora cosa bisognerebbe fare? Ritornare al sistema del Gold Exchange Standard? L’oro prenderebbe un valore sconcertante e ciò rovescerebbe completamente la distribuzione geopolitica per via delle disuguaglianze delle riserve d’oro delle nazioni.

No, non è questa la soluzione! Quello che ci vuole è un po’ di coraggio, meno corruzione a livello statale, e rimettere un po’ di moralità nei mercati nazionalizzando le banche ad esempio, e mettendole sotto tutela. Nonostante queste siano lo strumento di un modello di crescita globale in declino, sta alla politica recuperare tale strumento per il bene comune e non per gli interessi personali.