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Archive for March, 2012

L’Oro Verde: il metallo del futuro!

Friday, March 30th, 2012
LINGOLD SAVING PLAN - GOLD

Clean Extraction

Da qualche tempo, stiamo assistendo a dei fenomeni di mobilitazione e iniziative, spesso collettive, nelle industrie dell’ambiente che vogliono promuovere un tipo di oro pulito. Differenti etichette si fanno << concorrenza >>, ma non sono tutte così legittime, non perseguono tutte le stessi gli valori, e non hanno tutte lo stesso << peso >>. Alcune etichette perseguono il rispetto dei diritti umani piuttosto che quello dell’ambiente, e viceversa.

Così, l’etichetta Oro Verde difende un oro pulito e promuove un’estrazione non inquinante, cioè senza mercurio né cianuro. L’obiettivo di quest’etichette è proteggere l’ambiente per permettere alle attività agricole di continuare a svilupparsi. La zona d’influenza di questi marchi dai valori alquanto rispettabili resta tuttavia ancora molto localizzata (in questo caso nella regione di Chocò, in Colombia).

Altre carte ed etichette, invece, mettono l’accento sulle condizioni lavorative in seno alle estrazioni minerarie. Esse perseguono quindi un commercio dell’oro equo e il rispetto di alcune norme sociali, economiche e ambientali. L’uomo è la prima preoccupazione per quest’etichette (come Fairtrade and Fairmined gold certification o FLO-CERT): parità dei sessi, sicurezza, divieto di far lavorare i bambini sono alcuni dei criteri essenziali per riuscire ad ottenere questa certificazione.

Esistono anche delle reti che raggruppano differenti industrie minerarie che promuovono un << oro sostenibile >> (o << sustainable gold >>) come ad esempio Solidaridad Network che difende tra le altre cose un programma e un impegno sul mercato dell’oro in diverse parti del mondo (le Ande, l’America Centrale, l’America Latina, i Paesi Bassi e l’Africa occidentale). Questo programma è una risposta alle ingiustizie sociali e i danni ambientali del settore minerario.

Da notare anche l’iniziativa Artminers, un’organizzazione senza scopo di lucro che valorizza l’uso di tecnologie particolari nei processi di estrazione dell’oro. L’organizzazione ha ottenuto il sostegno finanziario della Banca Mondiale per il suo progetto di estrazione senza mercurio.

Tutte quest’etichette, carte, certificazioni chiamate comunemente con l’appellativo di << oro verde >> non sono dunque tutte uguali ed è quindi importante conoscerne l’origine. Non esiste una sola forma di oro verde ed esse non sono tutte sinonimo di eco-responsabilità.

L’oro verde è spesso associato, a torto, all’oro riciclato. Il riciclaggio dell’oro non è altro che la rifusione del metallo. Questa è più o meno la principale fonte di guadagno di quei negozi specializzati nell’acquisto e vendita di oro. Il minimo che possiamo dire è che il riciclaggio di quest’oro non ha nulla di molto lodevole e comporta un’immagine sordida e poco lusinghiera del metallo giallo… Le persone che si recano in questi negozi hanno spesso bisogno di liquidi e sono pronte a svendere i propri gioielli familiari (quando non si tratta di denti in oro…). Sono quindi molto lontani dai valori ecologici!

L’estrazione pulita: un processo controllato passo dopo passo.

Esistono delle vere e proprie iniziative che cercano di sviluppare e democratizzare l’estrazione pulita come ad esempio la carta << Clean Extraction >>. Questa carta nasce dalla cooperazione tra AuCoffre.com e la raffineria svizzera Valcambi. Essa si basa su 3 principi essenziali:

– Estrazione con il minimo impatto sull’ambiente (senza mercurio né cianuro);

– Rispetto delle condizioni sociali e salariali dei lavoratori;

– Divieto di far lavorare i bambini.

Informazione, sensibilizzazione e responsabilizzazione dei consumatori sono il primo obiettivo di questa carta. E’ esattamente ciò che ha sedotto Benoit Derenne, cliente di Gold & Forex International e Direttore di una Fondazione per le Generazioni Future, che è rimasto davvero stupefatto dalla carta e dalla Vera Valor, prima moneta etichettata << Clean Extraction >> per i valori ch’essa difende.

Lo scopo di tale estrazione pulita è quello di garantire e certificare la tracciabilità della moneta (in questo caso la Vera Valor) durante tutte le tappe di produzione: dalla miniera alla coniazione! Paul McGowan, responsabile dello sviluppo internazionale di AuCoffre.com e Direttore Generale di LinGold, aveva già sottolineato l’importanza della catena di produzione pulita durante la sua visita nell’industria di Valcambi nell’ottobre del 2011. Bisogna capire che la carta Clean Extraction non è un’etichetta illusoria né un certificato di buona coscienza: l’insieme dei processi dell’estrazione pulita viene meticolosamente controllata da revisori indipendenti.

La catena di produzione di Valcambi è dunque oggetto di verifiche da parte di Stewart Group Global, fornitore di servizi d’ispezione e analisi dei metalli. La lista d’ispezioni effettuata da quest’azienda è edificante e accredita al 100% la carta Clean Extraction. Il ruolo del revisore indipendente, che approva tutte le tappe della produzione, attesta la serietà e l’impegno di AuCoffre.com e Valcambi.

Lo sviluppo dei principi di questa carta è’ un obiettivo molto importante nel settore dell’oro, e non c’è alcun dubbio sul fatto che è su questo che si fonderà il mercato dell’oro in futuro, poiché questo settore ha bisogno di rinnovarsi e rispettare i diritti umani e l’ambiente.

Alessia Pinna

Dopo un decennio di crescita, l’oro continua ad attrarre investitori e risparmiatori!

Tuesday, March 20th, 2012

Monete d'oro - Republique française

L’oro si è guadagnato la reputazione di valore rifugio per eccellenza. Tuttavia, quest’investimento comporta dei rischi che grazie ai consigli che noi di LingOro.net vi diamo potrete evitare d’incontrare.

Dall’acquisto alla rivendita, le chiavi dell’oro fisico.

Quando gli investitori temono la fine del mondo, comprano oro. Era il 9 settembre 2011: l’oncia sfiorò i 1 900 $ al fixing di Londra, la sua referenza. E le ragioni sono evidenti: qualche settimana prima, i mercati azionari erano crollati per paura di una recessione economica e delle incertezze a causa dell’indebitamento degli Stati Uniti e dei Paesi della zona euro. Il peggio sembrava ormai certo!

Sul mercato dell’oro, questo vertice era la conferma di un decennio di crescita quasi continuo, anche se, in dollari attuali, il record del 1980 non è stato (ancora) raggiunto.

Decennio euforico

Dall’inizio del millennio, il prezzo dell’oncia si è quintuplicato. Questo fenomeno ha riportato l’industria aurifera all’ebollizione. I professionisti, che soprattutto dopo il 2008, hanno visto affluire le persone in cerca di lingotti per mettere al sicuro i loro risparmi, hanno lanciato nuove offerte. Visto l’alto prezzo dell’oro al chilo, sono stati creati dei piccoli tagli, i lingottini. I nuovi professionisti si sono moltiplicati, specialmente su internet, per rispondere ad una domanda sempre più forte. I banchieri, che restano gli intermediari più sollecitati, si sono dovuti formare nuovamente per la vendita dell’oro, pratica ormai caduta in obsolescenza.

Un tesoro dormiente

Mentre il prezzo dell’oro sale in vetta, le persone si rendono conto del tesoro che giaceva latente nei loro cassetti. Gli opportunisti non si sono sbagliati, e le offerte di riacquisto del vecchio oro hanno invaso le strade per catturare parte di questa manna.

Mi rivolgo ai compratori di oro che vogliono diversificare il proprio patrimonio, ma anche ai venditori desiderosi di approfittare dell’impennata dei prezzi dell’oro per trasformare il proprio oro in soldi: acquistate il vostro oro cercando di evitare le truffe e tenendo conto della fiscalità!

Tradotto da: Alessia Pinna

Tratto da: Investir.fr

Il Sardex: una moneta virtuale per far fronte alla crisi.

Wednesday, March 14th, 2012

Sardex.net - Il circuito di credito commerciale.

Un gruppo di giovani ragazzi di Serramanna, un piccolo comune della Sardegna, ha creato un metodo di pagamento alternativo all’euro per aiutare le aziende locali ad uscire dalla crisi economica. Il Sardex permette alle imprese di scambiare beni e servizi all’interno di un circuito virtuale, accostandosi al principio dell’antica pratica del baratto.

Intervista a Carlo Mancosu, uno dei soci fondatori e responsabile della comunicazione del Circuito Sardex.

Di Alessia Pinna.

CAGLIARI. << Dopo vari studi di settore, nel settembre del 2009, io ed altri tre amici abbiamo deciso di fondare la società. La Fondazione è però attiva dal gennaio 2010. In soli due anni siamo riusciti ad avere 500 adesioni da parte delle aziende locali. Non è stato facile far capire il funzionamento del Sardex, ma a poco a poco le persone stanno acquistando fiducia nel nostro progetto, e le aziende iscritte già da tempo ne stanno raccogliendo i frutti >>.

Cos’è il Sardex e come funziona?

<< Il Sardex è una moneta virtuale con la quale è possibile comprare e vendere dei beni all’interno del nostro circuito, che comprende solo ed esclusivamente aziende locali. Non esistono banconote poiché si tratta di una moneta riconosciuta e scambiata solo tra le imprese iscritte. I pagamenti si effettuano in crediti sardex, evitando alle aziende che non hanno abbastanza liquidità nelle casse di far debito o insolvenza. Quando un’impresa si trova in difficoltà o non riesce a pagare un debito, tutte le altre aziende si attivano per aiutarla a pagarlo. L’iscrizione costa dai 150 sardex per le imprese più piccole ai 1000 sardex circa per quelle più grandi. In poche parole, con i sardex si possono risparmiare degli euro che servono per pagare tasse, mutui, affitto. Un sardex equivale a un euro, ed è su questo valore che si effettuano le transazioni >>.

Chi sono gli ideatori?

Gli ideatori sono quattro giovani ragazzi di Serramanna che già nel 2009 avevano previsto l’attuale crisi: Gabriele e Giuseppe Littera, Carlo Mancosu e Piero Sanna. << Tutti appassionati di economia, con in mano una laurea e tanti sacrifici alle spalle, abbiamo iniziato a sondare il terreno andando in Svizzera, a Basilea, per 3 giorni, e poi visitando il WIR, il circuito più grande del mondo, che conta circa 75 000 piccole-medio imprese, e attivo dal ‘34. Prima si svolgeva tutto in maniera molto analogica, con dei libri contabili, poi pian piano sono passati al formato elettronico. Oggi il WIR è anche una banca, la WIR BANK appunto, e quindi tratta sia moneta complementare che moneta a corso forzoso >>.

Com’è nata l’idea?

<< Abbiamo iniziato a pensarci nel 2006. Eravamo tutti studenti, io ero l’unico che studiava a Cagliari, mentre gli altri studiavano fuori, due a Leeds, mentre Gabriele a Teramo. Ci sentivamo spesso, e i nostri discorsi erano quasi sempre incentrati su due cose che ci preoccupavano allo stesso modo: il nostro futuro e quello economico dell’isola. Abbiamo cercato sostanzialmente di far coincidere le due cose, partendo dall’assunto che in Sardegna siamo in un tessuto di nano e micro imprese, quindi generalmente l’impresa da 1 a 5 addetti, mentre già nel Nord Italia la piccola impresa va dai 5 ai 50 addetti. Questi numeri parlano chiaro: per gli imprenditori sardi è molto difficile superare le sfide della globalizzazione >>. Per fare un esempio, una grande tipografia tedesca riesce a fare un preventivo online in 10 minuti, e in 3 giorni arriva la merce a casa alla metà del prezzo, quindi difficilmente la tipografia sarda ha la possibilità di competere. << L’idea era quella di creare da una parte un modo per rendere i prodotti locali concorrenziali, dall’altra c’era il fatto che dagli Stati Uniti arrivava già l’eco di quello che sarebbe stato, ovvero la crisi economica che stiamo vivendo attualmente. Noi iniziavamo a documentarci e prepararci per il futuro perché l’accesso al credito risultava già molto difficile in Sardegna >>. Il circuito Sardex permette alle aziende di farsi credito tra loro e quindi di superare, con un sistema decentralizzato, il fatto di dover per forza ricorrere alle banche per chiedere un aiuto finanziario.

Cosa cambia dal moderno metodo di pagamento?

<< Le fatture che si emettono sono delle normalissime fatture in euro, quindi l’unica cosa che cambia dall’attuale metodo di pagamento è la modalità con cui questo si effettua, ovvero si utilizza il circuito sardex per effettuare le transazioni. Il nostro sistema permette alle aziende di fare un massimale di spesa, perciò l’azienda può acquistare già prima di aver venduto. Poniamo che un macellaio acquisti mille euro di prodotti dalla tipografia per farsi i biglietti da visita e le insegne. A questo punto il macellaio non dovrà ripagare la tipografia in beni o servizi, ma sarà qualcuno degli altri membri del circuito ad acquistare carne dal macellaio e farle saldare il debito >>. Tutte le aziende partono da zero. E’ su questo principio che si basa il sardex, cioè su un principio di “compensazione”. Per capirci meglio, quando un’impresa acquista va in debito, quando al contrario vende, essa risale. Ciò significa che il punto di equilibrio nel sistema è zero. In questo modo, le aziende si finanziano a vicenda. Nel momento in cui la tipografia vende mille euro di prodotti, automaticamente si trova oltre il punto di zero, ma allo stesso tempo ha fatto credito alla macelleria che è scesa oltre questo punto. Ora, la macelleria non dovrà per forza dare carne al tipografo, ma riceverà ordini da altri clienti che faranno pareggiare nuovamente il suo conto.

Che tipi d’imprese sono associate?

Attualmente all’interno del circuito Sardex vi sono 500 imprese iscritte. C’è un po’ di tutto: dalla piccola azienda che vende frutta e verdura alla grande impresa edile, dai piccoli commercianti al dettaglio o all’ingrosso alle grandi aziende informatiche. Non mancano anche grandi testate giornalistiche come l’Unione Sarda. Il principale requisito che si deve avere per farne parte è essere una piccola-medio impresa che tratta prodotti locali o che lavora a livello regionale. << Per diversi motivi, principalmente per ragioni etiche, abbiamo scelto di non accettare né i rivenditori di armi né le finanziarie >>.

Gli istituti bancari vi sono contro?

<< Per il momento, assolutamente no! Noi parliamo spesso con gli istituti bancari ed è un periodo in cui, per una questione economica, si stanno ritirando dai piccoli centri, nei quali lasceranno dei vuoti che qualcuno dovrà pur colmare. Diversamente, le aziende sarebbero abbandonate a se stesse. In più, agiamo su un segmento che il mercato tradizionale non riesce ad assorbire, quindi il nostro lavoro è complementare. La maggior parte delle aziende, infatti, produce 100, ma vende 60.. noi facciamo in modo che vendano 80! >>. Il Circuito Sardex non si contrappone, dunque, al lavoro svolto dalle banche, ma cerca di ottimizzare la rendita delle aziende iscritte.

Progetti per il futuro?

<< Abbiamo le idee molto chiare a questo proposito. Il nostro progetto è estendere il metodo del Circuito Sardex alle altre regioni dell’Italia, a partire dalla Sicilia. La piattaforma è già online, ma sarà operativa tra qualche mese. Un altro progetto già avviato è quello di far aderire anche i privati, con la sola differenza che le aziende pagano la quota d’iscrizione, mentre i privati dovranno fare un acquisto in euro. Facciamo un esempio: Michela compra una lavatrice in uno dei negozi associati e spende 200 euro, e invece dello sconto riceverà una certa quantità di sardex dal rivenditore. Michela potrà iniziare a spendere i suoi sardex all’interno del circuito. Tutto ciò porterà nuovi clienti ai rivenditori, e altrettanti benefici agli acquirenti che potranno spendere i loro sardex per fare un fine settimana nell’hotel associato a pochi passi dalla spiaggia, o per fare shopping nel negozio di calzature o di abbigliamento >>.

 

I soci-fondatori del Circuito Sardex.net

Il sardex è un’alternativa locale all’euro vacillante, ma non è la soluzione all’attuale speculazione finanziaria delle banche. Il nostro sistema economico e bancario è difficile da contrastare, e il debito pubblico continuerà a gravare sulla popolazione. Ma, almeno, le piccole imprese locali potranno vedere uno spiraglio di luce, continuando a vendere e a produrre i loro prodotti.

 

La brillante idea dei quattro amici di Serramanna è una vera e propria innovazione che riflette perfettamente l’incertezza economica del nostro Paese. Un’incertezza che si traduce anche con la forte domanda di oro negli ultimi anni, sia da parte dei privati che delle banche, essendo questo l’unico valore rifugio in tempo di crisi.

Bilancio della domanda di oro nel mondo nel 2011

Saturday, March 10th, 2012

Ogni trimestre, il World Gold Council pubblica i rapporti sulla domanda mondiale di oro per settori e tipo di prodotti in oro. Ad inizio febbraio, WGC ha pubblicato il rapporto annuale 2011 che riflette la crisi economica attuale ed evidenzia gli aspetti geopolitici dell’oro.

Il World Gold Council – letteralmente, Consiglio Mondiale dell’Oro – è l’autorità mondiale delle principali aziende minerarie aurifere. Dal 1987, l’associazione raggruppa i principali produttori di oro. Il suo scopo è quello di stimolare la domanda di oro in tutte le sue forme con delle campagne di marketing sui principali mercati internazionali .

1. Una domanda storica

Il WGC è una vera e propria miniera (d’oro) anglofona sull’offerta e la domanda di oro, nonostante l’approccio commerciale risulti avvolte orientato. Le tendenze 2011 della domanda di oro definite dal WGC fanno emergere delle grandi incertezze economiche in tutto il mondo. Il mercato dell’oro non andava così bene da almeno trent’anni e non è un buon segno per l’economia mondiale.

L’instabilità monetaria ha rinforzato la domanda di oro nel 2011, soprattutto in Asia. L’anno scorso, quasi 4,067.1 tonnellate d’oro sono state vendute per un totale di 205 miliardi di dollari (quasi l’equivalente delle spese totali dell’e-commerce negli USA nel 2011), un record mai più raggiunto dal 1997.

L’anno è stato caratterizzato da un picco del prezzo dell’oro a 1920$ a settembre e un rialzo medio del 28% su tutto l’anno. Questa tendenza si riconfermerà e si accentuerà nel 2012.

Gli investitori sanno bene che con un dollaro debole, uno yuan che non riesce ancora ad affermarsi sul mercato, un Europa sull’orlo del baratro, elezioni presidenziali in diverse nazioni che cristallizzeranno ancora di più il malcontento piuttosto che le aspettative, la frattura sarà inevitabile.

Nessuna bacchetta magica per risolvere la crisi. A questo punto sorge spontanea una domanda: “Verso cosa ci rivolgerà per far fronte alla crisi di questo periodo?”. La risposta è logicamente: “verso l’oro!” Ovviamente, più che un valore rifugio, l’oro è il solo attivo tangibile dotato di un valore intrinseco.

Non c’è dunque da stupirsi se nel 2011, la domanda d’investimenti record nell’oro ha potenziato la domanda d’oro globale.

2. Le nazioni più ghiotte di oro

Senza esserne sorpresi, al primo posto c’è l’India, che per ragioni economiche e culturali è la più grande consumatrice di oro nel 2011 con 933 tonnellate acquistate. Solo il settore gioielleria rappresenta più della metà della domanda di oro in India, con oltre 500 tonnellate! La debolezza della rupia verso il dollaro ha incrementato ulteriormente questa forte domanda. L’India rappresenta il 25% della domanda di monete e lingotti d’oro.

Il Paese è tuttavia in lieve calo, mentre la domanda di oro in Cina è in costante aumento con 769 tonnellate d’oro acquistate nel 2011. Questa domanda in aumento del 20% riflette la potenza economica della Cina e un potere d’acquisto sempre più elevato. Come per i vicini indiani, la domanda di oro in Cina proviene dai settori dell’investimento e della gioielleria.

Il mercato asiatico non è il solo ad aver aumentato la domanda di oro. Anche la zona euro, nonostante si trovi in un periodo di difficoltà, cerca di salvare il proprio patrimonio e mettersi al sicuro dalla crisi, spinta da Germania e Svizzeria. La domanda in oro in Europa aumenta così per il 7° anno consecutivo.

Quanto alle banche centrali, esse continuano ad essere acquirenti di oro sugli slanci del 2010. Questa tendenza riflette un bisogno di diversificazione degli attivi, di ridurre la loro dipendenza dalle valute monetarie straniere, di riequilibrare le loro riserve per proteggere le ricchezze nazionali.

Le due grandi tendenze che si delineano a livello della domanda sono da una parte la potenza economica imperiosa della Cina e dall’altra il bisogno di proteggersi dall’incertezza dei mercati e dell’economia occidentale.

3. I più grandi produttori di oro

Anche per quanto riguarda l’offerta, la produzione delle miniere d’oro ha raggiunto un nuovo record, con 2,809.5 tonnellate, 4% in più rispetto al 2010.

E’ la Cina la prima in classificata, con 400 tonnellate d’oro estratte nel 2011. Al secondo posto l’Australia con 255 tonnellate prodotte (un po’ più della metà della produzione cinese). Se gli altri grandi filoni non sono aneddotici, essi sono lontani dai primi due Paesi che producono più oro: gli Stati-Uniti, l’Africa del Sud, la Russia, ma anche il Perù o ancora l’Indonesia e il Canada.

4. I settori più ghiotti di oro

  • La gioielleria

Malgrado l’elevato costo dell’oro, la bigiotteria ha mantenuto una forte domanda di oro. La domanda totale di oro nella bigiotteria è pari a 99 miliardi di dollari nel 2011. La cultura, i costumi e le tradizioni dei più grandi Paesi consumatori di oro, l’India e la Cina, sono il motivo per cui la domanda di oro nel settore della gioielleria rimane molto alta, malgrado i prezzi elevati del metallo prezioso, le difficili condizioni economiche, e la volatilità delle valute.

  • L’industria

L’industria elettronica ha utilizzato 330,4 tonnellate d’oro nel 2011, cioè una domanda in aumento del 1,1%, cosa piuttosto inaspettata visto il prezzo dell’oro. La domanda di oro dell’industria elettronica equivale a 16,7 miliardi di dollari.

Nonostante la sua origine sia antidiluviana, l’oro è il materiale del XXI secolo. Che sia nel dominio dell’elettronica, della sanità, della decorazione ecc, l’oro possiede delle proprietà uniche che i ricercatori riscoprono su scala nanometrica.

I sottosettori dell’industria che hanno spinto la domanda di oro verso l’alto sono l’industria automobilistica, l’industria elettronica in generale e gli attrezzi senza fili.

  • L’investimento

E’ il settore dell’investimento che vanta la più alta domanda di oro, cosa che riflette le attuali incertezze nel settore economico.

  • Monete e lingotti

La domanda di lingotti e monete d’oro continua a crescere nel 2011, e ha giocato un ruolo importante nell’aumento della domanda nell’investimento che è aumentata del 24% nel 2011. Possiamo vedere la domanda sempre più elevata dei privati che diversificano il loro patrimonio in oro.

5. Per concludere, chi detiene più oro?

Senza alcuna sorpresa, sono gli Stati-Uniti che detengono il più alto quantitativo di oro nelle riserve della FED. Il Paese, che conserva una politica inflazionistica mantenendo la propria valuta a basso tasso per facilitare l’esportazione, riempie tuttavia le sue casseforti di oro.

Ecco un elenco aggiornato al gennaio 2012 delle più importanti riserve d’oro nel mondo. Vi presentiamo i 7 Paesi e istituzioni che ne possiedono più di 1000 tonnellate.

Stati Uniti: 8 133,5 tonnellate

Germania: 3 396,3 tonnellate

FMI: 2 841,1 tonnellate

Italia: 2 451,8 tonnellate

Francia: 2 435, 4 tonnellate

Cina: 1 054,1 tonnellate

Svizzera: 1 040, 1 tonnellate

Potete notare che l’Italia si trova al 4° posto tra i maggiori detentori di oro al mondo.

Per la classifica dei 100 Paesi, consultate questo PDF.

Infine, è molto difficile fare una stima della quantità di oro posseduta dai privati come patrimonio personale. Questo lo sappiamo perché abbiamo iniziato ad effettuare delle ricerche sul tema, dalla parte delle banche c’è l’omertà, e i detentori di oro sono molto discreti e preferiscono non parlarne.

Alessia Pinna