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Archive for February, 2012

20 franchi Vreneli: le monete d’oro << made in Svizzera >>

Wednesday, February 29th, 2012
LINGOLD SAVING PLAN - GOLD

Dritto della moneta 20 Franchi svizzeri Vreneli.

I 20 franchi svizzeri Vreneli o Helvetia sono un best seller presso i nostri vicini svizzeri con ben 58,9 milioni di esemplari coniati. LingOro.net si sente dunque in dovere di presentarvi questa moneta d’oro che merita tutta la nostra attenzione.

Per prima cosa, qualche generalità e alcune cifre. Il Vreneli si caratterizza per:

– un titolo de 900/1000
– un peso di 6,452 g
– un diametro di 21 mm
– uno spessore di 1,25 mm

Queste caratteristiche, identiche al Marengo italiano, ne fanno una moneta che rientra nel quadro dell’Unione Monetaria Latina. Essa possiede tuttavia una quotazione differente dal Marengo italiano.

Si contano 28 millesimi tra il 1897 e il 1935, si uniscono a questi i millesimi 1947 e 1949. Il millesimo 1935 ha qualche particolarità, infatti in quell’anno furono coniate 75 000 monete. Tuttavia, le monete sono state coniate nuovamente nel 1945 (3 500 000 unità), 1946 (9 400 000) e 1947 (9 400 000). Su quest’ultime vi è incisa una L vicino al millesimo 1935. Contemporaneamente a questa coniazione, 9 200 000 monete sono millesimi 1947 e con la scritta << AD LEGEM ANNI MCMXXXI >> sulla metà (è lo stesso per il millesimo 1949).

Grazie a delle lettere possiamo risalire all’atelier monetario dal quale deriva ogni moneta: B (Berna); B. (Bruxelles); BB (Strasburgo); LB (Strasburgo); L (moneta riconiata a partire dall’oro del lingotto).

Dopo tutte queste queste indicazioni numeriche, parliamo della storia di questa moneta.
Ricordiamo che la Svizzera ha redatto la sua prima Costituzione Federale nel 1847, ciò che fa di questa nazione uno Stato Federale. Dal 1850 vennero così abbandonate le monete cantonali, numerose e la cui parità è difficile da stabilire, a vantaggio di una moneta unica, il Franco svizzero (valore iniziale fissato al franco francese).

Nel 1865, la Svizzera è entrata nell’Unione Latina. A partire dal 1873, sono state coniate le monete d’oro. Nacquero le prime << testa d’Helvetia >> !
Attenzione, questa moneta ha delle caratteristiche fisiche particolari e non dev’essere confusa con i 20 Franchi Vreneli che sono stati coniati a partire dal 1897. Coniate tra il 1883 e il 1896, queste monete presentano una testa di LIBERTAS coronata da rododendri e l’incisione CONFEDERATIO HELVETICA. Sul rovescio, una stella a 5 punte domina lo scudo svizzero contornato da una corona vegetale. La metà presenta un rilievo particolare dal 1883 al 1886 e incisa << DOMINIUS XXX PROVIDEBIT XXXXXXXXXX >> dal 1886 al 1896.
Helvetia o signorina Verena raffigurata al dritto è la personificazione dello Stato federale svizzero.

Questo ci porta alla descrizione della moneta.
Al dritto, vi è quindi raffigurato il profilo sinistro di questa affascinante Vreneli (diminutivo di Verena in svizzero tedesco), vestita con un bavero ornato con edelweiss, i capelli in treccia, e sullo sfondo paesaggio di montagna.
Da notare che il disegno di F. Landry fece molto scalpore all’epoca per via dell’acconciatura, giudicata troppo informale per figurare su una moneta. I capelli al vento di Verena non erano appropiati.
HELVETIA è inciso sul bordo superiore, e il nome dell’artista F. Landry sul bordo inferiore a destra.
Al rovescio, stemma svizzero che si trova in uno scudo posto su rami di quercia. Sopra, al centro dello scudo, un fiocco di due nastri che scendono ai due lati. Sotto la data con il segno della zecca (B). Cerchio perlinato. Sul bordo 22 stelle (per i cantoni dell’epoca). E’ proprio grazie a questo bordo che si possono rilevare i falsi che sono in genere molto difficili da distinguere.
Anche se i 20 Franchi Vreneli siano le monete più comuni in Svizzera, come i Marengo italiani per esempio, esistono anche i 10 Franchi Vreneli e la moneta da 100 Franchi. Questa moneta è una vera e propria rarità sul mercato della numismatica per via della sua tiratura di 5 000 esemplari, tutte coniate nel 1925. Attenzione alle contraffazioni di quest’ultime!

Il dritto è lo stesso per tutt’e tre le monete, cambia solo la posizione del nome dell’incisore F. Landry che si trova a sinistra e non a destra. Il rovescio cambia leggermente in quelle da 10 e 100 Franchi dove vi è raffigurata una croce svizzera in una corona di raggi di luce al di sopra del valore facciale e un ramo di rododendri e di genziane al di sotto.

Rovescio della moneta d'oro 20F d'oro svizzeri Vreneli.

Questa moneta è molto richiesta in Svizzera, ma riscuote grande successo anche nel resto dell’Europa, soprattutto in quelle nazioni in cui l’oro da investimento sotto forma di monete d’oro è molto sviluppato: Germania, Francia, Italia ecc… Comprare una moneta 20 Franchi Vreneli è come comprare un piccolo pezzo di Svizzera, con tutto ciò ch’essa evoca. Non avendo circolato tanto, questa moneta è stata per molto tempo tenuta in custodia nelle casseforti, conservando perciò un aspetto quasi nuovo. Il suo prezzo dipende dal Paese dove la comprate, e non è in Svizzera che la troverete al miglior prezzo. In Italia, questa moneta si accosta alle tariffe del Marengo italiano. Questa moneta è dunque molto interessante da rivendere in un periodo di esplosione dei prezzi dell’oro, quando avete già venduto il vostro Marengo italiano con un buono spread. Quando ci sono meno vendite che acquisti di Marenghi italiani, gli acquirenti si orientano allora verso l’acquisto dei 20 Franchi svizzeri prima di comprare altre monete della stessa famiglia (Unione Latina). Questa moneta non rimpiazza le monete Vittorio Emanuele II o III, o un Krugerrand agli occhi degli investitori italiani, tuttavia questa completerà perfettamente l’insieme delle monete già possedute. Comprate queste monete in qualità SPL quando individuate una tendenza al ribasso sul suo spread rispetto a quello del Marengo italiano.

Per concludere, i 20 Franchi Vreneli sono monete di buonissime qualità per l’investimento. E’ adatta sia ai principianti sia agli esperti in un’ottica di diversificazione come moneta che potrà avere un andamento differente dal nostro Marengo nazionale.

Alessia Pinna

“Abbiamo scelto di salvare le persone piuttosto che le banche”

Tuesday, February 28th, 2012

Così titola un articolo di Gérard Thomas, apparso su Liberation.fr, il 19 febbraio scorso, che riporta un’intervista fatta a Buenos Aires con l’ex ministro dell’Economia argentino, Roberto Lavagna, che nel 2002 ha fatto uscire il Paese dalla crisi, facendo a meno dei servizi dell’FMI. Lavagna pensa che anche la Grecia dovrebbe seguire questa via per uscire dalla crisi attuale.

L'ex ministro dell'Economia argentino, Roberto Lavagna.

L’ex ministro dell’Economia argentino Roberto Lavagna, 69 anni, è il principale artefice della ripresa dell’argentina caduta in una terribile crisi 10 anni fa. Quando prese possesso delle sue funzioni, nell’aprile del 2002, il peso argentino era già stato svalutato del 70%, il paese era in default, il debito privato raggiungeva più di 72 miliardi di euro, il tasso d’inflazione arrivava circa al 125% annuo, la disoccupazione era ormai esplosa, i piccoli risparmiatori erano rovinati e i disordini sociali avevano già fatto più di 30 vittime nel Paese. E’ in questo quadro economico e politico che Roberto Lavagna ha preso la decisione di non servirsi << dell’aiuto >> del Fondo monetario internationale (FMI) e dei mercati finanziari. Questa è la via che dovrebbe seguire anche la Grecia.

Cosa accomuna la crisi argentina del 2001-2002 all’attuale crisi greca?

Sul piano economico, è tutto uguale. L’Argentina aveva stabilito una parità fissa tra il peso e il dollaro, la Grecia è legata all’euro. Un tasso di cambio fisso che associa dei Paesi con una forte produttività e altri la cui competitività è molto più debole non può che generare una crisi.

La Grecia è già al suo quarto anno di recessione, anche l’Argentina lo era. Il deficit fiscale, il deficit dei conti correnti, la caduta del PIL, l’indebitamento, l’esplosione della disoccupazione… tutti i dati macro-economici sono uguali. Tuttavia, la situazione sociale della Grecia è migliore di quella Argentina all’epoca. Sul piano istituzionale, l’Argentina era un Paese isolato mentre la Grecia fa parte dell’insieme economico più potente del mondo.

Come avete fatto a far uscire l’Argentina dal caos?

Da quando sono entrato in carica come ministro dell’Economia, nell’aprile del 2002, ho deciso che si doveva cambiare radicalmente modo di vedere l’uscita dalla crisi.. Il mese successivo, sono andato a Washington per incontrare i dirigenti del Fondo monetario internazionale e spiegargli che i nostri rapporti non sarebbero stati più gli stessi. Dall’inizio della crisi economica, nel 1998, avevamo già ricevuto due prestiti dal Fondo monetario per un totale di 51 miliardi di euro. Tutt’e due sono stati dei fallimenti spettacolari e alcune voci si levarono per chiedere una terza tranche di circa 17 miliardi supplementari.

Non ho voluto seguire questa via e ho spiegato all’FMI che non volevamo più prestiti e che saremo usciti dalla crisi da soli. La sola cosa che ho chiesto è stato un roll over parziale di tutte le scadenze. Mi sono anche impegnato a pagare gli interessi del debito e una parte del capitale. Ma non potevo fare tutto e subito. Questa posizione era impensabile per l’FMI perché mostravamo la volontà di fissare da soli la nostra politica economica. Ho dovuto spiegargli la mia proposta tre volte prima che arrivassero a capire. A partire da quel momento abbiamo smesso di sostenere le banche mentre l’FMI ce lo imponeva, esigendo anche la privatizzazione della Banca della Nazione. Ma essendo già usciti dal gioco, il Fondo monetario non aveva più i mezzi per fare pressione sull’Argentina!

Avete dunque remato contro l’FMI ed i vostri principali creditori?

Le vie per uscire dalla crisi non sono quelle che traccia l’FMI. Quest’istituzione propone sempre lo stesso tipo di contratto di risanamento fiscale che consiste nel diminuire il denaro che si da alla gente comune – i salari, le pensioni, gli aiuti sociali, ma ugualmente i grandi lavori pubblici che generano posti di lavoro – in modo da sfruttare il denaro risparmiato per pagare i creditori. Tutto questo è assurdo ed immorale. Dopo quattro anni di crisi non si può continuare a togliere il denaro sempre alle stesse persone. Ed è esattamente ciò che si cerca d’imporre alla Grecia! Diminuire tutto per dare alle banche. L’FMI si è trasformato in un’istituzione che mira a proteggere i soli interessi finanziari. Quando ci si ritrova in una situazione di stallo come l’Argentina nel 2001, bisogna cambiare le regole del gioco.

Secondo voi i piani di austerità e di rigore non sono necessari, ma è ciò che viene imposto alla Grecia…

A torto perché il denaro prestato rischia di non poter essere mai rimborsato e il deficit fiscale greco è più elevato oggi che quando gli venne concesso il primo prestito. Questi sono i soliti errori. La colpa è del settore finanziario che impone la propria maniera di vedere le cose. Si preferisce salvare le banche piuttosto che le persone che hanno dei prestiti immobiliari da rimborsare. La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di posticipare le scadenze per le persone indebitate. I funzionari dell’FMI a questo punto ci hanno rimproverato di violare le regole del capitalismo! Dimenticavano semplicemente che delle persone “rovinate” non consumano più, cosa che obera un rilancio per la crescita. Al posto di pagare le banche, la Grecia dovrebbe investire nell’educazione, la scienza e la tecnologia, finanziare delle infrastrutture e recuperare in questo modo una certa produttività, non soltanto nel settore dei servizi e del turismo.

Avrete sicuramente molti nemici tra i banchieri…

Mi detestano! Cosa che non gli ha impedito di bussare alla nostra porta per prestarci del denaro esattamente 48 ore dopo essere riusciti a risanare il nostro debito nel 2005! Ovviamente, ho rifiutato quest’offerta rispondendogli che l’Argentina non sarebbe ritornata sulla scena dei mercati finanziari prima del 2014 poiché non ne avevamo bisogno.

Perché il 2014? Semplicemente perché entro quell’anno il debito pubblico sarà solo del 30%, la metà dei parametri europei di Maastricht! Sono del parere che una nazione come l’Argentina non ha bisogno di stare tutto il tempo sui mercati finanziari. Si rischierebbe di aumentare nuovamente il debito pubblico. Il problema è che sono gli stessi banchieri a far passare l’idea che indebitarsi all’estero sia una cosa positiva. E’ normale che se io vendessi pomodori, penserei che è bene mangiarne! Loro vendono soldi!

Tradotto da: Alessia Pinna

Estratto da: Liberation.fr

Spagna: ritrovato un tesoro nel relitto di un galeone.

Tuesday, February 28th, 2012

Il galeone trasportava un carico d’oro e d’argento per una cifra di 500 milioni di dollari. Il tesoro è stato ritrovato nel relitto di un galeone, ed è stato reso alla Spagna dai ricercatori di tesori.

La nave spagnola, affondata due secoli fa, è rientrata in Spagna sabato scorso. Questo ritorno costituisce l’epilogo di una battaglia giudiziaria tra la società americana Odyssey, la prima a scoprire il ricco bottino, e lo Stato spagnolo.

I due aerei Hercules, decollati la sera prima dalla base di MacDill in Florida, sono atterrati a metà giornata sulla base militare di Torrejon de Ardoz, vicino a Madrid. Questi contenevano un carico di più di 595,000 monete d’oro e d’argento e un centinaio di oggetti d’oro.

500 milioni di dollari

In totale, un carico di un valore pari a 500 milioni di dollari, pesa 23 tonnellate. Si tratta del più importante tesoro sottomarino mai stato scoperto. “Tutto è in un pessimo stato di conservazione, dopo 208 anni sotto l’acqua, d’altronde è normale”, ha spiegato Miguel Morer, dell’ufficio stampa del Ministero Spagnolo della Difesa.

Le casse che contengono il tesoro, tenute sotto sorveglianza dalla Guardia civile, dovevano essere depositate in un luogo tenuto segreto dalle autorità spagnole. La nave da guerra spagnola, salpata dall’America del Sud, venne fatta affondare il 5 ottobre 1804 dalla marina britannica al largo di Algarve, nel sud del Portogallo.

Tradotto da: Alessia Pinna

Estratto da: tsr.ch

L’oro: una frenesia planetaria.

Monday, February 27th, 2012

L’impennata del prezzo dell’oro, temperata anche da una recente correzione, provoca un nuovo slancio del metallo prezioso. Tante miniere sono state riaperte, nuovi acquisti speculativi, e nuovi clienti asiatici: l’oro non è mai stato così tanto ambito prima d’ora. Questa frenesia mondiale nasconde purtroppo il lavoro forzato dei minatori e i danni provocati all’ambiente.

Il nuovo cammino verso l’oro

Valore rifugio per eccellenza in tempi d’incertezza economica, il metallo prezioso conserva il suo potere d’attrazione. Assisteremo ad un ritorno al sistema aureo? Il metallo prezioso, una delle prime forme di scambio monetario, era il perno del commercio internazionale fino a quando il presidente americano, Richard Nixon, abolì il sistema aureo nel 1971 (abbandonando la convertibilità del dollaro in oro). Questo sistema presentava non pochi inconvenienti: bisognava scambiare carta con dei lingotti ogni qual volta gli investitori e i risparmiatori si preoccupavano dell’ampiezza del deficit o del debito pubblico, o ancora della propensione tipica degli Stati ad immettere denaro sul mercato per risanare il debito. Nella misura in cui l’appetito riflette i fallimenti economici e politici, non c’è da stupirsi se alcuni sognano un ritorno al sistema aureo. Secondo i commercianti di lingotti, è la corsa generale – dai fondi speculativi ai fondi sovrani, passando per i privati, i gioiellieri e le banche centrali – verso il metallo giallo, sotto forma fisica o di prodotto quotato sui mercati.

Una garanzia per gli investitori

Mentre gli Americani e gli Europei tentano di risolvere la crisi del debito emettendo moneta che non vale niente, gli investitori e le banche centrali – in particolare nei mercati emergenti come quello della Cina, della Russia e della Corea del Sud – trovano rifugio nei valori tangibili come l’oro fisico, affinché le loro riserve non siano composte unicamente dal dollaro e dall’euro. L’oro ha guadagnato quasi il 27% nel 2011, anche se dopo un picco di 1 921,15 dollari l’oncia, raggiunti il 6 settembre, il suo prezzo è ricaduto intorno ai 1 600 dollari a metà dicembre (ovvero 1 226 euro).

Nel 2010, la domanda mondiale di oro si è elevata a 4 330 tonnellate. I gioiellieri ne hanno acquistato il 50%, e gli investitori il 38%, contro solamente il 4% dieci anni prima, secondo il Consiglio Mondiale dell’oro. Quanto alle banche centrali, esse ne hanno acquistato solo 73 tonnellate, volume che ha superato le 500 tonnellate nel 2011, stando a quanto afferma Walter de Wet, analista presso Standard Bank. “Le banche centrali comprano sempre più oro da tenere nelle loro riserve, afferma W. de Wet. Anche se i Paesi della zona euro e gli Stati Uniti riuscissero a trovare una soluzione alla crisi del debito, essi si troveranno malgrado tutto di fronte ad una recessione. In periodo di recessione, gli Stati stampano moneta; ciò vuol dire che il prezzo dell’oro salirà.

Benché il metallo giallo non riporti né dividendi né interessi, contrariamente alle obbligazioni o alle azioni, esso garantisce dei guadagni in capitali e rassicura le banche centrali e gli investitori prudenti quando i mercati crollano. “Un’oncia d’oro è un’oncia d’oro”. Un barile di petrolio è un barile di petrolio. Ma cos’è un dollaro? Esso non è che uno strumento di misura privo di senso, poiché il presidente della Riserva federale americana, Ben Bernanke, può creare miliardi di dollari a suo piacimento”, spiega Jay Taylor, caporedattrice di Gold, Energy & Tech Stocks, in un’intervista pubblicata recentemente sul sito The Gold Report.

L’oro va nuovamente di moda in Asia

Allarmato per la crisi del debito pubblico, il Venezuela ha importato a settembre più di 160 tonnellate d’oro, la cui maggioranza era stoccata nella Banca d’Inghilterra. Più del 60% delle riserve di questo Paese sono costituite da oro. La Germania, vista come la potenziale salvezza per la zona euro, detiene la seconda quantità d’oro più grande al mondo (dopo gli Stati Uniti): il metallo prezioso rappresenta il 71% (circa 3 400 tonnellate) delle sue riserve. La Cina è al sesto posto nella classifica, con solo l’1,6% (1 100 tonnellate), contro il 7% per l’india e la Russia, e 14% per l’Africa del Sud.

Gli acquisti di oro delle banche centrali sono tuttavia modesti se comparati a quelli degli orafi. L’oro va nuovamente di moda in Asia e nel Medio-Oriente, dove il giro d’affari delle gioiellerie cresce a vista d’occhio. La domanda di questo settore si abbassò nel corso degli ultimi dieci anni, poiché il prezzo del metallo prezioso saliva più velocemente delle rendite. Dopo aver raggiunto un livello record di 3 290 tonnellate nel 1997, essa è scesa nuovamente a 1 850 tonnellate durante la recessione nel 2009. Ma il mercato ha riacquistato la sua forza dal 2010: circa 2 000 tonnellate sono state acquistate nel 2010, e più di 2 300 tonnellate nel 2011.

Alcuni investitori in cerca di rendimenti reali non sono tuttavia sedotti dalla brillantezza dell’oro. Secondo il miliardario uomo d’affari americano, Warren Buffett, “questo metallo non ha alcuna utilità. Lo si dissotterra dall’Africa del Sud per inviarlo alla Riserva federale [americana], dove viene nuovamente sotterrato.

Tradotto da: Alessia Pinna

Estratto da: Courrier International

Goldman Sachs – I nuovi capi del mondo.

Tuesday, February 7th, 2012

New Jersey - Goldman Sachs Tower.

Sono loro che manipolano il mondo, il corso dello zinco e dell’alluminio, e perché non dovrebbero farlo anche con quello dell’oro ? Vi presentiamo questo reportage francese edificante di un mostro chiamato Goldman Sachs, che alla base era al servizio del bene pubblico e ora è diventato un mostro vorace di capitali. Umanisti astenersi !

Il reportage andato in onda su Canal Plus nel novembre del 2011 è esemplare, e racconta dell’ascensione e della degenerazione di una banca multinazionale che sfugge ad ogni controllo.

Si parla di regolarizzare i mercati ? Di consapevolizzare i banchieri ? Ma << i banchieri di Goldman Sachs sono furbi, provengono dalle migliori scuole del Paese e sono molto abili ad aggirare le nuove regolamentazioni >> afferma la prima giornalista intervistata.

Fino agli anni ‘80, Goldman Sachs era una banca responsabile, seria, la buona banca di famiglia alla quale si potevano << affidare >> il proprio oro e le proprie liquidità. Poi, dagli anni ‘90, il sistema si è impallato, sotto l’impulso ultra liberale di un Reagan a capo degli Stati Uniti.

Nel suo blog << Naked Capitalism >>, Susan Weber (alias Yves Smith), denuncia i cambiamenti del sistema bancario negli anni ‘80. Gli avvenimenti che hanno contribuito alla trasformazione di una semplice banca in un mostro sono due: negli anni ‘90, il mercato del credito divenne più importante, più rischioso, più proficuo, più redditizio. Mentre, nel frattempo, il mercato dei prodotti finanziari derivati si sviluppò e crebbe a dismisura. Un mostro è nato !

<< Una volpe per controllare il pollaio >>

Johon Cassidy, giornalista economico afferma: << Le grandi banche hanno creato delle filiali che assomigliano sotto ogni aspetto alla Goldman Sachs. Sono dei casinò sparsi all’interno delle vecchie banche (…) Goldman Sachs consiglierebbe ai suoi clienti di scommettere sul crollo finanziario dell’Europa >>. Un deputato europeo aggiunge: << Goldman Sachs scommette sull’evoluzione dei prezzi. Loro ci guadagnano perché fanno variare i prezzi in questione, l’opacità totale dei mercati finanziari gli permette di farlo. Si stanno aumentando i rischi invece di farli diminuire >>.

La manipolazione dei prezzi è resa possibile dagli scambi ultra rapidi con dei software velocissimi. Non possiamo controllare quello che succede in questi scambi ad alta velocità.

Una delle constatazioni più ciniche di questo reportage è quella seconda la quale è molto più redditizio distruggere l’economia che sostenerla. Allora, come possiamo sperare di uscire dalla crisi, o anche solo in un miglioramento nel 2012 ? L’avvenire sarà positivo per le banche, ma i privati hanno interesse ad investire i loro risparmi in valori sicuri come l’oro, se non vogliono rischiare di vederli assorbiti dall’ipoglicemia permanente delle banche.

<< Non viviamo nella democrazia, ma in un sistema totalitarista rovesciato >>.

Vedere il reportage  << Goldman Sachs – Les nouveaux maitres du monde >>

Alessia Pinna

2012, anno storico per il corso dell’oro ?

Monday, February 6th, 2012

Crescita del corso dell'oro.

Ne avevamo già parlato nell’articolo sulle prospettive economiche per il 2012, quest’anno l’oro potrà raggiungere uno dei suoi vertici assoluti. Lo ribadiamo nuovamente con la pubblicazione di uno studio effettuato da un gruppo di ricerca specializzato.

Thomson Reuters GFMS, uno dei più grandi istituti d’analisi e ricerca sul mercato dei metalli preziosi, ha pubblicato qualche settimana fa il suo rapporto annuale sul mercato dell’oro.

Questo rapporto non presenta solo un bilancio del mercato sull’anno passato, ma permette anche di proiettarsi sul 2012. Il minimo che possiamo dire è che le prospettive offerte da questo nuovo anno sono molto ottimistiche.

Così, Thomson Reuters GFMS prevede già dei valori medi a 1640 dollari l’oncia per la prima metà del 2012. L’istituto si spinge più lontano con le previsioni annunciando che il corso dell’oro potrebbe toccare livelli storici: << l’oro potrebbe anche oltrepassare i 2000 dollari l’oncia entro fine anno/inizio 2013 >> ha affermato Philip Klapwijk, responsabile della ricerca metalli presso Thomson Reuters GMFS.

Secondo l’istituto, ad oggi ci sono tutti i criteri per raggiungere un tale vertice dei prezzi dell’oro: forte domanda degli investitori, e soprattutto delle banche centrali; deboli tassi d’interesse; perdita della fiducia nelle valute; delle politiche monetarie favorevoli.

Ecco, allora, che si prospetta un anno ancora molto promettente per l’oro, e che giustifica l’investimento nell’unico valore rifugio. E’ ancora il momento, quindi, d’investire i propri risparmi sull’oro fin tanto che i prezzi restano su valori abbordabili, e quest’investimento potrebbe rivelarsi molto interessante alla rivendita nei mesi a venire… a buon intenditore poche parole!

Alessia Pinna