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Correzione dell’oro. I nostri esperti braccano il colpevole.

Monday, October 3rd, 2011

Venerdì 23 settembre l’oncia d’oro quotata ha perso 5,80% in un solo giorno. La bolla esplode. E’ la fine dell’oro, dopo tutti questi eccessi era arrivato il momento! In realtà le cose sono ancora una volta molto più semplici.

Il COMEX ha deciso per la seconda volta in meno di 2 mesi di aumentare il “Margin Call”, vale a dire la chiamata di margine. Grosso modo, ogni volta che qualcuno negozia dell’oro tramite dei contratti a termine o dei contratti futures, deve versare un minimo per garantire la solvibilità della propria posizione. Quando le regole cambiano gli speculatori devono mettere, in tempi molto brevi, (meno di 24h) la somma mancante. Coloro che non possono o non vogliono farlo (problemi di procedura, dell’ammontare degli investimenti o di fondi propri) sono obbligati a tagliare la loro posizione con urgenza. Questo fenomeno ha per conseguenza meccanica la caduta dei corsi azionari poiché gli ordini di vendita affluiscono.

L’ultima volta che questo fenomeno si era prodotto, qualche settimana fa, il prezzo dell’oro quotato in Dollari non e praticamente diminuito in euro perché è stato concomitante con una caduta importante dell’euro in ragione del debito europeo. Il ribasso dell’oro, compensato dall’abbassamento spettacolare dell’euro ha permesso al prezzo dell’oro in euro di restare più o meno stabile.

L’euro ha raggiunto un corso d’equilibrio “relativo” questi ultimi giorni, e gli aumenti della chiamata di margine hanno fatto subire all’oro in euro il calo del 23 settembre.

Tuttavia, conviene ricordare che questa correzione, molto più che tecnica in quanto corrisponde ad un cambiamento delle regole del gioco durante la partita, è paradossalmente un’eccellente notizia per coloro che sono posizionati a lungo termine su quest’attivo.

E’ essenziale notare che l’oro malgrado un aumento fulmineo quest’estate, periodo tradizionalmente di debolezza, ha corretto perché costretto e forzato a causa di due cambiamenti delle regole del gioco. L’oro non cala più da solo. Bisogna aiutarlo tramite delle costrizioni regolamentari. Questo prova la forza della sua tendenza rialzista.

Inoltre, alcun debito di stato non è rimborsabile, le inquietudini restano e, anzi, si rafforzano ogni giorno. Il ritorno alla crescita è illusorio, così come l’efficacia dei piani di rigore che hanno per effetto quello di creare delle nuove recessioni che comportano un tale ribasso delle entrate fiscali che il rimedio è peggiore del male che è necessario combattere.

La domanda di oro fisico è sempre alta e sicuramente assisteremo ad un importante crescita dello spread poiché l’appetito degli investitori avveduti non sembra affievolirsi. Molti attendevano questa piega per rientrare sull’oro. Il grande pubblico non s’interessa sempre al suo investimento e resta piuttosto venditore del poco oro detenuto, incoraggiato dalle molte pubblicità che gli propongono di trasformare il loro oro… in argento!

Dopo la caduta massiva degli indici europei di queste ultime settimane (gli Stati Uniti hanno perduto poco) e gli errori di trading delle banche ormai tradizionali durante ogni crach (UBS : 2 miliardi di euro) alcune tra di loro hanno bisogno di cash. Il mercato interbancario è danneggiato ed è la BCE che assicura nuovamente il suo ruolo di prestatore in ultima istanza.

Le banche statunitensi e asiatiche non fanno più prestito alle banche europee da poco più di 15 giorni, tagliando di netto le loro risorse di rifinanziamento in dollari. Qualche banca ha avuto come unica scelta quella di vendere le loro riserve d’oro (di cui forse il vostro al passaggio se il vostro oro è smaterializzato in un conto titoli) accentuando il ribasso “tecnico” in corso.

Non bisogna dimenticare che la crisi dei debiti sovrani è deflazionistica. E’ questo ciò che viviamo. Quando qualcosa si abbassa tutto si abbassa. Le perdite sulle azioni sono in parte compensate dai guadagni su altri mercati come quello delle materie prime. Queste richieste massicce di materie prime portano a loro volta questi mercati al ribasso.

Questo aspetto è deflazionistico su un termine molto breve. A medio termine un ribasso di tutti gli attivi a causa della deflazione conduce al fallimento totale, cosa buona per l’oro. Per lottare contro la deflazione e il rischio sistemico, la sola risposta credibile e rapida resta la monetizzazione dei debiti e anche questo è buono per l’oro. Ciò non impedisce che i momenti di correzione sono sempre faticosi per chi è rientrato in un punto alto su un valore.

La Direzione degli Studi Economici di Aucoffre.com mantiene quindi il suo obbiettivo di 1800 punti sul CAC40 e di un’oncia d’oro a 2500$ come prima tappa. Nessuno dei fattori sottostanti al rialzo dell’oro è sparito. Questa correzione puramente tecnica in un mercato a lungo termine dovrà essere dare spunto per trarne profitto, per rientrare sull’oro e proteggere il proprio patrimonio esposto ai debiti sovrani (come i fondi euro dei contratti di assicurazione sulla vita). Per coloro che sono già detentori di oro, questa pausa è un eccellente momento per rinforzare queste posizioni e continuare ad allocare il proprio patrimonio.

 

Di Charles Sannat

Direttore degli Studi Economici di Aucoffre.com

 

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Senza guardare i corsi finanziari posso sapere, alla lettura dei messaggi che ricevo, se il prezzo dell’oro sale o scende. Quando sale la domanda che mi viene fatta regolarmente è: << E’ ancora il momento di acquistare ? >>. Al contrario quando scende la domanda diventa : << E’ il momento di vendere ? >>.

Oggi risponderò alla seconda domanda. La risposta è semplice, e s’indirizza a coloro che hanno un orizzonte d’investimenti e non a coloro che giocano con le andate-ritorno in tempi molto brevi. La risposta è la seguente, del resto è una domanda: << Secondo voi, le condizioni macroeconomiche e monetarie che sono all’origine – tutti lo riconoscono – del rialzo dei metalli preziosi e dell’oro in particolare, sono evolute in maniera favorevole? O, in altri termini, le cose si aggiustano? >>. Se a questa domanda rispondete SI, allora precipitatevi per vendere il vostro investimento d’oro.

Allora se niente è cambiato perché questo ribasso? Era prevedibile?

Tutti i mercati finanziari senza eccezione sono il riflesso delle decisioni dei compratori e dei venditori dei quali la psicologia varia in base al loro modo di sentire, “faccia a faccia” con i guadagni o con le perdite latenti che loro hanno realizzato, e in base alla loro percezione della congiuntura. Gli avvenimenti che si succedono non sono che degli scatti che intervengono su un terreno già pronto. Tali attori dei mercati hanno degli obbiettivi differenti gli uni dagli altri in base ai differenti orizzonti sui quali si posizionano. Questa situazione crea dei cicli diversi sui prezzi. Pensiamo a questo processo come ad un processo di respirazione. Quando gli investitori, avendo lo stesso orizzonte, sentono il bisogno di concretizzare un profitto o di tagliare una perdita creano insieme una situazione psicologica favorevole a questa respirazione dei prezzi che si tradurrà, per esempio, in un consolidamento dei prezzi dopo un lungo rialzo molto proficuo. L’onnipresenza e l’eccesso d’informazione nella quale ci troviamo fanno spesso dimenticare l’importanza, in particolare per i movimenti di breve termine, del fattore psicologico nel comportamento dei mercati finanziari.

Le settimane precedenti sono state segnate da importanti movimenti ribassisti sui mercati delle azioni , in particolare in Europa. L’utilizzo di prodotti derivati e delle posizioni con leva amplifica considerevolmente questi movimenti fino a far fondere totalmente i portafogli di alcuni investitori (o piuttosto giocatori) imprudenti. Le chiamate di margine spingono dal quel momento a vendere le linee capaci di trarre un grosso profitto per coprire le perdite delle altre linee, e addirittura conducono alla liquidazione totale dei portafogli tramite i mediatori. Queste liquidazioni, comprese le linee vantaggiose, comportano dei ribassi del prezzo, e come una bolla di neve che s’ingrandisce man mano che scende giù per la collina, queste nuove liquidazioni pesano un po’ di più sui prezzi.

 

Di Yannick Colleu

Adattato da Alessia Pinna

 

Il Gold Standard e il Gold Exchange Standard

Friday, September 30th, 2011

Il Gold Standard è il sistema monetario in cui l’oro funge da equivalente generale e viene usato in modo diffuso come moneta corrente. Tale sistema venne adottato dall’Inghilterra nel 1816-21 quando, dopo le guerre napoleoniche, decise di stabilire la convertibilità della cartamoneta in oro. La coniazione era libera e l’oro, sia sotto forma di moneta sia sotto forma di oro grezzo, poteva essere importato ed esportato liberamente. Tuttavia, il tasso di cambio fra le monete delle diverse nazioni rimaneva più o meno stabile poiché poteva variare solo entro una parità fissa che garantiva sia la stabilità stessa dei cambi sia l’equilibrio continuo degli scambi internazionali.

Si possono distinguere tre casi: nel primo caso, l’oro viene usato direttamente come moneta (circolazione aurea); nel secondo caso, viene usata cartamoneta totalmente convertibile in oro, dal momento che il valore in oro della moneta complessivamente emessa è pari alla quantità di oro conservata dalla banca centrale (circolazione cartacea convertibile totalmente in oro); infine, nel terzo caso, le banconote sono convertibili solo in maniera parziale poiché il valore della quantità di banconote emesse risulta un multiplo dell’oro posseduto dallo Stato (circolazione cartacea convertibile parzialmente in oro).

Successivamente, altri paesi seguirono il modello inglese del Gold Standard: la Germania nel 1872 e gli USA nel 1900. Invece, altri grandi Paesi consideravano l’argento come moneta principale, con o senza quella d’oro, e quest’ultima divenne la forma prevalente di denaro mondiale solo intorno agli anni ’60 del XIX secolo. In maniera formale lo divenne esattamente nel 1867 nel corso di una conferenza tenutasi a Parigi. Questa scelta non fu condivisa da molti paesi asiatici, che rifiutarono di estromettere l’argento con l’oro.

Con l’avvento della prima guerra mondiale il sistema aureo cessò di esistere come sistema completo e sviluppato. A questo seguì un periodo di forte instabilità economica. Nel 1913 USA, Gran Bretagna e Francia detenevano il 62% della circolazione monetaria mondiale aurifera (vale a dire 3.500 tonnellate), seguite da Germania e Russia con circa il 7%. Sempre nello stesso anno le tre maggiori potenze mondiali incidevano sulle riserve centralizzate annuali per il 51%, di cui la più cospicua era quella degli USA con 1.900 tonnellate, seguiti dalla Russia con 1.200 tonnellate e dalla Francia con 1.000 tonnellate.

Per quanto riguarda i quantitativi di oro estratto annualmente i principali paesi erano il Sudafrica, gli USA, l’Australia e la Russia. Tuttavia, gli USA mantennero il sistema del Gold Standard fino al 1933 e, cioè quando fino al momento in cui Roosvelt impedì la convertibilità del dollaro in oro, mentre la Francia, l’Inghilterra e altri paesi cercarono di ripristinarlo in forma incompleta dopo la prima guerra mondiale. Fu solo negli anni ’30 del XX secolo che il Gold Standard venne soppresso in tutti i paesi capitalistici e nella circolazione monetaria interna non venne più ripristinato.

Lo scambio di tutti i tipi di denaro con l’oro al valore mondiale veniva assicurato dalle banche centrali, che detenevano le riserve aurifere nazionali le quali, nel 1913, ammontavano a 6,8 miliardi di dollari a livello mondiale. Queste banche non detenevano delle riserve in dollari reali. Infatti, tutte le riserve erano in sterline, giacenti nelle banche londinesi.

Fino alla prima guerra mondiale la stragrande maggioranza dei metalli auriferi veniva impiegata per battere moneta circolante, mentre un’altra quantità del tutto identica finiva nei depositi delle Banche Centrali e del Tesoro, coprendo sia i crediti che le banconote.

Il contenuto aureo di ogni moneta restava sempre lo stesso per molto tempo e veniva fissato dalla legge. Per fare alcuni esempi: quello della sterlina era di 7, 322 grammi di oro puro; quello del dollaro era di 1, 505 grammi perciò la parità della sterlina in dollari era di 4, 867.

La Gran Bretagna, nel 1925, ritornò al sistema ante bellico, seguita nel 1927 dalla Francia, e le banche centrali affiancarono alle riserve auree alcune valute convertibili (sterline, dollari, franco francese, eccetera) dando vita al Gold Exchange Standard. Con il nuovo sistema alcune monete furono dichiarate direttamente convertibili in oro, mentre altre (come la lira italiana) non lo erano, ma erano direttamente convertibili in monete chiamate pregiate e che potevano essere convertibili.

Nel 1944, sotto il volere degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, i rappresentati di 44 paesi si riunirono a Bretton Woods dove fu creato il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) e venne fissato il prezzo del metallo a 35$/oz. Con questo prezzo gli USA s’impegnarono ad acquistare oro da chiunque ed a venderlo solo alle banche centrali.

Ogni paese fu obbligato a versare al F.M.I. una quota di oro e di moneta internazionale e dichiarare la parità tra la propria valuta e l’oro, o in maniera indiretta, il dollaro. Il primo paese a legalizzare la negoziazione di oro fu la Francia nel 1948, seguita dalla Svizzera nel 1951. La Svizzera non aveva vincoli né all’importazione né all’esportazione. In seguito, nel 1954, il mercato di Londra riprese la sua attività e, intorno agli anni ’60, ci fu una rottura dell’equilibrio tra domanda e offerta. Questa fu la conseguenza della grave crisi del dollaro che indusse diversi operatori a forti acquisti di oro. Era la prima volta nella storia che l’oro assumeva il ruolo di bene rifugio a fronte dell’instabilità del dollaro.

La nascita ufficiale del mercato dell’oro si fa risalire al 17 marzo 1968, giorno in cui il prezzo dell’oro veniva per la prima volta determinato dall’offerta e dalla domanda. Il 15 agosto 1971 l’amministrazione Nixon soppresse la convertibilità tra dollaro e oro e così crollava uno dei punti cruciali enunciati nel Bretton Woods. Più in là, Nixon svalutò due volte la parità del dollaro nei confronto dell’oro. Visto che il dollaro non era più convertibile in oro i diversi governi europei chiesero agli USA che il mercato ufficiale dell’oro venisse abolito, cioè avere la parità del dollaro rispetto all’oro per poter vendere oro sul libero mercato. L’abolizione ufficiale del prezzo dell’oro e quindi del doppio mercato del metallo si ebbe nel 1967 per volere dei Paesi aderenti al F.M.I.

 

Alessia Pinna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il premio delle monete d’oro spiegato ai principianti

Thursday, September 8th, 2011

Il prezzo delle monete d’oro non è un prezzo fisso, ma varia in base a diversi fattori. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Cos’è il premio delle monete d’oro?

Il premio delle monete d’oro è la differenza che intercorre tra il prezzo del metallo prezioso contenuto in una moneta e il suo valore di mercato (vedi anche Cos’è il premio delle monete d’oro?)

Questo spiega perché una moneta Vittorio Emanuele II potrebbe avere un valore in oro pari a 300 euro ed essere negoziata per 330 euro, in un dato momento X. La differenza di prezzo viene espressa in percentuale. Quindi, in questo caso, avremmo un 10% di spread. Questa differenza di prezzo è chiamata, appunto, premio delle monete d’oro.

Quali sono i fattori che determinano il Premio?

Vediamo insieme quali sono i fattori determinati nel premio delle monete d’oro:

La fabbricazione: più le monete sono piccole e difficili da riprodurre e più il premio aumenta e ,viceversa, più le monete sono grandi e facili da riprodurre e più il premio diminuisce.

La speculazione: il premio dipende dalle fluttuazioni del mercato, cioè dalla domanda e dall’offerta. In un periodo in cui si vendono molte più monete di quante se ne comprano, il premio sarà nullo o lievemente in negativo (in questo caso le monete vengono fuse se la loro qualità è mediocre). Al contrario, nel momento in cui la domanda è forte il premio sale vertiginosamente. Per questo motivo, il premio è un efficace indicatore dello stato dell’offerta e della domanda, del potenziale di quest’ultima e anche delle azioni da intraprendere. Un premio nullo, negativo o debolmente positivo deve motivare l’acquisto mentre un premio che si aggira intorno al 70% e l’80% deve spingere immediatamente alla vendita delle monete.

La conservazione: una moneta di qualità che non è usurata e non presenta tracce di manipolazione manterrà completamente il suo premio. Se la moneta è, invece, particolarmente rovinata ed in cattive condizioni (impronte digitali, rigature, usura a causa di sfregamento ecc..) porterà ad una detrazione dal 4% al 10% causando un premio negativo. In questi casi le monete vengono fuse e rivendute al prezzo del metallo prezioso.

La collezione: alcune monete sono più rare grazie alla loro coniatura in tante piccole parti o grazie a caratteristiche particolari legate a dei criteri di rarità numismatica.

La posizione geografica: le monete d’oro non vengono ricercate in ugual modo in tutte le nazioni. Infatti, in Francia o in Russia, la moneta Vittorio Emanuele II non sarà conosciuta come in Italia, così come la moneta Napoleone non è richiesta in Italia così come lo è in Francia, a differenza di una Krugerrand o di una Sovrana che hanno una ramificazione internazionale.

Per la valutazione dello stato di conservazione, si utilizza una scala di valore su cinque livelli. Questo è uno dei punti principali per la quantificazione del valore delle monete d’oro (vai all’articolo lo stato di conservazione delle monete d’oro):

B = Bello: la moneta è liscia e poco leggibile;

MB = Molto Bello: la moneta è molto usurata e se i rilievi originariamente erano poco rilevati alcune parti dell’esemplare possono non essere leggibili;

BB = Bellissima: la moneta in questo caso ha circolato e ha evidenti tracce d’usura che ne hanno già intaccato il bordo, il rilievo ed il disegno. Può avere colpi su bordo, ma non deturpanti;

SPL = Splendida: si tratta di una moneta che ha circolato pochissimo e presenta leggere tracce di circolazione. Tutti i rilievi sono ancora nitidi ma può avere piccoli colpetti sul bordo dovuti al contatto con altre monete;

FDC = Fior di Conio: è da considerarsi il più alto grado di valutazione. La moneta in questo caso non presenta alcun segno di circolazione e conserva la sua brillantezza originale, anche se può capitare di ritrovare su di essa un esiguo numero di piccoli segni dovuti al contatto con le altre monete durante le fasi della produzione.

Per la valutazione del grado di rarità, si utilizza una scala di valore su sette livelli:

C: comune;

NC: non comune;

R: raro;

R2 (RR): molto raro;

R3 (RRR): rarissimo;

R4 (RRRR): estremamente raro;

R5 (RRRRR): conosciuto solo in alcuni esemplari.

Altre nozioni utili:

Il premio di fondo: si tratta della differenza media che si osserva in tempi normali, al di fuori dei periodi di crisi, ad esempio.

Differenziale del premio: si tratta della differenza tra il premio di fondo e il premio più alto che si è osservato sulla moneta. Questa cifra indica qual è il potenziale effetto leva nel contesto di vendita delle monete d’oro.

Acquistare delle monete d’oro, in questo momento, è la cosa più sicura per mettervi al riparo dall’inflazione. Investire nell’oro è un formidabile potenziale in crescita. In qualsiasi parte del mondo voi vi troviate, in Cina, nei Paesi del Medio Oriente, in America, in Russia, in Europa, ecc, troverete sempre chi è disposto a vendervi o a compare il vostro oro. Questo perché è un sicuro rifugio economico, tangibile, unico e raro. Inoltre, comprare monete d’oro è sempre stato, e rimane tutt’ora, il metodo più tradizionale per acquistare il metallo giallo. Con l’aggravarsi della crisi sempre più risparmiatori scelgono di avere l’oro fisico nelle proprie mani, in modo da avere il pieno controllo diretto sui propri risparmi.

Se consideriamo che i massimi a ridosso dei 900 $/oz del 1980 corrispondono oggi ad almeno 2000 $/oz, gli spazi di crescita di questo metallo prezioso sono così ampi ed evidenti da rendere appetibile, anche per i più scettici, l’opzione di buttarsi a capofitto nell’acquisto di oro fisico. L’acquisto di monete è alla portata anche di chi possiede capitali molto piccoli, può essere frazionato nel tempo in lotti di entità anche molto modesta e garantisce un costo/oncia interessante grazie alla produzione di migliaia e migliaia di pezzi.

Come avrete ben capito dal contenuto di quest’articolo, la cosa migliore da fare è prendere l’occasione al volo! L’oro continua a salire di settimana in settimana… Carpe Diem!

Alessia Pinna