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Archive for the ‘Germania’ Category

La Germania e la sua riserva d’oro virtuale…

Tuesday, July 24th, 2012

In un contesto di crisi economica come quello attuale, le riserve d’oro detenute dalle banche centrali dei Paese assumono un ruolo particolare. Sono, infatti, queste riserve che garantiranno e legitimeranno la ricchezza e la potenza economica di una nazione per << assicurarla >> contro il fallimento del sistema.

Ma la sicurezza di queste riserve d’oro ha costituito da sempre un dilemma: è meglio conservare l’oro nel proprio Paese o in un altra nazione?

La domanda è molto interessante perché traduce delle scelte << strategiche >> differenti che hanno i loro vantaggi e i loro… rischi!

Se una nazione conserva il proprio oro nelle sue riserve è totalmente indipendente ed è garante dell’autenticità e della sicurezza della propria riserva. E’ ovviamente la questione della sicurezza che può rappresentare un rischio a seconda del contesto. Così, sistemare le proprie riserve d’oro in un altro Paese potrebbe essere una soluzione per mettere l’oro al riparo in caso di guerra.

Ed è proprio ciò che ha fatto la Germania durante la guerra fredda, inviando il proprio oro in altri Paesi per paura che i Russi se ne impossessassero.

Un’iniziativa preventiva all’epoca, ma qual è la situazione 60 anni dopo..?

E’ la domanda che si pone attualmente il giornale tedesco Bild. Il quotidiano s’interroga sulla stato delle riserve d’oro del Paese: ufficialmente, dovrebbero essere 3400 tonnellate d’oro. Ma sorge un problema: non sono in Germania, e sarebbero (da notare il condizionale) quindi sempre << al riparo >> nella Banca di Francia, la Banca d’Inghilterra e la Riserva federale di New York (secondo la Bundesbank, la banca federale tedesca).

La Germania vorrebbe esaminare le sue riserve d’oro per sapere quanto valgono, e perché no, farle rimpatriare come ha fatto di recente il Venezuela. Ma l’operazione può rivelarsi più difficile del previsto…

Gli altri Paesi possiedono sempre l’oro tedesco? Hanno la possibilità di renderglielo? E a quanto ammontano i costi di un simile << spostamento >> di oro? Senza parlare dei rischi di sicurezza che questo implica…

Per farla breve, 60 anni più tardi la Germania sembra essere all’impasse e possiede per ora una riserva d’oro virtuale. Questa situazione incerta sarà dannosa in futuro se la Germania desidera addossare la sua economia all’oro? Il tempo ci darà risposte molto presto…

Alessia Pinna

LINGOLD SAVING PLAN - GOLD

E se l’euro esplodesse?

Wednesday, June 13th, 2012

Tic tac, tic tac, boom!

Se l’euro esplodesse cosa succederebbe? Niente di così grave per alcuni. Per altri, sarebbe il caos più totale. La verità si situerebbe senza dubbio tra queste due estremità, senza per altro conoscerne precisamente l’orientamento.

Visto che la fine della moneta unica diventa una scenario sempre più credibile, è legittimo porsi questa domanda, anzi direi che è una domanda che dobbiamo porci imperativamente.

Quali conseguenze avrebbe un’esplosione della moneta unica per un’impresa, uno Stato e, ovviamente, per i privati?

Iniziamo dalle persone comuni, voi, io e gli altri. Piccoli o grandi risparmiatori, giovani o vecchi, saremo pressoché tutti allo stesso livello in caso di crollo dell’euro… ma più per il peggio che per il meglio.

Allora, concretamente, come potrebbe accadere? Innanzitutto, i periodi più favorevoli (cerchiamo di essere ottimisti) in cui la situazione è meno difficile da gestire sono quelli di riposo. Quindi, o durante il week-end, o durante le vacanze estive. Possiamo, perciò, dire che il periodo ideale è durante il week-end delle vacanze estive. Questo è il momento giusto per grandi annunci.

Prima di tutto, il cittadino medio non ascolta per forza assiduamente le informazioni in spiaggia. Secondariamente, sappiamo bene che il sole e il mare ci rendono meno suscettibili, e i riflessi sono meno rapidi, e poi tutti sono lontani dalla propria abitazione, senza i propri documenti bancari, codici di conto corrente, RIB e altri codici confidenziali, identificativi, password segretissime che vi permetterebbero di recuperare i vostri soldi. Per farla breve, ci ritroveremo incastrati, e nel panico più totale. Infine, l’ora migliore è appena prima della messa in onda dei telegiornali delle ore 20. E’ l’istante in cui tutti sono nelle loro case. La cena sta per cominciare o per finire, i bambini in pigiama o quasi, non tarderanno comunque ad andare a letto… in questo caso, è difficile che inizi una rivoluzione. Le attività commerciali sono tutte chiuse. Altre persone staranno cenando in qualche ristorante o a casa di amici… e la notte porta consiglio!

Sappiate che il giorno favorito è il 15 agosto. Un bel giorno. Spagna, Francia e Italia saranno a riposo, in vacanza. I tedeschi… sulle spiaggie italiane, francesi o spagnole. Gli inglesi saranno sparsi in tutta l’Europa continentale.

In breve, la data ideale per il nostro scenario è il 15 agosto alle ore 20.

Adesso, immaginiamo insieme cosa potrebbe succedere…

 

L’Euro è in crisi: il congresso della Cdu vota la possibilità di uscire dall’unione monetaria

Tuesday, November 15th, 2011

 

Crisi dell'euro - Immagine di blogghete.altervista.org

 

 

In questi giorni si sta facendo largo l’idea di una possibile uscita dell’Italia dalla zona euro. Tra economisti e uomini politici ci sono diverse opinioni. C’è chi dice che tornare alla lira in questo momento sarebbe dannoso per il nostro Paese, e c’è chi pensa, al contrario, che l’uscita dell’Italia dalla zona euro è l’unica via d’uscita per far fronte alla grave crisi economica in cui si trova il Paese.

Non si sbagliavano i nostri esperti quando dicevano che l’euro avrebbe innescato una grave crisi dell’economia. E non si sbagliavano neppure quando affermavano che questa valuta sarebbe stata la nostra rovina. Ma questo non è solo il pensiero di economisti ed esperti, è anche ciò che la popolazione condivide appieno.. non è nulla di nuovo !

L’Euro, fin dai primi anni, ha dato prova della sua instabilità. Ricordo la titubanza con la quale accettammo l’entrata in vigore dell’Euro. Ricordo la fatica che fecero gli anziani ad imparare a capire il passaggio dalla lira all’euro. Ma come al solito non c’era spazio per le nostre lamentale, e anche se ci fosse stato non sarebbe servito a nulla… avremmo dovuto accettare comunque il cambio di valuta perché messi di fronte al fatto compiuto.

E come volevasi dimostrare, il dubbio sulla sua effettiva sfortuna si sta rivelando oggi in tutte le sue forme. Il fatto che il potere d’acquisto è diminuito di molte migliaia di euro ne è la prova inconfutabile. Infatti, stando al rapporto dell’Ires-Cgil, in 10 anni, ogni lavoratore ha perso 5 453 euro di potere d’acquisto del proprio stipendio. Dati inquietanti, che ci lasciano col fiato sospeso se pensiamo in maniera pratica che fino al 2000 con 100 mila lire in tasca si comprava il doppio di quello che oggi si può comprare con 100 euro.

Non dimentichiamo, poi, il divario che esiste tra il valore intrinseco di una moneta e il suo valore nominale. Il valore intrinseco, cioè il valore dello strumento usato come moneta, dipende dal valore del bene che compone la moneta (costo di produzione, costo della stampa ecc..). Mentre, il valore nominale è quello che viene riportato sulla moneta, è il prezzo che viene imposto sul mercato indipendentemente dal suo costo di produzione. Il valore intrinseco di una moneta è sempre molto inferiore rispetto a quello nominale.

Nel caso, invece, delle monete coniate con i metalli preziosi, come nel caso dell’oro, tra il valore nominale e quello intrinseco non vi è questa grande differenza perché il metallo conserva il proprio valore nel tempo. Una moneta d’oro è, quindi, più stabile e non soggetta all’inflazione. Ciò si spiega col fatto che alla crescita della moneta equivale, analogamente, una crescita della ricchezza reale, pari o quasi alla quantità di metallo prezioso messo in circolazione con la valuta stessa, per cui l’emissione di moneta con valore intrinseco non subisce l’inflazione, ma è un sicuro riparo da essa. Mentre, monete come l’euro o il dollaro sono fortemente esposte ai rischi inflattivi.

Fino all’800, le monete che circolavano erano coniate solo ed esclusivamente con l’impiego di metalli preziosi. Ma, a partire dal 1971, quando anche il Bretton Woods non riusciva più a reggere il passo del mercato e gli interessi economici si facevano sempre più consistenti, non si stampò più moneta in base alle riserve aurifere della banca, ma la moneta stessa diventò “il valore”. In parole povere, ciò significa che noi acquistiamo dei beni materiali in cambio di una moneta che non ha valore effettivo. Questo valore è stato stabilito dalla banca centrale e accettato nel mercato, ma nella pratica, il suo valore è di molto inferiore al valore nominale. Le banche possono, perciò, stampare moneta nella quantità desiderata, e non più in base alla quantità di oro presente nelle loro casseforti.

Se ci pensiamo bene, tutto questo significa che la moneta attuale ha valore dal momento in cui viene accettata come mezzo di pagamento sulla base della fiducia di chi la riceve come pagamento.

<< La crisi della zona euro sembra aver raggiunto il suo culmine, con la Grecia sull’orlo del default e un’uscita ingloriosa dalla zona monetaria, e ora l’Italia sul punto di perdere l’accesso ai mercati finanziari >>. Sono queste le sconcertanti parole che si leggono nell’articolo di Nouriel Roubini, economista, presidente della Roubini Global Economics e professore di economia alla Stern School Business di New York, pubblicato l’11 novembre su Project Syndicate.

Nouriel Roubini, 52 anni, diventò famoso dopo aver previsto il crollo dei mercati immobiliari negli Stati Uniti, circa 5 anni fa, che ha conseguentemente dato inizio alla crisi internazionale ad effetto catena.

<< Se l’Euro poteva sopravvivere senza la Grecia, stessa cosa non si può dire per l’Italia >> afferma il direttore del centro per gli studi di politica europea, Daniel Gros. << Se c’è un default dell’Italia si rischia che anche altri paesi come Spagna, Portogallo e Francia si trovino in grosse difficoltà >> dichiara ancora Gros. Mentre Roubini è ancora più preciso, e pensa che insieme all’Italia potrebbero affondare addirittura altre due economie insieme a quelle menzionate: quella di Cipro e dell’Irlanda.

Sempre secondo l’attenta analisi del professor Roubini, in Spagna e Irlanda, il risparmio privato è crollato, e una bolla immobiliare ha alimentato il consumo eccessivo. Mentre Grecia, Portogallo, Cipro e Italia, sono andati nel pallone quando l’eccessivo deficit di bilancio ha inasprito i già tanti squilibri esterni.

Ciò che principalmente ha scatenato la crisi dell’Euro è stato il fatto che da quando questa valuta è entrata in circolazione, da circa 10 anni, si è verificato un forte squilibrio tra paesi periferici come l’Italia, l’Irlanda, la Grecia e ancora il Portogallo e la Spagna che hanno avuto più uscite che entrate, cioé hanno speso più dei fondi che detenevano. Al contrario, i Paesi centrali dell’eurozona come Francia, Germania, Olanda e Austria sono stati più prudenti e intelligenti, spendendo meno di quello che effettivamente avrebbero potuto spendere, ed esportando più di quanto importassero. Sono stati, insomma, dei bravi risparmiatori !

Secondo il ragionamento del professor Nouriel, se i Paesi periferici restano intrappolati in una situazione di deflazione di debito elevato ci sarà un default e saranno costretti a optare per l’uscita dalla zona euro. Questo consentirebbe all’Italia e alle altre nazioni di rilanciare l’economia e la competitività sui mercati internazionali attraverso un deprezzamento di nuove monete nazionali.

Diverso è il punto di vista della Cancelliera tedesca, Angela Merkel, che ha dichiarato a Lipsia, durante il congresso della Cdu, che abbiamo ancora bisogno dell’Unione Europea perché sarebbe la rovina dei paesi che ne fanno parte. << In Germania – dice la Merkel – il 60% delle esportazioni finisce nell’UE da cui dipendono nove milioni di posti di lavoro tedeschi. Se l’Europa crolla, anche la Germania crolla >>. Ma il congresso della Cdu ha pensato bene di votare una mozione in cui è prevista la possibilità per uno Stato di uscire liberamente dall’euro, senza che ciò comporti l’uscita dall’UE.

 

Angela Merkel al congresso Cdu, Lipsia - Immagine di tmnwes.it

 

Alessia Pinna

Il Gold Standard e il Gold Exchange Standard

Friday, September 30th, 2011

Il Gold Standard è il sistema monetario in cui l’oro funge da equivalente generale e viene usato in modo diffuso come moneta corrente. Tale sistema venne adottato dall’Inghilterra nel 1816-21 quando, dopo le guerre napoleoniche, decise di stabilire la convertibilità della cartamoneta in oro. La coniazione era libera e l’oro, sia sotto forma di moneta sia sotto forma di oro grezzo, poteva essere importato ed esportato liberamente. Tuttavia, il tasso di cambio fra le monete delle diverse nazioni rimaneva più o meno stabile poiché poteva variare solo entro una parità fissa che garantiva sia la stabilità stessa dei cambi sia l’equilibrio continuo degli scambi internazionali.

Si possono distinguere tre casi: nel primo caso, l’oro viene usato direttamente come moneta (circolazione aurea); nel secondo caso, viene usata cartamoneta totalmente convertibile in oro, dal momento che il valore in oro della moneta complessivamente emessa è pari alla quantità di oro conservata dalla banca centrale (circolazione cartacea convertibile totalmente in oro); infine, nel terzo caso, le banconote sono convertibili solo in maniera parziale poiché il valore della quantità di banconote emesse risulta un multiplo dell’oro posseduto dallo Stato (circolazione cartacea convertibile parzialmente in oro).

Successivamente, altri paesi seguirono il modello inglese del Gold Standard: la Germania nel 1872 e gli USA nel 1900. Invece, altri grandi Paesi consideravano l’argento come moneta principale, con o senza quella d’oro, e quest’ultima divenne la forma prevalente di denaro mondiale solo intorno agli anni ’60 del XIX secolo. In maniera formale lo divenne esattamente nel 1867 nel corso di una conferenza tenutasi a Parigi. Questa scelta non fu condivisa da molti paesi asiatici, che rifiutarono di estromettere l’argento con l’oro.

Con l’avvento della prima guerra mondiale il sistema aureo cessò di esistere come sistema completo e sviluppato. A questo seguì un periodo di forte instabilità economica. Nel 1913 USA, Gran Bretagna e Francia detenevano il 62% della circolazione monetaria mondiale aurifera (vale a dire 3.500 tonnellate), seguite da Germania e Russia con circa il 7%. Sempre nello stesso anno le tre maggiori potenze mondiali incidevano sulle riserve centralizzate annuali per il 51%, di cui la più cospicua era quella degli USA con 1.900 tonnellate, seguiti dalla Russia con 1.200 tonnellate e dalla Francia con 1.000 tonnellate.

Per quanto riguarda i quantitativi di oro estratto annualmente i principali paesi erano il Sudafrica, gli USA, l’Australia e la Russia. Tuttavia, gli USA mantennero il sistema del Gold Standard fino al 1933 e, cioè quando fino al momento in cui Roosvelt impedì la convertibilità del dollaro in oro, mentre la Francia, l’Inghilterra e altri paesi cercarono di ripristinarlo in forma incompleta dopo la prima guerra mondiale. Fu solo negli anni ’30 del XX secolo che il Gold Standard venne soppresso in tutti i paesi capitalistici e nella circolazione monetaria interna non venne più ripristinato.

Lo scambio di tutti i tipi di denaro con l’oro al valore mondiale veniva assicurato dalle banche centrali, che detenevano le riserve aurifere nazionali le quali, nel 1913, ammontavano a 6,8 miliardi di dollari a livello mondiale. Queste banche non detenevano delle riserve in dollari reali. Infatti, tutte le riserve erano in sterline, giacenti nelle banche londinesi.

Fino alla prima guerra mondiale la stragrande maggioranza dei metalli auriferi veniva impiegata per battere moneta circolante, mentre un’altra quantità del tutto identica finiva nei depositi delle Banche Centrali e del Tesoro, coprendo sia i crediti che le banconote.

Il contenuto aureo di ogni moneta restava sempre lo stesso per molto tempo e veniva fissato dalla legge. Per fare alcuni esempi: quello della sterlina era di 7, 322 grammi di oro puro; quello del dollaro era di 1, 505 grammi perciò la parità della sterlina in dollari era di 4, 867.

La Gran Bretagna, nel 1925, ritornò al sistema ante bellico, seguita nel 1927 dalla Francia, e le banche centrali affiancarono alle riserve auree alcune valute convertibili (sterline, dollari, franco francese, eccetera) dando vita al Gold Exchange Standard. Con il nuovo sistema alcune monete furono dichiarate direttamente convertibili in oro, mentre altre (come la lira italiana) non lo erano, ma erano direttamente convertibili in monete chiamate pregiate e che potevano essere convertibili.

Nel 1944, sotto il volere degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, i rappresentati di 44 paesi si riunirono a Bretton Woods dove fu creato il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) e venne fissato il prezzo del metallo a 35$/oz. Con questo prezzo gli USA s’impegnarono ad acquistare oro da chiunque ed a venderlo solo alle banche centrali.

Ogni paese fu obbligato a versare al F.M.I. una quota di oro e di moneta internazionale e dichiarare la parità tra la propria valuta e l’oro, o in maniera indiretta, il dollaro. Il primo paese a legalizzare la negoziazione di oro fu la Francia nel 1948, seguita dalla Svizzera nel 1951. La Svizzera non aveva vincoli né all’importazione né all’esportazione. In seguito, nel 1954, il mercato di Londra riprese la sua attività e, intorno agli anni ’60, ci fu una rottura dell’equilibrio tra domanda e offerta. Questa fu la conseguenza della grave crisi del dollaro che indusse diversi operatori a forti acquisti di oro. Era la prima volta nella storia che l’oro assumeva il ruolo di bene rifugio a fronte dell’instabilità del dollaro.

La nascita ufficiale del mercato dell’oro si fa risalire al 17 marzo 1968, giorno in cui il prezzo dell’oro veniva per la prima volta determinato dall’offerta e dalla domanda. Il 15 agosto 1971 l’amministrazione Nixon soppresse la convertibilità tra dollaro e oro e così crollava uno dei punti cruciali enunciati nel Bretton Woods. Più in là, Nixon svalutò due volte la parità del dollaro nei confronto dell’oro. Visto che il dollaro non era più convertibile in oro i diversi governi europei chiesero agli USA che il mercato ufficiale dell’oro venisse abolito, cioè avere la parità del dollaro rispetto all’oro per poter vendere oro sul libero mercato. L’abolizione ufficiale del prezzo dell’oro e quindi del doppio mercato del metallo si ebbe nel 1967 per volere dei Paesi aderenti al F.M.I.

 

Alessia Pinna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il marco tedesco: una moneta ricca di storia

Monday, May 30th, 2011

Dritto del marco tedesco.

Il marco tedesco, creato nel 1873, è una moneta dalle mille sfaccettature ed è strettamente legato alla storia politica della Germania.

Il marco tedesco: un po’ di storia

Nel 1861, dopo gli anni delle guerre napoleoniche, Guglielmo le incastonò sul trono di Prussia, che all’epoca dominava la Confederazione germanica. La Prussia incluse alcuni stati tedeschi tra cui Hannover. In una guerra che opponeva la Prussia alla Francia, tutti gli stati tedeschi offrivano i loro eserciti alla Prussia. Dopo la vittoria della Prussia sulla Francia nel 1870, gli stati tedeschi furono riuniti tutti sotto una stessa politica: il secondo impero tedesco. Il re di Prussia venne proclamato imperatore, detto “Kaiser”. Dal 1873, una nuova moneta, la Reichsmark, venne instaurata nell’impero: 56 regni, 6 granducati, 7 principati e 3 città libere. Ogni stato tedesco coniava i propri Reichsmark d’oro.

I Deutsche Marks coniati dalla Prussia erano i più diffusi: vi è figurato il busto dell’imperatore Guglielmo in uniforme da corazziere, con l’iscrizione “DEUTSCHER KAISER KONIG VON PREUSSEN” (imperatore tedesco, re di Prussia). Tra le monete d’oro da 20 marchi più conosciute coniate dalla Baviera, la città di Amburgo, Wurttemberg, Baden e Sassonia.

Ogni moneta riportava una lettera che indicava la città dov’era stata emessa:

-          A : Berlino

-          B : Hannover

-          C : Francoforte

-          D : Monaco

-          E : Dresda

-          F : Stuttgart

-          G : Karlsruhr

-          H : Darmstadt

-          I : Amburgo

La guerra del 1914 mise fine alla coniazione della moneta d’oro tedesca, e la disfatta tedesca del 1918, che portò all’abdicazione dell’imperatore Guglielmo II, fu seguita dalla proclamazione della Repubblica.

Lista delle effigie rappresentate sulle monete d’oro tedesche:

- Prussia . Guglielmo I, Federico III, Guglielmo II in uniforma

- Baden : Federico I

- Amburgo : Blasone

- Sassonia : Giorgio I

- Baviera : Luigi II

- Wurttemberg : Guglielmo II

I 20 marchi d’oro: descrizione

Rovescio del marco tedesco.

Sul rovescio dei 20 marchi in oro, si può vedere una corona imperiale. Al di sotto di questa c’è un aquila con la collana dell’ordine dell’Aquila Nera: quest’ordine era l’ordine onorifico supremo del regno di Prussia, instaurato da Federico III di Brandeburgo nel 1701. Sul petto dell’uccello è inciso uno scudo riportante le armi degli Hohenzollern, una famiglia reale europea che regnava su Brandeburgo e sul Ducato di Prussia dal 1525. Nel 1871, fu proclamato l’impero tedesco: i membri della famiglia aggiunsero ai loro titoli quello d’Imperatore tedesco che mantennero fino al 1918, quando Guglielmo II abdicò. L’inscrizione “Deutsches Reich”, ovvero “impero tedesco”, era presente su tutti i marchi tedeschi coniati tra il 1890 e il 1914. Su una parte dei 20 marchi si legge “GOTT MIT UNS” (Dio è con noi).

Peso : 7, 9650 grammi

Diametro : 22,5 mm

Titolo : 900/1000e

Emissione : 1871-1915

I 10 marchi d’oro

Il rovescio e la faccia dei 10 marchi d’oro sono identici a quelli dei 20 marchi: si ritrova l’aquila e l’effigie degli imperatori. Tuttavia, su una parte delle monete d’oro, si possono intravedere dei grappoli d’uva e delle stelle.

Peso : 3,97 grammi

Diametro : 19,5 mm

Titolo : 900/1000e

Emissione : 1871-1915

Il marco d’oro: interesse per il risparmiatore

I marchi tedeschi sono molto ricercati e la loro varietà gli rende molto attraenti agli occhi dell’investitore: in effetti, la politica tedesca degli anni che precedono la guerra ha permesso una grande quantità di coniazione dello stesso modello. Si può cosi passare dagli esemplari più diffusi a delle monete d’oro molto rare. All’epoca, la Prussia, era la provincia più grande  e più ricca dell’impero prussiano: i 20 marchi prussiani, in particolare, restano delle monete molto interessanti e ambite tanto per i collezionisti quanto per gli investitori, sia per la loro affascinante storia, sia per le loro particolarità artistiche.