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La Sterlina d’oro. La moneta preferita della Regina d’Inghilterra.

Thursday, January 26th, 2012
Coi tempi che corrono, la Sterlina d’oro inglese (o Sovrana inglese), che d’ora in poi chiameremo semplicemente Sterlina o Sovrana, è una moneta d’oro molto interessante per l’investimento nel metallo prezioso anche se ha perso un po’ del suo prestigio con l’esplosione del dollaro negli anni ’30.

Moneta d'oro di tipo Sovrana Elisabetta II. Dritto creato da Mary Gillick (1881-1965)

 

La storia della Sterlina dal 1489 ai giorni nostri.

La Sterlina è stata creata nel 1489 su richiesta del Re Enrico VII. La versione moderna è apparsa nel 1817, con l’immagine, ormai iconica, raffigurata nel rovescio di San Giorgio che uccide il drago. Ricercatissima ancora oggi, la sterlina contiene 0.235421 oncia d’oro.

La prima Sovrana fu coniata nel 1496 per il re Enrico VII. Al dritto vi era raffigurato Enrico VII e una rosa – simbolo dei Tudor – con lo scudo reale sul rovescio. La moneta non aveva nessun valore facciale. I successori di Enrico VII hanno continuato a coniarle fino alla fine del regno di Elisabetta I nel 1603.

L’origine del nome verrebbe dal fatto che il sovrano regnante figurava obbligatoriamente sul dritto della moneta. Ma c’è anche un’altra possibile origine del nome ugualmente collegata al fatto che Enrico VII, volendo dimostrare la sovranità dell’Inghilterra nel mondo, l’avrebbe chiamata così per dimostrare la potenza e lo splendore del suo regno, ovviamente contro la Spagna e il Portogallo.

Le Sterline riebbero corso legale nel Paese nel 1817. Questo faceva parte di un provvedimento dell’allora direttore della Royal Mint (Zecca Reale di Londra), William Wellesley Pole. Un giovane incisore italiano di nome Benedetto Pistrucci (1783-1855) fu chiamato per creare il disegno del rovescio della nuova Sovrana, il famoso San Giorgio che uccide il drago. Nonostante sia stato più volte modificato nel corso degli anni, il disegno è rimasto essenzialmente lo stesso. Da ciò si può cogliere la volontà di testimoniare la magnificenza di San Giorgio.

Differenti tipi di rovescio sono stati creati, soprattutto durante il regno di William IV, Vittoria, Giorgio IV ed Elisabetta II. D’altra parte, lo scudo reale è cambiato rispetto alla sovrana del 1489. Tuttavia, la tradizione della rappresentazione del sovrano regnante sul dritto della moneta è stata sempre rispettata.

Le Sterline d’oro furono tolte dalla circolazione all’inizio della prima guerra mondiale, nel 1914, anche se la produzione veniva garantita dalla Royal Mint fino al 1917. In effetti, è nel 1914 che l’Inghilterra abbandonò l’oro come unità monetaria, ma continuò comunque a produrre monete con l’effigie dell’impero, sebbene in piccole quantità.

Rovescio della Sovrana. Opera di Benedetto Pistrucci (1783-1855).

Le Sterline che non furono prodotte dalla Zecca Reale di Londra hanno un marchio che indica il punto dove sono state coniate (possiamo citare Melbourne, Sidney, Perth, Bombay, Ottawa e Pretoria). Questa produzione esterna alla Gran Bretagna venne definitivamente arrestata nel 1932.

Piccolo aneddoto: nel 1933, gli Stati Uniti d’America ritirarono tutte le Sterline dalla circolazione. In quest’occasione, milioni di Sterline vennero rifuse in lingotti d’oro. Se gli USA possedevano così tante Sterline era per via dei grandi scambi commerciali con l’Inghilterra nel XIX secolo.

Nel 1957, la Zecca Reale decise di riprendere la coniazione delle Sterline per soddisfare da una parte la domanda mondiale, e dall’altra per fermare la contraffazione proveniente dall’Italia e dalla Siria, che era ben avviata dopo la cessazione della produzione nel 1917. Queste nuove monete non vennero pertanto rimesse liberamente in circolazione. La produzione poi ha iniziato a rallentare e rappresentava solamente dei modelli di prova, destinati ai collezionisti e numismatici. Le Sterline d’oro da investimento vennero riprodotte a partire dal 2000 in poi.

Oltre le Sterline, la Royal Mint coniò anche delle monete da 10 scellini (mezza sovrana), da £2 (doppia sovrana), e da £5 (quintupla sovrana). Solo la Sovrana e la Mezza Sovrana sono state coniate per la circolazione monetaria. Quest’ultime sono le monete che hanno circolato di più in Inghilterra durante l’Epoca Vittoriana.

Fin dagli anni ‘30 e ‘40, la Sterlina fu la moneta d’oro più richiesta e più conosciuta al mondo. Come prova, questa storia raccontata da Timothy Green nel suo libro a proposito dell’oro: “Il figlio di un ricco industriale di sapone ed olio, rimanendo a Salonicco, in Macedonia, parla così dei suoi ricordi” : << La mia famiglia ha trasformato tutta la sua fortuna in Sterline d’oro prima dell’invasione tedesca, nell’inverno 1941. Avevamo circa 3000 Sovrane nascoste dietro i telai delle porte. Ad ogni raffica di vento, mia madre si precipitava per assicurarsi che le monete fossero ancora al loro posto. Da quando sono arrivati i tedeschi, hanno occupato l’industria, e senza questi risparmi saremmo morti di fame. Una volta all’anno, smontavamo le porte per prendere i soldi che ci permettevano di vivere. Anche se non ce n’eravamo resi conto subito, la maggior parte dei nostri parenti aveva agito come noi. Ma mio nonno, ch’ebbe fiducia nella moneta greca, si ritrovò con un mazzo di biglietti senza valore, e perse tutta la sua fortuna >>.

Disegni presenti sulle Sterline d’oro e date:

Caratteristiche tecniche della Sterlina moderna (dopo il 1817):

Il titolo delle Sterline è di 916,67 °/00, ciò significa che per 1000 grammi di sterlina, ci sono 916,67 grammi d’oro puro, mentre il resto è composto da rame per rinforzare la moneta. L’oro puro è morbido, e quindi fragile nel caso di una moneta coniata inizialmente per la sola circolazione di mano in mano.

Come individuare una moneta contraffatta ?

Come già detto in precedenza, numerosi falsi della Sterlina d’oro sono stati fabbricati in Siria e in Italia. Per evitare d’imbattervi in un falso è comunque meglio che vi affidiate ad operatori professionali.

Per aiutarvi a capire se vi trovate di fronte ad una Sovrana autentica o ad una contraffatta abbiamo fatto un elenco di cose di cui tenere conto quando ne esaminate una:

  • Il contatto con la moneta: le false sono generalmente vellutate al tatto, con dei contorni più taglienti rispetto alle vere.
  • Il suono della moneta: prendete una moneta di cui abbiate la sicurezza che sia vera, posizionatela alla fine dell’indice, e colpite leggermente il bordo con un’altra moneta o con l’estremità di una penna a sfera. Ascoltate il suono. Ripetete la stessa procedura con la moneta per la quale avete dei dubbi. Se il suono è differente, è molto probabile che sia un falso.
  • Verificate le date di produzione con l’aiuto della tabella qui sopra: spesso le false sono prodotte negli anni in cui non sono state coniate le vere.
  • Verificate i marchi di fabbrica: se questi non sono presenti, accertatevi che la Royal Mint di Londra abbia prodotto delle Sovrane l’anno in questione.
  • Peso, dimensione e spessore da verificare con la tabella qui sopra.

Nonostante questa lista sia stata realizzata per la Sterlina d’oro inglese potete applicarla, adattandola, ad altre monete!

Investire o non investire nelle Sovrane ?

Inglesi e italiani non acquisteranno questa moneta per le stesse ragioni. Al di là dell’aspetto patriottico, gli inglesi sono fiscalmente portati a possedere delle Sovrane poiché la legge prevede che il plus-valore ottenuto dalla rivendita di queste non venga tassato. E’ una vera fortuna fiscale che rende di conseguenza le altre monete (Krugerrand, Eagles, Napoleone) molto meno interessanti, anche se queste rientrano comunque nell’oro da investimento (senza IVA, come in Italia).

Innanzitutto, grazie alla sua venerabile età, la Sterlina d’oro inglese è tra le monete più ricercate al mondo, sia dai numismatici che dagli investitori. Il fatto che il suo prezzo fluttui in base al corso dell’oro come tutte le monete che rientrano nella categoria dell’oro da investimento non è l’unica variabile da prendere in considerazione. In effetti, la moneta può beneficiare di uno spread assai elevato in caso di crisi. Non ci stancheremo mai di ripetervi quanto sia importante la nozione di spread nell’acquisto e nella vendita delle monete d’oro. Prendiamo un esempio molto recente: nel 2009, le Sterline d’oro da collezione venivano rivendute in Inghilterra a circa £299 per un contenuto di oro pari a 0,23 oncia. Un’oncia d’oro veniva venduta a circa £600, vale a dire £150 per 0,23 oncia, secondo una regola del tre molto semplice. Questo vuol dire che nel 2009, la Sterlina d’oro valeva due volte il suo valore reale in oro. Convinti ? Ovviamente, bisogna saper capire quando lo spread si avvicina il più possibile allo spread di fondo, al fine di comprare nel miglior momento, e di avere così la possibilità di moltiplicare il suo valore in caso di esplosione dello spread in tempo di crisi.

Acquistare la moneta con lo spread più basso non è necessariamente il miglior calcolo. Quello che bisogna fare è acquistare la moneta con il miglior differenziale di spread. Cosa succede nel caso delle Sterline? Sotto quest’aspetto le Sterline si vendono benissimo in Italia con un differenziale che si aggira intorno al 20% (è quello che si è potuto osservare nel cuore della crisi, nel 2008, quando il prezzo del marengo s’impennò), ciò che ne fa un investimento un po’ meno interessante del marengo 20 Lire, ma finalmente una buonissima alternativa alla nostra moneta nazionale. Tuttavia, con il 29% di differenziale, la mezza sovrana possiede un potenziale di crescita leggermente più elevato. Coloro che ne possiederanno quando l’economia crollerà, realizzeranno migliori affari rispetto a chi avrà solamente dei Marengo in cassaforte. Come vi abbiamo già detto in altri articoli, non limitatevi a comprare solo un tipo di moneta, ma diversificate!

Sbagliereste anche a pensare che per acquistare un Vreneli bisogna andare in Svizzera per fare dei buoni affari, o che per trovare delle Sterline a buon prezzo bisogna andare in Inghilterra. L’Italia è piuttosto ben piazzata per quanto riguarda le tariffe, poiché lo spread è debole: gli italiani preferiscono acquistare delle Vittorio Emanuele II e III da 20 Lire, e oggi dei Krugerrands. E’ normale che lo spread di una moneta nazionale, che sta ad indicare la pressione della domanda sull’offerta, sia più basso negli altri paesi.

Oltre che dall’offerta e dalla domanda, lo spread dipende anche dalla qualità delle monete. Anche se non c’è una classificazione ufficiale, proviamo comunque a fare un parallelo tra la classificazione usata nel Regno Unito e quella presente in Italia:
Uncirculated (UNC) => Fior di Conio (FDC)
Extra Fine (EF) => Splendido (SPL)
Very Fine (VF) => Bellissima (BB)
Fine (F) => Molto Bello (MB)

Leggerete con piacere quest’articolo sull’importanza dello stato di conservazione delle monete, e noterete che la classificazione americana è ancora diversa da quella inglese, e che bisogna quindi fare attenzione alle confusioni.

Anche se le vecchie sterline vennero prodotte in quantità nettamente più elevate rispetto a quelle moderne, è molto più difficile trovare delle monete di buona qualità del XVII e XVIII secolo. Le monete coniate prima del 1817 non c’interessano in una logica d’investimento poiché queste non rientrano nella categoria delle monete d’oro da investimento, e sono quindi soggette all’IVA.

Le Sterline di alta qualità coniate durante il regno di Giorgio III, Giorgio IV o William IV sono estremamente rare. Delle monete qualificate come SPL o EF si trovano ancora, ma sono molto rare poiché il loro spread è molto elevato. Le monete FDC o UNC sono rarissime per questi periodi e il loro spread raggiunge livelli massimi. Nel 2004, ad esempio, una Sterlina Giorgio IV del 1825 è stata venduta a £14,950!

Le prime sterline del periodo vittoriano sono piuttosto ricercate, e anche per queste monete di qualità SPL o EF lo spread sarà molto elevato. L’estrema rarità di monete FDC o UNC di questo periodo giustificano uno spread molto alto. Anche se le Sterline recenti del periodo vittoriano sono meno rare di quelle precedenti, è comunque difficile trovarne di alta qualità, e lo spread resterà sempre alto.

Al contrario, le sterline del regno di Edoardo VII e Giorgio IV di qualità SPL o EF sono relativamente facili da reperire sul mercato, lo spread è di fatto meno elevato. Le monete FDC o UNC, tuttavia, sono soggette a un forte spread, come nel caso delle Sovrane del periodo vittoriano.

Da notare che durante il regno di Edoardo VIII non è stata prodotta nessuna sovrana, ma solo qualche moneta ufficiale. Se una di queste monete venisse venduta, lo spread raggiungerebbe ancora dei livelli massimi proprio per la loro rarità.

Durante il regno di Giorgio VI sono state coniate solamente alcune monete da collezione per celebrare il suo incoronamento. Quest’antenato del cofanetto da collezione d’oggi (non siamo noi quindi ad averlo inventato!) si trova ancora con monete di qualità FDC. Inutile dirvi che lo spread è elevato, siamo sicuri che lo immaginate!

Dalla sua reintroduzione durante il regno di Elisabetta II, la Sovrana fu prodotta in quantità meno elevate rispetto a prima, cosa logica se pensiamo che non erano destinate alla libera circolazione.

Anche se in quantità ridotte, queste monete sono globalmente meglio conservate rispetto a quelle delle epoche precedenti poiché esse sono state scambiate meno. Le troverete così abbastanza facilmente in qualità FDC o UNC. Lo spread sarà certamente meno elevato rispetto a quello delle monete FDC dei periodi precedenti, ma restano comunque un investimento di qualità e valido sul lungo termine. In più, grazie alla loro notorietà a livello mondiale, continueranno ad essere sempre ricercate. Quindi lo spread aumenterà ancora nel corso degli anni.

Per facilitare la vostra ricerca, abbiamo stilato una lista di Sterline che vale davvero la pena cercare (e trovare) per chi vuole investire in oro: le Sovrane 1817, che sono le prime Sovrane moderne, le monete di qualità FDC o UNC dei regni di Giorgio II, Giorgio IV e William IV (se ne trovate di qualità SPL o EF, non esitate comunque a comprarle); le Sovrane Vittoria del 1838, la Sovrana 1841, che è la Sovrana Vittoria più rara; la Sovrana 1917 coniata a Londra, poiché è l’ultimo anno di produzione di Sovrane della Royal Mint; e per finire, la Sovrana Elisabetta II del 1989 per la commemorazione dei 500 anni della famosa moneta.

Per concludere con la Sovrana, avrete certamente capito che questa moneta è un eccellente investimento. Da una parte, a breve termine, e soprattutto se la vostra moneta è di buona qualità, lo spread sarà piuttosto elevato (dipendente dalla data di coniazione). In più, sino a che l’Inghilterra conserverà la sua valuta, le Sovrane continueranno ad essere prodotte dalla Zecca Reale per il piacere di collezionisti e investitori. E se un giorno, l’Inghilterra decidesse di convertirsi all’euro, sarete veramente fortunati a possedere nel vostro “portafoglio” delle monete inglesi diventate delle vere e proprie icone !

Alessia Pinna

Il Gold Standard e il Gold Exchange Standard

Friday, September 30th, 2011

Il Gold Standard è il sistema monetario in cui l’oro funge da equivalente generale e viene usato in modo diffuso come moneta corrente. Tale sistema venne adottato dall’Inghilterra nel 1816-21 quando, dopo le guerre napoleoniche, decise di stabilire la convertibilità della cartamoneta in oro. La coniazione era libera e l’oro, sia sotto forma di moneta sia sotto forma di oro grezzo, poteva essere importato ed esportato liberamente. Tuttavia, il tasso di cambio fra le monete delle diverse nazioni rimaneva più o meno stabile poiché poteva variare solo entro una parità fissa che garantiva sia la stabilità stessa dei cambi sia l’equilibrio continuo degli scambi internazionali.

Si possono distinguere tre casi: nel primo caso, l’oro viene usato direttamente come moneta (circolazione aurea); nel secondo caso, viene usata cartamoneta totalmente convertibile in oro, dal momento che il valore in oro della moneta complessivamente emessa è pari alla quantità di oro conservata dalla banca centrale (circolazione cartacea convertibile totalmente in oro); infine, nel terzo caso, le banconote sono convertibili solo in maniera parziale poiché il valore della quantità di banconote emesse risulta un multiplo dell’oro posseduto dallo Stato (circolazione cartacea convertibile parzialmente in oro).

Successivamente, altri paesi seguirono il modello inglese del Gold Standard: la Germania nel 1872 e gli USA nel 1900. Invece, altri grandi Paesi consideravano l’argento come moneta principale, con o senza quella d’oro, e quest’ultima divenne la forma prevalente di denaro mondiale solo intorno agli anni ’60 del XIX secolo. In maniera formale lo divenne esattamente nel 1867 nel corso di una conferenza tenutasi a Parigi. Questa scelta non fu condivisa da molti paesi asiatici, che rifiutarono di estromettere l’argento con l’oro.

Con l’avvento della prima guerra mondiale il sistema aureo cessò di esistere come sistema completo e sviluppato. A questo seguì un periodo di forte instabilità economica. Nel 1913 USA, Gran Bretagna e Francia detenevano il 62% della circolazione monetaria mondiale aurifera (vale a dire 3.500 tonnellate), seguite da Germania e Russia con circa il 7%. Sempre nello stesso anno le tre maggiori potenze mondiali incidevano sulle riserve centralizzate annuali per il 51%, di cui la più cospicua era quella degli USA con 1.900 tonnellate, seguiti dalla Russia con 1.200 tonnellate e dalla Francia con 1.000 tonnellate.

Per quanto riguarda i quantitativi di oro estratto annualmente i principali paesi erano il Sudafrica, gli USA, l’Australia e la Russia. Tuttavia, gli USA mantennero il sistema del Gold Standard fino al 1933 e, cioè quando fino al momento in cui Roosvelt impedì la convertibilità del dollaro in oro, mentre la Francia, l’Inghilterra e altri paesi cercarono di ripristinarlo in forma incompleta dopo la prima guerra mondiale. Fu solo negli anni ’30 del XX secolo che il Gold Standard venne soppresso in tutti i paesi capitalistici e nella circolazione monetaria interna non venne più ripristinato.

Lo scambio di tutti i tipi di denaro con l’oro al valore mondiale veniva assicurato dalle banche centrali, che detenevano le riserve aurifere nazionali le quali, nel 1913, ammontavano a 6,8 miliardi di dollari a livello mondiale. Queste banche non detenevano delle riserve in dollari reali. Infatti, tutte le riserve erano in sterline, giacenti nelle banche londinesi.

Fino alla prima guerra mondiale la stragrande maggioranza dei metalli auriferi veniva impiegata per battere moneta circolante, mentre un’altra quantità del tutto identica finiva nei depositi delle Banche Centrali e del Tesoro, coprendo sia i crediti che le banconote.

Il contenuto aureo di ogni moneta restava sempre lo stesso per molto tempo e veniva fissato dalla legge. Per fare alcuni esempi: quello della sterlina era di 7, 322 grammi di oro puro; quello del dollaro era di 1, 505 grammi perciò la parità della sterlina in dollari era di 4, 867.

La Gran Bretagna, nel 1925, ritornò al sistema ante bellico, seguita nel 1927 dalla Francia, e le banche centrali affiancarono alle riserve auree alcune valute convertibili (sterline, dollari, franco francese, eccetera) dando vita al Gold Exchange Standard. Con il nuovo sistema alcune monete furono dichiarate direttamente convertibili in oro, mentre altre (come la lira italiana) non lo erano, ma erano direttamente convertibili in monete chiamate pregiate e che potevano essere convertibili.

Nel 1944, sotto il volere degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, i rappresentati di 44 paesi si riunirono a Bretton Woods dove fu creato il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) e venne fissato il prezzo del metallo a 35$/oz. Con questo prezzo gli USA s’impegnarono ad acquistare oro da chiunque ed a venderlo solo alle banche centrali.

Ogni paese fu obbligato a versare al F.M.I. una quota di oro e di moneta internazionale e dichiarare la parità tra la propria valuta e l’oro, o in maniera indiretta, il dollaro. Il primo paese a legalizzare la negoziazione di oro fu la Francia nel 1948, seguita dalla Svizzera nel 1951. La Svizzera non aveva vincoli né all’importazione né all’esportazione. In seguito, nel 1954, il mercato di Londra riprese la sua attività e, intorno agli anni ’60, ci fu una rottura dell’equilibrio tra domanda e offerta. Questa fu la conseguenza della grave crisi del dollaro che indusse diversi operatori a forti acquisti di oro. Era la prima volta nella storia che l’oro assumeva il ruolo di bene rifugio a fronte dell’instabilità del dollaro.

La nascita ufficiale del mercato dell’oro si fa risalire al 17 marzo 1968, giorno in cui il prezzo dell’oro veniva per la prima volta determinato dall’offerta e dalla domanda. Il 15 agosto 1971 l’amministrazione Nixon soppresse la convertibilità tra dollaro e oro e così crollava uno dei punti cruciali enunciati nel Bretton Woods. Più in là, Nixon svalutò due volte la parità del dollaro nei confronto dell’oro. Visto che il dollaro non era più convertibile in oro i diversi governi europei chiesero agli USA che il mercato ufficiale dell’oro venisse abolito, cioè avere la parità del dollaro rispetto all’oro per poter vendere oro sul libero mercato. L’abolizione ufficiale del prezzo dell’oro e quindi del doppio mercato del metallo si ebbe nel 1967 per volere dei Paesi aderenti al F.M.I.

 

Alessia Pinna