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Giro del mondo : le monete d’oro e d’argento dell’Unione latina

Thursday, August 28th, 2014
LINGOLD SAVING PLAN - GOLD

LingOro.net vi farà scoprire oggi l’importanza che ricoprono alcune monete d’oro e d’argento da investimento nei vari Paesi d’Europa.
Con una precisazione : parleremo delle monete legate alla vecchia Unione Latina, una delle prove della ricchissima storia geopolitica europea.
In quest’articolo, ci focalizzeremo sulle monete d’oro principali della Francia, dell’Italia e della Svizzera.

L’Unione latina, una moneta europea arrivata in anticipo ?

20 Lire Marengo

In anticipo non vuol dire troppo presto… ma in anticipo rispetto alla costituzione dell’Unione Europea! Questo è il nome della convenzione monetaria che ha riunito l’Italia, la Francia, il Belgio e la Svizzera dal 1865, e anche la Grecia nel 1868. Questa convenzione divenne ufficiale a partire dal 1927, in quanto minata dalla Prima Guerra Mondiale.

L’obiettivo di tale unione : creare un’organizzazione monetaria comune sull’oro e l’argento. Nel quadro di un’uniformazione monetaria, ogni Stato firmatario era tenuto a stampare la propria moneta secondo le norme definite da una convenzione comune, vale a dire un titolo, una massa e un diametro equivalenti secondo il valore delle monete.

Ancora oggi, le tracce di quest’Unione latina sono visibili nelle monete d’oro e argento da investimento: i Marenghi italiani e i 20 Franchi Napoleone, ad esempio, hanno le stesse caratterstiche.

L’Italia, un Paese innamorato del proprio oro… e della sua storia!

Gli italiani hanno capito il valore ricoperto dall’oro : valore rifugio per eccellenza!
Nonostante – e sopratutto – stiamo attraversando un periodo d’austerità, l’acquisto di oro continua ad aumentare in Italia… e, di pari passo, la scelta di un luogo sicuro dove poter custodire il proprio oro. Nel terzo trimestre del 2011, ad esempio, in Svizzera c’è stato un aumento dei depositi di lingotti d’oro provenienti dall’Italia.

Per comprendere l’amore che gli italiani ripongono sull’oro, bisogna tornare indietro nel tempo e risalire alla nostra storia, una storia ricca di dettagli e di prosperità. L’aureo d’oro, vale 25 denari d’argento. Sotto l’impero di Giulio Cesare, venne creata un’unità monetaria e fissata una base del sistema monetario dell’impero romano. E quale impero!

Oggi, il popolo italiano è ancora molto attaccato al proprio oro. E nonostante il governo italiano sia in prima linea in termini di riserve d’oro, i cittadini italiani fanno molta attenzione al risparmio nei metalli preziosi, sopratutto quando si tratta d’investimenti. Le monete più ricercate in Italia ? Le lire italiane, o Marengo, vale a dire l’equivalente dei 20 Franchi Napoleone francesi. Il Napoleone francese ha due “sorelle” italiane : la moneta da 20 lire Vittorio Emanuele e la moneta da 20 lire Umberto I.

La lira italiana è stata emessa a partire dal 1861, e è stata integrata nell’Unione monetaria latina a partire dal 1865. Vengono chiamate Marengo tutte le monete da 20 Lire : Napoleone, Vittorio Emanuele II e III, Umberto I, Carlo Alberto… con un titolo pari a 900.000‰, questa moneta ha differenti valori nominali (5 lire, 10 lire, 20 lire, 50 lire, 80 lire e 100 lire). Al rovescio di questa moneta, troviamo i differenti monarchi che hanno regnato in Italia dal 1863 al 1940. E anche se siamo lontani dall’aureo di Giulio Cesare, la moneta d’oro italiana è una moneta ideale per gli investimenti a medio e lungo termine.

La Francia : il Napoleone, sistema aureo ?

Napoleone 20 Franchi Marianne Coq

Se parliamo della lira in termini di Napoleone italiano, ciò significa che è inevitabile non parlare del Napoleone francese! Il ruolo del Napoleone d’oro, durante la sua prima coniazione, è stato quello di rimpiazzare il Luigi d’oro. Ma non è possibile parlare di un solo Napoleone in Francia : la moneta ha attraversato i decenni. In base al tipo, queste monete hanno avuto un diverso valore per gli investitori e collezionisti: alcune di esse attirano ancora oggi l’attenzione, come il Napoleone Ceres, il Napoleone III Testa Nuda o il Testa Laureata, le Genie III Repubblica e le Marianne Coq.

Con un titolo pari a 900.000‰ e un valore di 5, 10, 20, 40 e 50 Franchi, questa è la base di tutte le altre monete degli Stati dell’Unione latina, che hanno allineato le loro monete Unione latina alle Napoleone. Il Napoleone è stato concepito per la circolazione e lo scambio commerciale. E oggi, è una moneta che offre delle eccellenti qualità per l’investimento .

Svizzera, tradizione d’oro, d’orefici… e di casseforti

In Svizzera, si parla dei 20 Franchi Vreneli, che furono la base di lancio della moneta confederale svizzera. La moneta da 20 Franchi in oro ha le stesse caratteristiche delle sue “sorelle” dell’Unione latina: è l’equivalente del Napoleone francese. Il suo titolo di 900.000‰ e il suo peso di 6,452g (per 5,88g d’oro puro) ne fanno una moneta di facile scambio e il cui valore è assicurato nel tempo.

Ma ciò che determina il valore d questa moneta, è anche la tradizione svizzera: essa è parte di una nazione dove la tradizione dell’oreficeria è forte, e dove il rispetto del segreto bancario si accompagna ad uno statuto di cassaforte del mondo.

Quando la crisi geopolitica si trasforma in crisi monetaria !

Wednesday, April 9th, 2014

L’esempio della Crimea è lampante. L’enclave ucraina raggiunge il girone russo, dopo una crisi geopolitica che è diventata oggi una crisi monetaria per gli abitanti. Questo non è l’unico esempio di una situazione quotidiana che può trasformarsi in qualcosa di difficile a causa della scomparsa o dell’inflazione di una moneta. Quali sono le soluzioni verso quali bisogna orientarsi in casi come questo?

La Crimea, contesa tra due monete

In Crimea, la crisi geopolitca si è trasformata in crisi monetaria. E gli abitanti della Crimea sono di fronte ad una situazione di transizione molto dolorosa.

Dopo la crisi geopolitica che ha toccato il sud dell’Ucraina, si deve far fronte ad un altro problema, che è quello della moneta da adottare, poiché l’enclave deve ritornare nel girone russo. Problema: la moneta ucraina, la Grivna, veniva accettata fino al 1° aprile. Ma per i crimeani, non c’è stato il tempo di pensare! « I conti vengono presentati nelle due valute. Alcuni pagamenti in Grivnia non vengono addirittura più nemmeno accettati, contro ogni legalità, ma con la paura giustificata che presto potrebbe non essere più utilizzabile », si legge in un articolo su Le Monde.

Abitanti con disponibilità di liquidi a breve a termine

E bisogna dire che in un contesto più “abituale’ di cambiamento di valuta (ad esempio, il passaggio all’euro), gli abitanti hanno qualche mese di tempo per abituarsi e poter cambiare le proprie liquidità. Oltre alla questione del cambio importante dei tassi (una Grivnia vale 3,8 rubli), per la popolazione si pone quella del futuro delle loro liquidità. Cosa fare quando le economie hanno riversato su una banca il loro avvenire… e se questa banca è chiusa e non potrà quindi distribuire cartamoneta? « Senza liquidità, gli sportelli automatici fuori servizio », si legge ancora su LeMonde.fr. « Coloro che vorrebbero uscire dal territorio non possono né prelevare contanti né vendere la propria casa. Coloro che vorrebbero restare devono contare sulle riserve di liquidità messe da parte o partire per fare rifornimento di contanti in Ucraina o in Russia ».

Una situazione che ricorda quello di Cipro… dove gli sportelli vennero presi d’assalto dai ciprioti, mentre le banche stavano chiudendo i battenti una dopo l’altra. E Cipro non è stato il solo Paese a far fronte a questo tipo di situazione, anche l’Argentina ha vissuto la crisi in questo modo.

L’Argentina, sfortunata testimone delle crisi monetarie

Da diversi anni, l’Argentina ha dovuto abituarsi alla crisi monetaria. La più forte tra queste è stata quella degli anni ’90, una crisi finanziaria brutale che ebbe come conseguenza una svalutazione molto forte del peso argentino a danno degli abitanti. Stessa cosa negli anni 2000… e recentemente all’inizio dell’anno, momento di forte tensione per la valuta argentina.

Verso quale moneta bisogna orientarsi in caso di crisi?

Qual è la moneta di fiducia in caso di crisi? In caso di crisi monetaria, è spesso il dollaro la moneta verso cui s’indirizzano le persone, come nel caso dell’Argentina, dove gli abitanti hanno messo i propri risparmi sui conti bancari in dollari. E di recente, con un dollaro scambiato a 8,34 pesos, gli Argentini si sono rivolti in massa, ancora una volta, verso una moneta più solida della loro.

Anche se gli Stati Uniti sono anch’essi in piena crisi e il dollaro non sembra poi così solido, resta comunque la moneta di referenza per il commercio internazionale e gli scambi sul mercato. Fino ai minimi dettagli della vita quotidiana degli abitanti: l’ultimo scandalo che ha scosso l’Argentina, è l’assenza di… ketchup negli hamburger di una celebre catena di fast food. Il ketchup viene acquistato in Cile in dollari, e il governo non vuole i bigliettoni verdi, troppo preziosi in tempi di crisi, non lasciano il Paese!

Ma cosa succederebbe se il dollaro perdesse a sua volta il suo valore? O se, come in Crimea, venissero scambiati piuttosto in nero, in un contesto in cui la potenza che ha il controllo sulla nazione volesse fare a meno del dollaro?

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Una crisi della stessa portata potrebbe verificarsi anche in Italia? Si, poiché le ragioni possono essere numerose, e non solo geopolitiche! A Cipro, ad esempio, quando tutto il sistema bancario ha fatto fallimento, anche la vita quotidiana dei ciprioti ha toccato il fondo a sua volta.

In Italia, se tutti gli italiani cercassero di recuperare i loro fondi tutti insieme, tutto il sistema farebbe fallimento. Un vero e proprio “bankrun”, un assalto agli sportelli bancari per prelevare i propri soldi prima degli altri. In Grecia, così come in Spagna, è la stessa identica cosa per numerosi risparmiatori e investitori, che prelevano i soldi in massa dai loro conti bancari.

In caso di crisi, la soluzione di ripiego – e anche di sopravvivenza – prende la forma delle monete metallo. Un esempio è quello della Seconda Guerra Mondiale, quando alcuni soldati inglesi partivano in missione con delle sterline in oro nascoste: era la soluzione per potersi salvare la vita, poiché le monete rappresentavano un valore sicuro in tutte le nazioni.

L’argento metallo, più facile da scambiare

Nel caso di una crisi monetaria come quella che sta avvenendo ora in Crimea, sarebbe dunque la soluzione che potrebbe evitare ai crimeani di ritrovarsi a corto di liquidi. Sopratutto se il ricorso al dollaro potrebbe risultare pericoloso per via del contesto politico che si verrà a creare.

Verso quale moneta metallo rivolgersi? Ovviamente, verso le monete da investimento, il cui valore è conosciuto. I 10 rubli Russia, la moneta d’oro russa da investimento, ne fa parte. Ma potrebbe essere ancora più ragionevole rivolgersi verso l’argento metallo, garante del proprio valore, e che ha sopratutto il vantaggio di essere più liquidabile. Una moneta riconosciuta e che non perde il suo valore nel tempo e che si può scambiare facilmente. Rifornitevi prima della grande crisi, poiché dopo non ce ne sarà più abbastanza!

 

Prospettive 2014 : i pareri degli economisti

Wednesday, January 22nd, 2014

Prospettive economiche 2014

Fare delle previsioni realistiche in termini di economia è come fare dell’astrologia… Eppure, ogni anno, in tanti si dedicano a questo pericoloso esercizio, e alcuni spesso ci azzeccano! Qualunque sia il tono delle prospettive economiche per il 2014, prendendo come punto di partenza l’anno 2013, è comunque bene fare attenzione, invitando gli investitori alla massima cautela.

Nouriel Roubini, alias Dr Doom, è ottimista!

Un fiore non fa ghirlanda. Nouriel Roubini, alias “Dottor catastrofe”, conosciuto per le sue previsioni pessimistiche e piuttosto azzeccate fino ad ora, è piuttosto ottimista nelle previsioni economiche del 2014.

Stando a quanto afferma, i rischi maggiori (minacce di un’implosione della zona euro, di un nuovo “shutdown” – arresto parziale del governo americano – del limite massimo del debito, rallentamento brutale della crescita della Cina, di una guerra tra Iran e Israele…) dovrebbero essere meno “aggressivi” nel 2014 rispetto al 2013.

« Per quanto riguarda l’economia americana, che si trova in una posizione migliore rispetto ai suoi concorrenti, non dovrebbe raggiungere il suo vero potenziale di crescita nel 2014 – afferma Roubini – ma s’intravedono dei fattori positivi: ripresa del mercato del lavoro e dell’immobiliare, e dell’industria manifatturiera ». Noi ci permettiamo di aggiungere: l’arresto della politica monetaria accomodante per un dollaro più forte.

Roubini punta anche su una ripresa dei mercati emergenti, le cui classi medie continuano a svilupparsi e a far girare il consumo. Secondo Roubini, si tratta di una ripresa modesta, sia per le economie avanzate che per quelle emergenti. Ma su un piano globale, Stati Uniti a parte, la crescita dovrebbe restare “anemica” nel 2014, malgrado le sue prese di posizione ottimistiche.

Quanto detto è spiegato nel dettaglio in quest’articolo pubblicato su cnbc.com, da leggere se conoscete l’inglese o se siete dotati di un buon traduttore!

Previsioni mondiali economiche pessimistiche

Per una volta Dr Doom è ottimista? Non è lo stesso per Joseph Stiglitz, cronista e premio nobel dell’economia 2001, professore alla Columbia University (New York).

In quest’articolo, apparso su lesechos.fr, Stiglitz afferma che il reddito della maggior parte dei cittadini dei Paesi in via di sviluppo, che si sono ridotti nel 2013, non aumenterà ora. Meno potere d’acquisto nel 2014 per l’insieme delle classi medie, dunque.

Il problema: nessun governo prende le misure necessarie. « Negli Stati Uniti, il reddito medio diminuisce continuamente; quello dei dipendenti è inferiore a quello di quarant’anni fa. In Europa, più della metà dei giovani spagnoli e dei giovani greci sono disoccupati. L’FMI prevede per la Spagna un tasso di disoccupazione superiore a quello attuale nei prossimi anni ». Senza una corretta unione bancaria nella zona euro, senza la mutualizzazione del debito, la minaccia è dietro l’angolo.

Stiglitz mette in guardia sul pericolo futuro di un’eventuale stagnazione economica troppo lunga in Europa. Anche per gli Stati Uniti, le cui prospettive sembrano essere più confortanti, Stiglitz evoca l’ineluttabile aumento delle disuguaglianze economiche.

Per quanto riguarda i Paesi emergenti, al contrario di quanto afferma Roubini, Stiglitz pensa che il rallentamento continuerà a persistere. Benché la crescita della Cina, nonostante sia in netto calo, resta invidiabile!

Per riassumere, a livello globale, l’economia di mercato non funziona. Diverse risorse restano inutilizzate, così come diversi bisogni non vengono soddisfatti.

Le previsioni shock di Saxo Bank

Mish, di Global Economic Trend Analysis, ha riassunto su 24hgold.com, in un interessante articolo in francese, “Le previsioni shock di Saxo Bank per il 2014”.

Deflazione negli Stati Uniti, Germania in recessione (!), Giappone soffocato dal proprio debito, azioni nelle tecnologie che incassano duri colpi, il fronte anti Europa che aumenta in tutte le parti dell’eurozona, CAC 40 in caduta libera…! Non siamo certo obbligati a prendere alla lettera le previsioni di Saxo Bank (visto anche che negli ultimi si sono sbagliati diverse volte), ma potrebbe essere un buon indice di tendenza finanziaria. A noi sembrano abbastanza realistiche queste previsioni, anche se non saranno per l’immediato futuro…

… mettetevi al riparo finché siete in tempo!

 

Le banche centrali potrebbero utilizzare le riserve d’oro come garanzia per pagare i loro debiti ?

Monday, June 24th, 2013

La banca centrale russa accetta già l’oro da investimento dalle banche russe come garanzia per concedere loro dei prestiti. I Paesi dell’eurozona in difficoltà potrebbero d’ora in poi utilizzare le loro riserve d’oro come garanzia per estinguere i loro debiti pubblici.

Nell’ottobre scorso, uno studio realizzato dal Professore Ansgar Belke, dell’Università di Duisburg-Essen e DIW Berlin, intitolato: A more effective Eurozone monetary policy-gold-backed sovereign debt (una politica monetaria più sana nella zona euro – un debito pubblico legato all’oro), mette in evidenza i vantaggi che risulterebbero dall’attuazione di una simile idea.

Le riserve d’oro di nazioni come il Portogallo, la Grecia, l’Italia, l’Irlanda o la Spagna potrebbero essere utilizzate come garanzia per pagare il debito pubblico. La conseguenza immediata di questa scelta sarebbe il crollo dei costi finanziari per gli Stati, questo si tradurrebbe immediatamente con un ribasso del premio per il rischio.

Le riserve d’oro degli Stati membri sono custodite dalle Banche Centrali nazionali di ognuno di questi Paesi. In questo modo, nel contesto dell’Unione Monetaria, è necessario ottenere l’approvazione del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) per rimpatriare le riserve d’oro che si trovano al di fuori delle frontiere di ogni nazione e il trasferimento di tali riserve verso un ente indipendente creato ad hoc dallo Stato.

I vantaggi di “unire” il debito pubblico all’oro sono evidenti : il premio per il rischio è ridotto poiché il debito è sotto controllo, assenza di trasferimento di rischio dei Paesi ad alto potenziale di rischi rispetto a quelli che hanno invece minori rischi d’insolvenza.

La relazione fa appello alla debolezza dei diversi piani di salvataggio e dei programmi d’acquisto del debito pubblico. Per quanto riguarda i piani di salvataggio, il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità, detto anche Fondo salva-stati) ha dei seri problemi di finanziamento. Invece, per quanto riguarda l’acquisto del debito pubblico, le operazioni OMT (Outright Monetary Operation) sono accettate come garanzia in controparte di prestiti per finanziare il debito pubblico. Questi ultimi sono solo una ventata d’aria fresca temporanea per gli Stati.

E’ ovvio che non tutte le nazioni hanno la stessa capacità di utilizzare le loro riserve d’oro. Ad esempio, le Grecia, l’Irlanda e la Spagna non possiedono oro a sufficienza per coprire l’intero debito. Tuttavia, il Portogallo e l’Italia dispongono d’importanti riserve d’oro. Queste ultime rappresentano tra il 24% e il 30% dell’insieme delle loro necessità di finanziamento su due anni. E’ poco ma almeno è già qualcosa. Per la precisione, la zona euro dispone di 10.792 tonnellate d’oro per un totale di 590 miliardi di dollari americani.

Fonte : OroyFinanzas.com

Oro: braccio di ferro tra economia ed ecologia

Thursday, November 22nd, 2012

Miniera_d'oro_© RomanT- Fotolia.com

L’estrazione d’oro è la causa di molti conflitti che continuano a spargere sangue e distruzione. Sul piano dell’estrazione d’oro, economia ed ecologia sono spesso antagoniste. A parte qualche rara eccezione come NewMont che aderisce alla Carta Clean Extraction, l’estrazione d’oro provoca delle devastazioni.

« Un’attività molto buona per l’economia greca »

In Grecia, si sono verificate diverse manifestazioni e proteste da parte della popolazione contro le tecniche estrattive d’oro dell’impresa Eldorado Gold, che sfrutta la miniera di Skouries: « ogni tonnellata di terra smossa, dovrebbe produrre circa 0,20 grammi d’oro, una miseria in confronto alla catastrofe ecologica che attende la nazione » afferma una militante. Eldorado Gold, ovviamente, non è dello stesso parere e assicura di rispettare le norme ambientali.

Una lotta economica vinta in partenza

Questa volta, è il turno della Romania, dove il popolo dovrà pronunciarsi, attraverso un referendum, a favore o contro dell’estrazione mineraria in una piccola località. Gli abitanti del dipartimento di Alba, dovranno infatti pronunciarsi il 9 dicembre prossimo sull’estrazione in una miniera d’oro in Transilvania. Un contributo economico innegabile, poiché secondo la società canadese che vorrebbe sfruttare il giacimento, conterrebbe 300 tonnellate d’oro e 1600 tonnellate d’argento. Impiego di cianuro, avvelenamento delle falde freatiche, espropriazione degli abitanti, distruzione dei siti storici.. l’estrazione mineraria non è senza conseguenze.

Tuttavia, non ci si fa illusioni sui risultati del referendum, ampiamente strumentalizzato a favore degli imperativi economici.

Soluzioni concrete

L’estrazione aurifera è una vera e propria piaga. Se la battaglia ecologica portata avanti dagli abitanti delle zone interessate è persa in partenza, possiamo, nel nostro piccolo, lottare contro quest’estrazione altamente inquinante a favore di una più pulita e rispettosa dell’ambiente seguendo questi piccoli consigli:

– acquistando solo oro già estratto sotto forma di monete o di lingotti;
– non investire in azioni minerarie;
– acquistando oro fisico ottenuto dall’estrazione pulita come la Vera Valor.

 

Clean Extraction: la Carta alla quale aderisce la moneta Vera Valor da un'oncia d'oro puro.

La Grecia si prepara ufficialmente ad uscire dalla zona euro

Thursday, May 24th, 2012

La Grecia si prepara ufficialmente ad uscire dalla zona euro

Per la prima volta s’intraprendono ufficialmente dei preparativi tecnici per l’uscita della Grecia dalla zona euro. Il comitato di preparazione dell’Eurogruppo ha chiesto ai governi della zona euro di preparare un piano d’emergenza nell’eventualità di un abbandono della moneta unica in Grecia.

Quest’iniziativa è stata approvata lunedì scorso nel corso di una teleconferenza del gruppo di lavoro incaricato di preparare le riunioni mensili dei ministri delle finanze della zona euro. I membri del gruppo di lavoro fanno parte anche del Consiglio d’amministrazione del FESF, il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria.

La notizia si è appresa mercoledì scorso tramite due funzionari europei e grazie anche a Reuters che ha potuto consultare una nota di lavoro redatta da uno Stato membro che spiega nel dettaglio i costi, per ogni Paese, di una possibile uscita della Grecia dal blocco.

Questo documento sostiene che uno scenario simile doveva prodursi prima o poi, e che si dovrebbe auspicare un << divorzio amichevole >>. Inoltre, grazie all’aiuto dell’Unione Europea e del Fondo Monetario (FMI), Atene potrebbe uscire senza gravi danni dalla moneta unica.

<< Finora, non c’è nulla di pronto riguardo alla zona euro perché si teme che ciò possa creare panico e timore >> ha precisato uno dei funzionari.

Un altro funzionario ha confermato, invece, l’esistenza dell’accordo che si è concluso lunedì.

Le borse europee sono in netto declino, poiché un’uscita della Grecia dall’eurozona non è più considerata come un tabù e gli investitori temono che non emerga nessun’altra possibile soluzione concreta per stimolare la crescita economica nel vertice europeo previsto per questa sera.

La Grecia in default… politico!

Thursday, May 10th, 2012

Il risultato delle elezioni in Grecia è caduto come una mannaia: nemmeno uno dei due maggiori partiti politici (sinistra e destra) ha la maggioranza in Parlamento, e un partito ultranazionalista (per non dire neonazista) fa il suo ingresso con appena 19 deputati. Disagio in seno alla democrazia…

Anche se non è ancora ben chiara la composizione del nuovo Parlamento, quello che sappiamo è che il 60% dei greci, di estrema sinistra e di estrema destra, ha votato contro la politica d’austerità dettata dal governo in carica e soprattutto dalla troika.

La sinistra radicale, con 50 deputati circa, propone una coalizione con tutti i partiti di sinistra per far fronte alla politica ultra liberale che ha spinto il Paese verso la più cupa austerità. Nikolaos Mihalikiakos, il rappresentate della parte opposta, << la Nuova Alba dorata dell’ellenismo >>, mostra chiaramente le sue opinioni neonaziste, e aggiunge il saluto hitleriano a discorsi che incitano all’odio.

Doccia fredda sui mercati azionari

Ovviamente, anche se << Bruxelles si aspetta che la Grecia rispetti gli accordi >> (attenzione, Bruxelles non sarà affatto contenta!), come diceva Charles Sannat (consulente finanziario) in una recente intervista, i mercati finanziari e i finanziatori (FMI, UE) potranno sempre chiedere, se non c’è una crescita, questo non cambierà nulla. L’euro è veramente a rischio dopo le legislative in Grecia. A raffreddare gli ardori della moneta unica non sono tanto i risultati, ma quanto l’incertezza che regna sul Paese e lo spettro di un default.

E se la Grecia attuale fosse il prisma dell’Italia di domani? In questo contesto ultra esplosivo, l’insurrezione e la minaccia di guerra civile non sembrano più essere poi così impossibili. La Grecia affonda, intrappolata tra il desiderio impossibile di << ritornare come prima >> (alla dracma) e quello, troppo ambizioso, di restare nella zona euro. Cosa gli resta come alternativa monetaria, apparte forse una nuova moneta parallela basata sull’oro? Con le sue 111,6 tonnellate d’oro, la Grecia potrebbe scommettere sulle sue riserve.

Alessia Pinna

“Abbiamo scelto di salvare le persone piuttosto che le banche”

Tuesday, February 28th, 2012

Così titola un articolo di Gérard Thomas, apparso su Liberation.fr, il 19 febbraio scorso, che riporta un’intervista fatta a Buenos Aires con l’ex ministro dell’Economia argentino, Roberto Lavagna, che nel 2002 ha fatto uscire il Paese dalla crisi, facendo a meno dei servizi dell’FMI. Lavagna pensa che anche la Grecia dovrebbe seguire questa via per uscire dalla crisi attuale.

L'ex ministro dell'Economia argentino, Roberto Lavagna.

L’ex ministro dell’Economia argentino Roberto Lavagna, 69 anni, è il principale artefice della ripresa dell’argentina caduta in una terribile crisi 10 anni fa. Quando prese possesso delle sue funzioni, nell’aprile del 2002, il peso argentino era già stato svalutato del 70%, il paese era in default, il debito privato raggiungeva più di 72 miliardi di euro, il tasso d’inflazione arrivava circa al 125% annuo, la disoccupazione era ormai esplosa, i piccoli risparmiatori erano rovinati e i disordini sociali avevano già fatto più di 30 vittime nel Paese. E’ in questo quadro economico e politico che Roberto Lavagna ha preso la decisione di non servirsi << dell’aiuto >> del Fondo monetario internationale (FMI) e dei mercati finanziari. Questa è la via che dovrebbe seguire anche la Grecia.

Cosa accomuna la crisi argentina del 2001-2002 all’attuale crisi greca?

Sul piano economico, è tutto uguale. L’Argentina aveva stabilito una parità fissa tra il peso e il dollaro, la Grecia è legata all’euro. Un tasso di cambio fisso che associa dei Paesi con una forte produttività e altri la cui competitività è molto più debole non può che generare una crisi.

La Grecia è già al suo quarto anno di recessione, anche l’Argentina lo era. Il deficit fiscale, il deficit dei conti correnti, la caduta del PIL, l’indebitamento, l’esplosione della disoccupazione… tutti i dati macro-economici sono uguali. Tuttavia, la situazione sociale della Grecia è migliore di quella Argentina all’epoca. Sul piano istituzionale, l’Argentina era un Paese isolato mentre la Grecia fa parte dell’insieme economico più potente del mondo.

Come avete fatto a far uscire l’Argentina dal caos?

Da quando sono entrato in carica come ministro dell’Economia, nell’aprile del 2002, ho deciso che si doveva cambiare radicalmente modo di vedere l’uscita dalla crisi.. Il mese successivo, sono andato a Washington per incontrare i dirigenti del Fondo monetario internazionale e spiegargli che i nostri rapporti non sarebbero stati più gli stessi. Dall’inizio della crisi economica, nel 1998, avevamo già ricevuto due prestiti dal Fondo monetario per un totale di 51 miliardi di euro. Tutt’e due sono stati dei fallimenti spettacolari e alcune voci si levarono per chiedere una terza tranche di circa 17 miliardi supplementari.

Non ho voluto seguire questa via e ho spiegato all’FMI che non volevamo più prestiti e che saremo usciti dalla crisi da soli. La sola cosa che ho chiesto è stato un roll over parziale di tutte le scadenze. Mi sono anche impegnato a pagare gli interessi del debito e una parte del capitale. Ma non potevo fare tutto e subito. Questa posizione era impensabile per l’FMI perché mostravamo la volontà di fissare da soli la nostra politica economica. Ho dovuto spiegargli la mia proposta tre volte prima che arrivassero a capire. A partire da quel momento abbiamo smesso di sostenere le banche mentre l’FMI ce lo imponeva, esigendo anche la privatizzazione della Banca della Nazione. Ma essendo già usciti dal gioco, il Fondo monetario non aveva più i mezzi per fare pressione sull’Argentina!

Avete dunque remato contro l’FMI ed i vostri principali creditori?

Le vie per uscire dalla crisi non sono quelle che traccia l’FMI. Quest’istituzione propone sempre lo stesso tipo di contratto di risanamento fiscale che consiste nel diminuire il denaro che si da alla gente comune – i salari, le pensioni, gli aiuti sociali, ma ugualmente i grandi lavori pubblici che generano posti di lavoro – in modo da sfruttare il denaro risparmiato per pagare i creditori. Tutto questo è assurdo ed immorale. Dopo quattro anni di crisi non si può continuare a togliere il denaro sempre alle stesse persone. Ed è esattamente ciò che si cerca d’imporre alla Grecia! Diminuire tutto per dare alle banche. L’FMI si è trasformato in un’istituzione che mira a proteggere i soli interessi finanziari. Quando ci si ritrova in una situazione di stallo come l’Argentina nel 2001, bisogna cambiare le regole del gioco.

Secondo voi i piani di austerità e di rigore non sono necessari, ma è ciò che viene imposto alla Grecia…

A torto perché il denaro prestato rischia di non poter essere mai rimborsato e il deficit fiscale greco è più elevato oggi che quando gli venne concesso il primo prestito. Questi sono i soliti errori. La colpa è del settore finanziario che impone la propria maniera di vedere le cose. Si preferisce salvare le banche piuttosto che le persone che hanno dei prestiti immobiliari da rimborsare. La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di posticipare le scadenze per le persone indebitate. I funzionari dell’FMI a questo punto ci hanno rimproverato di violare le regole del capitalismo! Dimenticavano semplicemente che delle persone “rovinate” non consumano più, cosa che obera un rilancio per la crescita. Al posto di pagare le banche, la Grecia dovrebbe investire nell’educazione, la scienza e la tecnologia, finanziare delle infrastrutture e recuperare in questo modo una certa produttività, non soltanto nel settore dei servizi e del turismo.

Avrete sicuramente molti nemici tra i banchieri…

Mi detestano! Cosa che non gli ha impedito di bussare alla nostra porta per prestarci del denaro esattamente 48 ore dopo essere riusciti a risanare il nostro debito nel 2005! Ovviamente, ho rifiutato quest’offerta rispondendogli che l’Argentina non sarebbe ritornata sulla scena dei mercati finanziari prima del 2014 poiché non ne avevamo bisogno.

Perché il 2014? Semplicemente perché entro quell’anno il debito pubblico sarà solo del 30%, la metà dei parametri europei di Maastricht! Sono del parere che una nazione come l’Argentina non ha bisogno di stare tutto il tempo sui mercati finanziari. Si rischierebbe di aumentare nuovamente il debito pubblico. Il problema è che sono gli stessi banchieri a far passare l’idea che indebitarsi all’estero sia una cosa positiva. E’ normale che se io vendessi pomodori, penserei che è bene mangiarne! Loro vendono soldi!

Tradotto da: Alessia Pinna

Estratto da: Liberation.fr