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E se l’euro esplodesse?

Wednesday, June 13th, 2012

Tic tac, tic tac, boom!

Se l’euro esplodesse cosa succederebbe? Niente di così grave per alcuni. Per altri, sarebbe il caos più totale. La verità si situerebbe senza dubbio tra queste due estremità, senza per altro conoscerne precisamente l’orientamento.

Visto che la fine della moneta unica diventa una scenario sempre più credibile, è legittimo porsi questa domanda, anzi direi che è una domanda che dobbiamo porci imperativamente.

Quali conseguenze avrebbe un’esplosione della moneta unica per un’impresa, uno Stato e, ovviamente, per i privati?

Iniziamo dalle persone comuni, voi, io e gli altri. Piccoli o grandi risparmiatori, giovani o vecchi, saremo pressoché tutti allo stesso livello in caso di crollo dell’euro… ma più per il peggio che per il meglio.

Allora, concretamente, come potrebbe accadere? Innanzitutto, i periodi più favorevoli (cerchiamo di essere ottimisti) in cui la situazione è meno difficile da gestire sono quelli di riposo. Quindi, o durante il week-end, o durante le vacanze estive. Possiamo, perciò, dire che il periodo ideale è durante il week-end delle vacanze estive. Questo è il momento giusto per grandi annunci.

Prima di tutto, il cittadino medio non ascolta per forza assiduamente le informazioni in spiaggia. Secondariamente, sappiamo bene che il sole e il mare ci rendono meno suscettibili, e i riflessi sono meno rapidi, e poi tutti sono lontani dalla propria abitazione, senza i propri documenti bancari, codici di conto corrente, RIB e altri codici confidenziali, identificativi, password segretissime che vi permetterebbero di recuperare i vostri soldi. Per farla breve, ci ritroveremo incastrati, e nel panico più totale. Infine, l’ora migliore è appena prima della messa in onda dei telegiornali delle ore 20. E’ l’istante in cui tutti sono nelle loro case. La cena sta per cominciare o per finire, i bambini in pigiama o quasi, non tarderanno comunque ad andare a letto… in questo caso, è difficile che inizi una rivoluzione. Le attività commerciali sono tutte chiuse. Altre persone staranno cenando in qualche ristorante o a casa di amici… e la notte porta consiglio!

Sappiate che il giorno favorito è il 15 agosto. Un bel giorno. Spagna, Francia e Italia saranno a riposo, in vacanza. I tedeschi… sulle spiaggie italiane, francesi o spagnole. Gli inglesi saranno sparsi in tutta l’Europa continentale.

In breve, la data ideale per il nostro scenario è il 15 agosto alle ore 20.

Adesso, immaginiamo insieme cosa potrebbe succedere…

 

Gli italiani e l’oro: un amore che continua da più di 2000 anni.

Friday, April 20th, 2012

20 Lire Marengo Vittorio Emanuele II

La riserva aurea dell’Italia

Nelle casseforti della Banca d’Italia ci sono ben 2 451,8 tonnellate d’oro, vale a dire 83 197 miliardi di euro circa. L’Italia ha infatti la terza riserva d’oro più grande al mondo dopo gli Stati-Uniti e la Germania, e quarta se contiamo anche quella del FMI.

Tuttavia, l’oro dell’Italia non si trova solo a Roma (Palazzo Koch) ma buona parte è custodito nelle banche centrali di altri Paesi: Banca d’Inghilterra, FED negli Stati Uniti, e la Banca dei regolamenti internazionali in Svizzera.

Un po’ di storia…

Durante la Seconda Guerra Mondiale, i tedeschi in ritirata trasferirono tutto l’oro della Banca d’Italia prima a Milano, e poi in Germania e in Svizzera. Quando finì la guerra, l’Italia riuscì solo in parte a recuperare il proprio oro per una perdita di 173 tonnellate d’oro. E’ per questo motivo che su alcuni lingotti della Banca d’Italia è stampato il simbolo nazista.

Gli italiani scelgono l’oro come bene rifugio in tempo di crisi

Se c’è una cosa per cui gli italiani oggi non esitano a mettere mano al proprio portafoglio è proprio per piazzare i loro risparmi nell’oro. Certo è che le nuove manovre di austerità applicate dopo l’uscita di scena di Berlusconi dal governo Monti non aiutano. Ma nonostante ciò gli italiani non rinunciano ad investire sull’oro fisico, e in particolare sulle monete.

La nuova tassa sul risparmio del governo Monti ha provocato un’evasione fiscale senza precedenti: nel 3° semestre del 2011 la Svizzera ha visto aumentare la deposizione di lingotti venuti dall’Italia dal 30% al 40% !

Gli italiani, prudenti e diffidenti, hanno capito l’importanza dell’investimento in oro ed è sempre maggiore il numero delle persone che sceglie d’investire nel metallo prezioso. Alcuni acquistano delle monete d’oro con il solo scopo di fare un investimento che frutterà alla rivendita, altri per semplice collezione, altri ancora per risparmiare a lungo termine.

Collezione, risparmio, investimento… Gli italiani utilizzano tutti i mezzi possibili per arrivare all’oro !

L’importanza dell’oro in Italia risale all’antichità. L’aureo (moneta d’oro) veniva comunemente emesso nell’Impero Romano, sotto il Regno di Giulio Cesare, un secolo a.C.

Oggi, l’Italia è un Paese ancora fortemente attaccato alle tradizioni e all’oro. Infatti, esistono tanti siti internet di vendita d’oro, bigiotteria, numismatica etc… La prova che l’oro è una tradizione ben ancorata in Italia.

L’Italia è d’altronde la più grande produttrice di gioielli nel mondo. Ogni anno, più di 400 tonnellate d’oro vengono impiegate per la realizzazione di gioielli (ornamentali e religiosi). Inoltre, essa possiede una grande industria di gioielli che contribuisce notevolmente all’economia del Paese. Circa 45 000 lavoratori sono impiegati in questo settore dove si contano più di 2 500 aziende.

Quali monete d’oro acquistano gli italiani?

L’attaccamento degli italiani per le tradizioni si riflette in quello per la moneta nazionale: il Marengo, l’equivalente dei 20 franchi francesi Napoleone. Dopo l’Unione Monetaria Latina, il nome Marengo fu esteso a tutte le monete dell’Unione con lo stesso valore, tra le quali le 20 Lire italiane. Quindi, il nome Marengo viene dato alle monete 20 Lire Napoleone, Vittorio Emanuele II e III, Umberto I, Carlo Alberto etc… La Lira italiana è stata emessa a partire dal 1861.

Gli italiani accettano anche la Sterlina inglese poiché è una moneta universale, molto comune in Italia (quindi facilmente reperibile e scambiabile) e ricercata. Molti italiani hanno ereditato le monete dai loro antenati e le conservano come ricordo. Ma gli italiani acquistano anche Krugerrand, Marengo svizzeri, Liberty, Pesos etc…

Vedere il video YouTube La riserva d’oro italiana, un documento raro !

Alessia Pinna

Le prospettive economiche per il 2012

Thursday, January 19th, 2012

Le prospettive per il 2012 non sono incoraggianti. Si fa fatica a pensare ad un miglioramento vista la mancanza di coesione della zona euro e l’assenza di soluzioni durevoli alla crisi.

Per aiutarci a capire meglio lo svolgersi della crisi nel 2012 abbiamo parlato con il Direttore degli studi economici di AuCOFFRE.com, Charles Sannat.

Vediamo insieme quali sono le sue previsioni:

  1. Il “disaccoppiamento” zona Euro / USA in termini di crescita e di politica monetaria è il primo fattore di aggravamento della crisi economica mondiale attuale. Grazie ad una forte monetizzazione e un piano di sostegno, gli Stati Uniti conosceranno una leggera crescita, mentre l’Europa si sta avviando verso una recessione grave e profonda.
  2.  

  3. I bassi tassi d’interesse praticati dalle banche centrali sono il secondo fattore di aggravamento. Gli Stati non avrebbero comunque la possibilità di rimborsare dei prestiti a tassi più elevati, poiché questi sono insolvibili. Dunque, fino a che i tassi saranno bassi, l’economia faticherà a riprendersi. E’ un serpente che si morde la coda.
  4.  

  5. I problemi dei finanziamenti bancari. Il “credit crunch” (banche che limitano la loro offerta di credito) implica ovviamente più investimenti, più prestiti, e ciò significa che le banche non stanno andando bene. Bisognerebbe che gli istituti bancari aumentassero i loro fondi con un incremento del capitale (cosa complicata allo stato attuale), e riducessero la loro esposizione al credito. Con le regole di Basilea III, delle nuove norme per << rinforzare le banche >>, si chiede ad esse di rinforzare i loro fondi, cosa che comporta meno offerta di finanziamenti. Questo costituisce ovviamente un altro fattore aggravante.
  6.  

  7. Il finanziamento del debito degli Stati: il piano di rigore annunciato (e non sarà di certo l’ultimo) implica un ribasso dei redditi, cosa che ci porterà dritti alla recessione: niente crescita = niente solvibilità.
  8.  

  9. Un anno di forte volatilità dei mercati fa si che si vivrà ancora tra illusione e speranza di risanamento dell’economia, che saranno presto deluse. Da questo punto di vista, rivivremo l’anno 2011, ma in peggio!
  10.  

  11. I Paesi emergenti conosceranno un fine anno difficile, specialmente la Cina, il cui primo cliente è la zona euro, che smetterà di acquistare e ripiegare su di essa.

Tra gli altri indicatori negativi, non sentiremo più parlare delle entità finanziarie che dovrebbero arrivare in aiuto della zona euro: il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria, il Fondo Monetario Europeo, o ancora il Meccanismo Europeo di Stabilità sono dei progetti morti sul nascere.

Per farla breve, dal 2011 siamo entrati in un ciclo di disindebitamento, con tutte le problematiche che ciò comporta, per il quale ci vorrà del tempo. Ci sono ovviamente delle buone occasioni da cogliere al più presto, sopratutto per quanto riguarda l’oro che resta il solo ed innegabile valore rifugio. Non c’è nessun bisogno di acquistare cifre esorbitanti per mettersi al riparo dagli eventi futuri, un grammo oggi, un grammo domani…

L’acquisto di oro non è più una questione commerciale, ma di sopravvivenza!

Alessia Pinna

L’Euro è in crisi: il congresso della Cdu vota la possibilità di uscire dall’unione monetaria

Tuesday, November 15th, 2011

 

Crisi dell'euro - Immagine di blogghete.altervista.org

 

In questi giorni si sta facendo largo l’idea di una possibile uscita dell’Italia dalla zona euro. Tra economisti e uomini politici ci sono diverse opinioni. C’è chi dice che tornare alla lira in questo momento sarebbe dannoso per il nostro Paese, e c’è chi pensa, al contrario, che l’uscita dell’Italia dalla zona euro è l’unica via d’uscita per far fronte alla grave crisi economica in cui si trova il Paese.

Non si sbagliavano i nostri esperti quando dicevano che l’euro avrebbe innescato una grave crisi dell’economia. E non si sbagliavano neppure quando affermavano che questa valuta sarebbe stata la nostra rovina. Ma questo non è solo il pensiero di economisti ed esperti, è anche ciò che la popolazione condivide appieno.. non è nulla di nuovo !

L’Euro, fin dai primi anni, ha dato prova della sua instabilità. Ricordo la titubanza con la quale accettammo l’entrata in vigore dell’Euro. Ricordo la fatica che fecero gli anziani ad imparare a capire il passaggio dalla lira all’euro. Ma come al solito non c’era spazio per le nostre lamentale, e anche se ci fosse stato non sarebbe servito a nulla… avremmo dovuto accettare comunque il cambio di valuta perché messi di fronte al fatto compiuto.

E come volevasi dimostrare, il dubbio sulla sua effettiva sfortuna si sta rivelando oggi in tutte le sue forme. Il fatto che il potere d’acquisto è diminuito di molte migliaia di euro ne è la prova inconfutabile. Infatti, stando al rapporto dell’Ires-Cgil, in 10 anni, ogni lavoratore ha perso 5 453 euro di potere d’acquisto del proprio stipendio. Dati inquietanti, che ci lasciano col fiato sospeso se pensiamo in maniera pratica che fino al 2000 con 100 mila lire in tasca si comprava il doppio di quello che oggi si può comprare con 100 euro.

Non dimentichiamo, poi, il divario che esiste tra il valore intrinseco di una moneta e il suo valore nominale. Il valore intrinseco, cioè il valore dello strumento usato come moneta, dipende dal valore del bene che compone la moneta (costo di produzione, costo della stampa ecc..). Mentre, il valore nominale è quello che viene riportato sulla moneta, è il prezzo che viene imposto sul mercato indipendentemente dal suo costo di produzione. Il valore intrinseco di una moneta è sempre molto inferiore rispetto a quello nominale.

Nel caso, invece, delle monete coniate con i metalli preziosi, come nel caso dell’oro, tra il valore nominale e quello intrinseco non vi è questa grande differenza perché il metallo conserva il proprio valore nel tempo. Una moneta d’oro è, quindi, più stabile e non soggetta all’inflazione. Ciò si spiega col fatto che alla crescita della moneta equivale, analogamente, una crescita della ricchezza reale, pari o quasi alla quantità di metallo prezioso messo in circolazione con la valuta stessa, per cui l’emissione di moneta con valore intrinseco non subisce l’inflazione, ma è un sicuro riparo da essa. Mentre, monete come l’euro o il dollaro sono fortemente esposte ai rischi inflattivi.

Fino all’800, le monete che circolavano erano coniate solo ed esclusivamente con l’impiego di metalli preziosi. Ma, a partire dal 1971, quando anche il Bretton Woods non riusciva più a reggere il passo del mercato e gli interessi economici si facevano sempre più consistenti, non si stampò più moneta in base alle riserve aurifere della banca, ma la moneta stessa diventò “il valore”. In parole povere, ciò significa che noi acquistiamo dei beni materiali in cambio di una moneta che non ha valore effettivo. Questo valore è stato stabilito dalla banca centrale e accettato nel mercato, ma nella pratica, il suo valore è di molto inferiore al valore nominale. Le banche possono, perciò, stampare moneta nella quantità desiderata, e non più in base alla quantità di oro presente nelle loro casseforti.

Se ci pensiamo bene, tutto questo significa che la moneta attuale ha valore dal momento in cui viene accettata come mezzo di pagamento sulla base della fiducia di chi la riceve come pagamento.

<< La crisi della zona euro sembra aver raggiunto il suo culmine, con la Grecia sull’orlo del default e un’uscita ingloriosa dalla zona monetaria, e ora l’Italia sul punto di perdere l’accesso ai mercati finanziari >>. Sono queste le sconcertanti parole che si leggono nell’articolo di Nouriel Roubini, economista, presidente della Roubini Global Economics e professore di economia alla Stern School Business di New York, pubblicato l’11 novembre su Project Syndicate.

Nouriel Roubini, 52 anni, diventò famoso dopo aver previsto il crollo dei mercati immobiliari negli Stati Uniti, circa 5 anni fa, che ha conseguentemente dato inizio alla crisi internazionale ad effetto catena.

<< Se l’Euro poteva sopravvivere senza la Grecia, stessa cosa non si può dire per l’Italia >> afferma il direttore del centro per gli studi di politica europea, Daniel Gros. << Se c’è un default dell’Italia si rischia che anche altri paesi come Spagna, Portogallo e Francia si trovino in grosse difficoltà >> dichiara ancora Gros. Mentre Roubini è ancora più preciso, e pensa che insieme all’Italia potrebbero affondare addirittura altre due economie insieme a quelle menzionate: quella di Cipro e dell’Irlanda.

Sempre secondo l’attenta analisi del professor Roubini, in Spagna e Irlanda, il risparmio privato è crollato, e una bolla immobiliare ha alimentato il consumo eccessivo. Mentre Grecia, Portogallo, Cipro e Italia, sono andati nel pallone quando l’eccessivo deficit di bilancio ha inasprito i già tanti squilibri esterni.

Ciò che principalmente ha scatenato la crisi dell’Euro è stato il fatto che da quando questa valuta è entrata in circolazione, da circa 10 anni, si è verificato un forte squilibrio tra paesi periferici come l’Italia, l’Irlanda, la Grecia e ancora il Portogallo e la Spagna che hanno avuto più uscite che entrate, cioé hanno speso più dei fondi che detenevano. Al contrario, i Paesi centrali dell’eurozona come Francia, Germania, Olanda e Austria sono stati più prudenti e intelligenti, spendendo meno di quello che effettivamente avrebbero potuto spendere, ed esportando più di quanto importassero. Sono stati, insomma, dei bravi risparmiatori !

Secondo il ragionamento del professor Nouriel, se i Paesi periferici restano intrappolati in una situazione di deflazione di debito elevato ci sarà un default e saranno costretti a optare per l’uscita dalla zona euro. Questo consentirebbe all’Italia e alle altre nazioni di rilanciare l’economia e la competitività sui mercati internazionali attraverso un deprezzamento di nuove monete nazionali.

Diverso è il punto di vista della Cancelliera tedesca, Angela Merkel, che ha dichiarato a Lipsia, durante il congresso della Cdu, che abbiamo ancora bisogno dell’Unione Europea perché sarebbe la rovina dei paesi che ne fanno parte. << In Germania – dice la Merkel – il 60% delle esportazioni finisce nell’UE da cui dipendono nove milioni di posti di lavoro tedeschi. Se l’Europa crolla, anche la Germania crolla >>. Ma il congresso della Cdu ha pensato bene di votare una mozione in cui è prevista la possibilità per uno Stato di uscire liberamente dall’euro, senza che ciò comporti l’uscita dall’UE.

 

Angela Merkel al congresso Cdu, Lipsia - Immagine di tmnwes.it

Alessia Pinna

La borsa italiana sull’orlo della crisi!

Thursday, November 10th, 2011
I mercati finanziari italiani sono quasi sul punto di non ritorno.

Crollo Borsa Italiana - Novembre 2011 - Immagine di Reggionline.com

 

Ieri, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha dichiarato in un’intervista per Il Corriere della Sera che << il nostro Paese sta attraversando ore veramente drammatiche e se non si pone immediatamente fine a questa situazione rischiamo di non avere più accesso ai mercati finanziari >>. Non avere più la possibilità di accedere ai mercati finanziari significa una cosa molto semplice.. vuol dire che l’Italia non avrà più la capacità di far sottoscrivere i propri titoli di stato. L’Italia rischia davvero grosso e questa volta non è solo un’ipotesi… questa volta si tratta di dati di fatto. << Il nostro debito pubblico è enorme, è il terzo del mondo >> afferma ancora la Marcegaglia (guarda il video Marcegaglia: Paese vive situazione drammatica).

E ha ragione il presidente di Confindustria a dire che l’Italia non può più nascondere la grave crisi in cui versa, sopratutto in queste ultime ore. Siamo dentro un “incubo” o in un “baratro” come lo ha definito in un’altra intervista la Marcegaglia.

FATE PRESTO” si legge a caratteri cubitali sulla prima pagina del Sole 24 Ore di questa mattina. Sembra quasi un urlo di dolore, una richiesta d’aiuto proprio come lo era stato quella famosa frase scritta a grandi caratteri che titolava la prima pagina de “Il Mattino di Napoli”, tre giorni dopo il terremoto del 23 novembre dell’80 in Irpinia, che sconvolse la popolazione seminando morte e distruzione: << FATE PRESTO per salvare chi è ancora vivo e per aiutare chi non ha più nulla >>.

E siamo d’accordo anche noi di LingOro.net !

Bisogna prendere immediatamente delle misure forti e solide per risanare il bilancio pubblico e non far sprofondare il paese in un abisso, il quale si preannuncia uno dei più bui della storia. C’è chi afferma che l’Italia non è la Grecia e che non potremmo mai toccare gli stessi livelli di crisi. Dicono che ce la faremo con l’aiuto e la volontà degli investitori.

Ma, a questo punto, sorge spontanea una domanda: << ma davvero questi saranno disposti a rischiare per una nazione che ormai non vede più luce? >>. Io credo di no! << Crediamo veramente che i risparmiatori che hanno investito il loro capitale in azioni e titoli di stato fino ad ora, rischiando sempre tutto per arrivare oggi e vedere i loro risparmi in bilico tra un’Italia che non riesce a riemergere ed una borsa che è sempre più in rosso, abbiano ancora fiducia verso lo Stato? >>. Pensiamoci bene… 

La discesa del mercato finanziario italiano si misura con il differenziale dello Spread BTP-BUND che ieri ha superato i 575 punti per poi stabilizzarsi oggi sui 550 punti anche grazie all’intervento della BCE. Mentre i titoli pubblici biennali raggiungono un tasso del 7,25%.

Il quadro economico e politico dell’Italia è molto teso. Ieri mattina i giornali annunciavano le dimissioni del Primo Ministro, Silvio Berlusconi, ma tutto è stato smentito dai media durante la sera. Ma non c’è dubbio sul fatto che il governo della destra stia crollando. Ha suscitato grandi polemiche e dissensi la proposta avanzata da Bossi di candidare Alfano come nuovo leader del governo, proposta bocciata anche da uno degli economisti più accreditati nel mondo finanziario, l’americano Nuriel Roubini. Nel cruciverba dei nomi che meglio potevano intrecciarsi col ruolo di nuovi leaders politici sono emersi anche quelli di Letta e Amato, ma sono stati bocciati in tronco.

La fine del governo Berlusconi è segnata anche dalla caduta verticale di Mediaset che ha perso il 12% in seduta finale. La raccolta pubblicitaria è diminuita del 2,9% a 1 876 miliardi. Tra gli altri titoli che vanno in ribasso spinti dall’aumento dello spread spiccano: Intesa San Paolo (-4,25%), Banca Popolare (-5,31%), Unicredit Banca (-6,81%) e BPM (-6,11%) insieme a Mediobanca (-4,29%), Mps (-4,92%) e Generali (-3,63%). 

Questa mattina, al Colle, ha echeggiato la voce del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che non ha dubbi sulle dimissioni di Berlusconi e esprime la volontà di formare un nuovo governo tecnico a breve, nominando subito dopo senatore a vita l’economista Mario Monti, un uomo di cui si parla da giorni come l’unico in grado di tenere le redini del nostro paese. Il voto in Senato è previsto per venerdì mentre sabato pomeriggio si presume la chiusura della questione sulle varie misure economiche da adottare. Il premier Berlusconi si dimetterà domenica e già da lunedì conosceremo le linee principali del nuovo governo tecnico.

Ma chissà se un governo tecnico messo in piedi in così poco tempo sarà davvero la salvezza degli italiani !

Ci chiediamo, inoltre, quanto ancora gli italiani dovranno pagare le conseguenze di questa crisi?

I nostri esperti sono scettici sotto questo punto di vista e credono nel fatto che l’economia italiana si trovi in un punto di non ritorno, a meno che non si riesca a convincere la BCE a stampare altra moneta, ma in questo caso il nostro debito continuerebbe a salire aggravando ancora di più la drammatica situazione in cui ci troviamo. Non dimentichiamoci che quella piccola fiamma di speranza rimasta accesa fino a pochi giorni fa sulla ripresa a breve termine dell’economia italiana si è spenta quando il nuovo ed ulteriore differenziale dello spread ha aggravato i conti di 4 miliardi. Come se non bastasse sono già state adottate delle pesanti misure di ripresa con oltre 14 miliardi di tagli all’assistenza e altri 14 alle agevolazioni fiscali.

In questo contesto è chiaro che gli investitori non hanno più fiducia nelle banche e nelle borse.

E’ in un periodo di deriva finanziaria e psicologica come questo che l’oro si rafforza e resta l’unico vero valore rifugio per coloro che vogliono tenere al sicuro i propri risparmi. L’oro fisico al momento è l’investimento più sicuro che possa esserci. Ovviamente, le monete d’oro sono la spesa consigliata in momenti come questi perché sono facili da reperire e altrettanto facili da rivendere. Con l’aggravarsi della crisi, le monete d’oro sono un porto di ancoraggio per i risparmiatori poiché sono tangibili e possono essere controllate direttamente dal possessore, a differenza di un investimento in borsa che è virtuale o un capitale versato in banca che è sottoposto a tassazioni ed imposte! 

La borsa trema, l’oro no!

Cari lettori di LingOro.net, vi terremo informati sulle prossime evoluzioni della situazione…

Alessia Pinna