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Divieto di possedere oro durante la Grande Depressione: lezione di cui dobbiamo fare tesoro

Moneta d'oro Sovrana Elisabetta II

Uno dei fenomeni più evidenti della repressione finanziaria in America, per quel riguarda il furto e la confisca dei beni dei cittadini, fu il divieto di possesso di oro fisico da investimento. Questo Decreto fu emanato dal presidente degli Stati Uniti, Franklin Roosvelt, nel 1933. Il decreto 6102 venne approvato il 5 aprile 1933. A partire da quel momento, era dunque vietato il possesso di monete d’oro, lingotti d’oro e certificati su tutto il territorio statunitense.

Il Decreto obbligava tutti i detentori di oro fisico da investimento a recarsi presso una succursale della Riserva Federale, per deporre i propri beni in oro in cambio di dollari, ad un prezzo convertibile di 20.67 dollari l’oncia.

La confisca dell’oro detenuto dai cittadini nordamericani non è nient’altro che un esempio di nazionalizzazione di un attivo, in questo caso, dell’oro fisico da investimento. Gli Stati dispongono del potere illimitato di nazionalizzare i beni a loro piacimento, poiché lo fanno ‘nell’interesse generale’ della nazione.

In questo caso, non si trattava di una semplice nazionalizzazione, poiché la Riserva Federale era una banca privata – tutte le Banche Centrali, fino alla metà del XX secolo, erano private e dovevano rispondere delle loro azioni davanti a tutti gli azionisti. Pertanto, si può solo parlare di ‘furto’ piuttosto che di nazionalizzazione.

Da parte dei media, ci fu un grande silenzio al riguardo. Il giorno in cui entrò in vigore questo decreto, il giornale The New York Times diffuse la notizia della fine del divieto del cosidetto ‘Proibizionismo’, che impediva ai cittadini americani di fabbricare, vendere, importare e trasportare bevande alcooliche, che era, all’epoca, la maggiore preoccupazione degli americani. In effetti, i cittadini erano più preoccupati di non poter bere alcool che di vedere le poprie ricchezze confiscate!

Questo genere di decisione non fu né la prima né l’ultima. Già nel 1638, il re Carlo d’Inghilterra s’impossessò di 200 000 lire sterline d’oro fisico da investimento appartenenti ai suoi suddetti, in vista dell’imminente guerra civile inglese.

I sudditi delegarono al Museo della Moneta della custodia del loro oro per ragioni di sicurezza. Questo facilitò il lavoro del monarca, il cui scopo era quello di confiscare tutto l’oro depositato in questo luogo. Tutto ciò doveva sembrare un prestito ma, naturalmente, il Tesoro non venne mai restituito ai sudditi.

Fonte: Blog di Simon Black e OroyFinanzas.com

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