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Archive for May, 2011

L’oro in euro scomparirà in autunno. Ecco i motivi.

Tuesday, May 31st, 2011
LINGOLD SAVING PLAN - GOLD

L’oro è salito ieri fino a 1 500 $ l’oncia.

Il valore dell’oncia in euro, mentre la crisi del debito sovrano europeo fa rabbia, resta lontano dal suo record del 7 dicembre 2010 a 1 078 euro, dal momento che rimane stabile sui 1 040 euro.

Prima di darvi le nostre anticipazioni a breve termine, parliamo dello scenario a lungo termine.

Tutte le monete fiduciarie hanno sempre fallito.

Le monete fiduciarie sono colpite fin dalla loro nascita da una malattia incurabile: l’inflazione.

Il dollaro fiduciario (liberato dalla sua convertibilità in oro dalla fine degli accordi di Bretton Woods) ha quasi un mezzo secolo d’esistenza. Un record di longevità.

L’euro super fiduciario (aggregato di monete fiduciarie nazionali) è molto più giovane, ma non ha più valore.

L’inflazione scalza i creditori e affumica il popolo.

L’inflazione è un fenomeno esclusivamente monetario che penalizza il prestatore e favorisce chi prende in prestito. Gli Stati hanno dunque interesse all’inflazione poiché gli permette di rimborsare in moneta erosa un debito anteriormente contratto.

Per affumicare il buon popolo, il rialzo dei salari segue in generale il rialzo dei prezzi, ma con un lieve ritardo.

Cicala, formica o cicala-formica?

La cittadina cicala (colei che chiede in prestito) si trova sulla stessa barca del suo Stato e non se ne dispiace.

La cittadina formica (colei che economizza) è lesa. Ma la formica è un’avara sulla sorte della quale nessuno ha mai versato una lacrima.

Per completare il quadro, notate che esistono degli ibridi, le ”cicale-formiche”, specie mutanti che s’indebitano, non per consumare, ma per comprare un bene suscettibile di conservare i propri risparmi. Avrete riconosciuto l’immobiliare.

Chi è che ora ha fiducia nella moneta fiduciaria?

Il tasso d’interesse in vigore in questa moneta.

Se il prestatore pensa che il tasso d’interesse sia superiore all’inflazione, tutto va bene. In caso contrario, il prestatore diffida: la moneta fiduciaria non stocca correttamente il valore nel tempo, ci sono delle fughe…

Eccovi ora armati per fare una conferenza di fronte ai banchieri centrali del cartello dei tassi bassi (Stati Uniti, Europa, Giappone) !

Piccola domanda sussidiaria per vedere se state seguendo:

Cosa succede quando la fiducia viene a mancare, quando si sospetta che il risparmiatore venga punito perché i tassi d’interesse sono o saranno inferiori all’inflazione ?

L’oro sale!

Bingo!

E’ quello che succede dal 2000.

A questo punto direte, “ma allora è molto semplice, basta risollevare i tassi?”

No, non così in fretta!

Immaginate solamente se i tassi d’interesse ritornassero alla loro media storica del secondo dopo guerra, cioè al 6,9% …

Tutto il mondo occidentale andrebbe in fallimento.

Il servizio del debito – vale a dire il solo pagamento degli interessi – assorbe già più del 40% dei redditi fiscali degli Stati. Immaginate di consacrare il 40% del vostro reddito per rimborsare l’interesse di un prestito.

E pertanto… Le cose si mettono male.

Le banche europee e gli Stati avrebbero bisogno di 1 500 miliardi di euro all’anno nei prossimi 4 anni, secondo un documento preparato in vista di una riunione dei ministri delle finanze della zona euro di cui Reuters si è fatto portavoce.

Nel numero del del 7 aprile, il quotidiano svizzero, AGEFI,  riprende una citazione “la calma relativa sui mercati obbligazionisti europei (…) arriva alla sua fine”.

Chiaramente, si va a fare la fila al portello per emettere del debito.

Capite dove voglio arrivare?

I tassi rischiano di salire “naturalmente”: troppa domanda (da parte dei mutuatari) in confronto all’offerta (da parte dei creditori) !

L’interesse dei nostri debiti graverà sempre di più sui nostri bilanci già difficili da far quadrare.

Ma ritorniamo alle nostre monete e al nostro oro…

Perché una tale differenza tra l’oro in euro e l’oro in dollari?

Il dollaro è una star. E’ la moneta di scambio delle materie prime. La Fed pratica apertamente la politica della tavola a biglietti e tutti lo sanno. Le persone coprono i loro dollari con l’oro. Ci sono più dollari in circolazione che euro.

Vicino al dollaro, le altre monete fiduciarie hanno un ruolo secondario. Ci sono dunque molte più persone che cercano di coprire dei dollari piuttosto che degli euro. Queste persone sono i creditori stranieri delle rispettive monete.

Un attrezzo chiave da non trascurare.

Ma c’è secondo noi un dato molto importante che i mercati non prendono attualmente in considerazione: il rapporto debito pubblico su ricetta fiscale.

Nei giornali si stendono i rapporti debito sul PIL. Ma uno stato non può considerare tutto il PIL come una “ricetta”. Le sue ricette possono aumentare solo se c’è crescita (su questa fonte, il conto non c’è stato) o aumento della pressione fiscale.

Ma molti Stati europei hanno già una forte pressione fiscale. Il margine di manovra è quasi inesistente.

L’oro in euro scomparirà in autunno !

La BCE ha fatto ufficialmente camminare la tavola dei biglietti (monetazione del debito sovrano dei differenti Stati in difficoltà) per 76 miliardi di euro, una somma ridicola confrontata ai 2 150 miliardi di dollari degli Stati Uniti.

Noi pensiamo che la BCE stia per intensificare i suoi riscatti fin dall’autunno di fronte all’aumento dei tassi ch’essa non può dominare.

I debitori della zona euro vorranno allora coprire quest’emissione di falsa moneta con l’oro.

E l’oro salirà ancora di più.

 

 

Adattato da Alessia Pinna

 

 

Il marco tedesco: una moneta ricca di storia

Monday, May 30th, 2011

Dritto del marco tedesco.

Il marco tedesco, creato nel 1873, è una moneta dalle mille sfaccettature ed è strettamente legato alla storia politica della Germania.

Il marco tedesco: un po’ di storia

Nel 1861, dopo gli anni delle guerre napoleoniche, Guglielmo le incastonò sul trono di Prussia, che all’epoca dominava la Confederazione germanica. La Prussia incluse alcuni stati tedeschi tra cui Hannover. In una guerra che opponeva la Prussia alla Francia, tutti gli stati tedeschi offrivano i loro eserciti alla Prussia. Dopo la vittoria della Prussia sulla Francia nel 1870, gli stati tedeschi furono riuniti tutti sotto una stessa politica: il secondo impero tedesco. Il re di Prussia venne proclamato imperatore, detto “Kaiser”. Dal 1873, una nuova moneta, la Reichsmark, venne instaurata nell’impero: 56 regni, 6 granducati, 7 principati e 3 città libere. Ogni stato tedesco coniava i propri Reichsmark d’oro.

I Deutsche Marks coniati dalla Prussia erano i più diffusi: vi è figurato il busto dell’imperatore Guglielmo in uniforme da corazziere, con l’iscrizione “DEUTSCHER KAISER KONIG VON PREUSSEN” (imperatore tedesco, re di Prussia). Tra le monete d’oro da 20 marchi più conosciute coniate dalla Baviera, la città di Amburgo, Wurttemberg, Baden e Sassonia.

Ogni moneta riportava una lettera che indicava la città dov’era stata emessa:

–          A : Berlino

–          B : Hannover

–          C : Francoforte

–          D : Monaco

–          E : Dresda

–          F : Stuttgart

–          G : Karlsruhr

–          H : Darmstadt

–          I : Amburgo

La guerra del 1914 mise fine alla coniazione della moneta d’oro tedesca, e la disfatta tedesca del 1918, che portò all’abdicazione dell’imperatore Guglielmo II, fu seguita dalla proclamazione della Repubblica.

Lista delle effigie rappresentate sulle monete d’oro tedesche:

– Prussia . Guglielmo I, Federico III, Guglielmo II in uniforma

– Baden : Federico I

– Amburgo : Blasone

– Sassonia : Giorgio I

– Baviera : Luigi II

– Wurttemberg : Guglielmo II

I 20 marchi d’oro: descrizione

Rovescio del marco tedesco.

Sul rovescio dei 20 marchi in oro, si può vedere una corona imperiale. Al di sotto di questa c’è un aquila con la collana dell’ordine dell’Aquila Nera: quest’ordine era l’ordine onorifico supremo del regno di Prussia, instaurato da Federico III di Brandeburgo nel 1701. Sul petto dell’uccello è inciso uno scudo riportante le armi degli Hohenzollern, una famiglia reale europea che regnava su Brandeburgo e sul Ducato di Prussia dal 1525. Nel 1871, fu proclamato l’impero tedesco: i membri della famiglia aggiunsero ai loro titoli quello d’Imperatore tedesco che mantennero fino al 1918, quando Guglielmo II abdicò. L’inscrizione “Deutsches Reich”, ovvero “impero tedesco”, era presente su tutti i marchi tedeschi coniati tra il 1890 e il 1914. Su una parte dei 20 marchi si legge “GOTT MIT UNS” (Dio è con noi).

Peso : 7, 9650 grammi

Diametro : 22,5 mm

Titolo : 900/1000e

Emissione : 1871-1915

I 10 marchi d’oro

Il rovescio e la faccia dei 10 marchi d’oro sono identici a quelli dei 20 marchi: si ritrova l’aquila e l’effigie degli imperatori. Tuttavia, su una parte delle monete d’oro, si possono intravedere dei grappoli d’uva e delle stelle.

Peso : 3,97 grammi

Diametro : 19,5 mm

Titolo : 900/1000e

Emissione : 1871-1915

Il marco d’oro: interesse per il risparmiatore

I marchi tedeschi sono molto ricercati e la loro varietà gli rende molto attraenti agli occhi dell’investitore: in effetti, la politica tedesca degli anni che precedono la guerra ha permesso una grande quantità di coniazione dello stesso modello. Si può cosi passare dagli esemplari più diffusi a delle monete d’oro molto rare. All’epoca, la Prussia, era la provincia più grande  e più ricca dell’impero prussiano: i 20 marchi prussiani, in particolare, restano delle monete molto interessanti e ambite tanto per i collezionisti quanto per gli investitori, sia per la loro affascinante storia, sia per le loro particolarità artistiche.

 

 

 

Argento contro Oro: l’oro guadagna, come sempre

Wednesday, May 25th, 2011

La settimana scorsa un vento di panico ha soffiato sui mercati: si parla della fine dei cicli della super salita delle materie prime. E mentre alcuni immaginavano già una bolla sull’oro, è sull’argento che la bolla ha gonfiato in maniera più esplosiva: il giornale francese “Le Monde” parla del brutale ribasso del metallo grigio, con una caduta del 12% dell’andamento nel giro di pochi minuti. Il prezzo dell’argento, che aveva raddoppiato nello spazio di sei mesi, ha perduto più del 30% sull’insieme della settimana, finendo non lontano dai 33 dollari l’oncia venerdì 6 maggio, sei giorni dopo aver raggiunto una vetta storica, a 50 dollari.”

 

L’argento non ha mai fatto concorrenza all’oro

Da parecchi millenni, i due metalli preziosi sono legati da un rapporto da 10 a 15,5. Già presso i faraoni si parlava di un rapporto tra l’oro e l’argento di 13,3. Nel 440 a.c. questo rapporto era di 13, e in Gallia o a Roma sono stati ritrovati degli scritti che parlavano di un rapporto di 12 e, poi, di 14, 40.

Nel 1876, Henri Cernushi scriveva su “La moneta bimetallica” che “le monete d’oro e d’argento sono due monete naturali ed eterne. Nessuno può produrle artificialmente e nemmeno per decreto, ed è su questo che si riflette la loro migliore garanzia.” In quest’epoca, la gran parte dei sistemi finanziari fissavano la parità dei due metalli a 15,5.

 

Quando le cifre parlano!

Simone Wapler, su “La Chronique Agora” dichiara che “quando l’oro sale l’argento sale, ma meno. Quando l’oro cala l’argento cala, ma di più”. Inoltre, l’oro guadagna il doppio rispetto all’argento quando c’è un rincaro. L’argento perde il doppio dell’oro quando c’è un ribasso. Questa regola si era già verificata prima della bolla sull’argento. Ciò significa che qualcosa è successa.

Se non siete ancora abbastanza convinti eccovi una breve ricostruzione dell’evoluzione dell’andamento dell’oro e dell’argento in questi ultimi giorni e negli ultimi 5 anni :

 

Brevemente, quando l’oro registra un lieve calo, l’argento sprofonda nei meandri, e quando l’argento comincia un po’ a salire, l’oro tocca la sommità.

 

L’oro resta un valore-rifugio

Sempre su “Le Monde” si legge che malgrado il recesso degli andamenti “l’oro dovrebbe restare protetto grazie al suo statuto di valore rifugio di fronte alle minacce inflazioniste e un declino prolungato degli andamenti del petrolio sembrerebbe poco probabile. La domanda mondiale è solida e l’offerta resta sotto le minacce delle tensioni del mondo arabo”.

 

Gli argomenti a favore dell’oro

E’ vero che l’oro ha registrato un piccolo calo (molto presto dimenticato) la settimana scorsa, ma se avete bisogno di elementi supplementari per essere convinti del suo ruolo tangibile, non è questo che manca:

–          l’oro risale: non è certo il caso dell’argento;

–          l’argento ha perduto il suo ruolo di valore rifugio contrariamente all’oro;

–          l’argento è un metallo industriale raro, molto volatile come lo sono le altre materie prime. Prendiamo come esempio il palladio: il mercato del palladio resta volatile e i prezzi altrettanto volatili. La produzione di palladio si concentra in Russia e nell’Africa del sud. Questa concentrazione della produzione conferisce al mercato une certa instabilità in fatto di prezzi e affidabilità dell’offerta. E delle inquietudini per quanto riguarda il suo approvvigionamento hanno fatto risalire l’andamento del palladio nell’ottobre 2010, raggiungendo il suo più alto livello da giugno a 605, 13 dollari l’oncia. Domanda in crescita regolare, gestione miniera a cielo aperto limitata;

–          L’argento non è un prodotto di protezione anticrisi. Esso è ,piuttosto, comparabile al platino ch’era precipitato nel 2008 poiché l’industria dell’automobile era a terra (il platino è utilizzato nelle marmitte catalitiche);

–          L’argento è sempre più raro, difficilmente rivalorizzabile. L’argento è una risorsa non rinnovabile e gli esperti concordano nel dire che da qui al 2021, l’esaurimento dell’argento sarà definitivo (fonte  http://minerals.usgs.gov).  Delle altre risorse parlano nel 2013, 2028 e 2037. Comunque sia, l’argento è un metallo che non può essere sintetizzato e per il quale non esiste alcun sostitutivo. E anche se la data dell’esaurimento totale del metallo resta ancora da definire, nel 2010, con una produzione del 19 300 tonnellate, e una domanda a 25200 tonnellate, le riserve stanno chiaramente finendo;

–          L’argento prende spazio nello stoccaggio e i risparmiatori preferiscono l’oro che in valore e in volume è sicuramente migliore;

–          Vista la sua rarità, le industrie cercano di rimpiazzare quanto più possibile l’argento.

Alessia Pinna

 

 

 

 

 

Perché il prezzo dell’oro è destinato ad aumentare?

Monday, May 23rd, 2011

L’oro è stato il primo metallo conosciuto dall’uomo primitivo ed è la moneta ufficiale da parecchi millenni. Nulla è cambiato. L’oro ci protegge come da sempre dai rischi dell’inflazione e dalle variazioni irrazionali delle monete nazionali. Oggi con un’oncia d’oro si può acquistare quasi la stessa quantità di beni di base che si potevano acquistare all’epoca dell’Impero Romano o nella civiltà Egiziana⃰⃰.

Eppure l’andamento dell’oro è in calo queste ultime settimane. Tra i motivi di questo ribasso: valorizzazione del dollaro, diminuzione del prezzo del petrolio e grandi investitori che hanno deciso di abbandonare alcuni mercati considerati volatili per ridurre il loro rischio e intascare i guadagni di un investimento che ha raddoppiato in meno di tre anni. L’oro è una delle materie prime più trattate. Gli scambi rappresentano più di 4000 miliardi di dollari all’anno. E’ normale quindi in questo caso che sia molto circoscritto e soggetto al contesto. Un contesto nel quale tutto è possibile a breve termine: forte rialzo temporaneo per contrastare i cali del mercato azionario, stagnazione o lieve abbassamento se il dollaro continua a rafforzarsi e il petrolio a svalorizzarsi.

A lungo termine solo una possibilità ci sembra credibile: il valore dell’oro non potrà che aumentare. Ecco un elenco di motivi molto validi:
• Più che tutti gli altri indici, il prezzo dell’oro ha significativamente evoluto tra il 2000 e il 2008. Ha più che quadruplicato in questo periodo senza aver ancora raggiunto la metà dei livelli del 1980 (dati modificati dall’inflazione)
• L’offerta delle miniere è considerevolmente inferiore alla domanda finale. Le aziende che gestiscono i giacimenti d’oro hanno chiuso le miniere più difficili da sfruttare per migliorare la loro rendita. La produzione dell’oro mondiale stagna perché ci vogliono dai 7 ai 10 anni per gestire nuovi giacimenti. Durante questo periodo la domanda sarà più alta dell’offerta. L’anno in cui la produzione è calata è già stato raggiunto: è stato nel 2001, con poco più di 2500 tonnellate estratte. La quantità di metallo giallo prodotto oggi è di 155.000 tonnellate, un grande cubo di 20 metri quadrati. Ci sono circa 100.000 tonnellate di oro nel suolo, del quale solo la metà è sfruttabile.
Piccolo promemoria: estrarre un’oncia d’oro costa in totale 700 dollari oggi. La cinquantina di miniere che saranno funzionanti da qui al 2015 ne produrranno 600 tonnellate, e contemporaneamente chiuderanno numerosi giacimenti. Infine, dobbiamo fare affidamento su una progressione dal 3 al 4% della produzione laddove la domanda è fortemente superiore e compensata solo dalla vendita delle banche centrali (che diminuiranno anch’esse)
• L’oro è sempre in aumento quando i tassi reali sono bassi. Ora, siamo in un momento in cui i tassi d’interesse sono bassi (USA). Le prestazioni dell’oro durante il periodo della stagflazione sono state dimostrate numerose volte. Il metallo giallo si comporta così molto bene quando i tassi d’interesse reali sono a zero o negativi (l’oro non apporta nessun rendimento).
• Dal 2004, le banche hanno concluso gli accordi di Washington che mirano a regolare e limitare le vendite delle riserve in oro delle banche centrali. Un afflusso massiccio proveniente dalle banche centrali non è quindi da mettere in conto. Alcune banche centrali sperano comunque di comprarne: Cina, Russia e fondi sovrani dei Paesi del Golfo.
• La domanda non cessa di aumentare, in particolare nell’industria (13%) e soprattutto nella bigiotteria (70%). Questi due settori hanno un incremento annuale dei loro bisogni dal 5 al 8% circa. L’acquisto di gioielli continuerà ad aumentare nella misura in cui le popolazioni del Sud, grandi amanti dell’oreficeria, raggiungeranno migliori condizioni di vita. In venticinque anni, gli acquisti di gioielleria sono passati dalle 1 000 alle 3 000 tonnellate all’anno. Nel 2007, l’India ne ha consumato 23%, il resto dell’Asia 22% di cui 13% per la Cina, il Medio Oriente 14% e gli Stati Uniti 11%. In media, ogni abitante del pianeta, acquista 0,7 grammi di oro all’anno. La consumazione d’oro cresce con il potere d’acquisto, ciò che si riflette nella domanda dei paesi emergenti. La correlazione della consumazione del metallo giallo con il reddito pro-capite per abitante è confermato.
• Il commercio dell’oro è stato liberalizzato in Cina, ma la sua importazione è ancora pesantemente regolarizzata. In questo modo il potenziale di crescita è enorme poiché la domanda non cessa di crescere.
• L’oro diventa un rifugio di valore e gli acquisti di oro finanziario esplodono. Disinserito dalle prestazioni delle azioni o obbligazioni, l’oro è visto come uno strumento di diversificazione del portafoglio per i fondi di pensione e gli investitori professionali. L’oro ha il vantaggio assoluto di non poter essere duplicato su richiesta e di non dipendere più dalla sovranità di uno stato. Le caratteristiche di rarità e sicurezza sono dunque alla base dell’oro. Si è dimostrato in tempi difficili (ad esempio, durante la crisi argentina, che i proprietari d’oro non hanno risentito della grande svalutazione della moneta locale). Qualsiasi problema geopolitico è favorevole all’oro, così come qualsiasi crisi finanziaria (si è avuta la prova durante il crollo della borsa di quest’anno).
• Le crisi finanziarie degli Stati Uniti hanno reso coscienti i risparmiatori del fatto che gli investimenti monetari dinamici erano a rischio. Ciò ha determinato un riflesso di acquisto di oro.
• Dal 2002, il Dollaro continua a perdere valore rispetto alla maggior parte delle valute. L’oro è considerato come “anti-dollaro” per eccellenza. L’eccessiva creazione monetaria di dollari ad opera della FED deprezza il valore della moneta generando un rialzo dei prezzi negli USA e nel resto del mondo. Il potere d’acquisto del dollaro quindi non smette di erodersi. L’oro, invece, vista la sua rarità, conserva il suo valore. La parità Euro/Dollaro (ricostituita a partire dalle vecchie monete nazionali della zona euro attuale) era di 1,70 dollari per un Euro il 7 gennaio 1980.
• L’oro è quotato in dollari e un ribasso di questi ultimi porta di conseguenza ad un rialzo dei prezzi del metallo prezioso. Per contrastare il declino della crescita americana, la FED deve mantenere i tassi d’interesse bassi e così il Dollaro resta debole.
• L’aumento dell’oro è legato alla ripresa dell’inflazione stessa associata allo slancio dei prezzi del petrolio e delle materie prime o agricole. A lungo termine, il prezzo del petrolio non può scendere, l’inflazione mondiale dovrebbe mantenersi nella parte superiore per molti anni.
Per concludere, dovremmo fissare tre ragioni per comprare: l’oro è un rifugio sicuro, riconosciuto a accettato in tutto il mondo, la domanda dei paesi emergenti è forte e i bisogni sul medio/lungo termine sono superiori all’offerta.
In breve, avrete capito che non possiamo non consigliarvi d’investire sull’oro. Ora resta da sapere come fare.

All’epoca del Faraone Thutmosis III, bisognava avere l’equivalente di 2 once d’oro (circa 62 kg) per comprare un bue. Oggi ci vorrebbero 2,5 once. L’inflazione è piuttosto debole in 4 000 anni.

Pietre di Yap

Monday, May 23rd, 2011
Pietre di Yap

Pietre di Yap

Per quanto possa sembrare sorprendente, la pietra che vedete qui, è una forma di pagamento ancora valida sull’isola di Yap, un’isola sperduta della Micronesia, nel mezzo dell’Oceano Pacifico. I turisti che visitano l’isola rimangono sempre stupiti nel vedere gli abitanti che lasciano i loro “soldi” sulla strada. Soprattutto perché non si tratta di monete di piccola taglia. Gli esemplari più grandi misurano 4 metri di diametro e arrivano a pesare anche 15 tonnellate. Ma qual è l’origine di questa particolare moneta?

Secoli fa, gli abitanti di Yap si recarono nella vicina isola di Palau, a 400 kilometri di distanza dalla loro, dove scoprirono una roccia molto particolare: l’aragonite. Roccia sconosciuta sull’isola di Yap, si cominciò ad estrarne grandi quantità dalle grotte di Palau. Una volta importate a Yap, le lavorarono tagliandole a forme di dischi forati al centro per poterci introdurre un bastone, permettendo loro di manovrarle come una ruota. Nel corso del tempo, gli abitanti di Yap ne hanno fatto un mezzo di pagamento e sono state soprannominate “razza”.

Un tempo, il viaggio in barca da Palau a Yap era ricco d’insidie. In molti hanno perso la vita o sono rientrati debilitati. Tenendo conto dei rischi e del numero delle vittime, il valore di queste pietre non fece altro che aumentare. Per farla breve, a causa dei rischi che comportava il viaggio in barca e la rarità del materiale (l’aragonite) questa pietra diventò un bene prezioso per gli abitanti di Yap.

Ma – vi starete chiedendo – com’è stato possibile stabilire esattamente il valore di una pietra?

Oltre alla sua oggettiva bellezza (si ritrova dell’aragonite nella composizione delle perle) e la storia della pietra stessa (la sua età, il numero di vittime che ha comportato la sua estrazione e il suo trasporto) è entrata ugualmente in gioco la sua dimensione nella determinazione del valore, così come lo status sociale delle parti alla coinvolte nella transazione. In questo modo, le pietre che passavano nelle mani delle persone abbienti avevano più valore rispetto a quelle dei comuni mortali.

Dal 1931, non è stata tagliata più nessuna pietra. A causa delle loro dimensioni e del peso, sono state poco a poco rimpiazzate, dall’inizio del XX secolo, dai dollari americani, almeno per le operazioni quotidiane di scarso valore. Tuttavia, gli acquisti importanti come una casa, un terreno si fanno ancora oggi tramite le pietre di aragonite. Inoltre, esse servono per pagare gli indennizzi.

Altrettanto interessante è il modo con cui le transazioni venivano effettuate su Yap nel passato (e ancora oggi per i grandi acquisti). In effetti, le pietre che cambiavano di proprietario non si spostavano dal loro posto. Queste restavano semplicemente nel luogo dov’erano state deposte originariamente: lungo una via, davanti ad una casa o un qualunque altro edificio. L’aneddoto che più incuriosisce a questo proposito è quello di una ricca famiglia residente nell’isola che possedeva un’enorme razza che nessuno aveva mai visto e che, di fatto, non avrebbe mai potuto vedere. Infatti, la loro razza, assicuravano i membri della famiglia, riposava sul fondo del mare. Generazioni addietro, un loro antenato stava cercando di rimorchiarla su una zattera attaccata alla sua canoa quando, improvvisamente, arrivò una tempesta terribile. L’uomo tagliò la corda che legava la zattera alla canoa e vide la grande razza inabissarsi nel fondale. Essendo sopravissuto, l’uomo poté raccontare la vicenda, descrivere le dimensioni eccezionali e le qualità della pietra che aveva perduto. Nessuno aveva mai messo in dubbio la veridicità del suo resoconto. Il potere d’acquisto della pietra conservava la sua validità come se si fosse trovata vicino alla casa del suo proprietario.

Il furto di una razza è cosa insolita poiché gli insulari hanno l’abitudine di esercitare un controllo sociale reciproco. La maggior parte degli abitanti di Yap sa a chi appartengono le pietre e ha un grande rispetto per la proprietà altrui. D’altronde, come riuscire a rubare una pietra di 15 tonnellate senza farsi scoprire?

Alessia Pinna