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20 Dollari Double Eagle Liberty di Longacre

Thursday, August 2nd, 2012

La Double Eagle Liberty di Longacre. La prima moneta da 20 Dollari americana

Nel 1848, in Coloma (Sutter’s Mill), vennero trovate delle pepite in un ruscello di montagna. Da allora, ci fu una corsa mondiale verso le zone aurifere della Caifornia. Nel 1849, più di 100 000 persone arrivarono in massa alla ricerca dell’oro.

L’ondata d’oro della California capovolse il mercato mondiale del metallo. Il prezzo dell’argento aumentò a tal punto che divenne redditizio fondere le monete d’argento per il loro valore in lingotti. Per rimpiazzare le monete d’argento che diminuivano rapidamente, venne autorizzata la stampa di dollari d’oro nel 1849. Fu autorizzata anche la stampa di una moneta più importante, quella da venti dollari d’oro e la coniazione vera e propria iniziò nel 1850. Questo perché circolava un grande quantitativo d’oro ed era più semplice e meno costoso stampare una moneta di grossa taglia piuttosto che tante più piccole dello stesso valore. In meno di un secolo di produzione, vennero coniate 175 milioni di monete da venti dollari, con un valore nominale totale di 3 miliardi e mezzo di dollari.

Queste due nuove monete, disegnate da James B. Longacre, la cui iniziale appariva sul taglio del busto, aveva le caratteristiche usuali delle monete americane: la Testa della Libertà e l’aquila. Longacre fu anche il primo incisore la cui identità venne indicata in questo modo su una moneta d’oro americana. Una testa analoga della Libertà, disegnata da Christian Gobrecht era già apparsa nel 1838, quando venne introdotta la moneta da dieci dollari; nel 1839, la medesima raffigurazione fu presentata su quella da cinque dollari e nel 1840 su quella da due dollari e mezzo.

I 20 Dollari Liberty Longacre in cifre

Rovescio della moneta da 20 Dollari Liberty Twenty Dollars Double Eagle

Questa moneta misura 34 millimetri di diametro e pesa 33, 4370 grammi. Il titolo è di 900°/oo (per 1000g d’oro si hanno 900g d’oro puro e 100g di rame, la base di metallo necessaria alla buona resistenza della moneta). Se volete calcolare il peso in oro di questa moneta (in particolare, per conoscerne il potenziale spread) bisogna quindi fare 33,44 X 900/1000 = 30,1 grammi d’oro puro.

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Le monete d’oro americane: i 10 Dollari Indiano di St. Gaudens

Tuesday, July 31st, 2012

Dritto 10 Dollari di St. Gaudens

Il primo progetto di St. Gaudens per la moneta da 20 dollari prevedeva una testa di Libertà coronata di piume all’indiana, con un aquila appoggiata su un fascio di frecce intrecciate con un ramo d’olivo. Malgrado le preferenze di St. Gaudens, Roosvelt scelse il secondo modello. Pertanto, il primo progetto fu ripreso, in taglia ridotta, per la nuova moneta da 10 dollari che vide la luce nel 1907. I tratti della Libertà ricordano quelli di una Vittoria che l’artista scolpì nel 1905. Al di sopra della testa sono disposte in semicerchio tredici stelle che rappresentano le prime colonie. La parola LIBERTY figura davanti alla pettinatura dell’indiano, il motto E PLURIBUS UNUM al di sopra della maestosa aquila sul rovescio. Nel bordo sono presenti 46 stelle.

Nel 1907 furono coniati due modelli; su ciascuno, le parole della legenda, al rovescio, erano separate da un punto. Sul primo tipo, i motivi erano molto più sporgenti del bordo, tanto che i loro rilievi entravano in contatto, rendendo impossibile l’impilaggio. Si rimediò con l’emissione del secondo tipo, dotata di un bordo più sporgente. Del primo tipo ne vennero stampati 500 esemplari circa; mentre, del secondo tipo ne furono coniati 20 000, ma la sporgenza del bordo si rivelò insufficiente; di conseguenza, vennero fusi nuovamente 19 958 esemplari. Vennero incisi due nuovi conii e le monete giudicate soddisfacenti furono messe in circolazione. In questo terzo tipo, la legenda del rovescio non contiene punti di separazione tra le parole, cosa che le rende facilmente distinguibili da quelle che furono coniate per << prova >>.

Queste monete da 10 dollari del 1907 e degli inizi del 1908 non hanno nemmeno la scritta IN GOD WE TRUST. La formula venne aggiunta solo alla fine del 1908 davanti all’aquila. Nel 1912, furono aggiunte due stelle nel bordo. Ancora una volta, l’accoglienza del pubblico fu molto critica. Alcune persone si lamentarono addirittura del fatto che la Libertà avesse una pettinatura indiana piuttosto che il classico berretto frigio. Il Presidente Roosvelt replicò così: << E’ una critica senza senso. Non c’è alcun motivo per cui un indiano debba essere sempre rappresentato con un copricapo di piume o con un berretto frigio. L’indiano, a modo suo, rappresenta la libertà. Perché il volto della Libertà appare sempre in forme convenzionali? La testa disegnata da St. Gaudens è la testa della Libertà, della Libertà americana, ed essa ha una bella pettinatura, puramente e tipicamente americana >>.

La coniazione di monete d’oro cessò nel 1933 negli Stati Uniti. Franklin Roosvelt ritirò le monete dalla circolazione e diede l’ordine alle banche di rinviarle al Tesoro al fine di costituire una copertura per la cartamoneta. Quest’ordine, del 6 marzo 1933, precisava che tutto l’oro, importato o estratto sul territorio nazionale, doveva essere venduto al Tesoro al prezzo di 35 dollari l’oncia. Questo permetteva, tuttavia, ai collezionisti e ai commercianti di conservare o scambiare le monete d’oro il cui valore numismatico fosse riconosciuto. Leggere a questo proposito il nostro articolo: La detenzione illegale d’oro negli Stati Uniti tra il 1933 e il 1975.

I 10 Dollari Indiano in cifre

Rovescio 10 Dollari di St. Gaudens

Questa moneta misura 27 millimetri di diametro e 16, 7185 grammi. Il titolo è di 900°/oo (per 1000 grammi d’oro si hanno 900 grammi d’oro e 100 di rame, la base di metallo necessaria alla buona resistenza della moneta). Quando volete calcolare il peso in oro di una moneta (in particolare, per conoscerne il potenziale spread), bisogna quindi fare 16, 72 X 900/1000 = 15,05 grammi d’oro puro.

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Le monete d’oro americane: 20 Dollari Liberty di St. Gaudens

Monday, July 30th, 2012

Dritto 20 Dollari Liberty

Una nuova e bellissima serie di monete americane: tale fu il risultato di una cena alla Casa Bianca tra il presidente Theodore Roosvelt (1901-1909) e il celebre scultore Augustus St. Gaudens. Al contrario dei suoi predecessori, Roosvelt s’interessava molto all’aspetto delle monete nazionali, tanto da voler realizzare delle monete belle quanto quelle dell’antica Grecia. St. Gaudens accettò la sfida e creò una moneta da 20 dollari.

Al dritto di questa moneta vi è una figura della Libertà in piedi contro un sole che sorge alle sue spalle e il Campidoglio in secondo piano. Sopra la sua testa è incisa la parola LIBERTY. Vestita di un peplo galleggiante, la Libertà tiene una torcia nella mano destra e un ramo d’olivo nella mano sinistra. Il suo piede è appoggiato su una roccia. Il bordo della moneta è circondata da 64 stelle a 5 punte. Nel campo, a destra, si legge la data, in cifre romane (MCMVII) al di sotto della quale si trovano le iniziali dell’incisore, ASG.

Al rovescio, un’aquila vola contro i raggi del sole che appare nella parte inferiore della moneta. Mentre nella parte superiore figura, su due linee, la scritta UNITED STATES OF AMERICA – TWENTY DOLLARS.

Furono coniati ventidue esemplari di prova in altorilievo, cosa che implicò l’uso del conio per ben nove volte; due di essi vennero rifusi. Due degli esemplari rimasti sono conservati nella collezione della Società Americana di Numismatica. Lo Smithonian Institution e il Theodore Roosvelt Museum ne possiedono un esemplare ciascuno. Più tardi, nel 1907, 11 250 esemplari furono coniati con dei rilievi meno marcati e vennero messe in circolazione. Queste presentano da una parte le parole E PLURIBUS UNUM (motto nazionale americano). Al roverscio, solo 13 raggi spuntano dal sole, mentre su quelle di prova ce ne sono 14.

Queste monete conobbero 5 emissioni. Esse furono accettate con entusiasmo, ma i banchieri e gli uomini d’affari si lamentavano perché difficili da impilare.

Per rispondere a queste critiche, si preparano dei nuovi conii per delle monete da 20 Dollari millesimate in cifre arabe e con un rilievo molto meno sporgente. Queste furono emesse nel 1907 e nel corso degli anni seguenti. Il Presidente Roosvelt pensava che far figurare la scritta col nome di Dio su una moneta fosse una cosa blasfema, e così le prime emissioni disegnate da St. Gaudens apparvero senza l’inscrizione IN GOD WE TRUST che si trovava su tutte le monete d’oro da 5, 10 e 20 dollari fabbricate dal 1866 fino al 1907, senza eccezione. E’ il sentimento religioso degli Americani instillato dalla Guerra di Secessione (1861-1865) che guidò la scelta di questo motto. All’epoca di Theodore Roosvelt, il pubblico, a quanto pare, si era abituato a vedere questa scritta nelle monete, poiché le proteste affluivano al Congresso, il quale decise di emanare la legge (18 maggio 1908) che prevedeva che su tutte le monete d’oro e d’argento comparisse questo motto. Per conformarsi alla legge, Roosvelt decretò che la legenda sarebbe comparsa sulle nuove monete: effettivamente, nel 1908, la scritta comparve sul rovescio della moneta, al di sopra del sole.

I 20 Dollari Liberty in cifre

Rovescio 20 Dollari Liberty

Questa moneta ha un diametro di 34 millimetri e pesa 33,4370 grammi. Il suo titolo è di 900°/oo (per 1000 grammi d’oro, si hanno 900 grammi d’oro e 100 di rame, la base in metallo necessaria alla buona resistenza della moneta). Quando volete calcolare il peso in oro di una moneta (in particolare per conoscerne il potenziale spread) bisogna quindi fare 33,44 X 900/1000 = 30,1 grammi d’oro puro.

 

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L’American Eagle o Aquila Americana

La grande confisca: detenzione illegale di oro negli Stati Uniti tra il 1933 e il 1975

 

 

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L’American Eagle o Aquila Americana degli Stati-Uniti

Wednesday, July 18th, 2012

L'Eagle è la moneta d'oro americana più venduta al mondo. Dritto del millesimo 1995.

L’Eagle moderna, da non confondere con la vecchia Liberty, è una bellissima moneta americana. Essa venne prodotta per la prima volta nel 1986, coniata dalla “United States Mint”, a West Point, New York.

L’Eagle divenne molto presto una moneta << bullion >> da investimento, riconosciuta e richiesta nel mondo degli investitori dell’oro. L’Eagle è la concorrente del Krugerrand Sudafricano, ch’essa soppianterà fino alla fine dell’apartheid. Alla sua prima produzione se ne vendettero 1,3 milioni di esemplari.

Questa moneta da 22 carati è coniata in diverse misure e valori nominali differenti; 5$, 10$, 25$ e 50$. Tutte titolate a 916, 67°/00 d’oro, sono dunque delle monete molto resistenti all’usura.

Il dritto è ispirato al design della moneta d’oro da 20$ coniata tra il 1907 e il 1933, che raffigurava la << Liberty >> del celebre scultore americano Augustus Saint-Gaudens.

Al rovescio, scolpito da Miley Busiek, un nido d’aquila, simbolo della famiglia tradizionale americana e dell’unità nazionale.

Caratteristiche dell’Eagle americana:

L’Eagle è una bellissima moneta di diversificazione, il cui prezzo e relativo spread possono esplodere in funzione della domande e dell’offerta. Il suo prezzo è come quello del Krugerrand, ma è possibile che sia più cara all’acquisto in periodo di forte domanda. E’ normale che le monete di piccola taglia abbiano uno spread più elevato rispetto a quelle da un’oncia.

Rovescio dell'Eagle 50 dollari USA

Questa moneta ha delle buone qualità per l’investimento, sia che voi siatedei novizi sia che siate degli esperti poiché circola sui migliori mercati dell’investimento.

Nel luglio del 2009 se ne sono vendute, solo negli Stati Uniti, 86 000 esemplari da un’oncia, mentre nel luglio del 2008, esattamente un anno prima, 47 000, dimostrando l’interesse degli investitori per l’oro e per questa moneta in periodo di crisi.

L’Eagle è dunque una vera e propria alternativa al Krugerrand per via del suo statuto di moneta universale.

 

 

 

 

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Britannia, l’altra moneta d’oro inglese

Monday, July 16th, 2012

Dirtto della Britannia, la moneta d'oro bullion inglese. 1 oncia d'oro puro.

Gli italiani amanti dell’oro conoscono bene la Sterlina d’oro inglese. Ma chi di voi conosce la Britannia? Questa moneta d’oro britannica viene emessa dal 1987 dalla Royal Mint, l’ente che si occupa della coniazione di monete in Gran Bretagna.

Sul rovescio della moneta, la rappresentazione di Britannia, l’incarnazione femminile della nazione britannica, da dove deriva il suo nome. Britannia è accompagnata da un leone, porta un casco greco, armata di un tridente e con uno scudo affianco. Il paesaggio sullo sfondo è il bordo del mare. La prima rappresentazione di Britannia su una moneta risale al 1672.

Sul dritto distinguiamo il profilo della Regina Elisabetta II, un classico sulle monete d’oro inglesi contemporanee.

Interesse della Britannia come moneta d’oro da investimento

Meno monetizzata nel mondo rispetto al Krugerrand o all’Eagle, la Britannia è tuttavia molto apprezzata in Inghilterra poiché, insieme alla Sterlina d’oro, è l’unica moneta che non è sottomessa alla CGT (Capital Gain Tax) alla rivendita, la tassa inglese sul plus-valore.

Difatti, come la Sterlina d’oro, il valore nominale della moneta si esprime in una moneta ufficiale in Gran Bretagna (la libbra sterlina), dunque non tassata. Un italiano che pensa di poter rivendere le sue monete a degli inglesi ha quindi tutto l’interesse di acquistare questo tipo di monete e non dei Krugerrand ad esempio, più conosciuti, ma tassati sul territorio inglese al momento della rivendita.

Si tratta di una moneta molto bella per chi vuole diversificare il portafoglio, facilmente monetizzabile e il cui prezzo è simile alle altre monete bullion (Krugerrand, Eagle, Nugget australiano, Panda cinese, Maple Leaf canadese, Filarmonica di Vienna).

La Britannia in cifre

Rovescio di una Britannia del 1987

Il suo valore nominale di 100 libbre sterlina contiene esattamente 1 oncia troy d’oro. Esistono anche delle monete che rappresentano delle frazioni differenti della Britannia, mezza/half, con un valore nominale di 50 libbre sterlina, quarto/quarter con un valore nominale di 25 libbre sterlina, e decimo/tenth con un valore nominale di 10 libbre sterlina.

Questa moneta da 22 carati è titolata a 916,67°/00 d’oro fino. Essa resiste dunque molto bene alle manipolazioni, ma è un po’ più pesante di un Nugget australiano o di una Maple Leaf che sono composte da oro puro (titolato a 999°/00 minimo). Fino al 1989, la lega utilizzata era il rame, dal 1990 è a base d’argento.

 

 

 

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Amedeo I: le altre monete da 25 e 100 Pesetas d’oro

Tuesday, July 10th, 2012

Amedeo I di Savoia

Figlio del Re italiano Vittorio Emanuele II, Amedeo I, fu proclamato Re di Spagna il 2 gennaio del 1871. Fino ad allora, chi deteneva il potere in Spagna desiderava instaurare una Monarchia Costituzionale – per questo scelsero un re straniero e crearono il sistema del mandato.

Amedeo I fu il primo re di Spagna ad essere stato scelto dal Parlamento. Egli ebbe contro alcuni membri come i Carlisti, i Borboni, la chiesa e il popolo che lo consideravano poco simpatico e con troppe lacune nella lingua spagnola.

Alla morte del generale Prim, la coalizione politica che Amedeo I mise al potere si dissolse poco a poco. Le pressioni delle rivolte federali, la perdita del sostegno dei capitalisti e la guerra carlista spinsero il re italiano a rinunciare al trono l’11 febbraio 1873.

Dei suoi 2 anni di regno, furono concepiti due punzoni con la sua effigie per le monete da 5, 25 e 100 pesetas – alcune furono coniate come prova.

Nel 1868, fu introdotto un nuovo parametro nel sistema monetario spagnolo. Cosa unica al mondo, si trattava d’inscrivere due date sulle monete: quella di approvazione del tipo e quella della coniazione. Nondimeno, quest’iniziativa non fu seguita correttamente tra il 1871 e il 1875, coprendo solo una parte del regno di Amedeo I. Secondo le informazioni raccolte da “El Catálogo de la Peseta”, sembra che la quantità di monete emesse con la data (tra due stelle) 18-71 siano più comuni rispetto a quelle 18-73, quelle 18-74 non appaiono che nel 20% dei casi, mentre quelle 18-75 solo nel 10% dei casi circa.

Solo durante la prima Repubblica, e non prima della fine del 1873, il processo delle due date cominciò a funzionare meglio, inscrivendo così anche la vera data tra le stelle delle monete.

Ma questa precisione delle date intervenì in un momento in cui la moneta non rifletteva più la realtà poiché Amedeo I rinunciò al trono nel febbraio del 1873. Venne instaurata la Prima Repubblica spagnola e,successivamente, salì al potere Alfonso XII, anche se le monete con l’effigie di Amedeo I continuarono ad essere coniate fino alla metà del 1875.

I marchi di garanzia delle monete di Amedeo I

Cinque persone furono incaricate di assicurare la garanzia di queste monete. Al dritto, troviamo le iniziali del primo incisore – al rovescio, le iniziali dei due collaudatori:

Incisore: L.M. : Luis Marchionni

Collaudatori:

SD M: Donato Álvarez Santullano, Eduardo Díaz Pimienta y Ángel Mendoza Ordóňez

DE M: Eduardo Díaz Pimienta, Julio de Escosura Tablares y Ángel Mendoza Ordóňez

L’incisore generale, Luis Marchionni, venne incaricato durante il regno d’Isabella II. Per quest’ultima, egli effettuò anche le ultime due incisioni delle sue monete. Successivamente, Marchionni fu incaricato per dei lavori per il Governo Provvisorio e per la splendida effigie di Amedeo I (evitata del tutto dai produttori di monete false). Le sue incisioni erano così perfette che sopravvissero agli interessi pubblici dei periodi di fermento durante i quali egli lavorò.

Luis Marchionni andò in pensione nel 1873, ed è considerato come uno dei migliori incisori che abbia mai avuto la Fábrica de la Moneda.

25 Pesetas d’oro

25 Pesetas di Amedeo I

Caratteristiche:

Titolo: 900 millesimi

Diametro: 24 millimetri

Peso: 8.0645 grammi

Officina: Madrid

Parte delle prime monete: incisione in rilievo di 27 stelle a sei punte.

Parte delle monete coniate in oro rossastro: JUSTICIA Y LIBERTAD (GIUSTIZIA E LIBERTA) separata da tre gruppi di due stelle a sei punte.

Dritto: AMEDEO I REY DE ESPAÑA *1871* (AMEDEO I RE DI SPAGNA *1871*) – ritratto del re rivolto verso destra.

Rovescio: Ley 900 Milésimas (Titolo 900 millesimi) – 124 piezas en kilog. (124 pezzi in kilog.) SD 25 PESETAS M, attorno agli armamenti della Spagna con lo scudo dei Savoia, accerchiato dal mantello e dal vello.

Numero di coniazioni: 1871 (75) SD M = 25

<< Le prime coniazioni realizzate con una lega a base di un 10% d’argento conferiscono a queste monete un tono giallo chiaro, ciò che le differenzia dalle monete coniate più tardi, che mostrano un tono più rossastro.

Queste monete, così come quelle da 100 pesetas dello stesso anno, furono le prime monete d’oro a mostrare un valore nominale in pesetas, per via della Riforma del 19 ottobre 1868. Sono state coniate per volere della Direzione Generale del Tesoro il 22 agosto 1871, in qualità di prova, ed è impossibile conoscere il numero esatto delle monete fabbricate nel ‘71 >>.

(Informazioni estrapolate dal Catálogo de la Peseta di J.Aledón y de Modern World Gold Coins).

In generale, le monete da 25 pesetas cominciarono ad essere coniate su Decreto Reale del 15 marzo 1871. In precedenza, la Riforma della peseta non integrava nei valori coniati le monete d’oro da 25, omettendo il modello da 8 grammi così ben conosciuto in Spagna, Germania, Olanda, ecc…

Di queste monete, solo alcune furono coniate come prova. E’ sotto il regno di Alfonso XII ch’esse cominciarono a venire fabbricate in serie.

100 Pesetas d’oro

100 Pesetas di Amedeo I

Caratteristiche:

Titolo: 900 millesimi

Diametro: 35 millimetri

Peso: 32.25 grammi

Officina: Madrid

Metà: Incisione in rilievo tramite il sistema a ghiera aperto a tre punte, con le parole JUSTICIA Y LIBERTAD (GIUSTIZIA E LIBERTA), separate tra loro da tre gruppi di due stelle a sei punte.

Dritto: Ley 900 millesimi (Titolo 900 millesimi) – 31 piezas en kilog. (31 pezzi in kilog.) SD 100 PESETAS M, attorno agli armamenti della Spagna con lo scudo dei Savoia, accerchiato dal mantello e dal vello.

Numero di coniazioni in oro giallo: 1871 (71) = 25

Numero di coniazioni in oro rosso: 1871 (71) = 50

< Una vendita all’asta ebbe luogo a Madrid il 16 marzo 1995, dove venne messa in vendita una di queste monete al prezzo iniziale di 15.000.000 di pesetas (vale a dire 90.151,82 €) >.

(Informazioni estrapolate dal Catálogo de la Peseta di J.Aledón y de Modern World Gold Coins).

Ulteriore coniazione di queste monete

Non potendo disporre degli esemplari originali delle sopracitate monete, Alfonso XIII ne fece coniare altre uguali. Più tardi, si scoprì che queste monete apparvero nel 1863, e che provenivano dalla Svizzera.

Il Decreto del 21 marzo 1871, che diede luogo alla creazione della moneta da 25 pesetas d’oro, stipulava che: non sarebbe dovuta apparire alcuna legenda sulla metà della moneta, e che i coni nelle loro parti lisce avrebbero dovuto avere delle particolarità per distinguere queste monete dalle altre proveniente da diversi Paesi.

Ma le monete in oro rosso che vennero coniate nuovamente presentavano sulla metà: JUSTICIA Y LIBERTAD (GIUSTIZIA E LIBERTA), separate tra loro da tre gruppi di due stelle a sei punte, simili all’incisione della metà delle monete da 100 pesetas.

Così, queste due monete d’oro rossastro erano delle nuove coniazioni extra-ufficiali, con i coni originali, e per dei fini puramente lucrativi.

Essendo delle monete molto rare e difficili da trovare, possederne o decidere di acquistarne è un vero lusso – per farla breve, un grande tesoro!

Moneta d’oro Messicana: Oncia o Libertad

Saturday, June 30th, 2012

 

L'Angelo dell'Indipendenza - Messico

In quest’articolo parleremo di una moneta da investimento tra le più vendute al mondo, fabbricata sul territorio messicano. Si tratta, appunto, della Libertad.

Le sue origini risalgono al 1981, venendo ad arricchire il mercato dell’oro da investimento nel quale fino ad allora erano presenti solo il Krugerrand dal 1960 e la Maple Leaf dal 1979. Inizialmente, questa moneta veniva chiamata << Oncia >>, ma qualche anno dopo il suo nome venne modificato in << Libertad >>:

La Libertad è una moneta che ha corso legale in Messico (la moneta d’argento non ha corso legale, solo quella in oro), classificata Tipo I, e a differenza di altre monete d’oro, questa non ha alcun valore nominale. Per questo il suo valore dev’essere misurato a peso. Se volessimo calcolare il suo valore nominale potremmo ottenerlo convertendo il suo peso secondo il valore attuale dell’oro.

Origini

Negli anni ‘70, mentre si attraversava un periodo di forte crisi del petrolio, era necessario elaborare nuovi prodotti che permettessero di uscire dalla crisi. Fu in quel momento che la Banca del Messico, sotto la direzione di Gustavo Romero Kolbeck, affidò il progetto al Museo della Moneta di fabbricarne una d’oro da un’oncia, e che sarebbe storicamente legata alla famosa moneta “50 Pesos Centenario”, e che rappresenta il centenario dell’Indipendenza del Messico.

Caratteristiche

Il suo peso è di 34.55 grammi, 900 millesimi d’oro (quelle coniate tra il 1981 e il 1991), del diamentro di 34.50 millimetri, spessore di 2.50 millimetri, vale a dire un peso totale di 31.03 grammi d’oro e il resto d’argento puro.

Durante la prima tiratura tra il 1981 e il 1991, la moneta fu coniata in 3 pesi distinti: 1 oncia, ½ d’oncia e ¼ d’oncia.

Tra il 1989 e il 1991, la tiratura della Libertad venne interrotta e poi ripresa nel 1991 completando la gamma con due nuovi pesi: ⅟₁₀ d’oncia e ⅟₂₀ d’oncia.

Nel 1991, la purezza dell’oro fu rivista anche per questa moneta poiché passò a 99,9 (0.999) – come il peso dell’Oncia a 31.10 grammi.

Tali modifiche sono ormai classificate sotto il Tipo II.

1 Oncia

1/2 Oncia

1/4 Oncia

1/10 Oncia

1/20 Oncia

Dritto e Rovescio

Moneta d'oro "Libertad" del 1981

Il dritto di questa moneta mostra lo stemma del Messico, mentre il rovescio la “Vittoria Alata” – la stessa delle monete 50 pesos Centenario. Nella sua mano destra tiene una corona d’alloro che rappresenta la vittoria, e nella mano sinistra tiene una catena spezzata che rappresenta la libertà – sullo sfondo, in basso, i vulcani Popocatepetl e Iztaccihuatl, il primo considerato come una divinità nell’epoca preispanica e venerato dagli Aztechi.

Sopra i vulcani, ai lati della Vittoria Alata, c’è la scritta “1 Oncia d’oro puro” (sul lato sinistro), l’anno 1981 (sul lato destro) e al di sotto: Mexico (questo per la moneta dell’anno 1981).

Sulla moneta del 1994, appare la scritta “1 Oncia” sul lato sinistro, “Oro puro” sul lato destro e, sui bordi della parte inferiore, è presente l’anno, Mexico e la legge.

Moneta d'oro "Libertad" del 1994

L’aquila occupa la parte centrale del dritto, mostrata sul profilo sinistro, con le ali spiegate, in posizione da combattimento, appoggiata con una zampa su una pianta di fico d’India (simbolo nazionale del Messico), mentre col becco stringe un serpente. Intorno a tutto questo appare la scritta circolare “Estados Unidos Maxicanos” (Stati Uniti Messicani).

Nel 1996, l’apparenza di questa moneta subì qualche cambiamento. La Banca del Messico decise di modificare questa moneta per renderla più attraente agli occhi del pubblico. In questo modo, la moneta presenta oltre all’aquila del Codice Mendocino, i caratteri di 10 escudos tutto intorno insieme a differenti tipi di aquile appartenenti ai vari governi dello Stato del Messico, passando dal Primo Impero di Iturbide, Porfirio Diaz, l’aquila azteca, ecc…

Sul rovescio, la Vittoria alata, considerata in tutt’altro modo rispetto ai giorni nostri, mette in evidenza la colonna che la sorregge.

Cambia anche la disposizione delle lettere che ora si trovano nella parte superiore della moneta, lungo il bordo.

Moneta d'oro "Libertad" del 1996

Grazie alla sua bellezza, alla sua purezza, e alla sua qualità, la Libertad è una moneta d’eccellenza, una referenza per l’investimento a livello mondiale.

Le monete d’oro spagnole: 25 Pesetas di Alfonso XII

Saturday, May 5th, 2012

Moneta da 25 Pesetas di Alfonso XII

Le monete di Alfonso XII fanno parte delle monete più importanti della storia della Spagna.

La loro vita cominciò con il colpo di Stato del Generale Pavia il 3 dicembre 1874. Egli pose fine alla Prima Repubblica Spagnola. Dopo lo scioglimento del Parlamento, egli convocò tutti i partiti politici, ad esclusione di quello dei carlisti e dei federalisti, per formare un governo di unità nazionale, e visto che Pavía non aveva nessun tipo di ambizione politica, affidò il potere al generale Francisco Serrano, che fu il quinto ed ultimo Presidente della Prima Repubblica Spagnola.

Questo regime raggiunse il suo culmine con l’arrivo in Spagna del figlio d’Isabella II, Alfonso XII, al quale cedette il trono durante il suo esilio in Francia.

Con i Borboni nuovamente al potere, cominciò una nuova era per il consolidamento della Peseta, la quale dopo 10 anni di monetazione unicamente in rame e argento, vedeva rinascere il suo processo di fabbricazione in oro. Una rinascita che dimostrava la maturità e il potere del nuovo sistema monetario che superò allora 30 milioni di monete.

Il concepimento delle nuove monete d’oro che stavano per essere messe in circolazione si stabilì dopo 3 mesi dall’arrivo di Alfonso XII, attraverso un Ordine Reale.

Marchi di garanzia di questa moneta:

Furono pochissime le persone che parteciparono al concepimento di questa moneta. Un concepimento che mobilitò il Regno per almeno un decennio. Nel concreto furono sette le persone che vi parteciparono e che garantirono la qualità del prodotto, prendendosi le responsabilità che ciò comportava, stampando le loro iniziali su ogni moneta, certificando l’arte e il peso esatto.

L’incisore che venne scelto si chiamava Gregorio Sellán Gonzalez, che vide il proprio lavoro perpetuato sia da Alfonso XII che dal suo primo figlio, Alfonso XIII.

Le sigle presenti sulle monete sono le seguenti:

Incisore: G.S. (Gregorio Sellán Gonzalez)

A fianco alla menzione ‘Ensayadores y Fiel de Balanza’ (Misuratori e Pesatrice):

DE M: Eduardo Díaz Pimienta, Julio Escosura Tablares e Ángel Mendoza Ordoñez

EM M: Julio Escosura Tablares, Mauricio Morejón Bueno e Ángel Mendoza Ordoñez

MS M: Mauricio Morejón Bueno, Pablo Salas Gabarrell e Ángel Mendoza Ordoñez

MP M: Mauricio Morejón Bueno, Félix Miguel Peiró e Ángel Mendoza Ordoñez

Descrizione e cifre delle monete da 25 Pesetas di Alfonso XII

Moneta dell'anno 1876

ALFONSO XII (1874 – 1885)

Anno: 1876

Titolo: 900 millesimi

Diametro: 24.09 millimetri

Peso: 8.08 grammi

Parte incisa con 27 fiori di giglio

Descrizione:

Dritto: ALFONSO XII-POR LA G. DE DIOS 1876/76 (Alfonso XII-per la grazia di Dio) (tra le stelle a 6 raggi). Testa nuda a destra. A livello del collo: G.S. (Gregorio Sellán). Punzone evidente.

Rovescio: REY CONSTL-DE ESPAÑA D.E 25 PESETAS.M. (Re Costituzionale di Spagna) – Scudo coronato circondato dal collare dell’Ordine del Toson d’oro e appoggiato su un mantello reale che sfoggia le armi di Castiglia, Léon, Aragona, Navarra, e di Granada nella parte superiore. Al centro lo scudo dei Borboni. Bordo di punti evidente.

(Informazioni estrapolate dal libro “Monedas de oro de la Colección del Banco de España”).

Moneta dell'anno 1881

ALFONSO XII (1874-1885)

Anno: 1881

Titolo: 900 millesimi

Diametro: 24.11 millimetri

Peso: 8.07 grammi

Parte incisa con 27 fiori di giglio

Descrizione:

Dritto: ALFONSO XII-POR LA G.DE DIOS 1876/76 (Alfondo XII-Per la grazia di Dio) (tra le stelle a 6 raggi). Testa nuda a destra. A livello del collo: G.S. (Gregorio Sellán). Punzone evidente.

Rovescio: REY CONSTL-DE ESPAÑA D.E 25 PESETAS.M. (Re Costituzionale di Spagna) – Scudo coronato circondato dal collare dell’Ordine del Toson d’oro e appoggiato su un mantello reale che sfoggia le armi di Castiglia, di Léon, d’Aragona, di Navarra, e di Granada nella parte superiore Al centro lo scudo dei Borboni. Bordo di punti evidente.

(Informazioni estrapolate dal libro “Monedas de oro de la Colección del Banco de España).

La produzione di queste monete iniziò nel 1876, quando fu invertito il senso del ritratto del re per distinguerle da quelle in rame e argento. Nel 1962, arrivò una richiesta speciale da una società americana la cui sede era in Svizzera, che pagò sia i costi che i benefici stimati. Alcuni punzoni d’origine vennero utilizzati per coniare gli anni 1961 e 1962 tra le stelle.

Sulla metà delle monete si distingue l’incisione di 27 fiori di giglio, in tre gruppi di nove ciascuno.

Alcune monete in rame vennero utilizzate sia per le prove di fabbricazione che per la verifica della qualità del punzone. Queste monete vennero poi distrutte per evitare la loro eventuale circolazione.

Nel 1881, si decise di cambiare il ritratto del Re, ed è a partire da questo momento che possiamo apprezzare una grande differenza rispetto al ritratto iniziale del 1876. Tali differenze non sono particolarmente evidenti nelle coniazioni del 1876, 1877, 1879 e 1880, dove si possono notare delle piccole differenze nella capigliatura e nei tratti di Alfonso XII.

Dopo la morte di Alfonso XII, tutte le monete ( ad eccezione di quelle da 2 pesetas) continuarono ad essere coniate per ordine della moglie Maria Cristina d’Asburgo, questo fino al 1886 quando nacque suo figlio Alfonso XIII. Infatti, un anno più tardi, cioè nel 1887, Sellán disegnò la prima bozza del ritratto del suo successore, rilanciando da qui il processo di fabbricazione delle monete, integrando quelle da 20 e 100 pesetas di quell’epoca.

Perché riteniamo che queste monete siano un buon investimento?

La moneta da 25 Pesetas è una delle monete più popolari che circolano attualmente sul territorio spagnolo, ugualmente premiate da persone di altre nazioni che s’interessano a queste monete tanto per la loro importanza storica quanto per il loro valore economico.

Essendo una delle monete più conosciute, il loro spread può raggiungere livelli molto allettanti e ben posizionati sul mercato dell’offerta e della domanda – come nel caso delle monete Vittorio Emanuele in Italia – e può raggiungere uno spread pari al 100% in periodi particolarmente delicati.

Ricordiamo che lo spread è la differenza tra il prezzo del metallo prezioso contenuto nella moneta e il prezzo negoziato di quest’ultima. Il suo valore dipende dai fattori che abbiamo meticolosamente elencato nell’articolo “Lo spread delle monete d’oro”.

Questa moneta è simbolo di risparmio per il futuro, garanzia del suo perfetto stato di conservazione e qualità.

 

Alessia Pinna

Gli italiani e l’oro: un amore che continua da più di 2000 anni.

Friday, April 20th, 2012

20 Lire Marengo Vittorio Emanuele II

La riserva aurea dell’Italia

Nelle casseforti della Banca d’Italia ci sono ben 2 451,8 tonnellate d’oro, vale a dire 83 197 miliardi di euro circa. L’Italia ha infatti la terza riserva d’oro più grande al mondo dopo gli Stati-Uniti e la Germania, e quarta se contiamo anche quella del FMI.

Tuttavia, l’oro dell’Italia non si trova solo a Roma (Palazzo Koch) ma buona parte è custodito nelle banche centrali di altri Paesi: Banca d’Inghilterra, FED negli Stati Uniti, e la Banca dei regolamenti internazionali in Svizzera.

Un po’ di storia…

Durante la Seconda Guerra Mondiale, i tedeschi in ritirata trasferirono tutto l’oro della Banca d’Italia prima a Milano, e poi in Germania e in Svizzera. Quando finì la guerra, l’Italia riuscì solo in parte a recuperare il proprio oro per una perdita di 173 tonnellate d’oro. E’ per questo motivo che su alcuni lingotti della Banca d’Italia è stampato il simbolo nazista.

Gli italiani scelgono l’oro come bene rifugio in tempo di crisi

Se c’è una cosa per cui gli italiani oggi non esitano a mettere mano al proprio portafoglio è proprio per piazzare i loro risparmi nell’oro. Certo è che le nuove manovre di austerità applicate dopo l’uscita di scena di Berlusconi dal governo Monti non aiutano. Ma nonostante ciò gli italiani non rinunciano ad investire sull’oro fisico, e in particolare sulle monete.

La nuova tassa sul risparmio del governo Monti ha provocato un’evasione fiscale senza precedenti: nel 3° semestre del 2011 la Svizzera ha visto aumentare la deposizione di lingotti venuti dall’Italia dal 30% al 40% !

Gli italiani, prudenti e diffidenti, hanno capito l’importanza dell’investimento in oro ed è sempre maggiore il numero delle persone che sceglie d’investire nel metallo prezioso. Alcuni acquistano delle monete d’oro con il solo scopo di fare un investimento che frutterà alla rivendita, altri per semplice collezione, altri ancora per risparmiare a lungo termine.

Collezione, risparmio, investimento… Gli italiani utilizzano tutti i mezzi possibili per arrivare all’oro !

L’importanza dell’oro in Italia risale all’antichità. L’aureo (moneta d’oro) veniva comunemente emesso nell’Impero Romano, sotto il Regno di Giulio Cesare, un secolo a.C.

Oggi, l’Italia è un Paese ancora fortemente attaccato alle tradizioni e all’oro. Infatti, esistono tanti siti internet di vendita d’oro, bigiotteria, numismatica etc… La prova che l’oro è una tradizione ben ancorata in Italia.

L’Italia è d’altronde la più grande produttrice di gioielli nel mondo. Ogni anno, più di 400 tonnellate d’oro vengono impiegate per la realizzazione di gioielli (ornamentali e religiosi). Inoltre, essa possiede una grande industria di gioielli che contribuisce notevolmente all’economia del Paese. Circa 45 000 lavoratori sono impiegati in questo settore dove si contano più di 2 500 aziende.

Quali monete d’oro acquistano gli italiani?

L’attaccamento degli italiani per le tradizioni si riflette in quello per la moneta nazionale: il Marengo, l’equivalente dei 20 franchi francesi Napoleone. Dopo l’Unione Monetaria Latina, il nome Marengo fu esteso a tutte le monete dell’Unione con lo stesso valore, tra le quali le 20 Lire italiane. Quindi, il nome Marengo viene dato alle monete 20 Lire Napoleone, Vittorio Emanuele II e III, Umberto I, Carlo Alberto etc… La Lira italiana è stata emessa a partire dal 1861.

Gli italiani accettano anche la Sterlina inglese poiché è una moneta universale, molto comune in Italia (quindi facilmente reperibile e scambiabile) e ricercata. Molti italiani hanno ereditato le monete dai loro antenati e le conservano come ricordo. Ma gli italiani acquistano anche Krugerrand, Marengo svizzeri, Liberty, Pesos etc…

Vedere il video YouTube La riserva d’oro italiana, un documento raro !

Alessia Pinna

Il Gold Standard e il Gold Exchange Standard

Friday, September 30th, 2011

Il Gold Standard è il sistema monetario in cui l’oro funge da equivalente generale e viene usato in modo diffuso come moneta corrente. Tale sistema venne adottato dall’Inghilterra nel 1816-21 quando, dopo le guerre napoleoniche, decise di stabilire la convertibilità della cartamoneta in oro. La coniazione era libera e l’oro, sia sotto forma di moneta sia sotto forma di oro grezzo, poteva essere importato ed esportato liberamente. Tuttavia, il tasso di cambio fra le monete delle diverse nazioni rimaneva più o meno stabile poiché poteva variare solo entro una parità fissa che garantiva sia la stabilità stessa dei cambi sia l’equilibrio continuo degli scambi internazionali.

Si possono distinguere tre casi: nel primo caso, l’oro viene usato direttamente come moneta (circolazione aurea); nel secondo caso, viene usata cartamoneta totalmente convertibile in oro, dal momento che il valore in oro della moneta complessivamente emessa è pari alla quantità di oro conservata dalla banca centrale (circolazione cartacea convertibile totalmente in oro); infine, nel terzo caso, le banconote sono convertibili solo in maniera parziale poiché il valore della quantità di banconote emesse risulta un multiplo dell’oro posseduto dallo Stato (circolazione cartacea convertibile parzialmente in oro).

Successivamente, altri paesi seguirono il modello inglese del Gold Standard: la Germania nel 1872 e gli USA nel 1900. Invece, altri grandi Paesi consideravano l’argento come moneta principale, con o senza quella d’oro, e quest’ultima divenne la forma prevalente di denaro mondiale solo intorno agli anni ’60 del XIX secolo. In maniera formale lo divenne esattamente nel 1867 nel corso di una conferenza tenutasi a Parigi. Questa scelta non fu condivisa da molti paesi asiatici, che rifiutarono di estromettere l’argento con l’oro.

Con l’avvento della prima guerra mondiale il sistema aureo cessò di esistere come sistema completo e sviluppato. A questo seguì un periodo di forte instabilità economica. Nel 1913 USA, Gran Bretagna e Francia detenevano il 62% della circolazione monetaria mondiale aurifera (vale a dire 3.500 tonnellate), seguite da Germania e Russia con circa il 7%. Sempre nello stesso anno le tre maggiori potenze mondiali incidevano sulle riserve centralizzate annuali per il 51%, di cui la più cospicua era quella degli USA con 1.900 tonnellate, seguiti dalla Russia con 1.200 tonnellate e dalla Francia con 1.000 tonnellate.

Per quanto riguarda i quantitativi di oro estratto annualmente i principali paesi erano il Sudafrica, gli USA, l’Australia e la Russia. Tuttavia, gli USA mantennero il sistema del Gold Standard fino al 1933 e, cioè quando fino al momento in cui Roosvelt impedì la convertibilità del dollaro in oro, mentre la Francia, l’Inghilterra e altri paesi cercarono di ripristinarlo in forma incompleta dopo la prima guerra mondiale. Fu solo negli anni ’30 del XX secolo che il Gold Standard venne soppresso in tutti i paesi capitalistici e nella circolazione monetaria interna non venne più ripristinato.

Lo scambio di tutti i tipi di denaro con l’oro al valore mondiale veniva assicurato dalle banche centrali, che detenevano le riserve aurifere nazionali le quali, nel 1913, ammontavano a 6,8 miliardi di dollari a livello mondiale. Queste banche non detenevano delle riserve in dollari reali. Infatti, tutte le riserve erano in sterline, giacenti nelle banche londinesi.

Fino alla prima guerra mondiale la stragrande maggioranza dei metalli auriferi veniva impiegata per battere moneta circolante, mentre un’altra quantità del tutto identica finiva nei depositi delle Banche Centrali e del Tesoro, coprendo sia i crediti che le banconote.

Il contenuto aureo di ogni moneta restava sempre lo stesso per molto tempo e veniva fissato dalla legge. Per fare alcuni esempi: quello della sterlina era di 7, 322 grammi di oro puro; quello del dollaro era di 1, 505 grammi perciò la parità della sterlina in dollari era di 4, 867.

La Gran Bretagna, nel 1925, ritornò al sistema ante bellico, seguita nel 1927 dalla Francia, e le banche centrali affiancarono alle riserve auree alcune valute convertibili (sterline, dollari, franco francese, eccetera) dando vita al Gold Exchange Standard. Con il nuovo sistema alcune monete furono dichiarate direttamente convertibili in oro, mentre altre (come la lira italiana) non lo erano, ma erano direttamente convertibili in monete chiamate pregiate e che potevano essere convertibili.

Nel 1944, sotto il volere degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, i rappresentati di 44 paesi si riunirono a Bretton Woods dove fu creato il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) e venne fissato il prezzo del metallo a 35$/oz. Con questo prezzo gli USA s’impegnarono ad acquistare oro da chiunque ed a venderlo solo alle banche centrali.

Ogni paese fu obbligato a versare al F.M.I. una quota di oro e di moneta internazionale e dichiarare la parità tra la propria valuta e l’oro, o in maniera indiretta, il dollaro. Il primo paese a legalizzare la negoziazione di oro fu la Francia nel 1948, seguita dalla Svizzera nel 1951. La Svizzera non aveva vincoli né all’importazione né all’esportazione. In seguito, nel 1954, il mercato di Londra riprese la sua attività e, intorno agli anni ’60, ci fu una rottura dell’equilibrio tra domanda e offerta. Questa fu la conseguenza della grave crisi del dollaro che indusse diversi operatori a forti acquisti di oro. Era la prima volta nella storia che l’oro assumeva il ruolo di bene rifugio a fronte dell’instabilità del dollaro.

La nascita ufficiale del mercato dell’oro si fa risalire al 17 marzo 1968, giorno in cui il prezzo dell’oro veniva per la prima volta determinato dall’offerta e dalla domanda. Il 15 agosto 1971 l’amministrazione Nixon soppresse la convertibilità tra dollaro e oro e così crollava uno dei punti cruciali enunciati nel Bretton Woods. Più in là, Nixon svalutò due volte la parità del dollaro nei confronto dell’oro. Visto che il dollaro non era più convertibile in oro i diversi governi europei chiesero agli USA che il mercato ufficiale dell’oro venisse abolito, cioè avere la parità del dollaro rispetto all’oro per poter vendere oro sul libero mercato. L’abolizione ufficiale del prezzo dell’oro e quindi del doppio mercato del metallo si ebbe nel 1967 per volere dei Paesi aderenti al F.M.I.

 

Alessia Pinna