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L’oro: una frenesia planetaria.

Monday, February 27th, 2012

L’impennata del prezzo dell’oro, temperata anche da una recente correzione, provoca un nuovo slancio del metallo prezioso. Tante miniere sono state riaperte, nuovi acquisti speculativi, e nuovi clienti asiatici: l’oro non è mai stato così tanto ambito prima d’ora. Questa frenesia mondiale nasconde purtroppo il lavoro forzato dei minatori e i danni provocati all’ambiente.

Il nuovo cammino verso l’oro

Valore rifugio per eccellenza in tempi d’incertezza economica, il metallo prezioso conserva il suo potere d’attrazione. Assisteremo ad un ritorno al sistema aureo? Il metallo prezioso, una delle prime forme di scambio monetario, era il perno del commercio internazionale fino a quando il presidente americano, Richard Nixon, abolì il sistema aureo nel 1971 (abbandonando la convertibilità del dollaro in oro). Questo sistema presentava non pochi inconvenienti: bisognava scambiare carta con dei lingotti ogni qual volta gli investitori e i risparmiatori si preoccupavano dell’ampiezza del deficit o del debito pubblico, o ancora della propensione tipica degli Stati ad immettere denaro sul mercato per risanare il debito. Nella misura in cui l’appetito riflette i fallimenti economici e politici, non c’è da stupirsi se alcuni sognano un ritorno al sistema aureo. Secondo i commercianti di lingotti, è la corsa generale – dai fondi speculativi ai fondi sovrani, passando per i privati, i gioiellieri e le banche centrali – verso il metallo giallo, sotto forma fisica o di prodotto quotato sui mercati.

Una garanzia per gli investitori

Mentre gli Americani e gli Europei tentano di risolvere la crisi del debito emettendo moneta che non vale niente, gli investitori e le banche centrali – in particolare nei mercati emergenti come quello della Cina, della Russia e della Corea del Sud – trovano rifugio nei valori tangibili come l’oro fisico, affinché le loro riserve non siano composte unicamente dal dollaro e dall’euro. L’oro ha guadagnato quasi il 27% nel 2011, anche se dopo un picco di 1 921,15 dollari l’oncia, raggiunti il 6 settembre, il suo prezzo è ricaduto intorno ai 1 600 dollari a metà dicembre (ovvero 1 226 euro).

Nel 2010, la domanda mondiale di oro si è elevata a 4 330 tonnellate. I gioiellieri ne hanno acquistato il 50%, e gli investitori il 38%, contro solamente il 4% dieci anni prima, secondo il Consiglio Mondiale dell’oro. Quanto alle banche centrali, esse ne hanno acquistato solo 73 tonnellate, volume che ha superato le 500 tonnellate nel 2011, stando a quanto afferma Walter de Wet, analista presso Standard Bank. “Le banche centrali comprano sempre più oro da tenere nelle loro riserve, afferma W. de Wet. Anche se i Paesi della zona euro e gli Stati Uniti riuscissero a trovare una soluzione alla crisi del debito, essi si troveranno malgrado tutto di fronte ad una recessione. In periodo di recessione, gli Stati stampano moneta; ciò vuol dire che il prezzo dell’oro salirà.

Benché il metallo giallo non riporti né dividendi né interessi, contrariamente alle obbligazioni o alle azioni, esso garantisce dei guadagni in capitali e rassicura le banche centrali e gli investitori prudenti quando i mercati crollano. “Un’oncia d’oro è un’oncia d’oro”. Un barile di petrolio è un barile di petrolio. Ma cos’è un dollaro? Esso non è che uno strumento di misura privo di senso, poiché il presidente della Riserva federale americana, Ben Bernanke, può creare miliardi di dollari a suo piacimento”, spiega Jay Taylor, caporedattrice di Gold, Energy & Tech Stocks, in un’intervista pubblicata recentemente sul sito The Gold Report.

L’oro va nuovamente di moda in Asia

Allarmato per la crisi del debito pubblico, il Venezuela ha importato a settembre più di 160 tonnellate d’oro, la cui maggioranza era stoccata nella Banca d’Inghilterra. Più del 60% delle riserve di questo Paese sono costituite da oro. La Germania, vista come la potenziale salvezza per la zona euro, detiene la seconda quantità d’oro più grande al mondo (dopo gli Stati Uniti): il metallo prezioso rappresenta il 71% (circa 3 400 tonnellate) delle sue riserve. La Cina è al sesto posto nella classifica, con solo l’1,6% (1 100 tonnellate), contro il 7% per l’india e la Russia, e 14% per l’Africa del Sud.

Gli acquisti di oro delle banche centrali sono tuttavia modesti se comparati a quelli degli orafi. L’oro va nuovamente di moda in Asia e nel Medio-Oriente, dove il giro d’affari delle gioiellerie cresce a vista d’occhio. La domanda di questo settore si abbassò nel corso degli ultimi dieci anni, poiché il prezzo del metallo prezioso saliva più velocemente delle rendite. Dopo aver raggiunto un livello record di 3 290 tonnellate nel 1997, essa è scesa nuovamente a 1 850 tonnellate durante la recessione nel 2009. Ma il mercato ha riacquistato la sua forza dal 2010: circa 2 000 tonnellate sono state acquistate nel 2010, e più di 2 300 tonnellate nel 2011.

Alcuni investitori in cerca di rendimenti reali non sono tuttavia sedotti dalla brillantezza dell’oro. Secondo il miliardario uomo d’affari americano, Warren Buffett, “questo metallo non ha alcuna utilità. Lo si dissotterra dall’Africa del Sud per inviarlo alla Riserva federale [americana], dove viene nuovamente sotterrato.

Tradotto da: Alessia Pinna

Estratto da: Courrier International

Il Gold Standard e il Gold Exchange Standard

Friday, September 30th, 2011

Il Gold Standard è il sistema monetario in cui l’oro funge da equivalente generale e viene usato in modo diffuso come moneta corrente. Tale sistema venne adottato dall’Inghilterra nel 1816-21 quando, dopo le guerre napoleoniche, decise di stabilire la convertibilità della cartamoneta in oro. La coniazione era libera e l’oro, sia sotto forma di moneta sia sotto forma di oro grezzo, poteva essere importato ed esportato liberamente. Tuttavia, il tasso di cambio fra le monete delle diverse nazioni rimaneva più o meno stabile poiché poteva variare solo entro una parità fissa che garantiva sia la stabilità stessa dei cambi sia l’equilibrio continuo degli scambi internazionali.

Si possono distinguere tre casi: nel primo caso, l’oro viene usato direttamente come moneta (circolazione aurea); nel secondo caso, viene usata cartamoneta totalmente convertibile in oro, dal momento che il valore in oro della moneta complessivamente emessa è pari alla quantità di oro conservata dalla banca centrale (circolazione cartacea convertibile totalmente in oro); infine, nel terzo caso, le banconote sono convertibili solo in maniera parziale poiché il valore della quantità di banconote emesse risulta un multiplo dell’oro posseduto dallo Stato (circolazione cartacea convertibile parzialmente in oro).

Successivamente, altri paesi seguirono il modello inglese del Gold Standard: la Germania nel 1872 e gli USA nel 1900. Invece, altri grandi Paesi consideravano l’argento come moneta principale, con o senza quella d’oro, e quest’ultima divenne la forma prevalente di denaro mondiale solo intorno agli anni ’60 del XIX secolo. In maniera formale lo divenne esattamente nel 1867 nel corso di una conferenza tenutasi a Parigi. Questa scelta non fu condivisa da molti paesi asiatici, che rifiutarono di estromettere l’argento con l’oro.

Con l’avvento della prima guerra mondiale il sistema aureo cessò di esistere come sistema completo e sviluppato. A questo seguì un periodo di forte instabilità economica. Nel 1913 USA, Gran Bretagna e Francia detenevano il 62% della circolazione monetaria mondiale aurifera (vale a dire 3.500 tonnellate), seguite da Germania e Russia con circa il 7%. Sempre nello stesso anno le tre maggiori potenze mondiali incidevano sulle riserve centralizzate annuali per il 51%, di cui la più cospicua era quella degli USA con 1.900 tonnellate, seguiti dalla Russia con 1.200 tonnellate e dalla Francia con 1.000 tonnellate.

Per quanto riguarda i quantitativi di oro estratto annualmente i principali paesi erano il Sudafrica, gli USA, l’Australia e la Russia. Tuttavia, gli USA mantennero il sistema del Gold Standard fino al 1933 e, cioè quando fino al momento in cui Roosvelt impedì la convertibilità del dollaro in oro, mentre la Francia, l’Inghilterra e altri paesi cercarono di ripristinarlo in forma incompleta dopo la prima guerra mondiale. Fu solo negli anni ’30 del XX secolo che il Gold Standard venne soppresso in tutti i paesi capitalistici e nella circolazione monetaria interna non venne più ripristinato.

Lo scambio di tutti i tipi di denaro con l’oro al valore mondiale veniva assicurato dalle banche centrali, che detenevano le riserve aurifere nazionali le quali, nel 1913, ammontavano a 6,8 miliardi di dollari a livello mondiale. Queste banche non detenevano delle riserve in dollari reali. Infatti, tutte le riserve erano in sterline, giacenti nelle banche londinesi.

Fino alla prima guerra mondiale la stragrande maggioranza dei metalli auriferi veniva impiegata per battere moneta circolante, mentre un’altra quantità del tutto identica finiva nei depositi delle Banche Centrali e del Tesoro, coprendo sia i crediti che le banconote.

Il contenuto aureo di ogni moneta restava sempre lo stesso per molto tempo e veniva fissato dalla legge. Per fare alcuni esempi: quello della sterlina era di 7, 322 grammi di oro puro; quello del dollaro era di 1, 505 grammi perciò la parità della sterlina in dollari era di 4, 867.

La Gran Bretagna, nel 1925, ritornò al sistema ante bellico, seguita nel 1927 dalla Francia, e le banche centrali affiancarono alle riserve auree alcune valute convertibili (sterline, dollari, franco francese, eccetera) dando vita al Gold Exchange Standard. Con il nuovo sistema alcune monete furono dichiarate direttamente convertibili in oro, mentre altre (come la lira italiana) non lo erano, ma erano direttamente convertibili in monete chiamate pregiate e che potevano essere convertibili.

Nel 1944, sotto il volere degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, i rappresentati di 44 paesi si riunirono a Bretton Woods dove fu creato il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) e venne fissato il prezzo del metallo a 35$/oz. Con questo prezzo gli USA s’impegnarono ad acquistare oro da chiunque ed a venderlo solo alle banche centrali.

Ogni paese fu obbligato a versare al F.M.I. una quota di oro e di moneta internazionale e dichiarare la parità tra la propria valuta e l’oro, o in maniera indiretta, il dollaro. Il primo paese a legalizzare la negoziazione di oro fu la Francia nel 1948, seguita dalla Svizzera nel 1951. La Svizzera non aveva vincoli né all’importazione né all’esportazione. In seguito, nel 1954, il mercato di Londra riprese la sua attività e, intorno agli anni ’60, ci fu una rottura dell’equilibrio tra domanda e offerta. Questa fu la conseguenza della grave crisi del dollaro che indusse diversi operatori a forti acquisti di oro. Era la prima volta nella storia che l’oro assumeva il ruolo di bene rifugio a fronte dell’instabilità del dollaro.

La nascita ufficiale del mercato dell’oro si fa risalire al 17 marzo 1968, giorno in cui il prezzo dell’oro veniva per la prima volta determinato dall’offerta e dalla domanda. Il 15 agosto 1971 l’amministrazione Nixon soppresse la convertibilità tra dollaro e oro e così crollava uno dei punti cruciali enunciati nel Bretton Woods. Più in là, Nixon svalutò due volte la parità del dollaro nei confronto dell’oro. Visto che il dollaro non era più convertibile in oro i diversi governi europei chiesero agli USA che il mercato ufficiale dell’oro venisse abolito, cioè avere la parità del dollaro rispetto all’oro per poter vendere oro sul libero mercato. L’abolizione ufficiale del prezzo dell’oro e quindi del doppio mercato del metallo si ebbe nel 1967 per volere dei Paesi aderenti al F.M.I.

 

Alessia Pinna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il premio delle monete d’oro spiegato ai principianti

Thursday, September 8th, 2011

Il prezzo delle monete d’oro non è un prezzo fisso, ma varia in base a diversi fattori. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Cos’è il premio delle monete d’oro?

Il premio delle monete d’oro è la differenza che intercorre tra il prezzo del metallo prezioso contenuto in una moneta e il suo valore di mercato (vedi anche Cos’è il premio delle monete d’oro?)

Questo spiega perché una moneta Vittorio Emanuele II potrebbe avere un valore in oro pari a 300 euro ed essere negoziata per 330 euro, in un dato momento X. La differenza di prezzo viene espressa in percentuale. Quindi, in questo caso, avremmo un 10% di spread. Questa differenza di prezzo è chiamata, appunto, premio delle monete d’oro.

Quali sono i fattori che determinano il Premio?

Vediamo insieme quali sono i fattori determinati nel premio delle monete d’oro:

La fabbricazione: più le monete sono piccole e difficili da riprodurre e più il premio aumenta e ,viceversa, più le monete sono grandi e facili da riprodurre e più il premio diminuisce.

La speculazione: il premio dipende dalle fluttuazioni del mercato, cioè dalla domanda e dall’offerta. In un periodo in cui si vendono molte più monete di quante se ne comprano, il premio sarà nullo o lievemente in negativo (in questo caso le monete vengono fuse se la loro qualità è mediocre). Al contrario, nel momento in cui la domanda è forte il premio sale vertiginosamente. Per questo motivo, il premio è un efficace indicatore dello stato dell’offerta e della domanda, del potenziale di quest’ultima e anche delle azioni da intraprendere. Un premio nullo, negativo o debolmente positivo deve motivare l’acquisto mentre un premio che si aggira intorno al 70% e l’80% deve spingere immediatamente alla vendita delle monete.

La conservazione: una moneta di qualità che non è usurata e non presenta tracce di manipolazione manterrà completamente il suo premio. Se la moneta è, invece, particolarmente rovinata ed in cattive condizioni (impronte digitali, rigature, usura a causa di sfregamento ecc..) porterà ad una detrazione dal 4% al 10% causando un premio negativo. In questi casi le monete vengono fuse e rivendute al prezzo del metallo prezioso.

La collezione: alcune monete sono più rare grazie alla loro coniatura in tante piccole parti o grazie a caratteristiche particolari legate a dei criteri di rarità numismatica.

La posizione geografica: le monete d’oro non vengono ricercate in ugual modo in tutte le nazioni. Infatti, in Francia o in Russia, la moneta Vittorio Emanuele II non sarà conosciuta come in Italia, così come la moneta Napoleone non è richiesta in Italia così come lo è in Francia, a differenza di una Krugerrand o di una Sovrana che hanno una ramificazione internazionale.

Per la valutazione dello stato di conservazione, si utilizza una scala di valore su cinque livelli. Questo è uno dei punti principali per la quantificazione del valore delle monete d’oro (vai all’articolo lo stato di conservazione delle monete d’oro):

B = Bello: la moneta è liscia e poco leggibile;

MB = Molto Bello: la moneta è molto usurata e se i rilievi originariamente erano poco rilevati alcune parti dell’esemplare possono non essere leggibili;

BB = Bellissima: la moneta in questo caso ha circolato e ha evidenti tracce d’usura che ne hanno già intaccato il bordo, il rilievo ed il disegno. Può avere colpi su bordo, ma non deturpanti;

SPL = Splendida: si tratta di una moneta che ha circolato pochissimo e presenta leggere tracce di circolazione. Tutti i rilievi sono ancora nitidi ma può avere piccoli colpetti sul bordo dovuti al contatto con altre monete;

FDC = Fior di Conio: è da considerarsi il più alto grado di valutazione. La moneta in questo caso non presenta alcun segno di circolazione e conserva la sua brillantezza originale, anche se può capitare di ritrovare su di essa un esiguo numero di piccoli segni dovuti al contatto con le altre monete durante le fasi della produzione.

Per la valutazione del grado di rarità, si utilizza una scala di valore su sette livelli:

C: comune;

NC: non comune;

R: raro;

R2 (RR): molto raro;

R3 (RRR): rarissimo;

R4 (RRRR): estremamente raro;

R5 (RRRRR): conosciuto solo in alcuni esemplari.

Altre nozioni utili:

Il premio di fondo: si tratta della differenza media che si osserva in tempi normali, al di fuori dei periodi di crisi, ad esempio.

Differenziale del premio: si tratta della differenza tra il premio di fondo e il premio più alto che si è osservato sulla moneta. Questa cifra indica qual è il potenziale effetto leva nel contesto di vendita delle monete d’oro.

Acquistare delle monete d’oro, in questo momento, è la cosa più sicura per mettervi al riparo dall’inflazione. Investire nell’oro è un formidabile potenziale in crescita. In qualsiasi parte del mondo voi vi troviate, in Cina, nei Paesi del Medio Oriente, in America, in Russia, in Europa, ecc, troverete sempre chi è disposto a vendervi o a compare il vostro oro. Questo perché è un sicuro rifugio economico, tangibile, unico e raro. Inoltre, comprare monete d’oro è sempre stato, e rimane tutt’ora, il metodo più tradizionale per acquistare il metallo giallo. Con l’aggravarsi della crisi sempre più risparmiatori scelgono di avere l’oro fisico nelle proprie mani, in modo da avere il pieno controllo diretto sui propri risparmi.

Se consideriamo che i massimi a ridosso dei 900 $/oz del 1980 corrispondono oggi ad almeno 2000 $/oz, gli spazi di crescita di questo metallo prezioso sono così ampi ed evidenti da rendere appetibile, anche per i più scettici, l’opzione di buttarsi a capofitto nell’acquisto di oro fisico. L’acquisto di monete è alla portata anche di chi possiede capitali molto piccoli, può essere frazionato nel tempo in lotti di entità anche molto modesta e garantisce un costo/oncia interessante grazie alla produzione di migliaia e migliaia di pezzi.

Come avrete ben capito dal contenuto di quest’articolo, la cosa migliore da fare è prendere l’occasione al volo! L’oro continua a salire di settimana in settimana… Carpe Diem!

Alessia Pinna

E’ il momento giusto per acquistare oro?

Tuesday, June 14th, 2011

Le previsioni circa l’andamento dell’oro nel 2011 parlano chiaro: questo è il momento giusto per investire sull’oro !

Vediamo insieme i motivi.

La tendenza dominante per il medio e lungo termine garantisce che il prezzo dell’oro sarà in crescita nel corso del 2011. Nel 2010, l’oro ha segnato un anno memorabile, crescendo del 25% in più. E questa tendenza è riscontrabile anche nel 2011. Osservando l’andamento del dollaro americano, del dollaro canadese, della sterlina inglese, dell’euro e dello yuan nell’ultimo decennio, possiamo affermare che le 5 maggiori valute hanno perso fra il 70% e l’80% del loro valore reale. L’oro, a differenza delle altre valute, continua a stare in un mercato rialzista. Quando le altre valute perdono il loro valore, l’oro sale decisamente. Capiamo bene, allora, perché è il momento di acquistare dell’oro.

Ma spieghiamo meglio come stanno le cose, illustrando alcuni fattori chiave di questa previsione:

– Il primo di questi è la crisi dei mercati finanziari. Gli investitori scelgono di rifugiarsi nell’oro per via della sempre più crescente instabilità e incertezza dei mercati finanziari. Sappiamo bene che l’oro è il valore rifugio per eccellenza. Quando il prodotto generato dai conti bancari è inferiore rispetto all’inflazione reale, il fatto che l’oro non produce alcun reddito non rappresenta nient’affatto un problema. Perciò investire nell’oro rimarrà un’ottima alternativa al cash, soprattutto in vista della scarsa possibilità che a breve si verifichi un incremento dei tassi d’interesse.

– Secondo le previsioni, la crisi del debito sovrano, che con tutta probabilità caratterizzerà gran parte dell’anno, sarà un fattore che ammortizzerà maggiormente l’aumento del prezzo dell’oro.

– Un altro dei motivi principali dell’aumento dei prezzi dell’oro è la crescita della domanda d’oro da parte della Cina. Illustriamo in breve il perché di questo incremento della domanda cinese. Per capire meglio il rapporto che intercorre tra popolazioni asiatiche e oro bisogna risalire al loro modo di concepire la funzione dell’oro come moneta ed il ruolo ch’essi gli attribuiscono. Il governo cinese ha un grandissimo rispetto per l’oro, tanto che sollecita i cittadini a investire il 5% dei loro risparmi sulle monete d’oro, tenendo conto del fatto che i cinesi risparmiano in media il 40% dei loro guadagni. Al contrario della maggior parte delle famiglie occidentali della classe media che devono ritenersi fortunate se alla fine dell’anno non si ritrovano costrette a fare nuovi debiti. I cinesi ritengono che l’oro sia un ottimo risparmio per la salvaguardia del patrimonio anche in tempi burrascosi e poco proliferi.

L’ex direttore generale della Newmont Mining, Pierre Lassonde, è dell’idea che l’acquisto del pubblico cinese dell’oro sarà alla fine il motivo che lancerà il prezzo dell’oro nella stratosfera.

Questo piccolo passaggio sul modo di concepire il valore dell’oro da parte della Cina dovrebbe farci riflettere. I governi occidentali hanno paura dell’oro perché l’acquisto di oro diminuirebbe la loro possibilità di produrre valuta.

Se non siete ancora convinti, rispondete a questa domanda:

Come, i governi occidentali, fanno girare la loro economia?

I governi dell’occidente si prestano le monete a vicenda, stimolando in questo modo l’economia. Le banche centrali fanno lo stesso, solo che invece di stimolare l’economia fra Stati, stimolano noi risparmiatori. In parole povere, c’inducono a pensare che attraverso il consumo l’economia “gira”.

– Altro fattore chiave è il raggiungimento del punto di massima proliferazione del petrolio, cioè il momento in cui la produzione di petrolio raggiunge il picco e da quel momento in poi inizia a diminuire. Questo punto è già stato toccato in vari paesi come gli USA, l’Alaska e il Mare del Nord. Recenti studi da tutto il mondo hanno messo in luce il fatto che da qui a breve il punto di massima produzione petrolifera e il blocco delle perforazioni petrolifere nel Golfo del Messico non farà che accelerare questo processo. Tutto ciò causerà una riduzione del prodotto interno lordo, una diminuzione delle entrate fiscali e il deficit commerciale aumenterà. Perciò ci sarà maggior disoccupazione, cosa che incrementerà ulteriormente il fabbisogno di denaro. Ciò porterà all’incremento dell’inflazione poiché le varie monete perderanno il loro potere d’acquisto e l’indebitamento crescerà. Questa situazione farà, ovviamente, salire i prezzi dell’oro anche nel futuro.

L’oro salirà a 1  800$ l’oncia entro il 2011.

Secondo le previsioni sull’andamento del prezzo dell’oro elaborate dal fondatore e presidente di GoldMoney.com, James Turk, l’oro salirà a 1 800 $ l’oncia da qui alla fine di giugno.

Francisco Blanch, responsabile delle analisi sulle commodities per Bank of America Merjll Lynch, in una recente intervista sul Sole 24 Ore, ha illustrato le tre fasi che il metallo in questione ha attraversato:

– la prima fase vede l’oro come rifugio per antonomasia, collegata al crack della Lehman Brothers di due anni fa;

– la seconda fase, chiamata fase rialzista, è nata a causa della crisi del debito sovrano e alla svalutazione monetaria;

– la terza ed ultima fase, è quella in cui il trend favorevole dell’oro è da ricollegare principalmente alla creazione di moneta da parte degli Stati.

 

Abbiamo quindi capito che l’oro è il patrimonio del nuovo millennio e che investire nell’oro è la cosa più sicura per i risparmiatori !

 

 

Alessia Pinna