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Quando la crisi geopolitica si trasforma in crisi monetaria !

Wednesday, April 9th, 2014
LINGOLD SAVING PLAN - GOLD

L’esempio della Crimea è lampante. L’enclave ucraina raggiunge il girone russo, dopo una crisi geopolitica che è diventata oggi una crisi monetaria per gli abitanti. Questo non è l’unico esempio di una situazione quotidiana che può trasformarsi in qualcosa di difficile a causa della scomparsa o dell’inflazione di una moneta. Quali sono le soluzioni verso quali bisogna orientarsi in casi come questo?

La Crimea, contesa tra due monete

In Crimea, la crisi geopolitca si è trasformata in crisi monetaria. E gli abitanti della Crimea sono di fronte ad una situazione di transizione molto dolorosa.

Dopo la crisi geopolitica che ha toccato il sud dell’Ucraina, si deve far fronte ad un altro problema, che è quello della moneta da adottare, poiché l’enclave deve ritornare nel girone russo. Problema: la moneta ucraina, la Grivna, veniva accettata fino al 1° aprile. Ma per i crimeani, non c’è stato il tempo di pensare! « I conti vengono presentati nelle due valute. Alcuni pagamenti in Grivnia non vengono addirittura più nemmeno accettati, contro ogni legalità, ma con la paura giustificata che presto potrebbe non essere più utilizzabile », si legge in un articolo su Le Monde.

Abitanti con disponibilità di liquidi a breve a termine

E bisogna dire che in un contesto più “abituale’ di cambiamento di valuta (ad esempio, il passaggio all’euro), gli abitanti hanno qualche mese di tempo per abituarsi e poter cambiare le proprie liquidità. Oltre alla questione del cambio importante dei tassi (una Grivnia vale 3,8 rubli), per la popolazione si pone quella del futuro delle loro liquidità. Cosa fare quando le economie hanno riversato su una banca il loro avvenire… e se questa banca è chiusa e non potrà quindi distribuire cartamoneta? « Senza liquidità, gli sportelli automatici fuori servizio », si legge ancora su LeMonde.fr. « Coloro che vorrebbero uscire dal territorio non possono né prelevare contanti né vendere la propria casa. Coloro che vorrebbero restare devono contare sulle riserve di liquidità messe da parte o partire per fare rifornimento di contanti in Ucraina o in Russia ».

Una situazione che ricorda quello di Cipro… dove gli sportelli vennero presi d’assalto dai ciprioti, mentre le banche stavano chiudendo i battenti una dopo l’altra. E Cipro non è stato il solo Paese a far fronte a questo tipo di situazione, anche l’Argentina ha vissuto la crisi in questo modo.

L’Argentina, sfortunata testimone delle crisi monetarie

Da diversi anni, l’Argentina ha dovuto abituarsi alla crisi monetaria. La più forte tra queste è stata quella degli anni ’90, una crisi finanziaria brutale che ebbe come conseguenza una svalutazione molto forte del peso argentino a danno degli abitanti. Stessa cosa negli anni 2000… e recentemente all’inizio dell’anno, momento di forte tensione per la valuta argentina.

Verso quale moneta bisogna orientarsi in caso di crisi?

Qual è la moneta di fiducia in caso di crisi? In caso di crisi monetaria, è spesso il dollaro la moneta verso cui s’indirizzano le persone, come nel caso dell’Argentina, dove gli abitanti hanno messo i propri risparmi sui conti bancari in dollari. E di recente, con un dollaro scambiato a 8,34 pesos, gli Argentini si sono rivolti in massa, ancora una volta, verso una moneta più solida della loro.

Anche se gli Stati Uniti sono anch’essi in piena crisi e il dollaro non sembra poi così solido, resta comunque la moneta di referenza per il commercio internazionale e gli scambi sul mercato. Fino ai minimi dettagli della vita quotidiana degli abitanti: l’ultimo scandalo che ha scosso l’Argentina, è l’assenza di… ketchup negli hamburger di una celebre catena di fast food. Il ketchup viene acquistato in Cile in dollari, e il governo non vuole i bigliettoni verdi, troppo preziosi in tempi di crisi, non lasciano il Paese!

Ma cosa succederebbe se il dollaro perdesse a sua volta il suo valore? O se, come in Crimea, venissero scambiati piuttosto in nero, in un contesto in cui la potenza che ha il controllo sulla nazione volesse fare a meno del dollaro?

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Una crisi della stessa portata potrebbe verificarsi anche in Italia? Si, poiché le ragioni possono essere numerose, e non solo geopolitiche! A Cipro, ad esempio, quando tutto il sistema bancario ha fatto fallimento, anche la vita quotidiana dei ciprioti ha toccato il fondo a sua volta.

In Italia, se tutti gli italiani cercassero di recuperare i loro fondi tutti insieme, tutto il sistema farebbe fallimento. Un vero e proprio “bankrun”, un assalto agli sportelli bancari per prelevare i propri soldi prima degli altri. In Grecia, così come in Spagna, è la stessa identica cosa per numerosi risparmiatori e investitori, che prelevano i soldi in massa dai loro conti bancari.

In caso di crisi, la soluzione di ripiego – e anche di sopravvivenza – prende la forma delle monete metallo. Un esempio è quello della Seconda Guerra Mondiale, quando alcuni soldati inglesi partivano in missione con delle sterline in oro nascoste: era la soluzione per potersi salvare la vita, poiché le monete rappresentavano un valore sicuro in tutte le nazioni.

L’argento metallo, più facile da scambiare

Nel caso di una crisi monetaria come quella che sta avvenendo ora in Crimea, sarebbe dunque la soluzione che potrebbe evitare ai crimeani di ritrovarsi a corto di liquidi. Sopratutto se il ricorso al dollaro potrebbe risultare pericoloso per via del contesto politico che si verrà a creare.

Verso quale moneta metallo rivolgersi? Ovviamente, verso le monete da investimento, il cui valore è conosciuto. I 10 rubli Russia, la moneta d’oro russa da investimento, ne fa parte. Ma potrebbe essere ancora più ragionevole rivolgersi verso l’argento metallo, garante del proprio valore, e che ha sopratutto il vantaggio di essere più liquidabile. Una moneta riconosciuta e che non perde il suo valore nel tempo e che si può scambiare facilmente. Rifornitevi prima della grande crisi, poiché dopo non ce ne sarà più abbastanza!

 

Le banche centrali potrebbero utilizzare le riserve d’oro come garanzia per pagare i loro debiti ?

Monday, June 24th, 2013

La banca centrale russa accetta già l’oro da investimento dalle banche russe come garanzia per concedere loro dei prestiti. I Paesi dell’eurozona in difficoltà potrebbero d’ora in poi utilizzare le loro riserve d’oro come garanzia per estinguere i loro debiti pubblici.

Nell’ottobre scorso, uno studio realizzato dal Professore Ansgar Belke, dell’Università di Duisburg-Essen e DIW Berlin, intitolato: A more effective Eurozone monetary policy-gold-backed sovereign debt (una politica monetaria più sana nella zona euro – un debito pubblico legato all’oro), mette in evidenza i vantaggi che risulterebbero dall’attuazione di una simile idea.

Le riserve d’oro di nazioni come il Portogallo, la Grecia, l’Italia, l’Irlanda o la Spagna potrebbero essere utilizzate come garanzia per pagare il debito pubblico. La conseguenza immediata di questa scelta sarebbe il crollo dei costi finanziari per gli Stati, questo si tradurrebbe immediatamente con un ribasso del premio per il rischio.

Le riserve d’oro degli Stati membri sono custodite dalle Banche Centrali nazionali di ognuno di questi Paesi. In questo modo, nel contesto dell’Unione Monetaria, è necessario ottenere l’approvazione del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) per rimpatriare le riserve d’oro che si trovano al di fuori delle frontiere di ogni nazione e il trasferimento di tali riserve verso un ente indipendente creato ad hoc dallo Stato.

I vantaggi di “unire” il debito pubblico all’oro sono evidenti : il premio per il rischio è ridotto poiché il debito è sotto controllo, assenza di trasferimento di rischio dei Paesi ad alto potenziale di rischi rispetto a quelli che hanno invece minori rischi d’insolvenza.

La relazione fa appello alla debolezza dei diversi piani di salvataggio e dei programmi d’acquisto del debito pubblico. Per quanto riguarda i piani di salvataggio, il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità, detto anche Fondo salva-stati) ha dei seri problemi di finanziamento. Invece, per quanto riguarda l’acquisto del debito pubblico, le operazioni OMT (Outright Monetary Operation) sono accettate come garanzia in controparte di prestiti per finanziare il debito pubblico. Questi ultimi sono solo una ventata d’aria fresca temporanea per gli Stati.

E’ ovvio che non tutte le nazioni hanno la stessa capacità di utilizzare le loro riserve d’oro. Ad esempio, le Grecia, l’Irlanda e la Spagna non possiedono oro a sufficienza per coprire l’intero debito. Tuttavia, il Portogallo e l’Italia dispongono d’importanti riserve d’oro. Queste ultime rappresentano tra il 24% e il 30% dell’insieme delle loro necessità di finanziamento su due anni. E’ poco ma almeno è già qualcosa. Per la precisione, la zona euro dispone di 10.792 tonnellate d’oro per un totale di 590 miliardi di dollari americani.

Fonte : OroyFinanzas.com

Il Museo dell’oro di Bogotá

Friday, February 15th, 2013

Il Museo dell’oro di Bogotà è uno dei musei più prestigiosi al mondo ed il più bello di tutta la Colombia. Fu creato nel 1939 quando il Banco della Repubblica di Colombia acquisì un pezzo straordinario: il Poporo Quimbaya, un recipiente adibito al contenimento della calce in polvere che veniva masticata con le foglie di Coca.

Il Poporo Quimbaya, pezzo d'arte precolombiana dell'epoca classica Quimbaya. Questo è uno dei primi pezzi d'arte acquisiti dal Museo dell'oro.

La prima esposizione ebbe luogo nella sala delle riunioni del Banco della Repubblica di Colombia, nel 1940; in seguito, nel 1947, gli venne dedicato un salone affinché dei visitatori speciali potessero visitarlo. Ma è solo nel 1959 che il Museo aprì le porte al grande pubblico.

Il progetto di ristrutturazione architettonica e museografica, insieme all’estensione del Museo, sono stati eseguiti in due tappe: la prima riguardava la costruzione di un nuovo edificio, inaugurato nel 1968 nel Parco di Santander. Quest’edificio vinse il Premio Nazionale d’Architettura nel 1970.

La seconda tappa consisteva nel rinnovamento del vecchio edificio nel 1968 ed il suo raccordo con quello nuovo. E così, dopo circa un decennio e un’iniezione di 20 milioni di dollari, il museo fu ingrandito e rinnovato nell’ottobre del 2008.

In questo nuovo spazio, troviamo la storia dell’oro e di altri metalli delle culture preispaniche dell’attuale territorio colombiano. Qui si trova la più importante collezione a livello mondiale di gioielli preispanici, che conta circa trentaquattromila opere d’oro e di tombacco, corrispondenti alle diverse culture indigene della Colombia tra cui quella Calima, Muisca, Nariňo, Quimbaya, Zenú, Tayrona, San Augustín, Tierradentro e Tolima, e così via.

Tromba della cultura Calima: venne tagliata inizialmente in due ossa probabilmente umane e dopo placata in due sezioni con sottili strati d'oro.

50 Pesos Centenario: la moneta d’oro messicana per eccellenza

Tuesday, October 16th, 2012

Rovescio della moneta d'oro messicana da 50 Pesos Centenario. Rappresentazione della Vittoria Alata.

La moneta messicana 50 Pesos Centenario è una delle più apprezzate in tutto il mondo. Questa moneta ha diverse caratteristiche che la rendono particolare: grande valore estetico, ampia tiratura (ma terminata), forte valore storico e spread poco elevato, quasi nullo… tutte ragioni che fanno di questa moneta un buon investimento se desiderate investire in monete d’oro a lungo termine.

Iniziamo a parlare delle sue caratteristiche. Ciò che colpisce da subito è la bellezza di questa moneta. Inoltre, è più grande del 20% dell’Eagle da un’oncia, sua sorella americana. Questo fa di essa una moneta di grossa taglia, una moneta << bullion >>. Essa è composta da 37,5 grammi d’oro puro su un totale di 41,7 grammi (è titolata a 900 °/oo, cioé 90% d’oro e 10% rame per assicurare la solidità della moneta).

 

L’incisione della Vittoria Alata fa della 50 Pesos Centenario una delle più belle monete d’oro

Per descriverla, una piccola lezione di storia è d’obbligo: nel 1910, il Messico festeggiò il centenario dell’inizio della Guerra d’Indipendenza contro la Spagna. Durante questa commemorazione, venne eretta un’immensa colonna d’oro e di bronzo al centro del Messico, in cima alla quale si legge: << El Angel de la Independencia >>, l’Angelo della Dipendenza. L’angelo rappresenta Athéna Niké (<< Athéna che apporta la vittoria >>), la dea greca alata.

Raffigurata al dritto della moneta, la dea alata tiene una corona di alloro sulla mano destra, ben conosciuta come simbolo di vittoria, mentre nella mano sinistra regge una catena spezzata, simbolo della libertà, con due celebri vulcani messicani sul fondo, Popocatépetl e Ixtaccihuati. Precisiamo che la data situata in basso a destra della moneta è il millesimo mentre la data 1821 corrisponde all’anno in cui il Messico ottenne l’Indipendenza.

Al rovescio, troviamo l’emblema nazionale, un’aquila appollaiata su un cactus con un serpente nel becco.

Sul bordo possiamo leggere << INDEPENDENCIA Y LIBERTAD >>.

Incisa dall’artista Emilio del Moral, questa moneta fu emessa per la prima volta nel 1921 dalla Casa de Moneda de México per il centenario dell’Indipendenza (da qui l’appellativo di 50 Pesos << Centenario >>). La 50 Pesos Centenario rende quindi omaggio all’Indipendenza del Messico.

La moneta in cifre

La moneta pesa circa 41.7 grammi, misura 37.1mm di diametro e contiene, come già detto in precedenza, 37.5 grammi d’oro puro (cioé 1,2057 oz). Essa sfoggia anche un bel colore ramato. Sono state coniate più di 12 milioni di monete tra il 1921 e il 1972. La tiratura maggiore è datata 1947, in ragion del fatto che tra il 1949 e il 1972 furono riconiate più di 3 975 654 monete tutte datate 1947. Solo 309 000 monete sono state realmente coniate nel 1947. Le monete riconiate e millesimate 1947 sono sempre di buona qualità, ma le monete dei millesimi anteriori sono a volte più care per via della loro rarità.

Da notare anche l’esistenza di un tipo millesimato 1943, con tiratura pari a 89 000 esemplari. Un po’ più rara!

La moneta riscuote ancora oggi un grande successo nel mondo ispanico, in Spagna e in America Latina sopratutto. L’ascensione del Krugerrand nel corso di questi ultimi anni ha tuttavia eclissato (anche se di poco) l’attrazione degli investitori per la moneta da 50 Pesos.

Una scelta d’investimento a lungo termine

Anche se il differenziale di spread è molto debole su questa moneta, essa costituisce oggi una scelta giudiziosa per chi vuole investire in monete d’oro sul lungo termine. In effetti, è una delle monete che offre lo spread più debole e permette così di posizionarsi nell’oro quasi al prezzo del giorno. E’ ovvio che in caso di grave crisi, anche lo spread aumenterebbe, in particolare nei Paesi ispanici. A differenza del Krugerrand, la tiratura dei 50 Pesos è terminata e la moneta sarà tra qualche tempo legata alla rarità. Per l’acquisto, evitate le transazioni dirette dai privati poiché questa moneta è stata ampiamente copiata e circolano numerosi falsi.
Acquistare delle 50 Pesos oggi per rivenderle nel momento in cui lo spread sarà cresciuto può rivelarsi una scelta molto buona, bisogna solo saper aspettare ed essere pazienti senza acquistarne da chicchessia.

Quando fate i vostri acquisti in monete d’oro, diversificate e non dimenticate la 50 Pesos Centenario perché ha tutto per poter essere apprezzata.

Dritto della moneta d'oro del Messico da 50 Pesos

Lo Sapevate?

Quando gli americani hanno recuperato il diritto di possedere oro, il 31 dicembre 1974, la moneta 50 Pesos messicana divenne rapidamente l’alfiere dell’industria dell’oro fisico. In quel periodo, il Krugerrand non era ancora molto conosciuto. Molti scambi commerciali tra il Messico e gli Stati-Uniti venivano realizzati con le monete d’oro. Queste transazioni dorate oggi non esistono più, ma chi lo sa.. magari un giorno il “verde” non sarà più di tendenza..

 

 

 

 

 

 

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Le conseguenze della nazionalizzazione delle miniere d’oro in Venezuela

Sunday, September 30th, 2012

Recentemente, il Presidente Chavez ha dichiarato, nel corso di una conferenza stampa, che
c’era bisogno di abbandonare il settore petrolifero a favore di quello aurifero per rilanciare l’economia della nazione.

Luis Rojas, Presidente della Camera delle Miniere del Venezuela (Camiven), ha chiesto al Presidente Hugo Chavez di rilanciare l’industria locale dell’oro in vista della caduta della produzione di lingotti.

Luis Rojas aveva annunciato che la compagnia Minerven, appartenente allo Stato del Venezuela, aveva raggiunto i tassi più bassi in termini di produzione e che per regolare la produzione dell’oro il governo aveva due possibilità:

<< Il governo può iniettare l’importo richiesto per riavviare le operazioni con circa 300-500 milioni di dollari, oppure stabilire un piano di collaborazione affidabile semi-privato, semi-pubblico >>.

Chavez ha nazionalizzato l’industria aurifera l’anno scorso in seguito a un decreto che permette allo Stato di recuperare il 13% di royalty sulle estrazioni minerarie d’oro e una tassa pari al 3% su tutte le altre transazioni. Sono state delineate anche delle zone militari per lottare contro lo sfruttamento illecito delle miniere d’oro.

Le comapgnie minerarie che desiderano stabilirsi sul territorio venezuelano sono costrette a diventare partner minoritari dello Stato.

La nuova legge non permette alle aziende di fare appello al diritto nazionale. Così, ogni disaccordo dev’essere discusso nel tribunale venezuelano.

La compagnia russo-canadese Rusoro Mining Ltd era, fino a poco tempo fa, l’unica compagnia privata rimasta in Venezuela, e il suo equilibrio è stato fortemente intaccato dalla decisione del Presidente Hugo Chavez.

Lo scorso luglio, la compagnia ha chiesto alla Banca Mondiale di arbitrare una disputa legale con il Venezuela dopo che il Paese ha prelevato una quota del patrimonio della società. Altre società come la Canadian Crystallex International chiedevano inoltre dei risarcimenti per la mancanza di godimento sui propri beni.

Il Venezuela produce 11 tonnellate metriche di metallo giallo ogni anno, rispetto alla produzione mondiale che raggiunge oltre le 2400 tonnellate e alla produzione della Cina che oscilla sulle 30 tonnellate.

Secondo uno studio d’Ernst & Young, la nazionalizzazione delle miniere è il peggior incubo delle compagnie minerarie.

Amedeo I: le altre monete da 25 e 100 Pesetas d’oro

Tuesday, July 10th, 2012

Amedeo I di Savoia

Figlio del Re italiano Vittorio Emanuele II, Amedeo I, fu proclamato Re di Spagna il 2 gennaio del 1871. Fino ad allora, chi deteneva il potere in Spagna desiderava instaurare una Monarchia Costituzionale – per questo scelsero un re straniero e crearono il sistema del mandato.

Amedeo I fu il primo re di Spagna ad essere stato scelto dal Parlamento. Egli ebbe contro alcuni membri come i Carlisti, i Borboni, la chiesa e il popolo che lo consideravano poco simpatico e con troppe lacune nella lingua spagnola.

Alla morte del generale Prim, la coalizione politica che Amedeo I mise al potere si dissolse poco a poco. Le pressioni delle rivolte federali, la perdita del sostegno dei capitalisti e la guerra carlista spinsero il re italiano a rinunciare al trono l’11 febbraio 1873.

Dei suoi 2 anni di regno, furono concepiti due punzoni con la sua effigie per le monete da 5, 25 e 100 pesetas – alcune furono coniate come prova.

Nel 1868, fu introdotto un nuovo parametro nel sistema monetario spagnolo. Cosa unica al mondo, si trattava d’inscrivere due date sulle monete: quella di approvazione del tipo e quella della coniazione. Nondimeno, quest’iniziativa non fu seguita correttamente tra il 1871 e il 1875, coprendo solo una parte del regno di Amedeo I. Secondo le informazioni raccolte da “El Catálogo de la Peseta”, sembra che la quantità di monete emesse con la data (tra due stelle) 18-71 siano più comuni rispetto a quelle 18-73, quelle 18-74 non appaiono che nel 20% dei casi, mentre quelle 18-75 solo nel 10% dei casi circa.

Solo durante la prima Repubblica, e non prima della fine del 1873, il processo delle due date cominciò a funzionare meglio, inscrivendo così anche la vera data tra le stelle delle monete.

Ma questa precisione delle date intervenì in un momento in cui la moneta non rifletteva più la realtà poiché Amedeo I rinunciò al trono nel febbraio del 1873. Venne instaurata la Prima Repubblica spagnola e,successivamente, salì al potere Alfonso XII, anche se le monete con l’effigie di Amedeo I continuarono ad essere coniate fino alla metà del 1875.

I marchi di garanzia delle monete di Amedeo I

Cinque persone furono incaricate di assicurare la garanzia di queste monete. Al dritto, troviamo le iniziali del primo incisore – al rovescio, le iniziali dei due collaudatori:

Incisore: L.M. : Luis Marchionni

Collaudatori:

SD M: Donato Álvarez Santullano, Eduardo Díaz Pimienta y Ángel Mendoza Ordóňez

DE M: Eduardo Díaz Pimienta, Julio de Escosura Tablares y Ángel Mendoza Ordóňez

L’incisore generale, Luis Marchionni, venne incaricato durante il regno d’Isabella II. Per quest’ultima, egli effettuò anche le ultime due incisioni delle sue monete. Successivamente, Marchionni fu incaricato per dei lavori per il Governo Provvisorio e per la splendida effigie di Amedeo I (evitata del tutto dai produttori di monete false). Le sue incisioni erano così perfette che sopravvissero agli interessi pubblici dei periodi di fermento durante i quali egli lavorò.

Luis Marchionni andò in pensione nel 1873, ed è considerato come uno dei migliori incisori che abbia mai avuto la Fábrica de la Moneda.

25 Pesetas d’oro

25 Pesetas di Amedeo I

Caratteristiche:

Titolo: 900 millesimi

Diametro: 24 millimetri

Peso: 8.0645 grammi

Officina: Madrid

Parte delle prime monete: incisione in rilievo di 27 stelle a sei punte.

Parte delle monete coniate in oro rossastro: JUSTICIA Y LIBERTAD (GIUSTIZIA E LIBERTA) separata da tre gruppi di due stelle a sei punte.

Dritto: AMEDEO I REY DE ESPAÑA *1871* (AMEDEO I RE DI SPAGNA *1871*) – ritratto del re rivolto verso destra.

Rovescio: Ley 900 Milésimas (Titolo 900 millesimi) – 124 piezas en kilog. (124 pezzi in kilog.) SD 25 PESETAS M, attorno agli armamenti della Spagna con lo scudo dei Savoia, accerchiato dal mantello e dal vello.

Numero di coniazioni: 1871 (75) SD M = 25

<< Le prime coniazioni realizzate con una lega a base di un 10% d’argento conferiscono a queste monete un tono giallo chiaro, ciò che le differenzia dalle monete coniate più tardi, che mostrano un tono più rossastro.

Queste monete, così come quelle da 100 pesetas dello stesso anno, furono le prime monete d’oro a mostrare un valore nominale in pesetas, per via della Riforma del 19 ottobre 1868. Sono state coniate per volere della Direzione Generale del Tesoro il 22 agosto 1871, in qualità di prova, ed è impossibile conoscere il numero esatto delle monete fabbricate nel ‘71 >>.

(Informazioni estrapolate dal Catálogo de la Peseta di J.Aledón y de Modern World Gold Coins).

In generale, le monete da 25 pesetas cominciarono ad essere coniate su Decreto Reale del 15 marzo 1871. In precedenza, la Riforma della peseta non integrava nei valori coniati le monete d’oro da 25, omettendo il modello da 8 grammi così ben conosciuto in Spagna, Germania, Olanda, ecc…

Di queste monete, solo alcune furono coniate come prova. E’ sotto il regno di Alfonso XII ch’esse cominciarono a venire fabbricate in serie.

100 Pesetas d’oro

100 Pesetas di Amedeo I

Caratteristiche:

Titolo: 900 millesimi

Diametro: 35 millimetri

Peso: 32.25 grammi

Officina: Madrid

Metà: Incisione in rilievo tramite il sistema a ghiera aperto a tre punte, con le parole JUSTICIA Y LIBERTAD (GIUSTIZIA E LIBERTA), separate tra loro da tre gruppi di due stelle a sei punte.

Dritto: Ley 900 millesimi (Titolo 900 millesimi) – 31 piezas en kilog. (31 pezzi in kilog.) SD 100 PESETAS M, attorno agli armamenti della Spagna con lo scudo dei Savoia, accerchiato dal mantello e dal vello.

Numero di coniazioni in oro giallo: 1871 (71) = 25

Numero di coniazioni in oro rosso: 1871 (71) = 50

< Una vendita all’asta ebbe luogo a Madrid il 16 marzo 1995, dove venne messa in vendita una di queste monete al prezzo iniziale di 15.000.000 di pesetas (vale a dire 90.151,82 €) >.

(Informazioni estrapolate dal Catálogo de la Peseta di J.Aledón y de Modern World Gold Coins).

Ulteriore coniazione di queste monete

Non potendo disporre degli esemplari originali delle sopracitate monete, Alfonso XIII ne fece coniare altre uguali. Più tardi, si scoprì che queste monete apparvero nel 1863, e che provenivano dalla Svizzera.

Il Decreto del 21 marzo 1871, che diede luogo alla creazione della moneta da 25 pesetas d’oro, stipulava che: non sarebbe dovuta apparire alcuna legenda sulla metà della moneta, e che i coni nelle loro parti lisce avrebbero dovuto avere delle particolarità per distinguere queste monete dalle altre proveniente da diversi Paesi.

Ma le monete in oro rosso che vennero coniate nuovamente presentavano sulla metà: JUSTICIA Y LIBERTAD (GIUSTIZIA E LIBERTA), separate tra loro da tre gruppi di due stelle a sei punte, simili all’incisione della metà delle monete da 100 pesetas.

Così, queste due monete d’oro rossastro erano delle nuove coniazioni extra-ufficiali, con i coni originali, e per dei fini puramente lucrativi.

Essendo delle monete molto rare e difficili da trovare, possederne o decidere di acquistarne è un vero lusso – per farla breve, un grande tesoro!

E se l’euro esplodesse?

Wednesday, June 13th, 2012

Tic tac, tic tac, boom!

Se l’euro esplodesse cosa succederebbe? Niente di così grave per alcuni. Per altri, sarebbe il caos più totale. La verità si situerebbe senza dubbio tra queste due estremità, senza per altro conoscerne precisamente l’orientamento.

Visto che la fine della moneta unica diventa una scenario sempre più credibile, è legittimo porsi questa domanda, anzi direi che è una domanda che dobbiamo porci imperativamente.

Quali conseguenze avrebbe un’esplosione della moneta unica per un’impresa, uno Stato e, ovviamente, per i privati?

Iniziamo dalle persone comuni, voi, io e gli altri. Piccoli o grandi risparmiatori, giovani o vecchi, saremo pressoché tutti allo stesso livello in caso di crollo dell’euro… ma più per il peggio che per il meglio.

Allora, concretamente, come potrebbe accadere? Innanzitutto, i periodi più favorevoli (cerchiamo di essere ottimisti) in cui la situazione è meno difficile da gestire sono quelli di riposo. Quindi, o durante il week-end, o durante le vacanze estive. Possiamo, perciò, dire che il periodo ideale è durante il week-end delle vacanze estive. Questo è il momento giusto per grandi annunci.

Prima di tutto, il cittadino medio non ascolta per forza assiduamente le informazioni in spiaggia. Secondariamente, sappiamo bene che il sole e il mare ci rendono meno suscettibili, e i riflessi sono meno rapidi, e poi tutti sono lontani dalla propria abitazione, senza i propri documenti bancari, codici di conto corrente, RIB e altri codici confidenziali, identificativi, password segretissime che vi permetterebbero di recuperare i vostri soldi. Per farla breve, ci ritroveremo incastrati, e nel panico più totale. Infine, l’ora migliore è appena prima della messa in onda dei telegiornali delle ore 20. E’ l’istante in cui tutti sono nelle loro case. La cena sta per cominciare o per finire, i bambini in pigiama o quasi, non tarderanno comunque ad andare a letto… in questo caso, è difficile che inizi una rivoluzione. Le attività commerciali sono tutte chiuse. Altre persone staranno cenando in qualche ristorante o a casa di amici… e la notte porta consiglio!

Sappiate che il giorno favorito è il 15 agosto. Un bel giorno. Spagna, Francia e Italia saranno a riposo, in vacanza. I tedeschi… sulle spiaggie italiane, francesi o spagnole. Gli inglesi saranno sparsi in tutta l’Europa continentale.

In breve, la data ideale per il nostro scenario è il 15 agosto alle ore 20.

Adesso, immaginiamo insieme cosa potrebbe succedere…

 

La Spagna va nel panico più totale: i clienti di Bankia avrebbero tolto più di 1 miliardo di euro dalla banca!

Tuesday, May 22nd, 2012

Il sistema bancario spagnolo sta andando male, molto male! Nell’articolo precedente, vi abbiamo già accennato della nazionalizzazione parziale di Bankia, la quarta banca più grande della Spagna. Questa settimana, Bankia si ritrova ancora nelle prime pagine dei giornali, in particolare in quella di El Mundo, e sprofonda ancora di più nella crisi.

Il quotidiano spagnolo ha rivelato, giovedì 17 maggio, che in seguito alla nazionalizzazione della banca, i suoi clienti avrebbero prelevato più di 1 miliardo di euro in meno di una settimana! Secondo il giornale, queste informazioni provengono direttamente dal Consiglio di Amministrazione che si è riunito mercoledì scorso. La banca e il governo spagnolo hanno formalmente smentito l’esistenza di una forma di panico tra i clienti di Bankia…

Madrid sta bruciando nelle fiamme della crisi?

Che sia solo una voce di corridoio o no, questa notizia ha avuto delle conseguenze: la banca ha perso 27,49% in borsa in un giorno solo! L’agenzia di rating Moody’s ha dichiarato di avere nel mirino 21 banche spagnole e che le “sanzioni” non tarderanno ad arrivare.

Un simile effetto dopo quest’annuncio, che sia verificato o meno, traduce chiaramente il << sentimento d’incertezza >> che regna nel sistema bancario spagnolo. E’ chiaro che non c’è fumo senza fuoco e le belle parole del governo spagnolo non sono certamente bastate per rassicurare gli investitori.

In un contesto simile è indispensabile sapersi premunire e mettere al riparo le proprie economie prima che il panico investa tutta la nazione!

Alessia Pinna

Nazionalizzazione di Bankia: la Spagna rivive la crisi dei prestiti subprime?

Tuesday, May 22nd, 2012

Il Ministero dell’Economia spagnolo ha confermato la notizia dieci giorni fa circa: la Spagna nazionalizzerà parzialmente la quarta banca del Paese, Bankia. Una decisione che conferma i timori sul cattivo stato di salute del settore bancario e la gravità della crisi immobiliare spagnola.

Oppressa dai prestiti immobiliari tossici, Bankia sollecitò qualche settimana fa lo Stato spagnolo per una nazionalizzazione parziale del suo capitale. Lo scenario si è concretizzato il 9 maggio con quest’annuncio del ministero dell’economia spagnolo: << il governo è ad un passo dal diventare il maggior azionista della banca, acquistando il 45% del capitale di Bankia, vale a dire 4,465 miliardi di euro. Il Fondo pubblico di sostegno alle banche spagnole (Frob), creato nel 2010, sarà invitato a sostenere quest’ingente spesa >>.

Per Bankia tale nazionalizzazione mira a rassicurare gli investitori. Tuttavia, i mercati non sono stati rassicurati e hanno condannato duramente il settore bancario: in seguito all’annuncio, l’andamento delle principali banche spagnole ha perso circa il 5% in borsa (-5,84% per Bankia). Le agenzie di rating hanno sanzionato questa decisione, Standard & Poor’s ha deciso di degradare i voti di dieci stabilimenti bancari spagnoli.

La Spagna fa parte delle nazioni europee più colpite dalla crisi e sente il peso dei fardelli che gravano sulla sua economia: vicina al 25% di disoccupazione, una crisi immobiliare senza precedenti, un tasso d’interesse al 6%, le banche indebolite dai prestiti a rischio, gli investitori titubanti e impauriti… Tutto ciò rischia d’indebolire ancora di più l’economia del Paese, già fortemente indebitato.

La nazionalizzazione delle banche è la soluzione alla crisi spagnola?

Ci sono stati casi precedenti di nazioni europee in cui delle banche sono state nazionalizzate: in Irlanda, in Belgio, nel Regno Unito, nei Paesi Bassi. Ciò ha avuto come sola conseguenza quella di aumentare il deficit dei conti degli Stati, di aumentare il debito e i tassi d’interesse. Salvando le proprie banche, il Paese sposta il problema, ma non lo risolve. Inoltre, tenendo conto dell’ampiezza del problema, lo Stato spagnolo non potrà nazionalizzare tutte le banche se dovessero trovarsi nuovamente in difficoltà. Sola soluzione per la Spagna: fare appello alla solidarietà europea tramite il Fondo Europeo di stabilità finanziaria.

Per anticipare i rischi legati ai prestiti subprime, far fronte alle difficoltà delle << cajas >>, le casse di risparmio affossate dagli attivi immobiliari, il governo chiese alle banche, nel febbraio del 2012, di realizzare delle provvigioni pari a 53 miliardi d’euro. Venerdì 11 maggio, il governo spagnolo ha chiesto altre provvigioni supplementari per un valore di 35 miliardi di euro. Ma come potrebbero queste banche mettere sul tavolo una tale somma quando gli investitori sono sempre più reticenti e fanno pagare cara quest’instabilità, facendo schizzare in alto i tassi d’interesse? Il serpente economico spagnolo si morde la coda. I piani d’aiuto ed i loro miliardi affluiscono, ma la crisi resta.

Alessia Pinna

Le monete d’oro spagnole: 25 Pesetas di Alfonso XII

Saturday, May 5th, 2012

Moneta da 25 Pesetas di Alfonso XII

Le monete di Alfonso XII fanno parte delle monete più importanti della storia della Spagna.

La loro vita cominciò con il colpo di Stato del Generale Pavia il 3 dicembre 1874. Egli pose fine alla Prima Repubblica Spagnola. Dopo lo scioglimento del Parlamento, egli convocò tutti i partiti politici, ad esclusione di quello dei carlisti e dei federalisti, per formare un governo di unità nazionale, e visto che Pavía non aveva nessun tipo di ambizione politica, affidò il potere al generale Francisco Serrano, che fu il quinto ed ultimo Presidente della Prima Repubblica Spagnola.

Questo regime raggiunse il suo culmine con l’arrivo in Spagna del figlio d’Isabella II, Alfonso XII, al quale cedette il trono durante il suo esilio in Francia.

Con i Borboni nuovamente al potere, cominciò una nuova era per il consolidamento della Peseta, la quale dopo 10 anni di monetazione unicamente in rame e argento, vedeva rinascere il suo processo di fabbricazione in oro. Una rinascita che dimostrava la maturità e il potere del nuovo sistema monetario che superò allora 30 milioni di monete.

Il concepimento delle nuove monete d’oro che stavano per essere messe in circolazione si stabilì dopo 3 mesi dall’arrivo di Alfonso XII, attraverso un Ordine Reale.

Marchi di garanzia di questa moneta:

Furono pochissime le persone che parteciparono al concepimento di questa moneta. Un concepimento che mobilitò il Regno per almeno un decennio. Nel concreto furono sette le persone che vi parteciparono e che garantirono la qualità del prodotto, prendendosi le responsabilità che ciò comportava, stampando le loro iniziali su ogni moneta, certificando l’arte e il peso esatto.

L’incisore che venne scelto si chiamava Gregorio Sellán Gonzalez, che vide il proprio lavoro perpetuato sia da Alfonso XII che dal suo primo figlio, Alfonso XIII.

Le sigle presenti sulle monete sono le seguenti:

Incisore: G.S. (Gregorio Sellán Gonzalez)

A fianco alla menzione ‘Ensayadores y Fiel de Balanza’ (Misuratori e Pesatrice):

DE M: Eduardo Díaz Pimienta, Julio Escosura Tablares e Ángel Mendoza Ordoñez

EM M: Julio Escosura Tablares, Mauricio Morejón Bueno e Ángel Mendoza Ordoñez

MS M: Mauricio Morejón Bueno, Pablo Salas Gabarrell e Ángel Mendoza Ordoñez

MP M: Mauricio Morejón Bueno, Félix Miguel Peiró e Ángel Mendoza Ordoñez

Descrizione e cifre delle monete da 25 Pesetas di Alfonso XII

Moneta dell'anno 1876

ALFONSO XII (1874 – 1885)

Anno: 1876

Titolo: 900 millesimi

Diametro: 24.09 millimetri

Peso: 8.08 grammi

Parte incisa con 27 fiori di giglio

Descrizione:

Dritto: ALFONSO XII-POR LA G. DE DIOS 1876/76 (Alfonso XII-per la grazia di Dio) (tra le stelle a 6 raggi). Testa nuda a destra. A livello del collo: G.S. (Gregorio Sellán). Punzone evidente.

Rovescio: REY CONSTL-DE ESPAÑA D.E 25 PESETAS.M. (Re Costituzionale di Spagna) – Scudo coronato circondato dal collare dell’Ordine del Toson d’oro e appoggiato su un mantello reale che sfoggia le armi di Castiglia, Léon, Aragona, Navarra, e di Granada nella parte superiore. Al centro lo scudo dei Borboni. Bordo di punti evidente.

(Informazioni estrapolate dal libro “Monedas de oro de la Colección del Banco de España”).

Moneta dell'anno 1881

ALFONSO XII (1874-1885)

Anno: 1881

Titolo: 900 millesimi

Diametro: 24.11 millimetri

Peso: 8.07 grammi

Parte incisa con 27 fiori di giglio

Descrizione:

Dritto: ALFONSO XII-POR LA G.DE DIOS 1876/76 (Alfondo XII-Per la grazia di Dio) (tra le stelle a 6 raggi). Testa nuda a destra. A livello del collo: G.S. (Gregorio Sellán). Punzone evidente.

Rovescio: REY CONSTL-DE ESPAÑA D.E 25 PESETAS.M. (Re Costituzionale di Spagna) – Scudo coronato circondato dal collare dell’Ordine del Toson d’oro e appoggiato su un mantello reale che sfoggia le armi di Castiglia, di Léon, d’Aragona, di Navarra, e di Granada nella parte superiore Al centro lo scudo dei Borboni. Bordo di punti evidente.

(Informazioni estrapolate dal libro “Monedas de oro de la Colección del Banco de España).

La produzione di queste monete iniziò nel 1876, quando fu invertito il senso del ritratto del re per distinguerle da quelle in rame e argento. Nel 1962, arrivò una richiesta speciale da una società americana la cui sede era in Svizzera, che pagò sia i costi che i benefici stimati. Alcuni punzoni d’origine vennero utilizzati per coniare gli anni 1961 e 1962 tra le stelle.

Sulla metà delle monete si distingue l’incisione di 27 fiori di giglio, in tre gruppi di nove ciascuno.

Alcune monete in rame vennero utilizzate sia per le prove di fabbricazione che per la verifica della qualità del punzone. Queste monete vennero poi distrutte per evitare la loro eventuale circolazione.

Nel 1881, si decise di cambiare il ritratto del Re, ed è a partire da questo momento che possiamo apprezzare una grande differenza rispetto al ritratto iniziale del 1876. Tali differenze non sono particolarmente evidenti nelle coniazioni del 1876, 1877, 1879 e 1880, dove si possono notare delle piccole differenze nella capigliatura e nei tratti di Alfonso XII.

Dopo la morte di Alfonso XII, tutte le monete ( ad eccezione di quelle da 2 pesetas) continuarono ad essere coniate per ordine della moglie Maria Cristina d’Asburgo, questo fino al 1886 quando nacque suo figlio Alfonso XIII. Infatti, un anno più tardi, cioè nel 1887, Sellán disegnò la prima bozza del ritratto del suo successore, rilanciando da qui il processo di fabbricazione delle monete, integrando quelle da 20 e 100 pesetas di quell’epoca.

Perché riteniamo che queste monete siano un buon investimento?

La moneta da 25 Pesetas è una delle monete più popolari che circolano attualmente sul territorio spagnolo, ugualmente premiate da persone di altre nazioni che s’interessano a queste monete tanto per la loro importanza storica quanto per il loro valore economico.

Essendo una delle monete più conosciute, il loro spread può raggiungere livelli molto allettanti e ben posizionati sul mercato dell’offerta e della domanda – come nel caso delle monete Vittorio Emanuele in Italia – e può raggiungere uno spread pari al 100% in periodi particolarmente delicati.

Ricordiamo che lo spread è la differenza tra il prezzo del metallo prezioso contenuto nella moneta e il prezzo negoziato di quest’ultima. Il suo valore dipende dai fattori che abbiamo meticolosamente elencato nell’articolo “Lo spread delle monete d’oro”.

Questa moneta è simbolo di risparmio per il futuro, garanzia del suo perfetto stato di conservazione e qualità.

 

Alessia Pinna