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La domanda di oro in Cina aumenterà ulteriormente nei prossimi anni, secondo il World Gold Council

Wednesday, May 21st, 2014
LINGOLD SAVING PLAN - GOLD

La Cina fa parte delle più grandi potenze mondiali, sopratutto quando si parla di oro. Infatti, la Cina è il principale importatore e produttore di oro. Secondo un recente studio del World Gold Council, questa tendenza perdurerà ancora per molto tempo. Il WGC stima che la domanda di oro in Cina aumenterà almeno fino al 2017.

La Cina, primo importatore e produttore di oro

La Cina si è affermata come primo importatore di oro nel 2013. Le cifre divulgate dal World Gold Council all’inizio dell’anno, mostrano un’importazione di oltre 1100 tonnellate di oro da Hong Kong. Una cifra destinata ad aumentare, tenendo conto delle altre risorse d’importazione, i cui flussi restano ancora sconosciuti.

Inoltre, Pechino si è aggiudicato l’ambito posto di primo produttore di oro. Secondo quanto afferma il World Gold Council, la produzione del Paese è raddoppiata negli ultimi dieci anni, passando da 217 a 437 tonnellate d’oro, vale a dire più che le 380 tonnellate prodotte nel 2011, davanti anche all’Australia, gli Stati Uniti o il Sudafrica. E innegabile il fatto che la Cina giochi un ruolo determinante, da diversi anni, nel mercato dell’oro.

Una domanda in oro in continuo aumento

La Cina non rivela le informazioni sulle proprie riserve d’oro ma, tuttavia, incita la popolazione ad acuistarne, non solo perché ha una certa importanza nella cultura cinese – l’oro è particolarmente ricercato durante il capodanno cinese, ad esempio – ma anche perché viene considerato come la migliore soluzione d’investimento e di risparmio.

Uno strano dietro front se pensiamo che, per lungo tempo, il governo cinese ha impedito ai suoi cittadini di detenere oro! Inoltre, da quando il mercato dell’oro è stato liberalizzato in Cina, dal 1994, la domanda di oro dei privati è in costante aumento.

Secondo il rapporto del World Gold Council, questa domanda in oro aumenterà nei prossimi anni, e almeno fino al 2017. La relazione, pubblicata il mese scorso, indica che l’aumento oltrepasserà la soglia delle 1 132 tonnellate nel 2014, fino a raggiungere le 1 350 tonnellate da qui al 2017. Nel 2013, la domanda d’oro cinese era la più forte sul mercato, e si consoliderà nei prossimi anni.

 

La Cina, potenza mondiale sul mercato dell'oro. Fonte: World Gold Council

Dietro questa forte domanda vi sono delle ragioni economiche ben precise

Albert Cheng, managing director per l’estremo oriente del World Gold Council, nonché ex rappresentante della Zecca del Canada in Asia, spiega le ragioni di questa domanda in continuo aumento. La domanda di oro fisico (monete, lingotti, gioielli e oro industriale) dovrebbe seguire il tasso di crescita medio del 6% del Paese, tra il 2014 e il 2017.

« L’attaccamento culturale dei cinesi per l’oro è estremamente forte, e combinato con l’aumento della popolazione e il sostegno del governo, è possibile che il mercato si sviluppi ulteriormente. Il Paese è ormai al centro della scena mondiale dell’oro », spiega Albert Cheng.

L’esperto tiene conto di diverse ragioni per spiegare il futuro rialzo della domanda: l’importanza culturale che i cinesi attribuiscono all’oro, ma anche l’aumento dei redditi e un sostegno attivo del governo cinese. « Un numero sempre maggiore di persone si arrichisce in Cina, hanno i soldi da spendere in gioielli e più risparmi da investire », conclude l’esperto.

L’oro, un risparmio rifugio per il popolo cinese

In assenza di altri investimenti, l’oro rappresenta in effetti un’alternativa reale per chi vuole investire seriamente. Stando a quanto riportato sul rapporto, il metallo prezioso è particolarmente ricercato per i matrimoni e gli eventi culturali, ma non solo. « l’80% dei consumatori interrogati auspica un aumento dei propri investimenti in oro per i prossimi 12 mesi. I risparmiatori e gli investitori cinesi si concentrano sulla conservazione dell’oro a lungo termine, e prevedono un budget più importante da poter investire in questo metallo prezioso», si legge nel rapporto.

Ancora secondo il World Gold Council, il consumo di gioielli in oro dovrebbe passare da 669 tonnellate nel 2013 a 780 tonnellate nel 2017. Inoltre, non bisogna tralasciare il numero dei regali in oro che vengono offerti alle giovani coppie di fidanzati, un investimento molto ricorrente tra la popolazione cinese.

Un rialzo importante… ma non per l’esportazione?

Le cifre evocate dal World Gold Council annunciavano un forte aumento dell’importazione d’oro in Cina, almeno fino al 2017, ma non facevano nessun riferimento in merito all’esportazione. La Cina, primo produttore e importatore, non esporta il proprio oro. Nonostante vi siano delle cifre indicative sulle riserve d’oro della Cina, queste non sono divulgate in via ufficiale.

Le riserve dei privati aumenteranno ancora nei prossimi anni e, molto probabilmente, anche quelle nazionali. L’importazione è in aumento, la produzione anche – secondo il World Gold Council, questa è passata da 217 tonnellate d’oro a 437 negli ultimi dieci anni. E senza nessun’esportazione, la Cina diventerà senza dubbio l’attore principale sul mercato dell’oro nei prossimi anni.

Il rapporto della World Gold Council

Cosa succede quando si chiede al popolo indiano di non comprare più oro?

Wednesday, November 27th, 2013

Tutti sanno che la domanda di oro in India, nel secondo trimestre del 2013, è stata la più alta di tutto il mondo, stando anche ai dati del World Gold Council, il Consiglio Mondiale dell’Oro. E non solo, perché la domanda di oro in India è stata la più alta anche negli ultimi 10 anni, coprendo un volume di 310 tonnellate in forma di gioielli, lingotti e monete d’oro.

Tuttavia, l’India non è l’unico Paese in Asia ad essere attaccato all’oro. Infatti, sappiamo bene che anche la Cina è una grandissima acquirente di oro, con dei record di spedizioni di oro provenienti da Pechino, Shanghai e Guangzhou.

Secondo il Consiglio Mondiale dell’Oro, il 60% della domanda in gioielli, e quasi la metà in lingotti e monete d’oro, nel secondo trimestre 2013, proveniva proprio da questi Paesi.

L’oro, il World Gold Council

Mentre gli ETF e le altre forme d’investimento d’oro cartacee incontravano delle difficoltà, la domanda di oro fisico aumentava drasticamente. Inoltre, la Cina e l’India, i cittadini negli Stati Uniti, in Turchia, in Europa e nel Medio Oriente acquistavano tonnellate di gioielli, lingotti e monete d’oro.

La prova dell’innegabile successo dell’oro

In India, il commercio dei matrimoni è rimasto stabile nonostante le tasse sull’importazione dell’oro imposte dal governo allo scopo di ridurre l’attuale deficit nazionale. In effetti, secondo il Consiglio Mondiale dell’Oro, la domanda di gioielli, lingotti e monete d’oro, in India, è aumentata di oltre il 70% nel secondo trimestre 2013, in confronto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Malgrado l’aumento delle tasse d’importazione, la domanda di oro fisico è rimasta stabile, a prova di quanto l’India sia attaccata al metallo giallo.

Da decenni, le famiglie, in India, celebrano i loro matrimoni, feste e vacanze offrendo dell’oro, e questa tradizione viene trasmessa di generazione in generazione. Nel caso dell’industria del matrimonio, per esempio, quasi la metà dell’oro acquistato dagli Indiani è destinato agli anelli. Ogni anno, in India, si svolgono quasi 10 milioni di matrimoni, il che significa tanta richiesta di oro.

La cultura dell’India è molto differente da quella dei Paesi dell’occidente. Bisogna assistere ad un matrimonio in India, essere testimone di questa celebrazione speciale e unica per capire il ruolo dell’oro nell’unione tra le famiglie.

Tuttavia, ultimamente, il record della domanda di oro sta conoscendo motivazioni diverse da quelle dell’amore. Gli indiani ne acquistano per timore dell’impatto delle politiche governamentali corrotte ed infami.

Spesso, le politiche governamentali perseguono dei cambiamenti. Una buona politica può condurre ad una crescita economica, e può essere favorevole allo sviluppo dei mercati. Una cattiva politica può ottenere l’effetto opposto. Nel caso dell’India, l’acquisto di oro è legato all’amore delle loro famiglie e dei loro amici più cari, e i privati ne acquistano in quantità massicce per proteggersi.

Nel grafico seguente, viene mostrato il rapporto dell’oro con la rupia, in confronto a quello col dollaro americano. Negli Stati Uniti, l’oro è aumentato solo del 12% su base accumulativa negli ultimi tre anni. Tuttavia, nel caso di una nazione con una moneta indebolita, l’oro è aumentato di oltre il 50%.

Possiamo star certi che gli indiani continueranno ad acquistare oro, malgrado l’aumento della tassa d’importazione nel Paese.

L’India acquista sempre più oro nei perodi di festa, sopratutto in occasione di eventi particolari. Alcuni sarebbero portati a pensare che gli indiani acquisterebbero meno oro per via della regolamentazione restrittiva attuale, e che la rupia si è indebolita e, di conseguenza, il metallo giallo sia più caro. I dati del Consiglio mondiale dell’Oro annunciano, tuttavia, il contrario.

Fonte: usfunds.com

L’oro nell’industria

Monday, January 7th, 2013

Conoscete l’oro sotto forma di moneta, di gioielli o come forma di decorazione, ma conoscete realmente l’uso dell’oro nelle tecnologie?

L’oro e l’industria in cifre

In questa tabella, pubblicata dal World Gold Coucil nel primo semestre del 2012, la domanda di oro nelle tecnologie era di 457,7 tonnellate. Ciò rappresenta circa ⅟₉ della domanda d’oro mondiale.

La categoria « tecnologia » concerne l’oro utilizzato nel settore dell’elettronica, in campo medico , odontoiatrico, industriale e decorativo. I componenti elettronici rappresentano una larga parte della domanda di oro nell’ambito delle tecnologie.

Nel 2012, la domanda di oro nell’industria è stata leggermente più bassa rispetto al 2011. Questo ribasso riflette il rialzo del prezzo dell’oro l’anno scorso e il netto rallentamento dell’attività del settore automobilistico (nel quale l’oro è più utilizzato).

In questo schema (fonte World Gold Council), potete vedere la ripartizione dell’oro nei differenti settori della tecnologia:

Le proprietà uniche dell’oro nelle nanotecnologie

Secondo i ricercatori e gli industriali del WGC, l’oro è un « materiale chiave » per le tecnologie innovative, poiché possiede delle proprietà eccezionali su scala nanometrica. L’oro dovrebbe già essere impiegato nei nanotubi per l’elettronica del futuro, negli inchiostri a bassa migrazione, nei gel per test e analisi biomediche rapide, nella lotta contro il cancro (per la distruzione selettiva delle cellule cancerose), nei rivestimenti decorativi, nelle pitture e nei tubi di scarico catalitici.

L’oro è conosciuto per le sue proprietà fisiche eccezionali: resiste all’acido, è duttile (si può distendere e allungare senza che si rompa), non si ossida, e il che lo rende più facilmente sfruttabile su scala nanometrica. D’altronde, l’oro è un « metallo cubico a faccia centrata il cui punto di ebollizione si fissa a 1068° », cosa che facilita il suo utilizzo nel domino dell’infinitamente piccolo.

Su scala nanometrica, le particelle d’oro cambiano colore (rosso o viola, ma anche verde o blu se si allungano le nanoparticelle in bastoncini), ciò che rende l’oro particolarmente interessante nel dominio della decorazione.

Le proprietà non tossiche e inerti dell’oro sono ricercate anche in ambito medico dove le sue particelle vengono impiegate per la fabbricazione di connettori di pacemaker, impianti per la parte interna dell’orecchio o per sistemi di protezione delle arterie. La sua inerzia lo rende biocompatibile e quindi particolarmente efficace per la scoperta di determinate allergie e per dei test di fertilità e di tossicologia. Le sue proprietà ottiche permettono d’individuare rapidamente degli anticorpi ed altri allergeni. A breve, l’oro potrebbe rimpiazzare la chemioterapia nella lotta contro il cancro? Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, le nanoparticelle d’oro permettono di localizzare con più precisione le cellule cancerose per poi distruggerle riscaldandole.

I tubi catalitici, una tecnologia del futuro?

La buona conducibilità elettrica e termica e la resistenza alla corrosione delle nanoparticelle d’oro sono divenute indispensabili nel campo dell’elettronica, in particolare nella creazione di connettori ed inchiostri.

A livello chimico, le nanoparticelle d’oro trattengono alcune molecole a base di zolfo per esempio, cosa che le rende particolarmente adatte e ricercate per i tubi catalitici.

Anche se il suo utilizzo è molto vantaggioso, il suo costo resta elevato, cosa che può essere un freno allo sviluppo di questa tecnologia; d’altronde, come abbiamo detto in precedenza, il rallentamento del settore automobilistico ha ridotto la domanda di oro in questo campo.

Possiamo spingerci oltre con il ragionamento e chiederci se, dato l’esaurimento delle risorse petrolifere (non tarderà, sarà tra 30-50 anni, che passano in fretta su scala umana), la tecnologia dei veicoli << verdi >> sarà tanto evoluta al punto di non avere più bisogno dei tubi catalitici. Senza parlare delle risorse aurifere che saranno tutte sfruttate da qui a 35/45 anni, secondo quest’infografica.

Per fortuna, in un certo senso, noi non saremo forse più qui per constatare i cataclismi causati dall’esaurimento delle miniere d’oro. Invece, io nostri nipoti o pronipoti saranno felici di aver ereditato una moneta Vittorio Emaunele che avrete trasmesso di generazione in generazione !

E nel campo della cosmetica?

Alcune grandi marche della cosmetica hanno saputo dare nuovamente lustro all’oro utilizzandolo nelle loro ricette magiche di trucco e di creme anti-invecchiamento. Efficacia provata? Si, da un punto di vista del marketing ! L’argomento commerciale è impareggiabile: ci si ricopre d’oro, si protegge la propria pelle grazie all’oro, ci si profuma con l’oro…

Se l’inerzia e la non tossicità dell’oro sono reali, le sue proprietà anti-ossidanti a livello della pelle umana non sono altrettanto provate. Solo il suo prezzo giustifica la sua presenza in questi prodotti. Quale donna non sarebbe felice di competere con lo splendore di questo metallo prezioso?

Ch’esso sia alla moda o utile nelle tecnologie, l’oro cela molte qualità che devono essere ancora scoperte nel mondo della nanotecnologia. L’oro è senza dubbio il minerale del futuro in questo senso, e i differenti usi e possibili campi d’applicazione ne faranno un metallo sempre più ricercato. E meno sarà facile da estrarre, più valore acquisterà !

Leggere il rapporto completo del CNRS.

Le banche centrali occidentali detengono ancora oro fisico?

Monday, November 19th, 2012

Banche Centrali Europee - Immagine di piazzaffari.info

Tutti pensano che le banche centrali occidentali dispongano fisicamente di grandi quantità di lingotti d’oro. Questo è anche quello che le stesse banche centrali occidentali vorrebbero far credere. I lingotti d’oro rappresentano solo una parte delle loro riserve. Esse detengono infatti un grande quantitativo di monete straniere, comprese le comuni monete fiat come il dollaro, lo yen, la sterlina e l’euro.

E’ stimato che i governi e le banche centrali degli Stati Uniti, del Regno Unito, del Giappone, della Svizzera, della zona euro e l’FMI detengono una quantità impressionante di oro nelle loro riserve, pari a 23.349 tonnellate, superando 1.3 miliardi di dollari secondo il prezzo dell’oro oggi.

Tuttavia, al di là del volume stimato, la natura di quest’oro è poco chiara. Le banche centrali occidentali non divulgano alcuna informazione in merito al luogo di stoccaggio, sotto quale forma o ancora quante riserve d’oro sono utilizzate per altri scopi. Pertanto, le banche centrali non diffondono altre notizie se non quelle che ci vengono fornite dalle autorità arbitrarie che rendono conto dei differenti bilanci finanziari delle riserve.

Fino a dodici anni fa, alle persone interessava poco sapere cosa le banche centrali facevano del loro oro. Il metallo giallo ha attraversato un periodo torbido per circa vent’anni e non suscitava nessun interesse al prezzo di 255 dollari l’oncia. All’epoca, era piuttosto facile per i governi occidentali (o nel caso del Canada – vendere direttamente) prestare le loro riserve d’oro per generare degli interessi sui profitti delle loro società d’investimento, ciò che fecero molte banche centrali a partire dalla fine degli anni ‘80 fino al 2000.

I tempi sono cambiati e oggi è indispensabile sapere come le banche centrali impiegano le loro riserve d’oro e dove si trovano. Perché? Semplicemente, perché ora i Paesi in questione sono spaventosamente indebitati e stampano le loro monete senza alcun ritegno. Sarebbe interessante e soprattutto rassicurante sapere che dispongono ancora di reliquie, di polvere per “sostenere” tutto questo denaro cartaceo appena stampato in caso di fallimento.

Probabilmente, sarete interessati anche a sapere che sono le vendite di oro da parte delle banche centrali ad essere all’origine della teoria dell’investimento e a suscitare in noi un appetito per l’oro dagli anni 2000. Questo è stato evidenziato in una relazione pubblicata da Frank Veneroso, che ci mostra il mercato dell’oro nel 1988, nell’opera intitolata “The 1988 Gold Book Annual”.

In questa relazione, Veneroso affermava che le vendite d’oro da parte delle banche centrali avevano mascherato il bisogno reale della domanda d’oro di circa 1600 tonnellate all’anno (su un mercato stimato a circa 4000 tonnellate). Sulle 35.000 tonnellate d’oro che le banche centrali dichiaravano di possedere ufficialmente in quel periodo, Veneroso stimava che le riserve ne possedevano intorno alle 18.000. « Una volta che le banche centrali non disporranno più di oro da vendere – sottolinea Veneroso – il mercato dell’oro si troverebbe di fronte ad un potente mercato rialzista ». Veneroso non si sbagliava, sebbene le banche centrali continuino a vendere oro e lo faranno ancora per molti anni.

Il mercato rialzista dell’oro ha registrato una crescita nel corso del 2000, mentre le banche centrali sono diventate acquirenti dirette di oro fisico solo nel 2009, ciò che coincideva con la salita del prezzo dell’oro al di sopra dei 1000 dollari l’oncia. Tutti questi acquisti sono stati effettuati dalle banche centrali dei Paesi non-occidentali, e piuttosto da nazioni come la Russia, la Turchia, il Kazakistan, l’Ucraina e le Filippine… e, da allora, non hanno mai smesso di acquistarne.

Secondo Thomson Reuters GFMS, un organismo d ricerca di metalli preziosi, le banche centrali non-occidentali hanno acquistato 457 tonnellate d’oro nel 2011, ed è stimato ch’esse ne acquisteranno ancora per un quantitativo pari a circa 493 tonnellate d’oro quest’anno per aumentare le loro riserve:

Noi stimiamo che queste nazioni acquisteranno molto più di quanto è stato annunciato.
Le banche centrali occidentali tacciono sul loro oro e non hanno divulgato pubblicamente nessun risultato in merito alle vendite e agli acquisti d’oro effettuati durante gli ultimi tre anni. Nonostante esista un “Central Bank Gold Agreement”, un rapporto sull’oro delle banche centrali, attualmente in vigore e che rende conto delle vendite d’oro delle banche centrali del sistema euro. Della Svizzera e della Svezia non vi è alcuna menzione riguardo alle vendite d’oro realizzate, cosa bizzarra dal momento che queste possiederebbero le più grandi riserve di metalli preziosi…
Il silenzio è d’oro… e la dice lunga!

Durante questi ultimi anni, abbiamo raccolto delle informazioni legate alla crescita della domanda di oro fisico. La costante crescita annuale della domanda di oro fisico sotto forma di lingotti ci sorprende soprattutto in termini di approvvigionamento. La capacità annuale dell’industria mineraria aurifera della Russia e della Cina ad esempio (che non esportano la loro produzione nazionale) è attualmente inferiore a quella registrata nell’anno 2000, e da quando l’FMI ha annunciato di aver venduto 403 tonnellate d’oro nel dicembre del 2010, non è stato annunciato pubblicamente nessun altro venditore d’oro fisico sul mercato da quasi due anni ormai.

4. Dato il significativo aumento della domanda d’oro fisico dell’ultimo decennio, in particolare tra i consumatori asiatici, siamo giunti alla conclusione che purtroppo non possiamo determinare la provenienza dell’oro… ma dovrà pur venire da qualche parte!

Per darvi un’idea della crescita della domanda di oro fisico durante questi ultimi dieci anni, abbiamo fatto una lista di di compratori di oro fisico e calcolato la loro variazione netta della domanda annuale in tonnellate dal 2000 fino al 2012 (vedi grafica A):

Grafico A:

Cifre indicate in tonnellate metriche:

† Fonte: CBGA1, CBGA2, CBGA3, International Monetary Fund Statistics, Sprott Estimates.
†† Fonte: Royal Canadian Mint et United States Mint.
††† Sprott Physical Gold Trust et Central Fund of Canada.
^ Source: World Gold Council, Sprott Estimates.
^^ Source: World Gold Council, Sprott Estimates.
^^^ Si riferisce alla crescita annua degli ultimi 8 anni.

Come potete constatare, un semplice confronto di sole 5 fonti differenti della domanda mostra una variazione netta di 2.268 tonnellate della domanda di oro fisico nel corso degli ultimi 12 anni. Ciò significa che ci sono circa 2.268 tonnellate di nuove domande annuali ai giorni nostri rispetto a 12 anni fa. Secondo il gruppo CPM, uno dei principali fornitori di statistiche del settore dell’oro, l’offerta d’oro annuale totale è di circa 3.700 tonnellate quest’anno. Di questa cifra, il World Gold Council, stima che solo 2.687 tonnellate provengono dalla produzione mineraria attuale, mentre il resto è attribuito all’oro riciclato, principalmente ai vecchi gioielli.

Le agenzie di rating hanno la brutta abitudine di voler dimostrare che la domanda totale fisica corrisponda perfettamente all’offerta fisica annuale e di utilizzare “l’investimento netto privato” come una copertura al fine di consolidare la differenza tra la domanda ch’esse attribuiscono alle “transazioni ufficiali” dell’industria, dei gioielli e delle banche centrali e la loro stima in termini di approvvigionamento annuale (cosa che è relativamente verificabile). Le cifre dei loro “investimenti netti privati” sono da rimettere in discussione poiché non integrano gli acquisti reali di domanda d’investimento che hanno luogo ogni anno. Se fosse possibile integrare nuovi dati nei loro sommari di mercato della domanda, potremmo rilevare un’enorme differenza che evidenzierebbe una domanda leggermente maggiore della loro offerta annuale. Infatti, noi sappiamo che questa sarebbe leggermente maggiore se tenessimo conto delle importazioni cinesi (Hong Kong) che nella nostra ultima analisi risalente al luglio scorso raggiungevano le 458 tonnellate, cosa che mostra un aumento del 367% dei suoi acquisti durante lo stesso periodo dello scorso anno. Se le importazioni continuano con questo ritmo, la Cina raggiungerà le 785 tonnellate d’importazioni su un mercato che dovrebbe produrre circa 2.700 tonnellate della produzione mineraria, e questo non corrisponde che ad un solo acquirente!

Poi, ci sono tutti gli altri acquisti degli acquirenti privati che non vengono né segnalate né registrate come quelle di Greenlight Capital, il fondo speculativo gestito da David Einhorn, che avrebbe acquistato per una cifra pari a 500 milioni di dollari oro fisico dal 2009. O ancora il miliardo di dollari investito in oro fisico dalla “University of Texas Investment Management & Co” (Comitato d’investimento dell’Università del Texas) nell’Aprile 2011… o ancora la miriade di altri investitori privati (come gli sceicchi sauditi, i miliardari russi e senza dubbio tanti dei nostri lettori ecc…) che hanno acquistato oro fisico nel corso di quest’ultimo anno. Nessuno di questi acquisti privati è stato registrato presso organismi di ricerca, e tuttavia sono dei veri e propri acquisti di oro fisico, non si tratta affatto di ETF d’oro o di “certificati”.

Esigono l’invio fisico di lingotti ai compratori, ma una volta essere venuti a conoscenza dell’ampiezza dello scarto tra il livello reale della domanda di oro fisico e quello dell’offerta annuale, le domande evidenti che ci poniamo sono le seguenti: chi sono questi venditori che distribuiscono l’oro al fine di rispondere in modo favorevole all’importante domanda di oro fisico? Quali sono questi organismi che “rilasciano” oro fisico sul mercato senza segnalarlo? Da dove proviene tutto quest’oro?

Può essere solo uno il possibile candidato: le banche centrali occidentali. E’ molto probabile che gran parte dell’oro fisico che circola attualmente tra i nuovi acquirenti provenga dalle banche centrali occidentali. Solo loro potrebbero detenere così tanto oro fisico e fornirne in quantità così grandi, e la cui tracciabilità può rivelarsi molto complessa. Gli investitori non hanno mai smesso d’investire nell’oro dal 2008.

Se le banche centrali occidentali affittassero infatti le loro riserve fisiche, non sarebbero tenute a divulgare la cifra esatta d’oro che uscirebbe dalle loro rispettive riserve. Secondo un documento reperibile sul sito della Banca Centrale Europea (BCE) sul trattamento statistico delle riserve internazionali dell’Eurosistema, le direttive in materia di rendicontazione attuali non esigono dalle banche centrali la differenziazione dell’oro detenuto in piena proprietà da quello prestato o scambiato con un’altra parte. Il documento prevede che « le transazioni reversibili in oro non hanno effetto a livello d’oro monetario a prescindere dal tipo della transazione, in accordo con le raccomandazioni contenute nelle direttive del FMI ».

Di conseguenza, secondo le direttive di rendicontazione attuali, le banche centrali avrebbero il diritto di continuare a tener conto dell’entrata di oro fisico nel loro bilancio, anche se lo hanno scambiato o prestato interamente. Potete constatarlo anche voi facendo attenzione a come le banche centrali si riferiscono alle loro riserve auree. Il governo britannico, ad esempio, si riferisce alle sue riserve d’oro come « Oro (compreso l’oro scambiato o prestato) ». E’ la tipica frase che il governo utilizza nelle sue dichiarazioni ufficiali. Idem per il Tesoro Americano e la BCE, che dichiarano i loro averi come « Oro (compresi i depositi d’oro e scambi di oro) » (vedi grafico B). Purtroppo, le loro descrizioni si fermano qua, e nessuna istituzione espone nei dettagli la percentuale delle loro riserve d’oro dichiarate e detenute fisicamente parlando, in rapporto alla percentuale dell’oro prestato o scambiato con altre cose. Il fatto che non distinguano tra le due cose è alquanto sorprendente. Le banche centrali perderebbero credibilità se ammettessero di prestare le loro riserve d’oro ad altri intermediari, i venditori di lingotti tra tutti, che a loro volta lo venderebbero alla Cina ad esempio. Ma le cifre rivelano che è esattamente ciò che è successo. E’ probabile che l’oro delle banche centrali non ci sia più e che le banche che hanno venduto questi lingotti abbiano poche possibilità di recuperarli.

Grafico B:

Fonti:

1) http://www.bankofengland.co.uk/statistics/Documents/reserves/2012/Aug/tempoutput.pdf

2) http://www.ecb.int/stats/external/reserves/html/assets_8.812.E.en.html

3) http://www.boj.or.jp/en/about/account/zai1205a.pdf

4) http://www.imf.org/external/np/exr/facts/gold.htm

5) http://www.snb.ch/en/mmr/reference/annrep_2011_komplett/source

Note:

Dati della BCE del mese di luglio 2012. Banca del Giappone del 31 Marzo 2012.

Le riserve della Banca Centrale Europea sono composte dalle riserve detenute dalla BCE, dal Belgio, dalla Germania, dall’Estonia, dall’Irlanda, dalla Grecia, Spagna, Francia, Italia, Cipro, Lussemburgo, Malta, i Paesi Bassi, l’Austria, il Portogallo, la Slovenia e la Finlandia.

** La Banca del Giappone registra le sue riserve d’oro in yen al suo valore contabile.

La nostra analisi del mercato dell’oro fisico mostra che le banche centrali sono state perlopiù dei fornitori di oro fisico non dichiarati e che le loro riserve sono trascurabili al giorno d’oggi. Se paragoniamo le conclusioni di Frank Veneroso annunciate nel 1988 nella sua relazione ai dati odierni, possiamo constatare che c’è poca differenza tra i due dati. Inoltre, se teniamo conto della variazione netta di 2.300 tonnellate nella domanda annuale che abbiamo annotato nel grafico A, questo ci porta alla conclusione che una grossa parte delle 23.000 tonnellate delle riserve d’oro dichiarate dalle banche centrali occidentali non rappresentano che una semplice scrittura nei loro bilanci – con, in controparte, nessuna garanzia di valore tangibile oltre ad una serie di debiti di diverse entità.

A questo punto, ci resta da pensare che queste banche centrali avranno delle grosse difficoltà a recuperare il loro oro, soprattutto se l’oro ha abbandonato completamente il suo Paese. Possiamo anche chiederci: « Quanto oro nel sistema della banca centrale è stato “ipotecato” nuovamente? ». Le banche centrali in questione sembrano così reticenti nel divulgare i minimi dettagli sulle loro riserve d’oro, le proporzioni tra gli « scambi » e i « prestiti » nei quali le banche centrali sono implicate. Sarebbe indispensabile poter controllare le riserve auree delle banche centrali – per di più, potrebbero profilarsi molte sorprese, lasciando prevedere delle conseguenze esplosive per il prezzo dell’oro!

Le banche centrali occidentali pensano che l’oro che hanno scambiato e/o prestato sia legalmente sempre il loro. Tecnicamente, può essere. Ma se queste riserve non sono fisicamente le loro… allora, tutte le scommesse sono aperte circa l’avvenire del nostro sistema monetario.

 

Fonte: Loretlargent.info

Investire nell’oro

Wednesday, August 22nd, 2012

Una recente inchiesta intrapresa dal World Gold Council (WGC) intitolata “ L’oro, carta vincente per gli investitori britannici”, ha confermato che l’investimento in oro è un valore aggiunto al portafoglio. L’oro si annovera tra le cose “indispensabili” che bisogna avere. Quest’inchiesta avvalora l’idea che l’oro sia l’elemento più affidabile per diversificare il proprio portafoglio.

Tra tutte le strategie d’investimento, dalla più conservatrice alla più aggressiva, l’oro si mostra la più efficace in termini di espansione del portafoglio, riducendo i rischi legati alla crisi. Possedere tra il 2,6% e il 9,5% del proprio risparmio in oro contribuisce a questa diversificazione.

L’oro gioca il ruolo di titolo di garanzia e, comunemente, ciò significa che l’oro protegge il vostro portafoglio in caso di crisi.

La capacità dell’oro di ridurre le perdite è stata appurata in diversi periodi di turbolenze finanziarie. Quasi tutti i mercati in crisi negli ultimi 25 anni hanno visto l’ oro crescere in maniera costante e le loro perdite diminuire poco a poco.

Nel 78% dei casi analizzati, l’oro ha contribuito a ridurre i rischi a cui si poteva incorrere durante 8 periodi di crisi. Per esempio, durante il periodo di recessione del 2008-2009, gli investitori che disponevano di una modesta capacità d’investimento nell’oro hanno visto le loro perdite ridursi. Abbiamo anche constatato che coloro che disponevano di una grossa capacità d’investimento in oro hanno ridotto in maniera significativa le loro perdite durante i due periodi di maggiore crisi del debito sovrano europeo.

Perché la diversificazione è così interessante per gli investitori d’oro?

Quello dell’oro è ancora un piccolo mercato, ma il metallo giallo possiede delle proprietà uniche che rassicurano gli investitori.

Tuttavia, dobbiamo valutare con attenzione il ruolo che l’oro svolge nella diversificazione del portafoglio. Gli investitori dispongono di grosse quantità di denaro in questo momento. Ciò è comprensibile, i mercati d’investimento hanno seminato il panico. E’ difficile non registrare gravi perdite dal 2008 e il sistema finanziario continua ad esporre i suoi malumori.

I risparmiatori sanno bene che investire in oro fisico è sinonimo di estrema liquidità, contrariamente al dollaro, l’euro, lo yen o la libbra sterlina. Inoltre, grazie alle sue caratteristiche uniche, l’oro dovrebbe essere considerato dagli investitori come tutt’altra forma di liquidità: risparmio senza rischi, libero da qualsiasi influenza delle banche centrali, offre una protezione contro le perdite in periodo di crisi.

L’uomo non può prevedere il futuro. Di conseguenza, sii affida alle esperienze passate per cercare di pianificare quelle future. Attenzione! Questo metodo non è sempre quello più affidabile. I settori finanziari e l’economia soffrono degli stessi mali e se si considera che il 90% dei rendimenti sugli investimenti arrivano durante periodi di crisi, gli investitori dovrebbero essere pronti a far fronte agli avvenimenti in campo finanziario. Una crescita sostenuta da più di 10 anni può essere spazzata via nel giro di pochi giorni o di qualche settimana. Non saranno certo i prestiti concessi dall’alta finanza che che potranno convincerci del contrario.

Secondo alcuni analisti, i mercati finanziari e l’economia mondiale sono semplicemente troppo complessi per far si che lo spirito umano possa comprenderlo pienamente.

Gli investitori britannici tendono a prelevare contanti dagli investimenti tradizionali (fondi ed azioni) e preferiscono la sicurezza dell’investimento.

Molto investitori hanno perso sui loro investimenti iniziali e sono diventati diffidenti per non dire sconcertati. Altri ancora, non hanno ricevuto i rendimenti attesi. In questo modo, la necessità di liquidità infligge due ripercussioni nefaste agli investitori.

La prima è la stagnazione del loro capitale dovuto all’assenza di rendita proveniente da rendimenti deboli, per non dire nulli in alcuni casi. La seconda è la paura che la situazione monetaria ci possa condurre all’inflazione che sarebbe inevitabile e problematica. Non avete bisogno di essere esperti d’investimenti per preoccuparvi dei mercati borsistici, dei difetti delle obbligazioni, della stampa di moneta, e questo capitale attualmente imprigionato nei contanti potrebbe cercare altri settori per fiorire.

Bilancio della domanda di oro nel mondo nel 2011

Saturday, March 10th, 2012

Ogni trimestre, il World Gold Council pubblica i rapporti sulla domanda mondiale di oro per settori e tipo di prodotti in oro. Ad inizio febbraio, WGC ha pubblicato il rapporto annuale 2011 che riflette la crisi economica attuale ed evidenzia gli aspetti geopolitici dell’oro.

Il World Gold Council – letteralmente, Consiglio Mondiale dell’Oro – è l’autorità mondiale delle principali aziende minerarie aurifere. Dal 1987, l’associazione raggruppa i principali produttori di oro. Il suo scopo è quello di stimolare la domanda di oro in tutte le sue forme con delle campagne di marketing sui principali mercati internazionali .

1. Una domanda storica

Il WGC è una vera e propria miniera (d’oro) anglofona sull’offerta e la domanda di oro, nonostante l’approccio commerciale risulti avvolte orientato. Le tendenze 2011 della domanda di oro definite dal WGC fanno emergere delle grandi incertezze economiche in tutto il mondo. Il mercato dell’oro non andava così bene da almeno trent’anni e non è un buon segno per l’economia mondiale.

L’instabilità monetaria ha rinforzato la domanda di oro nel 2011, soprattutto in Asia. L’anno scorso, quasi 4,067.1 tonnellate d’oro sono state vendute per un totale di 205 miliardi di dollari (quasi l’equivalente delle spese totali dell’e-commerce negli USA nel 2011), un record mai più raggiunto dal 1997.

L’anno è stato caratterizzato da un picco del prezzo dell’oro a 1920$ a settembre e un rialzo medio del 28% su tutto l’anno. Questa tendenza si riconfermerà e si accentuerà nel 2012.

Gli investitori sanno bene che con un dollaro debole, uno yuan che non riesce ancora ad affermarsi sul mercato, un Europa sull’orlo del baratro, elezioni presidenziali in diverse nazioni che cristallizzeranno ancora di più il malcontento piuttosto che le aspettative, la frattura sarà inevitabile.

Nessuna bacchetta magica per risolvere la crisi. A questo punto sorge spontanea una domanda: “Verso cosa ci rivolgerà per far fronte alla crisi di questo periodo?”. La risposta è logicamente: “verso l’oro!” Ovviamente, più che un valore rifugio, l’oro è il solo attivo tangibile dotato di un valore intrinseco.

Non c’è dunque da stupirsi se nel 2011, la domanda d’investimenti record nell’oro ha potenziato la domanda d’oro globale.

2. Le nazioni più ghiotte di oro

Senza esserne sorpresi, al primo posto c’è l’India, che per ragioni economiche e culturali è la più grande consumatrice di oro nel 2011 con 933 tonnellate acquistate. Solo il settore gioielleria rappresenta più della metà della domanda di oro in India, con oltre 500 tonnellate! La debolezza della rupia verso il dollaro ha incrementato ulteriormente questa forte domanda. L’India rappresenta il 25% della domanda di monete e lingotti d’oro.

Il Paese è tuttavia in lieve calo, mentre la domanda di oro in Cina è in costante aumento con 769 tonnellate d’oro acquistate nel 2011. Questa domanda in aumento del 20% riflette la potenza economica della Cina e un potere d’acquisto sempre più elevato. Come per i vicini indiani, la domanda di oro in Cina proviene dai settori dell’investimento e della gioielleria.

Il mercato asiatico non è il solo ad aver aumentato la domanda di oro. Anche la zona euro, nonostante si trovi in un periodo di difficoltà, cerca di salvare il proprio patrimonio e mettersi al sicuro dalla crisi, spinta da Germania e Svizzeria. La domanda in oro in Europa aumenta così per il 7° anno consecutivo.

Quanto alle banche centrali, esse continuano ad essere acquirenti di oro sugli slanci del 2010. Questa tendenza riflette un bisogno di diversificazione degli attivi, di ridurre la loro dipendenza dalle valute monetarie straniere, di riequilibrare le loro riserve per proteggere le ricchezze nazionali.

Le due grandi tendenze che si delineano a livello della domanda sono da una parte la potenza economica imperiosa della Cina e dall’altra il bisogno di proteggersi dall’incertezza dei mercati e dell’economia occidentale.

3. I più grandi produttori di oro

Anche per quanto riguarda l’offerta, la produzione delle miniere d’oro ha raggiunto un nuovo record, con 2,809.5 tonnellate, 4% in più rispetto al 2010.

E’ la Cina la prima in classificata, con 400 tonnellate d’oro estratte nel 2011. Al secondo posto l’Australia con 255 tonnellate prodotte (un po’ più della metà della produzione cinese). Se gli altri grandi filoni non sono aneddotici, essi sono lontani dai primi due Paesi che producono più oro: gli Stati-Uniti, l’Africa del Sud, la Russia, ma anche il Perù o ancora l’Indonesia e il Canada.

4. I settori più ghiotti di oro

  • La gioielleria

Malgrado l’elevato costo dell’oro, la bigiotteria ha mantenuto una forte domanda di oro. La domanda totale di oro nella bigiotteria è pari a 99 miliardi di dollari nel 2011. La cultura, i costumi e le tradizioni dei più grandi Paesi consumatori di oro, l’India e la Cina, sono il motivo per cui la domanda di oro nel settore della gioielleria rimane molto alta, malgrado i prezzi elevati del metallo prezioso, le difficili condizioni economiche, e la volatilità delle valute.

  • L’industria

L’industria elettronica ha utilizzato 330,4 tonnellate d’oro nel 2011, cioè una domanda in aumento del 1,1%, cosa piuttosto inaspettata visto il prezzo dell’oro. La domanda di oro dell’industria elettronica equivale a 16,7 miliardi di dollari.

Nonostante la sua origine sia antidiluviana, l’oro è il materiale del XXI secolo. Che sia nel dominio dell’elettronica, della sanità, della decorazione ecc, l’oro possiede delle proprietà uniche che i ricercatori riscoprono su scala nanometrica.

I sottosettori dell’industria che hanno spinto la domanda di oro verso l’alto sono l’industria automobilistica, l’industria elettronica in generale e gli attrezzi senza fili.

  • L’investimento

E’ il settore dell’investimento che vanta la più alta domanda di oro, cosa che riflette le attuali incertezze nel settore economico.

  • Monete e lingotti

La domanda di lingotti e monete d’oro continua a crescere nel 2011, e ha giocato un ruolo importante nell’aumento della domanda nell’investimento che è aumentata del 24% nel 2011. Possiamo vedere la domanda sempre più elevata dei privati che diversificano il loro patrimonio in oro.

5. Per concludere, chi detiene più oro?

Senza alcuna sorpresa, sono gli Stati-Uniti che detengono il più alto quantitativo di oro nelle riserve della FED. Il Paese, che conserva una politica inflazionistica mantenendo la propria valuta a basso tasso per facilitare l’esportazione, riempie tuttavia le sue casseforti di oro.

Ecco un elenco aggiornato al gennaio 2012 delle più importanti riserve d’oro nel mondo. Vi presentiamo i 7 Paesi e istituzioni che ne possiedono più di 1000 tonnellate.

Stati Uniti: 8 133,5 tonnellate

Germania: 3 396,3 tonnellate

FMI: 2 841,1 tonnellate

Italia: 2 451,8 tonnellate

Francia: 2 435, 4 tonnellate

Cina: 1 054,1 tonnellate

Svizzera: 1 040, 1 tonnellate

Potete notare che l’Italia si trova al 4° posto tra i maggiori detentori di oro al mondo.

Per la classifica dei 100 Paesi, consultate questo PDF.

Infine, è molto difficile fare una stima della quantità di oro posseduta dai privati come patrimonio personale. Questo lo sappiamo perché abbiamo iniziato ad effettuare delle ricerche sul tema, dalla parte delle banche c’è l’omertà, e i detentori di oro sono molto discreti e preferiscono non parlarne.

Alessia Pinna