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Prezzo dell’oro e fine della crisi… fino alla prossima !

Friday, March 14th, 2014
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In quest’ultimo periodo, si sta parlando tanto del prezzo dell’oro. Innanzitutto, perché ha conosciuto un forte rialzo dall’inizio dell’anno, e poi perché il governo americana si dedicherà allo scandalo sulla manipolazione del prezzo dell’oro che persiste da diversi anni.

Il prezzo dell’oro : dopo la crisi ucraina, preparatevi alla prossima !

Dopo un forte rialzo all’inizio della settimana scorsa, nel momento più critico della crisi ucraina, il prezzo dell’oro sta conoscendo una nuova tendenza rialzista. Anche se il conflitto tra Russia e Ucraina sembra essersi sedato, l’oro ha mostrato nuovamente il suo ruolo di valore rifugio. “Lunedì, l’oro ha raggiunto il suo massimo dopo quattro mesi” – si legge su Romandie.com, in un articolo del 3 marzo scorso, che attribuisce, tra l’altro, il ribasso del prezzo dell’oro ad un contesto generale di calma economica. Da quel momento, il conflitto tra Russia e Ucraina è finito e la borsa ha riacquistato la fiducia.

Fino alla prossima crisi ? Il metallo prezioso resta un valore rifugio – e ancora di più durante le crisi – ma è anche a lungo termine che quest’investimento si prepara a svolgere il suo ruolo di protezione del capitale. E questo senza aspettare la prossima crisi economica o internazionale.

Cinque banche accusate della manipolazione del prezzo dell’oro

Se ne parla ormai da diverse settimane sulle testate giornalistiche di tutto il mondo : « Gli Stati Uniti denunciano alcune banche europee per manipolazione dei prezzi dell’oro », titola il giornale francese Tredns.levif.be, in un articolo del 6 marzo scorso. « Le banche hanno davvero manipolato il prezzo dell’oro durante diversi anni? », si leggeva sul quotidiano francese LaTribune.fr, il 28 febbraio scorso. E ancora su it.finance.yahoo.com si legge « Le prime prove ufficiali della manipolazione dei mercati » e sul Sole24Ore « Oro, banche alla sbarra negli USA per manipolazione del fixing ».

Secondo quanto affermato sui giornali, la banca francese Société Générale, le banche britanniche HSBC e Barclays, e la tedesca Deutsche Bank sono state messe sotto accusa dal governo americano, dopo le accuse avanzate da parte di un privato sulle presunte manipolazioni del prezzo dell’oro. Secondo l’investitore americano, le banche, così come la canadese Bank of Scotia, si sarebbero messe d’accordo sul prezzo dell’oro dal 2004.

Tali accuse fanno seguito direttamente allo studio condotto dalla Tribune.fr in un articolo del 28 febbraio. Questo studio è stato portato avanti in seguito agli scambi avvenuti dal 2001 fino ad oggi intorno al London Gold Fixing da Rosa Abrantes-Metz, professoressa nella scuola di economia e commercio Stern dell’Università di New York e Albert Metz, direttore generale del servizio degli investitori di Moody’s. Secondo quanto affermano i due specialisti, il prezzo dell’oro sarebbe stato appunto manipolato durante questo periodo.

Il Club di Roma

Tuesday, March 12th, 2013

Fondazione del Club di Roma

Il Club di Roma è un’associazione non governativa che riunisce scienziati, economisti, dirigenti pubblici nazionali e internazionali, capi di stato di tutto il mondo, e industriali di 53 Paesi, preoccupati dei problemi con i quali si ritrovano a fare i conti tutte le società sia industrializzate che in via di sviluppo.

Fondato nell’aprile del 1968 da Aurelio Peccei, un membro del consiglio amministrativo della Fiat, e da Alexander King, uno scienziato e funzionario pubblico scozzese, ex direttore scientifico dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, il club deve il suo nome al fatto che la prima riunione si svolse a Roma, presso la sede dell’Accademia dei Lincei alla Villa Farnesina, l’8 aprile 1968.

Il Club di Roma è precursore delle nozioni di sviluppo sostenibile e d’impronta ecologica. Nonostante, nel XXI secolo, la maggioranza s’impegni a prendere in considerazione le problematiche ambientali, una piccola parte non accetta queste analisi perché troppo complesse.

Il Club di Roma ha destato la curiosità del pubblico per la prima volta nel 1972 grazie al suo primo rapporto sui limiti degli sviluppi (“The limits to growth”).

Stop alla crescita?

Il rapporto è apparso nel periodo di massima crescita economica dei Paesi industrializzati, durante i cosiddetti Trent’anni Gloriosi, un periodo di crescita senza precedenti e che sembrava inarrestabile.

Il concetto di crescita zero, che non appare in questo rapporto, fu una delle principali idee dell’ecologia politica.

Nel 1993, Aurelio Peccei e Ervin Laszlo ebbero l’idea di creare il Club di Budapest. Lo scopo era d’istituire un altro circolo per equilibrare le idee razionali in questo dominio con l’aspetto intuitivo apportato dalla creatività nelle arti, nella letteratura, nella spiritualità.

Stop alla crescita?

Questo rapporto, iniziato nel 1970 ma pubblicato solo nel 1972, prese il nome anche di Rapporto Meadows.

Nel rapporto, dopo quattro anni dalla contestazione della società consumistica del 1968 nei Paesi aventi un’economia liberale, vennero riesaminate le virtù della crescita grazie a dei ricercatori del Massachusetts Institute of Technology a nome di una penuria prevedibile delle risorse energetiche e delle conseguenze dello sviluppo industriale sull’ambiente.

Le conclusioni del rapporto annunciano un futuro inquietante per l’umanità. Furono tante le persone che all’epoca additarono tali previsioni come “esagerate”, anche se il rapporto non parlava di nessun esaurimento di risorse né di alcun avvenimento catastrofico prima del 2010 almeno, anche nel caso più estremo (e si trattava, all’epoca, solo di una premessa del crollo).

Fece seguito un secondo rapporto del Club di Roma nel 1974: « Strategia per domani », nel quale venivano divise dieci grandi regioni del mondo aventi ciascuna una situazione e un problema di sviluppo differenti.

Beni rifugio, istruzioni per l’uso

Friday, May 11th, 2012

di Elena Giordano

Dossier sul convegno “Beni rifugio: la via d’uscita dalla crisi finanziaria”

Dall’oro, all’opera d’arte, all’immobile: nuove forme di investimento alternative per diversificare il portafoglio e cercare lidi tranquilli in cui sostare incrementando la profittabilità.

La paura fa 90, e non solo: in questi mesi il timore che le scelte in campo finanziario generino redditività negative è molto alta. Per questo le persone e le società sono alla ricerca di porti nuovi e sicuri ai quali approdare, in termini di prodotti, opere d’arte, opportunità immobiliari, preziosi. L’argomento è stato oggetto del convegno “Beni Rifugio: la via d’uscita dalla crisi finanziaria”, organizzato da Banca&Mercati, che si è tenuto a Milano qualche giorno fa.

Oro da vendere o acquistare?

Il suggerimento degli esperti è quello di rivolgersi solo ai negozi che aderiscono all’Associazione Nazionale Operatori Professionali Oro. Il gruppo, nato nel 2010, ha proprio lo scopo di tutelare sia le aziende che i privati, proponendo un servizio serio, con quotazioni reali e documentazione a disposizione. Spiega Andrea Zironi, presidente dell’associazione, e amministratore unico di “Studio 18 Karati Spa”: “Nel 2011, l’intero settore dell’oro è cresciuto del 2%, e l’oro da investimento è cresciuto del 36%. I nostri associati consigliano l’acquisto dell’oro – la cui quotazione è salita dal 1978 al 2000 passando da 200 dollari l’oncia a 2.000, attestandosi ora sui 1.600 dollari – sia come bene rifugio, che come strumento per fare trading. In futuro è destinato a rimanere stabile. È un buon prodotto per proteggere i propri risparmi, e diversificare e normalizzare il portafoglio”.

Dell’oro da investimento si occupa anche Unione Fiduciaria, dopo aver notato che il prezioso giallo era oggetto di quote di capitali scudati da parte di clienti italiani. Fabrizio Vedana, vicedirettore generale della società, spiega le tipologie di investimento legate all’oro: “Si va dal lingotto al fondo di investimento. L’oro fisico può essere acquistato o dai privati o presso alcune banche, attraverso un Conto-Metallo, in grado di produrre la documentazione in linea con le richieste della Banca d’Italia. Da un punto di vista fiscale, l’oro è allineato agli altri strumenti finanziari”.

Il quadro: bello e profittevole, con le giuste accortezze

L’investimento in arte è stato presentato da Pietro Ripa, dirigente Area Pianificazione strategica, research e I.R. di Banca Mps, come opportunità in grado di restituire, un domani, l’investimento effettuato, oltre a un capital gain. “Chi acquista in arte, un mercato che vale 61 miliardi di dollari, per il 70% sceglie di acquistare in pittura”, spiega. A livello mondiale, l’attenzione va posta nei confronti dell’Asia, la cui quota sta crescendo in maniera esponenziale (anno su anno del 40%). L’investimento in arte, conferma Edoardo Didero, amministratore delegato di ArtNetWorth: “Permette di diversificare il portafoglio, e garantisce ancora un certo beneficio fiscale. Il problema del settore è però la scarsa trasparenza: per le persone non addentro a questi temi è difficile capire le logiche dell’investimento e difficile reperire le informazioni”. Non solo, le differenti posizioni tra gallerista e collezionista in certi casi pongono sei problemi di scelta, arrivando anche ad allontanare i potenziali investitori. Secondo Claudio Borghi, professore di Economia e Mercato dell’arte della Cattolica e autore del volume “L’oro bellissimo. Il mercato dell’arte visiva da spesa a investimento”, proprio il settore dell’arte è in un momento di cambiamento. Questo grazie a Internet. “Quando le grandi case d’asta hanno messo on line – spiega – le aggiudicazioni, anche del passato, hanno consentito a tutti di possedere un prezzo di stima dell’opera. Di valutare se il prezzo di un autore sale e scende”.

E poi c’è il caro mattone

Ottima alternativa alla finanza, il mattone, come spiega Francesco Assegnati di Assoimmobiliare, continua a tenere, nel medio e lungo periodo. Secondo Marzia Morena, architetto Rics Italia: “Anche nel nostro settore, così come accade per l’oro e per l’arte, occorre puntare sulle stesse tematiche: qualità, trasparenza, regole. Questo per uniformare il mercato a livello internazionale, e sfruttare il patrimonio italiano per uscire dalla crisi“.