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Dov’è finito l’oro della Germania?

Tuesday, September 23rd, 2014
LINGOLD SAVING PLAN - GOLD

Dov'è finito l'oro della Germania?

Dopo più di un anno dall’inizio del rimpatrio dell’oro della Germania, la “saga” continua. Dove sono andate a finire le riserve che furono state affidate agli Stati Uniti? Perché la Germania ha rinunciato al rimpatrio del proprio oro?

Riassunto degli episodi precedenti : inizio anno 2013, la Germania aveva intenzione di rimpatriare il proprio oro, in parte stoccato in Francia e negli Stati Uniti (presso la FED), al fine di disporre delle loro 3.3996 tonnellate d’oro sul proprio territorio entro il 2020.

Il desiderio di rimpatrio delle proprie riserve in oro è stato un segnale forte per il sistema monetario internazionale. In un periodo di crisi (che, ricordiamo, è lontano dall’essere terminato), è comprensibile che gli Stati cerchino di prendere tutte le precauzioni possibili. E un dato di fatto, ormai, se l’euro crolla, la migliore copertura è l’oro.

Nelle riserve delle due nazioni sono stati effettuati delgi audit… l’oro tedesco conservato alla FED si è completamente volatilizzato. Pertanto, le 1500 tonnellate d’oro (del valore pari a circa 70 miliardi di dollari) sono stoccate nella zona di massima sicurezza della FED, a 26 metri sotto terra, “il posto più sicuro al mondo”.

La versione “ufficiale” della FED è ch’essa rifiuta semplicement di restituire l’oro alla Germania! La banca federale americana ha accettato di restituire solo 300 tonnellate alla Germania entro il 2020. Per ora, solo una piccolissima parte delle riserve (34 tonnellate) è stata restituita, e l’oro restituito era nuovo…

Un’ex manager della Goldman Sachs afferma che la Germania non rivedrà mai più il proprio oro, nonostante la FED non avesse l’autorizzazione di servirsi di quest’oro.

In seguito alle pressioni degli Stati Uniti, la Germania ha, infine, rinunciato al rimpatrio del proprio oro nel giugno del 2014, stimando che “ le proprie riserve sono conservate in tutta sicurezza negli Stati Uniti”. L’accordo concluso tra le due nazioni è stato quello, per la Germania, di “realizzare delle operazioni di scambio in monete estere in caso di bisogno”.

Encora una volta, abbiamo la prova che davanti agli Stati Uniti e all’egemonia del dollaro, nessuno Stato è sovrano sul proprio oro…

Giro del mondo : le monete d’oro e d’argento dell’Unione latina

Thursday, August 28th, 2014

LingOro.net vi farà scoprire oggi l’importanza che ricoprono alcune monete d’oro e d’argento da investimento nei vari Paesi d’Europa.
Con una precisazione : parleremo delle monete legate alla vecchia Unione Latina, una delle prove della ricchissima storia geopolitica europea.
In quest’articolo, ci focalizzeremo sulle monete d’oro principali della Francia, dell’Italia e della Svizzera.

L’Unione latina, una moneta europea arrivata in anticipo ?

20 Lire Marengo

In anticipo non vuol dire troppo presto… ma in anticipo rispetto alla costituzione dell’Unione Europea! Questo è il nome della convenzione monetaria che ha riunito l’Italia, la Francia, il Belgio e la Svizzera dal 1865, e anche la Grecia nel 1868. Questa convenzione divenne ufficiale a partire dal 1927, in quanto minata dalla Prima Guerra Mondiale.

L’obiettivo di tale unione : creare un’organizzazione monetaria comune sull’oro e l’argento. Nel quadro di un’uniformazione monetaria, ogni Stato firmatario era tenuto a stampare la propria moneta secondo le norme definite da una convenzione comune, vale a dire un titolo, una massa e un diametro equivalenti secondo il valore delle monete.

Ancora oggi, le tracce di quest’Unione latina sono visibili nelle monete d’oro e argento da investimento: i Marenghi italiani e i 20 Franchi Napoleone, ad esempio, hanno le stesse caratterstiche.

L’Italia, un Paese innamorato del proprio oro… e della sua storia!

Gli italiani hanno capito il valore ricoperto dall’oro : valore rifugio per eccellenza!
Nonostante – e sopratutto – stiamo attraversando un periodo d’austerità, l’acquisto di oro continua ad aumentare in Italia… e, di pari passo, la scelta di un luogo sicuro dove poter custodire il proprio oro. Nel terzo trimestre del 2011, ad esempio, in Svizzera c’è stato un aumento dei depositi di lingotti d’oro provenienti dall’Italia.

Per comprendere l’amore che gli italiani ripongono sull’oro, bisogna tornare indietro nel tempo e risalire alla nostra storia, una storia ricca di dettagli e di prosperità. L’aureo d’oro, vale 25 denari d’argento. Sotto l’impero di Giulio Cesare, venne creata un’unità monetaria e fissata una base del sistema monetario dell’impero romano. E quale impero!

Oggi, il popolo italiano è ancora molto attaccato al proprio oro. E nonostante il governo italiano sia in prima linea in termini di riserve d’oro, i cittadini italiani fanno molta attenzione al risparmio nei metalli preziosi, sopratutto quando si tratta d’investimenti. Le monete più ricercate in Italia ? Le lire italiane, o Marengo, vale a dire l’equivalente dei 20 Franchi Napoleone francesi. Il Napoleone francese ha due “sorelle” italiane : la moneta da 20 lire Vittorio Emanuele e la moneta da 20 lire Umberto I.

La lira italiana è stata emessa a partire dal 1861, e è stata integrata nell’Unione monetaria latina a partire dal 1865. Vengono chiamate Marengo tutte le monete da 20 Lire : Napoleone, Vittorio Emanuele II e III, Umberto I, Carlo Alberto… con un titolo pari a 900.000‰, questa moneta ha differenti valori nominali (5 lire, 10 lire, 20 lire, 50 lire, 80 lire e 100 lire). Al rovescio di questa moneta, troviamo i differenti monarchi che hanno regnato in Italia dal 1863 al 1940. E anche se siamo lontani dall’aureo di Giulio Cesare, la moneta d’oro italiana è una moneta ideale per gli investimenti a medio e lungo termine.

La Francia : il Napoleone, sistema aureo ?

Napoleone 20 Franchi Marianne Coq

Se parliamo della lira in termini di Napoleone italiano, ciò significa che è inevitabile non parlare del Napoleone francese! Il ruolo del Napoleone d’oro, durante la sua prima coniazione, è stato quello di rimpiazzare il Luigi d’oro. Ma non è possibile parlare di un solo Napoleone in Francia : la moneta ha attraversato i decenni. In base al tipo, queste monete hanno avuto un diverso valore per gli investitori e collezionisti: alcune di esse attirano ancora oggi l’attenzione, come il Napoleone Ceres, il Napoleone III Testa Nuda o il Testa Laureata, le Genie III Repubblica e le Marianne Coq.

Con un titolo pari a 900.000‰ e un valore di 5, 10, 20, 40 e 50 Franchi, questa è la base di tutte le altre monete degli Stati dell’Unione latina, che hanno allineato le loro monete Unione latina alle Napoleone. Il Napoleone è stato concepito per la circolazione e lo scambio commerciale. E oggi, è una moneta che offre delle eccellenti qualità per l’investimento .

Svizzera, tradizione d’oro, d’orefici… e di casseforti

In Svizzera, si parla dei 20 Franchi Vreneli, che furono la base di lancio della moneta confederale svizzera. La moneta da 20 Franchi in oro ha le stesse caratteristiche delle sue “sorelle” dell’Unione latina: è l’equivalente del Napoleone francese. Il suo titolo di 900.000‰ e il suo peso di 6,452g (per 5,88g d’oro puro) ne fanno una moneta di facile scambio e il cui valore è assicurato nel tempo.

Ma ciò che determina il valore d questa moneta, è anche la tradizione svizzera: essa è parte di una nazione dove la tradizione dell’oreficeria è forte, e dove il rispetto del segreto bancario si accompagna ad uno statuto di cassaforte del mondo.

La domanda di oro in Cina aumenterà ulteriormente nei prossimi anni, secondo il World Gold Council

Wednesday, May 21st, 2014

La Cina fa parte delle più grandi potenze mondiali, sopratutto quando si parla di oro. Infatti, la Cina è il principale importatore e produttore di oro. Secondo un recente studio del World Gold Council, questa tendenza perdurerà ancora per molto tempo. Il WGC stima che la domanda di oro in Cina aumenterà almeno fino al 2017.

La Cina, primo importatore e produttore di oro

La Cina si è affermata come primo importatore di oro nel 2013. Le cifre divulgate dal World Gold Council all’inizio dell’anno, mostrano un’importazione di oltre 1100 tonnellate di oro da Hong Kong. Una cifra destinata ad aumentare, tenendo conto delle altre risorse d’importazione, i cui flussi restano ancora sconosciuti.

Inoltre, Pechino si è aggiudicato l’ambito posto di primo produttore di oro. Secondo quanto afferma il World Gold Council, la produzione del Paese è raddoppiata negli ultimi dieci anni, passando da 217 a 437 tonnellate d’oro, vale a dire più che le 380 tonnellate prodotte nel 2011, davanti anche all’Australia, gli Stati Uniti o il Sudafrica. E innegabile il fatto che la Cina giochi un ruolo determinante, da diversi anni, nel mercato dell’oro.

Una domanda in oro in continuo aumento

La Cina non rivela le informazioni sulle proprie riserve d’oro ma, tuttavia, incita la popolazione ad acuistarne, non solo perché ha una certa importanza nella cultura cinese – l’oro è particolarmente ricercato durante il capodanno cinese, ad esempio – ma anche perché viene considerato come la migliore soluzione d’investimento e di risparmio.

Uno strano dietro front se pensiamo che, per lungo tempo, il governo cinese ha impedito ai suoi cittadini di detenere oro! Inoltre, da quando il mercato dell’oro è stato liberalizzato in Cina, dal 1994, la domanda di oro dei privati è in costante aumento.

Secondo il rapporto del World Gold Council, questa domanda in oro aumenterà nei prossimi anni, e almeno fino al 2017. La relazione, pubblicata il mese scorso, indica che l’aumento oltrepasserà la soglia delle 1 132 tonnellate nel 2014, fino a raggiungere le 1 350 tonnellate da qui al 2017. Nel 2013, la domanda d’oro cinese era la più forte sul mercato, e si consoliderà nei prossimi anni.

 

La Cina, potenza mondiale sul mercato dell'oro. Fonte: World Gold Council

Dietro questa forte domanda vi sono delle ragioni economiche ben precise

Albert Cheng, managing director per l’estremo oriente del World Gold Council, nonché ex rappresentante della Zecca del Canada in Asia, spiega le ragioni di questa domanda in continuo aumento. La domanda di oro fisico (monete, lingotti, gioielli e oro industriale) dovrebbe seguire il tasso di crescita medio del 6% del Paese, tra il 2014 e il 2017.

« L’attaccamento culturale dei cinesi per l’oro è estremamente forte, e combinato con l’aumento della popolazione e il sostegno del governo, è possibile che il mercato si sviluppi ulteriormente. Il Paese è ormai al centro della scena mondiale dell’oro », spiega Albert Cheng.

L’esperto tiene conto di diverse ragioni per spiegare il futuro rialzo della domanda: l’importanza culturale che i cinesi attribuiscono all’oro, ma anche l’aumento dei redditi e un sostegno attivo del governo cinese. « Un numero sempre maggiore di persone si arrichisce in Cina, hanno i soldi da spendere in gioielli e più risparmi da investire », conclude l’esperto.

L’oro, un risparmio rifugio per il popolo cinese

In assenza di altri investimenti, l’oro rappresenta in effetti un’alternativa reale per chi vuole investire seriamente. Stando a quanto riportato sul rapporto, il metallo prezioso è particolarmente ricercato per i matrimoni e gli eventi culturali, ma non solo. « l’80% dei consumatori interrogati auspica un aumento dei propri investimenti in oro per i prossimi 12 mesi. I risparmiatori e gli investitori cinesi si concentrano sulla conservazione dell’oro a lungo termine, e prevedono un budget più importante da poter investire in questo metallo prezioso», si legge nel rapporto.

Ancora secondo il World Gold Council, il consumo di gioielli in oro dovrebbe passare da 669 tonnellate nel 2013 a 780 tonnellate nel 2017. Inoltre, non bisogna tralasciare il numero dei regali in oro che vengono offerti alle giovani coppie di fidanzati, un investimento molto ricorrente tra la popolazione cinese.

Un rialzo importante… ma non per l’esportazione?

Le cifre evocate dal World Gold Council annunciavano un forte aumento dell’importazione d’oro in Cina, almeno fino al 2017, ma non facevano nessun riferimento in merito all’esportazione. La Cina, primo produttore e importatore, non esporta il proprio oro. Nonostante vi siano delle cifre indicative sulle riserve d’oro della Cina, queste non sono divulgate in via ufficiale.

Le riserve dei privati aumenteranno ancora nei prossimi anni e, molto probabilmente, anche quelle nazionali. L’importazione è in aumento, la produzione anche – secondo il World Gold Council, questa è passata da 217 tonnellate d’oro a 437 negli ultimi dieci anni. E senza nessun’esportazione, la Cina diventerà senza dubbio l’attore principale sul mercato dell’oro nei prossimi anni.

Il rapporto della World Gold Council

Quando la crisi geopolitica si trasforma in crisi monetaria !

Wednesday, April 9th, 2014

L’esempio della Crimea è lampante. L’enclave ucraina raggiunge il girone russo, dopo una crisi geopolitica che è diventata oggi una crisi monetaria per gli abitanti. Questo non è l’unico esempio di una situazione quotidiana che può trasformarsi in qualcosa di difficile a causa della scomparsa o dell’inflazione di una moneta. Quali sono le soluzioni verso quali bisogna orientarsi in casi come questo?

La Crimea, contesa tra due monete

In Crimea, la crisi geopolitca si è trasformata in crisi monetaria. E gli abitanti della Crimea sono di fronte ad una situazione di transizione molto dolorosa.

Dopo la crisi geopolitica che ha toccato il sud dell’Ucraina, si deve far fronte ad un altro problema, che è quello della moneta da adottare, poiché l’enclave deve ritornare nel girone russo. Problema: la moneta ucraina, la Grivna, veniva accettata fino al 1° aprile. Ma per i crimeani, non c’è stato il tempo di pensare! « I conti vengono presentati nelle due valute. Alcuni pagamenti in Grivnia non vengono addirittura più nemmeno accettati, contro ogni legalità, ma con la paura giustificata che presto potrebbe non essere più utilizzabile », si legge in un articolo su Le Monde.

Abitanti con disponibilità di liquidi a breve a termine

E bisogna dire che in un contesto più “abituale’ di cambiamento di valuta (ad esempio, il passaggio all’euro), gli abitanti hanno qualche mese di tempo per abituarsi e poter cambiare le proprie liquidità. Oltre alla questione del cambio importante dei tassi (una Grivnia vale 3,8 rubli), per la popolazione si pone quella del futuro delle loro liquidità. Cosa fare quando le economie hanno riversato su una banca il loro avvenire… e se questa banca è chiusa e non potrà quindi distribuire cartamoneta? « Senza liquidità, gli sportelli automatici fuori servizio », si legge ancora su LeMonde.fr. « Coloro che vorrebbero uscire dal territorio non possono né prelevare contanti né vendere la propria casa. Coloro che vorrebbero restare devono contare sulle riserve di liquidità messe da parte o partire per fare rifornimento di contanti in Ucraina o in Russia ».

Una situazione che ricorda quello di Cipro… dove gli sportelli vennero presi d’assalto dai ciprioti, mentre le banche stavano chiudendo i battenti una dopo l’altra. E Cipro non è stato il solo Paese a far fronte a questo tipo di situazione, anche l’Argentina ha vissuto la crisi in questo modo.

L’Argentina, sfortunata testimone delle crisi monetarie

Da diversi anni, l’Argentina ha dovuto abituarsi alla crisi monetaria. La più forte tra queste è stata quella degli anni ’90, una crisi finanziaria brutale che ebbe come conseguenza una svalutazione molto forte del peso argentino a danno degli abitanti. Stessa cosa negli anni 2000… e recentemente all’inizio dell’anno, momento di forte tensione per la valuta argentina.

Verso quale moneta bisogna orientarsi in caso di crisi?

Qual è la moneta di fiducia in caso di crisi? In caso di crisi monetaria, è spesso il dollaro la moneta verso cui s’indirizzano le persone, come nel caso dell’Argentina, dove gli abitanti hanno messo i propri risparmi sui conti bancari in dollari. E di recente, con un dollaro scambiato a 8,34 pesos, gli Argentini si sono rivolti in massa, ancora una volta, verso una moneta più solida della loro.

Anche se gli Stati Uniti sono anch’essi in piena crisi e il dollaro non sembra poi così solido, resta comunque la moneta di referenza per il commercio internazionale e gli scambi sul mercato. Fino ai minimi dettagli della vita quotidiana degli abitanti: l’ultimo scandalo che ha scosso l’Argentina, è l’assenza di… ketchup negli hamburger di una celebre catena di fast food. Il ketchup viene acquistato in Cile in dollari, e il governo non vuole i bigliettoni verdi, troppo preziosi in tempi di crisi, non lasciano il Paese!

Ma cosa succederebbe se il dollaro perdesse a sua volta il suo valore? O se, come in Crimea, venissero scambiati piuttosto in nero, in un contesto in cui la potenza che ha il controllo sulla nazione volesse fare a meno del dollaro?

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Una crisi della stessa portata potrebbe verificarsi anche in Italia? Si, poiché le ragioni possono essere numerose, e non solo geopolitiche! A Cipro, ad esempio, quando tutto il sistema bancario ha fatto fallimento, anche la vita quotidiana dei ciprioti ha toccato il fondo a sua volta.

In Italia, se tutti gli italiani cercassero di recuperare i loro fondi tutti insieme, tutto il sistema farebbe fallimento. Un vero e proprio “bankrun”, un assalto agli sportelli bancari per prelevare i propri soldi prima degli altri. In Grecia, così come in Spagna, è la stessa identica cosa per numerosi risparmiatori e investitori, che prelevano i soldi in massa dai loro conti bancari.

In caso di crisi, la soluzione di ripiego – e anche di sopravvivenza – prende la forma delle monete metallo. Un esempio è quello della Seconda Guerra Mondiale, quando alcuni soldati inglesi partivano in missione con delle sterline in oro nascoste: era la soluzione per potersi salvare la vita, poiché le monete rappresentavano un valore sicuro in tutte le nazioni.

L’argento metallo, più facile da scambiare

Nel caso di una crisi monetaria come quella che sta avvenendo ora in Crimea, sarebbe dunque la soluzione che potrebbe evitare ai crimeani di ritrovarsi a corto di liquidi. Sopratutto se il ricorso al dollaro potrebbe risultare pericoloso per via del contesto politico che si verrà a creare.

Verso quale moneta metallo rivolgersi? Ovviamente, verso le monete da investimento, il cui valore è conosciuto. I 10 rubli Russia, la moneta d’oro russa da investimento, ne fa parte. Ma potrebbe essere ancora più ragionevole rivolgersi verso l’argento metallo, garante del proprio valore, e che ha sopratutto il vantaggio di essere più liquidabile. Una moneta riconosciuta e che non perde il suo valore nel tempo e che si può scambiare facilmente. Rifornitevi prima della grande crisi, poiché dopo non ce ne sarà più abbastanza!

 

La Germania ha rimpatriato 37 tonnellate d’oro nel 2013

Tuesday, January 7th, 2014

La Germania rimpatria le sue riserve d'oro

Jens Weidmann, presidente della Deutsche Bundesbank, ha dichiarato che la Germania ha rimpatriato 37 tonnellate d’oro delle sue riserve a New York e Parigi, quest’anno. Lo scopo finale è quello di far rientrare la metà delle proprie riserve all’interno dei depositi nazionali del metallo giallo, si parla dunque di circa 3 400 tonnellate di oro, entro il 2020.

In un’intervista rilasciata al Bild newspaper (in Germania), il direttore ha affermato che la banca ha recuperato approssimativamente 1.5 miliardi di dollari in oro, con l’obbiettivo d’incrementare le riserve di Francoforte. Entro il 2020, la Germania vuole recuperare le sue 700 tonnellate d’oro che ora si trovano negli Stati Uniti e in Francia.

Weidmann precisa che non mette in dubbio il livello di sicurezza delle casseforti americane o francesi dove l’oro è custodito.

Durante la guerra fredda, la Germania dell’est decise di portare il proprio oro il più lontano possibile dal mondo occidentale, per paura di un’invasione da parte dei sovietici.

Le riserve tedesche nel 1968 ammontavano a circa 4 000 tonnellate, sette anni prima della fine del celebre sistema di Bretton Woods, basato su dei tassi di cambio internazionali fissi sostenuti dalle riserve d’oro.

La Banca Centrale del Vietnam vieta alle banche di speculare sull’oro

Tuesday, September 10th, 2013

La banca centrale del Vietnam vieta alle banche di speculare sull'oro

La Banca Centrale del Vietnam ha vietato alle banche di speculare sulle riserve d’oro. Secondo l’Autorità monetaria vietnamita, il mercato dell’oro sprofonda nel caos da un decennio a questa parte. A questo proposito, la Banca Centrale ha vietato alle banche di effettuare prestiti e trasferimenti di riserve d’oro.

I principali acquirenti d’oro sono le banche commerciali e il principale rivenditore è la Banca Centrale, che vende l’oro all’asta in un dato momento.

Tuttavia, l’instabilità dell’offerta costringe le banche ad effettuare dei movimenti rapidi e speculativi con il proprio oro. In questo modo, i prezzi dell’oro ‘nazionali’ sono molto più elevati rispetto a quelli internazionali. Il premio dell’oro fisico, nel momento in cui si acquista in Vietnam, aumenta in maniera sistematica. Per questo motivo, il mercato dell’oro è controllato da un gruppo di banche, le quali agiscono a loro piacimento.

La posizione della Banca Centrale sul mercato dell’oro beneficia di un privilegio unico. In seguito all’entrata in vigore della legge sulle tariffe doganali e il commercio esterno del 2012, la banca centrale è diventata unica produttrice, venditrice e importatrice d’oro. Ciò significa ch’essa ha da una parte il monopolio dell’offerta interna dell’oro e, dall’altra, il monopsonio delle importazioni nazionali.

Durante questi ultimi anni, la Banca Centrale, avendo il monopolio sul mercato, ha proceduto alla chiusura di migliaia di negozi di compro oro, autorizzando solamenete 16 banche (inizialmente 22) ad acquistare e vendere oro tra privati e imprese. In un tale contesto, non sorprende il fatto che il mercato si trovi in uno stato di caos permanente e che le banche cerchino di speculare sulle loro riserve d’oro.

Fonte: Vietnam.net e OroyFinanzas.com

Cosa ne ha fatto la Banca d’Inghilterra delle 1300 tonnellate d’oro?

Monday, August 26th, 2013

Oro Banca d'Inghilterra

Secondo Goldmoney, la Banca d’Inghilterra è diventata recentemente una fornitrice importante d’oro, poiché ha affittato 1300 tonnellate di metallo giallo in soli 4 mesi. Che fine hanno fatto i 100.000 lingotti?

Mentre la Banca d’Inghilterra ci propone di fare un tour virtuale delle casseforti dov’è conservato l’oro del Regno sul proprio sito, www.bankofengland.co.uk/virtualtourapp, nel mese di giugno venne annunciato che la banca deteneva 400.000 lingotti d’oro. Tuttavia, nel bilancio di fine esercizio di Febbraio della banca venne registrata una cifra completamente differente: 505.000 lingotti in riserva.

In altre parole, 100.000 lingotti sembrano essersi dissolti nel nulla tra il 28 febbraio (data del bilancio) e il mese di giugno. Cos’è successo a quest’oro?

Possiamo supporre che la Banca d’Inghilterra ha inondato il mercato dell’oro praticando dei prezzi insostenibili.

La Banca d’Inghilterra cerca di mantenere i prezzi bassi in un momento in cui la domanda di oro fisico è elevata – conseguenza della crisi finanziaria di Cipro e della frenesia per il metallo giallo in Cina e in India.

Un afflusso di 1300 tonnellate è sufficiente per far abbassare i prezzi.

Fonte: Mineweb.

La Russia : grande acquirente e produttrice d’oro

Thursday, June 6th, 2013

La Russia è diventata la maggiore acquirente d’oro al mondo.

La Russia ha aggiunto 570 tonnellate d’oro alle sue riserve durante gli ultimi dieci anni.

Da quando il prezzo dell’oro è iniziato a salire, dagli anni 2000, acquistare oro rappresenta la migliore astuzia anti-crisi.

Secondo Evgeny Fedorov, legislatore che lavora nel partito del Presidente russo, Putin, è necessario che una nazione possieda oro e rafforzi le proprie riserve. Il Paese, in questo modo, avrà maggiore sovranità in caso di caduta del dollaro, dell’euro, della sterlina o di qualsiasi altra moneta di riserva.

La Russia non è l’unica nazione che acquista oro costantemente. La Cina ultimamente tallona la Russia e il Brasile è una brava “allieva” in materia, ha addirittura raggiunto dei record negli ultimi dodici anni.

Anche le banche centrali hanno diversificato sempre di più le loro riserve durante gli ultimi anni.

Il Presidente Putin mette l’accento sull’oro.

Oltre ad essere una grande acquirente, la Russia è anche una grande produttrice d’oro.

Trovandosi al 4° posto nella classifica mondiale dei maggiori produttori d’oro, la Russia supera l’Africa del Sud.

Il governo russo continua a pensare che gli Stati Uniti abbiano abusato della loro posizione dominante nel commercio internazionale e l’accusano di aver considerato solo il dollaro come valuta di riserva internazionale. Quest’ultima è tuttavia toccata da molteplici riforme di ammorbidimento quantitativo. Bisogna arrendersi all’evidenza.. il dollaro ha perso molto valore, come altre valute d’altronde.

Da qui ai prossimi dieci anni, la Cina supererà gli Stati Uniti come più grande economia mondiale. Secondo The Economist, ciò potrà prodursi addirittura entro i prossimi cinque anni, poiché si prevede che il tasso di crescita in Cina sarà pari al 7,75% contro il 2,5% negli Stati Uniti, visto che lo yuan predomina sul dollaro e l’inflazione è superiore a quella della Cina. In un tale contesto, lo yuan non ha nessuna difficoltà ad imporsi come moneta di riserva.

La Russia ha incrementato le sue esportazioni, in particolare quelle di gas e petrolio. Il Presidente Putin è cosciente dell’importanza dell’oro sia come carta vincente monetaria essenziale sia come strumento di gestione economica delle risorse. Grazie alla disponibilità di altre risorse già sfruttate o meno, il Paese vanta prospettive di crescita all’orizzonte.
Sembra che ci siano delle differenze nella politica perseguita in materia d’oro in Paesi come gli Stati Uniti e l’’Europa da una parte e quella portata avanti da Paesi come la Russia, la Cina e dalle economie dell’Est o del Medio Oriente dall’altra.

Nel primo caso, si tratta di minimizzare l’importanza dell’oro anche se è indispensabile per le grandi potenze economiche occidentali come gli Stati Uniti e la Germania mantenere delle riserve d’oro massicce. Questi Paesi vedono il vantaggio di possedere dei metalli preziosi per preservare il loro statuto economico a livello mondiale mentre altri Paesi che hanno venduto l’oro hanno cambiato la loro posizione e tentano di salvaguardare quel poco che gli resta.

L’Azerbaigian e il Ghana vogliono rimpatriare le loro riserve d’oro ufficiali

Friday, March 1st, 2013

Ormai, molte banche centrali vogliono rimpatriare le loro riserve d’oro detenute all’estero. Il Venezuela l’ha fatto nel 2012, la Germania l’ha annunciato nel 2013, l’Olanda, l’Austria e la Svizzera ci stanno pensando adesso e presto verranno raggiunte dall’Azerbaigian e il Ghana. Più di 20 Paesi fino ad oggi hanno espresso la volontà di rimpatriare le loro riserve d’oro.

Il governo dell’Azerbaigian ha raggiunto un accordo con la Banca Centrale del Paese per la costruzione d’impianti speciali dove conservare le riserve d’oro, che risultano essere circa 15 tonnellate e si trovano nella banca di JP Morgan a Londra. I rimpatri d’oro sono progressivi: 330 kg a settimana verso l’Azerbaigian. La quantità d’oro che è stata rimpatriata fino ad ora non raggiunge la tonnellata. A fine 2013, l’obiettivo è quello di raddoppiare le riserve d’oro per raggiungere le 30 tonnellate, secondo le fonti ufficiali del Paese.

Anche il Ghana sta pensando di rimpatriare le sue riserve d’oro ufficiali.

Una parte delle riserve d’oro del Ghana, secondo produttore d’oro in Africa, sono depositate nella Federal Riserve degli Stati Uniti e nelle banche centrali europee. Secondo fonti non ufficiali, il Ghana è influenzato dalle misure prese dalla Germania in seguito alla decisione di rimpatriare il loro oro.

I maggiori produttori di oro come AngloGold, Newmont, Golden Star e Goldfields sono in piena attività nel Ghana. Il Paese attira molti investitori stranieri per via della deregolamentazione bancaria che vi è applicata. La banca centrale ha introdotto un sistema di tassi di cambio flessibili che permette agli investitori stranieri di mantenere le loro valute in una banca qualsiasi e di prelevarle facilmente dal Paese.

Gli acquisti delle banche centrali continueranno ad aumentare nel 2013

Wednesday, February 27th, 2013

Quest’anno, gli acquisti di oro da parte delle banche centrali saranno ponderati sul mercato, con domande costanti, cosa che dovrebbe consolidare i prezzi al livello dell’offerta.

Secondo le recenti statistiche di Gold Survey GFMS, un ramo di Thomson Reuters, si prevede che l’ammontare netto degli acquisti raggiungerà le 280 tonnellate nel primo semestre di quest’anno. Nel 2012, l’ammontare totale netto degli acquisti d’oro si elevava a 536 tonnellate, vale a dire il 17.4% in più sull’annualità e un ammontare record dal 1964.

Visto il progressivo deterioramento della situazione economica negli Stati Uniti, il dollaro diventa meno rassicurante in termini di diversificazione, bisogna pensare ad altre alternative.

Inoltre, la crisi del debito continua nella zona euro e l’ammorbidimento delle banche centrali più importanti come quella del Giappone, potrebbe mantenere i rendimenti sulle obbligazioni sovrane a livelli estremamente deboli. Questi sviluppi potrebbero provocare una perdita di fiducia nelle monete fiat, cosa che spingerebbe i Paesi in via di sviluppo a destinare una parte delle nuove riserve per l’oro.

Le banche centrali dei paesi emergenti hanno aumentato notevolmente gli acquisti di oro negli ultimi anni per rafforzare rapidamente le riserve di valute poiché le crisi del debito sovrano hanno pesato sulle monete tradizionali come il dollaro americano e l’euro. Un numero crescente di Paesi come il Messico, la Colombia, il Tagikistan e l’Ucraina hanno mostrato un aumento della domanda di oro.

La domanda di oro delle banche centrali sarà forte quest’anno. Tuttavia, il ritmo degli acquisti dovrebbe essere stabile se si tiene conto della taglia del mercato dell’oro, secondo GFMS.

Inoltre, la portata di eventuali difficoltà politiche in un momento in cui la fiducia nel mercato delle obbligazioni è ancora molto fragile potrebbe restringere il volume degli acquisti da parte dei Paesi in via di sviluppo.

Tuttavia, non sarà una sorpresa se il prezzo dell’oro aumenterà quest’anno, sopratutto se la fiducia nel dollaro diminuirà prima. Viste le circostanze, il potere d’acquisto delle banche centrali potrebbe essere nettamente superiore