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La caduta dell’Euro provocherà un aumento del prezzo dell’oro in Europa

Monday, April 15th, 2013

Prezzo dell’oro in Euro (sugli ultimi cinque anni) – Bloomberg

Il metallo giallo è partito al rialzo fin dall’annuncio delle riduzioni della spesa pubblica negli Stati Uniti, cosa che potrebbe indebolire la ripresa economica del Paese.

I tagli alla spesa pubblica raggiungono gli 85 miliardi di dollari in tutto il Paese nel corso di quest’anno.

Ciò dovrà far arrivare il prezzo dell’oro intorno ai 1 600 dollari – punto d’inizio interessante per gli investitori, stando a quanto dicono alcuni analisti.

Le importazioni di monete d’oro in Germania restano alte mentre l’Euro s’indebolisce rispetto all’oro.

Le ultime elezioni italiane sono state una vera catastrofe per l’Euro e l’Unione Europea secondo il ministro degli affari esteri, Jean Asselborn.

Negli ultimi 4 anni, ogni volta che si è osservata una diminuzione drastica dell’euro rispetto al dollaro, gli investitori tedeschi si sono voltati verso l’oro, cosa che gli è stata molto vantaggiosa.

Nel corso della storia, si osserva che ogni volta che l’euro ha iniziato a cadere tra l’8% e il 20%, in particolare dal 2008, l’oro è aumentato dal 14 al 41% su un anno.

Oggi, la domanda di oro in Europa è giustificata principalmente dal grande numero d’investitori e risparmiatori tedeschi più conservatori, che hanno una certa conoscenza ed esperienza dell’inflazione e dell’iperinflazione.

La crisi del debito non smette di aumentare nella nostra zona euro, la domanda di oro aumenterà ancora.

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Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria

Thursday, March 7th, 2013

FESF

Il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria ( FESF); in tedesco, Europäische Finanzstabilisierungsfazilität (EFSF); in inglese, European Financial Stability Facility (EFSF), semplificato nel gergo giornalistico in Fondo salva-stati, è un fondo comune di credito approvato dai 27 Stati membri dell’Unione Europea, il 9 maggio 2010, che mira a preservare la stabilità finanziaria in Europa fornendo un’assistenza finanziaria agli Stati della zona euro in difficoltà economica.

Il FESF ha sede a Lussemburgo. La Banca Europea degli investimenti fornisce dei servizi di gestione di tesoreria e la gestione amministrativa nel quadro di un contratto di servizio.

Creato il 9 maggio 2010, il FESF poteva intervenire solo dopo essere stato ratificato dal 90% degli Stati membri, soglia raggiunta il 4 agosto 2010. L’accordo è stato ratificato dagli ultimi 3 Stati membri (Belgio, Solvenia e Slovacchia) nel dicembre 2010.

In seguito al vertice dell’Eurogruppo l’11 marzo 2011, al quale hanno partecipato i dirigenti dei Paesi della zona euro, è stato trovato un accordo per aumentare la capacità effettiva d’intervento del FESF a 440 miliardi di euro, grazie a un aumento delle garanzie degli Stati alla zona euro. Inoltre, dopo questo vertice, il FESF ha il pieno diritto di acquistare il debito primario, vale a dire riemesso dagli Stati.

Giovedì 21 luglio 2011, gli europei hanno deciso di allargare il ruolo del FESF : da allora può riacquistare le obbligazioni di Stato sul mercato secondario, partecipare al salvataggio delle banche in difficoltà, fare prestito agli Stati che si trovano in situazioni critiche.

La sua azione è condizionata dal parere unanimo dei Paesi partecipanti e della Banca centrale europea.

Queste disposizioni entrano in vigore solo dopo la ratificazione dei parlamenti nazionali.

Le prime obbligazioni del Fondo europeo di stabilità finanziaria sono stati emesse il 25 gennaio 2011.

Il FESF ha collocato le sue prime obbligazioni su 5 anni per 5 miliardi di euro come aiuto finanziario comune UE / FMI destinato all’Irlanda.

Se il FESF non fosse stato attivato, sarebbe stato chiuso dopo 3 anni, vale a dire il 30 giugno del 2013. Il Fondo esisterà fino a quando l’ultima obbligazione non verrà interamente rimborsato.

Questi due fondi verranno sostuiti nel 2013 dal Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).

La Svizzera prepara un Referendum in vista della rimpatriata delle sue riserve d’oro

Tuesday, February 19th, 2013

Ora che la Germania ha deciso di rimpatriare una parte delle sue riserve d’oro custodite all’estero, la Svizzera vorrebbe fare lo stesso.

Il Partito Popolare Svizzero (SVP) vorrebbe che quest’iniziativa fosse oggetto di un referendum per proteggere le 1.040 tonnellate d’oro che appartengono alla Banca Nazionale Svizzera. Mancano 10.000 firme al partito della SVP per far si che questo progetto di referendum si svolga. Nonostante siano già state raccolte 90.000 firme, ne servono almeno 100.000 entro il 20 marzo.

Dove si trovano quindi le 1.040 tonnellate d’oro della Banca Nazionale Svizzera?

La risposta della banca centrale svizzera continua ad essere abbastanza vaga: << la maggior parte dell’oro si trova nel territorio nazionale, ma un’altra quantità è all’estero. Non vogliamo essere più precisi – afferma Silvia Oppliger, portavoce della banca centrale svizzera – forse, saremo più precisi nel dare le informazioni quando si farà il referendum >>.

Attraverso questo referendum, la SVP vuole costringere la banca centrale svizzera a conservare tutte le sue riserve d’oro in territorio nazionale e impedirgli la rivendita. Il Partito Popolare Svizzero chiede anche che allo scadere dei 5 anni del referendum, la banca centrale s’impegni ad incrementare le sue riserve d’oro fino a che queste non rappresenteranno un quinto del totale dei loro attivi.

Da dove provengono tutti i soldi necessari agli acquisti d’oro?

Questo aspetto è ancora da chiarire. Tuttavia, molti svizzeri ritengono che sia logico utilizzare i 170 miliardi di euro in riserva per comprare dei lingotti d’oro. Ma questo solleva un problema spinoso, da considerare con molta cautela, poiché, in vista di questo progresso, ci sarebbe bisogno di trovare acquirenti per tutta questa quantità di euro, senza parlare del fatto che la moneta di scambio dev’essere stabile per fare in modo che questi miliardi di euro in termine di vendita emanati dalla banca centrale non rafforzino immediatamente il franco svizzero rispetto all’euro. Non v’è alcun dubbio sul fatto che questa considerazione è perseguibile visto i numerosi svizzeri che potrebbero seguire l’iniziativa della SVP, ma la sua attuazione causerebbe non poche preoccupazioni ai responsabili monetari. L’iniziativa potrebbe complicare le intenzioni della SNB per manipolare i tassi di cambio euro/franco svizzero se dovessero vedersi costretti ad acquistare grandi quantità d’oro.

E se l’euro esplodesse?

Wednesday, June 13th, 2012

Tic tac, tic tac, boom!

Se l’euro esplodesse cosa succederebbe? Niente di così grave per alcuni. Per altri, sarebbe il caos più totale. La verità si situerebbe senza dubbio tra queste due estremità, senza per altro conoscerne precisamente l’orientamento.

Visto che la fine della moneta unica diventa una scenario sempre più credibile, è legittimo porsi questa domanda, anzi direi che è una domanda che dobbiamo porci imperativamente.

Quali conseguenze avrebbe un’esplosione della moneta unica per un’impresa, uno Stato e, ovviamente, per i privati?

Iniziamo dalle persone comuni, voi, io e gli altri. Piccoli o grandi risparmiatori, giovani o vecchi, saremo pressoché tutti allo stesso livello in caso di crollo dell’euro… ma più per il peggio che per il meglio.

Allora, concretamente, come potrebbe accadere? Innanzitutto, i periodi più favorevoli (cerchiamo di essere ottimisti) in cui la situazione è meno difficile da gestire sono quelli di riposo. Quindi, o durante il week-end, o durante le vacanze estive. Possiamo, perciò, dire che il periodo ideale è durante il week-end delle vacanze estive. Questo è il momento giusto per grandi annunci.

Prima di tutto, il cittadino medio non ascolta per forza assiduamente le informazioni in spiaggia. Secondariamente, sappiamo bene che il sole e il mare ci rendono meno suscettibili, e i riflessi sono meno rapidi, e poi tutti sono lontani dalla propria abitazione, senza i propri documenti bancari, codici di conto corrente, RIB e altri codici confidenziali, identificativi, password segretissime che vi permetterebbero di recuperare i vostri soldi. Per farla breve, ci ritroveremo incastrati, e nel panico più totale. Infine, l’ora migliore è appena prima della messa in onda dei telegiornali delle ore 20. E’ l’istante in cui tutti sono nelle loro case. La cena sta per cominciare o per finire, i bambini in pigiama o quasi, non tarderanno comunque ad andare a letto… in questo caso, è difficile che inizi una rivoluzione. Le attività commerciali sono tutte chiuse. Altre persone staranno cenando in qualche ristorante o a casa di amici… e la notte porta consiglio!

Sappiate che il giorno favorito è il 15 agosto. Un bel giorno. Spagna, Francia e Italia saranno a riposo, in vacanza. I tedeschi… sulle spiaggie italiane, francesi o spagnole. Gli inglesi saranno sparsi in tutta l’Europa continentale.

In breve, la data ideale per il nostro scenario è il 15 agosto alle ore 20.

Adesso, immaginiamo insieme cosa potrebbe succedere…

 

La Grecia si prepara ufficialmente ad uscire dalla zona euro

Thursday, May 24th, 2012

La Grecia si prepara ufficialmente ad uscire dalla zona euro

Per la prima volta s’intraprendono ufficialmente dei preparativi tecnici per l’uscita della Grecia dalla zona euro. Il comitato di preparazione dell’Eurogruppo ha chiesto ai governi della zona euro di preparare un piano d’emergenza nell’eventualità di un abbandono della moneta unica in Grecia.

Quest’iniziativa è stata approvata lunedì scorso nel corso di una teleconferenza del gruppo di lavoro incaricato di preparare le riunioni mensili dei ministri delle finanze della zona euro. I membri del gruppo di lavoro fanno parte anche del Consiglio d’amministrazione del FESF, il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria.

La notizia si è appresa mercoledì scorso tramite due funzionari europei e grazie anche a Reuters che ha potuto consultare una nota di lavoro redatta da uno Stato membro che spiega nel dettaglio i costi, per ogni Paese, di una possibile uscita della Grecia dal blocco.

Questo documento sostiene che uno scenario simile doveva prodursi prima o poi, e che si dovrebbe auspicare un << divorzio amichevole >>. Inoltre, grazie all’aiuto dell’Unione Europea e del Fondo Monetario (FMI), Atene potrebbe uscire senza gravi danni dalla moneta unica.

<< Finora, non c’è nulla di pronto riguardo alla zona euro perché si teme che ciò possa creare panico e timore >> ha precisato uno dei funzionari.

Un altro funzionario ha confermato, invece, l’esistenza dell’accordo che si è concluso lunedì.

Le borse europee sono in netto declino, poiché un’uscita della Grecia dall’eurozona non è più considerata come un tabù e gli investitori temono che non emerga nessun’altra possibile soluzione concreta per stimolare la crescita economica nel vertice europeo previsto per questa sera.