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Nazionalizzazione di Bankia: la Spagna rivive la crisi dei prestiti subprime?

Tuesday, May 22nd, 2012
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Il Ministero dell’Economia spagnolo ha confermato la notizia dieci giorni fa circa: la Spagna nazionalizzerà parzialmente la quarta banca del Paese, Bankia. Una decisione che conferma i timori sul cattivo stato di salute del settore bancario e la gravità della crisi immobiliare spagnola.

Oppressa dai prestiti immobiliari tossici, Bankia sollecitò qualche settimana fa lo Stato spagnolo per una nazionalizzazione parziale del suo capitale. Lo scenario si è concretizzato il 9 maggio con quest’annuncio del ministero dell’economia spagnolo: << il governo è ad un passo dal diventare il maggior azionista della banca, acquistando il 45% del capitale di Bankia, vale a dire 4,465 miliardi di euro. Il Fondo pubblico di sostegno alle banche spagnole (Frob), creato nel 2010, sarà invitato a sostenere quest’ingente spesa >>.

Per Bankia tale nazionalizzazione mira a rassicurare gli investitori. Tuttavia, i mercati non sono stati rassicurati e hanno condannato duramente il settore bancario: in seguito all’annuncio, l’andamento delle principali banche spagnole ha perso circa il 5% in borsa (-5,84% per Bankia). Le agenzie di rating hanno sanzionato questa decisione, Standard & Poor’s ha deciso di degradare i voti di dieci stabilimenti bancari spagnoli.

La Spagna fa parte delle nazioni europee più colpite dalla crisi e sente il peso dei fardelli che gravano sulla sua economia: vicina al 25% di disoccupazione, una crisi immobiliare senza precedenti, un tasso d’interesse al 6%, le banche indebolite dai prestiti a rischio, gli investitori titubanti e impauriti… Tutto ciò rischia d’indebolire ancora di più l’economia del Paese, già fortemente indebitato.

La nazionalizzazione delle banche è la soluzione alla crisi spagnola?

Ci sono stati casi precedenti di nazioni europee in cui delle banche sono state nazionalizzate: in Irlanda, in Belgio, nel Regno Unito, nei Paesi Bassi. Ciò ha avuto come sola conseguenza quella di aumentare il deficit dei conti degli Stati, di aumentare il debito e i tassi d’interesse. Salvando le proprie banche, il Paese sposta il problema, ma non lo risolve. Inoltre, tenendo conto dell’ampiezza del problema, lo Stato spagnolo non potrà nazionalizzare tutte le banche se dovessero trovarsi nuovamente in difficoltà. Sola soluzione per la Spagna: fare appello alla solidarietà europea tramite il Fondo Europeo di stabilità finanziaria.

Per anticipare i rischi legati ai prestiti subprime, far fronte alle difficoltà delle << cajas >>, le casse di risparmio affossate dagli attivi immobiliari, il governo chiese alle banche, nel febbraio del 2012, di realizzare delle provvigioni pari a 53 miliardi d’euro. Venerdì 11 maggio, il governo spagnolo ha chiesto altre provvigioni supplementari per un valore di 35 miliardi di euro. Ma come potrebbero queste banche mettere sul tavolo una tale somma quando gli investitori sono sempre più reticenti e fanno pagare cara quest’instabilità, facendo schizzare in alto i tassi d’interesse? Il serpente economico spagnolo si morde la coda. I piani d’aiuto ed i loro miliardi affluiscono, ma la crisi resta.

Alessia Pinna

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“Abbiamo scelto di salvare le persone piuttosto che le banche”

Tuesday, February 28th, 2012

Così titola un articolo di Gérard Thomas, apparso su Liberation.fr, il 19 febbraio scorso, che riporta un’intervista fatta a Buenos Aires con l’ex ministro dell’Economia argentino, Roberto Lavagna, che nel 2002 ha fatto uscire il Paese dalla crisi, facendo a meno dei servizi dell’FMI. Lavagna pensa che anche la Grecia dovrebbe seguire questa via per uscire dalla crisi attuale.

L'ex ministro dell'Economia argentino, Roberto Lavagna.

L’ex ministro dell’Economia argentino Roberto Lavagna, 69 anni, è il principale artefice della ripresa dell’argentina caduta in una terribile crisi 10 anni fa. Quando prese possesso delle sue funzioni, nell’aprile del 2002, il peso argentino era già stato svalutato del 70%, il paese era in default, il debito privato raggiungeva più di 72 miliardi di euro, il tasso d’inflazione arrivava circa al 125% annuo, la disoccupazione era ormai esplosa, i piccoli risparmiatori erano rovinati e i disordini sociali avevano già fatto più di 30 vittime nel Paese. E’ in questo quadro economico e politico che Roberto Lavagna ha preso la decisione di non servirsi << dell’aiuto >> del Fondo monetario internationale (FMI) e dei mercati finanziari. Questa è la via che dovrebbe seguire anche la Grecia.

Cosa accomuna la crisi argentina del 2001-2002 all’attuale crisi greca?

Sul piano economico, è tutto uguale. L’Argentina aveva stabilito una parità fissa tra il peso e il dollaro, la Grecia è legata all’euro. Un tasso di cambio fisso che associa dei Paesi con una forte produttività e altri la cui competitività è molto più debole non può che generare una crisi.

La Grecia è già al suo quarto anno di recessione, anche l’Argentina lo era. Il deficit fiscale, il deficit dei conti correnti, la caduta del PIL, l’indebitamento, l’esplosione della disoccupazione… tutti i dati macro-economici sono uguali. Tuttavia, la situazione sociale della Grecia è migliore di quella Argentina all’epoca. Sul piano istituzionale, l’Argentina era un Paese isolato mentre la Grecia fa parte dell’insieme economico più potente del mondo.

Come avete fatto a far uscire l’Argentina dal caos?

Da quando sono entrato in carica come ministro dell’Economia, nell’aprile del 2002, ho deciso che si doveva cambiare radicalmente modo di vedere l’uscita dalla crisi.. Il mese successivo, sono andato a Washington per incontrare i dirigenti del Fondo monetario internazionale e spiegargli che i nostri rapporti non sarebbero stati più gli stessi. Dall’inizio della crisi economica, nel 1998, avevamo già ricevuto due prestiti dal Fondo monetario per un totale di 51 miliardi di euro. Tutt’e due sono stati dei fallimenti spettacolari e alcune voci si levarono per chiedere una terza tranche di circa 17 miliardi supplementari.

Non ho voluto seguire questa via e ho spiegato all’FMI che non volevamo più prestiti e che saremo usciti dalla crisi da soli. La sola cosa che ho chiesto è stato un roll over parziale di tutte le scadenze. Mi sono anche impegnato a pagare gli interessi del debito e una parte del capitale. Ma non potevo fare tutto e subito. Questa posizione era impensabile per l’FMI perché mostravamo la volontà di fissare da soli la nostra politica economica. Ho dovuto spiegargli la mia proposta tre volte prima che arrivassero a capire. A partire da quel momento abbiamo smesso di sostenere le banche mentre l’FMI ce lo imponeva, esigendo anche la privatizzazione della Banca della Nazione. Ma essendo già usciti dal gioco, il Fondo monetario non aveva più i mezzi per fare pressione sull’Argentina!

Avete dunque remato contro l’FMI ed i vostri principali creditori?

Le vie per uscire dalla crisi non sono quelle che traccia l’FMI. Quest’istituzione propone sempre lo stesso tipo di contratto di risanamento fiscale che consiste nel diminuire il denaro che si da alla gente comune – i salari, le pensioni, gli aiuti sociali, ma ugualmente i grandi lavori pubblici che generano posti di lavoro – in modo da sfruttare il denaro risparmiato per pagare i creditori. Tutto questo è assurdo ed immorale. Dopo quattro anni di crisi non si può continuare a togliere il denaro sempre alle stesse persone. Ed è esattamente ciò che si cerca d’imporre alla Grecia! Diminuire tutto per dare alle banche. L’FMI si è trasformato in un’istituzione che mira a proteggere i soli interessi finanziari. Quando ci si ritrova in una situazione di stallo come l’Argentina nel 2001, bisogna cambiare le regole del gioco.

Secondo voi i piani di austerità e di rigore non sono necessari, ma è ciò che viene imposto alla Grecia…

A torto perché il denaro prestato rischia di non poter essere mai rimborsato e il deficit fiscale greco è più elevato oggi che quando gli venne concesso il primo prestito. Questi sono i soliti errori. La colpa è del settore finanziario che impone la propria maniera di vedere le cose. Si preferisce salvare le banche piuttosto che le persone che hanno dei prestiti immobiliari da rimborsare. La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di posticipare le scadenze per le persone indebitate. I funzionari dell’FMI a questo punto ci hanno rimproverato di violare le regole del capitalismo! Dimenticavano semplicemente che delle persone “rovinate” non consumano più, cosa che obera un rilancio per la crescita. Al posto di pagare le banche, la Grecia dovrebbe investire nell’educazione, la scienza e la tecnologia, finanziare delle infrastrutture e recuperare in questo modo una certa produttività, non soltanto nel settore dei servizi e del turismo.

Avrete sicuramente molti nemici tra i banchieri…

Mi detestano! Cosa che non gli ha impedito di bussare alla nostra porta per prestarci del denaro esattamente 48 ore dopo essere riusciti a risanare il nostro debito nel 2005! Ovviamente, ho rifiutato quest’offerta rispondendogli che l’Argentina non sarebbe ritornata sulla scena dei mercati finanziari prima del 2014 poiché non ne avevamo bisogno.

Perché il 2014? Semplicemente perché entro quell’anno il debito pubblico sarà solo del 30%, la metà dei parametri europei di Maastricht! Sono del parere che una nazione come l’Argentina non ha bisogno di stare tutto il tempo sui mercati finanziari. Si rischierebbe di aumentare nuovamente il debito pubblico. Il problema è che sono gli stessi banchieri a far passare l’idea che indebitarsi all’estero sia una cosa positiva. E’ normale che se io vendessi pomodori, penserei che è bene mangiarne! Loro vendono soldi!

Tradotto da: Alessia Pinna

Estratto da: Liberation.fr

Goldman Sachs – I nuovi capi del mondo.

Tuesday, February 7th, 2012

New Jersey - Goldman Sachs Tower.

Sono loro che manipolano il mondo, il corso dello zinco e dell’alluminio, e perché non dovrebbero farlo anche con quello dell’oro ? Vi presentiamo questo reportage francese edificante di un mostro chiamato Goldman Sachs, che alla base era al servizio del bene pubblico e ora è diventato un mostro vorace di capitali. Umanisti astenersi !

Il reportage andato in onda su Canal Plus nel novembre del 2011 è esemplare, e racconta dell’ascensione e della degenerazione di una banca multinazionale che sfugge ad ogni controllo.

Si parla di regolarizzare i mercati ? Di consapevolizzare i banchieri ? Ma << i banchieri di Goldman Sachs sono furbi, provengono dalle migliori scuole del Paese e sono molto abili ad aggirare le nuove regolamentazioni >> afferma la prima giornalista intervistata.

Fino agli anni ‘80, Goldman Sachs era una banca responsabile, seria, la buona banca di famiglia alla quale si potevano << affidare >> il proprio oro e le proprie liquidità. Poi, dagli anni ‘90, il sistema si è impallato, sotto l’impulso ultra liberale di un Reagan a capo degli Stati Uniti.

Nel suo blog << Naked Capitalism >>, Susan Weber (alias Yves Smith), denuncia i cambiamenti del sistema bancario negli anni ‘80. Gli avvenimenti che hanno contribuito alla trasformazione di una semplice banca in un mostro sono due: negli anni ‘90, il mercato del credito divenne più importante, più rischioso, più proficuo, più redditizio. Mentre, nel frattempo, il mercato dei prodotti finanziari derivati si sviluppò e crebbe a dismisura. Un mostro è nato !

<< Una volpe per controllare il pollaio >>

Johon Cassidy, giornalista economico afferma: << Le grandi banche hanno creato delle filiali che assomigliano sotto ogni aspetto alla Goldman Sachs. Sono dei casinò sparsi all’interno delle vecchie banche (…) Goldman Sachs consiglierebbe ai suoi clienti di scommettere sul crollo finanziario dell’Europa >>. Un deputato europeo aggiunge: << Goldman Sachs scommette sull’evoluzione dei prezzi. Loro ci guadagnano perché fanno variare i prezzi in questione, l’opacità totale dei mercati finanziari gli permette di farlo. Si stanno aumentando i rischi invece di farli diminuire >>.

La manipolazione dei prezzi è resa possibile dagli scambi ultra rapidi con dei software velocissimi. Non possiamo controllare quello che succede in questi scambi ad alta velocità.

Una delle constatazioni più ciniche di questo reportage è quella seconda la quale è molto più redditizio distruggere l’economia che sostenerla. Allora, come possiamo sperare di uscire dalla crisi, o anche solo in un miglioramento nel 2012 ? L’avvenire sarà positivo per le banche, ma i privati hanno interesse ad investire i loro risparmi in valori sicuri come l’oro, se non vogliono rischiare di vederli assorbiti dall’ipoglicemia permanente delle banche.

<< Non viviamo nella democrazia, ma in un sistema totalitarista rovesciato >>.

Vedere il reportage  << Goldman Sachs – Les nouveaux maitres du monde >>

Alessia Pinna