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Archive for the ‘Europa’ Category

La caduta dell’Euro provocherà un aumento del prezzo dell’oro in Europa

Monday, April 15th, 2013

Prezzo dell’oro in Euro (sugli ultimi cinque anni) – Bloomberg

Il metallo giallo è partito al rialzo fin dall’annuncio delle riduzioni della spesa pubblica negli Stati Uniti, cosa che potrebbe indebolire la ripresa economica del Paese.

I tagli alla spesa pubblica raggiungono gli 85 miliardi di dollari in tutto il Paese nel corso di quest’anno.

Ciò dovrà far arrivare il prezzo dell’oro intorno ai 1 600 dollari – punto d’inizio interessante per gli investitori, stando a quanto dicono alcuni analisti.

Le importazioni di monete d’oro in Germania restano alte mentre l’Euro s’indebolisce rispetto all’oro.

Le ultime elezioni italiane sono state una vera catastrofe per l’Euro e l’Unione Europea secondo il ministro degli affari esteri, Jean Asselborn.

Negli ultimi 4 anni, ogni volta che si è osservata una diminuzione drastica dell’euro rispetto al dollaro, gli investitori tedeschi si sono voltati verso l’oro, cosa che gli è stata molto vantaggiosa.

Nel corso della storia, si osserva che ogni volta che l’euro ha iniziato a cadere tra l’8% e il 20%, in particolare dal 2008, l’oro è aumentato dal 14 al 41% su un anno.

Oggi, la domanda di oro in Europa è giustificata principalmente dal grande numero d’investitori e risparmiatori tedeschi più conservatori, che hanno una certa conoscenza ed esperienza dell’inflazione e dell’iperinflazione.

La crisi del debito non smette di aumentare nella nostra zona euro, la domanda di oro aumenterà ancora.

LINGOLD SAVING PLAN - GOLD

Manipolazioni del prezzo dell’oro e dell’argento. Il cerchio si restringe.

Tuesday, March 19th, 2013

Secondo alcune fonti del settore finanziario, le autorità di regolamentazione americane stanno indagando su eventuali manipolazioni del prezzo del mercato dell’oro più importanti al mondo.

Il Commodity Futures Trading Commission (CFTC – Agenzia Statunitense che si occupa del controllo e della regolamentazione del mercato dei futures) esamina da vicino il metodo con il quale vengo fissati i prezzi a Londra. Questi verrebbero decisi da alcune banche che s’incontrano due volte al giorno per fissare il prezzo ‘spot’ dell’oncia troy dell’oro fisico, stando a quanto affermano alcune fonti.

Live prices

Il CFTC si concentra sulla trasparenza dei fatti per quanto riguarda la fissazione dei prezzi sia per il mercato dell’oro che per quello dell’argento, anche se quest’ultimo è meno importante. Nessun’inchiesta ufficiale è stata ancora aperta secondo quanto si è appreso fin’ora.

Questo studio è stato avviato quando gli organismi di regolamentazione hanno riconsiderato su scala più ampia i criteri di referenza finanziaria a seguito di uno scandalo legato alla manipolazione di un tasso d’interesse. Tre grandi banche hanno pagato delle multe per un totale di 2.5 miliardi di dollari americani in seguito alla presunta manipolazione di un tasso interbancario (o Libor – London Interbank Offered Rate) a Londra e per la quale più di una dozzina di società finanziarie sono sotto inchiesta.

Il prezzo dell’oro viene fissato quotidianamente da un gruppo di banche e questo gioca un ruolo importante sul prezzo del settore della gioielleria. Questo determina i guadagni che le compagnie minerarie ottengono vendendo le loro materie prime alle raffinerie.

Il prezzo dell’oro del mercato più grande del mondo è stato davvero controllato da 5 banche? Vedere il video sull’inchiesta della fissazione dei prezzi dell’oro. Immagine: Getty Images.

Tutto ciò permette di determinare il valore dei prodotti i quali prezzi sono legati ai metalli. Le banche commerciali americane disponevano di circa 198 miliardi di dollari in contratti legati ai metalli preziosi durante il mese di settembre 2012, stando a quanto afferma l’Ufficio di Controllo della Valuta ( Office of the Comptroller of the Currency).

La decisione del CFTC è inquietante. L’agenzia diretta dal 2009 da Gary Gensler, un ex dirigente della Goldman Sachs Group Inc, ha giocato un ruolo determinante a livello mondiale nell’inchiesta sul tasso d’interesse.

Gensler ha chiesto che il Libor ed altri criteri di renferenza siano oggetto di nuove riforme che obbligheranno questi ultimi ad essere fondati su delle transazioni reali piuttosto che su delle stime. Gensler è co-presidente di un gruppo di organismi internazionali di regolamentazione con la funzione di esaminare questi criteri, e pubblicherà una serie di nuove direttive entro la primavera prossima.

« Il fatto di pensare che una manipolazione generalizzata o perlomeno il tentativo di manipolazione ( dei tassi d’interesse) possa espandersi ci porta a farci delle domande sulla veridicità di altri punti determinanti » ha dichiarato Bart Chilton, Commissario al CFTC, durante una tavola rotonda del 26 febbraio scorso a Washington sui riferimenti finanziari.


Nel caso del Libor, sono stati dei traders a fornire dei falsi dati all’organismo incaricato di pubblicare i tassi di riferimento nel tentativo di creare vantaggi e redditività. La Barclays PLC, la Royal Bank of Scotland Group PLC e l’UBS AG hanno pagato delle ammende per un totale di circa 1,2 miliardi di dollari, versati al CFTC.

I dirigenti del CFTC hanno dichiarato che il caso della Libor aveva attirato tutta la loro attenzione. L’agenzia aveva già segnalato alcuni casi tra il 2003 e il 2005, sanzionando alcune compagnie e dei prestatari per aver cercato di manipolare il prezzo del gas naturale fornendo delle informazioni false alle società incaricate delle classifiche energetiche.

Il CFTC iniziò a manifestare preoccupazione in seguito a delle denunce ricevute da alcuni investitori nell’estate del 2008. Questi ultimi erano preoccupati in effetti dell’improvviso declino del prezzo dell’argento. Tutto ciò poteva essere frutto solo di una manipolazione del mercato.

La CFTC non ha mai confermato o negato queste accuse.

Un portavoce della CFTC non si è voluto esprimere a questo proposito.

Il controllo della fissazione dei prezzi del mercato dell’oro e dell’argento è da tempo fonte di dibattito.

Secondo Kurt Pfafflin, mediatore di metalli preziosi presso la Daniels Trading a Chicago, questo pensiero è sempre esistito in quelle persone che credono nelle teorie cospirazioniste. Pfafflin consiglia di non credere alle manipolazioni del prezzo ‘spot’.

Le fissazioni dei prezzi, che risalgono al 1897 nel caso dell’argento e al 1919 nel caso dell’oro, si effettuano attraverso delle conferenze telefoniche tra banche. Le chiamate relative all’oro si svolgono tra le 10.30 e le 15.00 (ora inglese). Le chiamate per l’argento invece si svolgono tutti i giorni a mezzogiorno.

La fissazone dei prezzi dell’oro a Londra coinvogle 5 banche: la Barclays, la Deutsche Bank AG, l’HSBC Holdings PLC, la Bank of Nova Scotia e la Société Générale SA. La fissazione del prezzo dell’argento implica la Bank of Scotia, la Deutsche Banck e l’HSBC.

Il portavoce della Barclays, l’HSBC e la Deutsche hanno rifiutato di commentare.

I rappresentanti delle altre due banche erano irraggiungibili.

I metodi di fissazione dei prezzi sono “piuttosto legati all’offerta e alla domanda fino a quando non viene determinato un prezzo. E’ un metodo completamente trasparente. Niente a che vedere con il Libor” ha dichiarato un portavoce del London Bullion Market Association (LBMA), incaricato di prendere le decisioni sulle direttive in materia di qualità dell’oro e dell’argento negoziati sul mercato londinese, ma non ne gestisce i prezzi.

Fonte: Wall Street Journal

Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria

Thursday, March 7th, 2013

FESF

Il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria ( FESF); in tedesco, Europäische Finanzstabilisierungsfazilität (EFSF); in inglese, European Financial Stability Facility (EFSF), semplificato nel gergo giornalistico in Fondo salva-stati, è un fondo comune di credito approvato dai 27 Stati membri dell’Unione Europea, il 9 maggio 2010, che mira a preservare la stabilità finanziaria in Europa fornendo un’assistenza finanziaria agli Stati della zona euro in difficoltà economica.

Il FESF ha sede a Lussemburgo. La Banca Europea degli investimenti fornisce dei servizi di gestione di tesoreria e la gestione amministrativa nel quadro di un contratto di servizio.

Creato il 9 maggio 2010, il FESF poteva intervenire solo dopo essere stato ratificato dal 90% degli Stati membri, soglia raggiunta il 4 agosto 2010. L’accordo è stato ratificato dagli ultimi 3 Stati membri (Belgio, Solvenia e Slovacchia) nel dicembre 2010.

In seguito al vertice dell’Eurogruppo l’11 marzo 2011, al quale hanno partecipato i dirigenti dei Paesi della zona euro, è stato trovato un accordo per aumentare la capacità effettiva d’intervento del FESF a 440 miliardi di euro, grazie a un aumento delle garanzie degli Stati alla zona euro. Inoltre, dopo questo vertice, il FESF ha il pieno diritto di acquistare il debito primario, vale a dire riemesso dagli Stati.

Giovedì 21 luglio 2011, gli europei hanno deciso di allargare il ruolo del FESF : da allora può riacquistare le obbligazioni di Stato sul mercato secondario, partecipare al salvataggio delle banche in difficoltà, fare prestito agli Stati che si trovano in situazioni critiche.

La sua azione è condizionata dal parere unanimo dei Paesi partecipanti e della Banca centrale europea.

Queste disposizioni entrano in vigore solo dopo la ratificazione dei parlamenti nazionali.

Le prime obbligazioni del Fondo europeo di stabilità finanziaria sono stati emesse il 25 gennaio 2011.

Il FESF ha collocato le sue prime obbligazioni su 5 anni per 5 miliardi di euro come aiuto finanziario comune UE / FMI destinato all’Irlanda.

Se il FESF non fosse stato attivato, sarebbe stato chiuso dopo 3 anni, vale a dire il 30 giugno del 2013. Il Fondo esisterà fino a quando l’ultima obbligazione non verrà interamente rimborsato.

Questi due fondi verranno sostuiti nel 2013 dal Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).

Le banche centrali occidentali detengono ancora oro fisico?

Monday, November 19th, 2012

Banche Centrali Europee - Immagine di piazzaffari.info

Tutti pensano che le banche centrali occidentali dispongano fisicamente di grandi quantità di lingotti d’oro. Questo è anche quello che le stesse banche centrali occidentali vorrebbero far credere. I lingotti d’oro rappresentano solo una parte delle loro riserve. Esse detengono infatti un grande quantitativo di monete straniere, comprese le comuni monete fiat come il dollaro, lo yen, la sterlina e l’euro.

E’ stimato che i governi e le banche centrali degli Stati Uniti, del Regno Unito, del Giappone, della Svizzera, della zona euro e l’FMI detengono una quantità impressionante di oro nelle loro riserve, pari a 23.349 tonnellate, superando 1.3 miliardi di dollari secondo il prezzo dell’oro oggi.

Tuttavia, al di là del volume stimato, la natura di quest’oro è poco chiara. Le banche centrali occidentali non divulgano alcuna informazione in merito al luogo di stoccaggio, sotto quale forma o ancora quante riserve d’oro sono utilizzate per altri scopi. Pertanto, le banche centrali non diffondono altre notizie se non quelle che ci vengono fornite dalle autorità arbitrarie che rendono conto dei differenti bilanci finanziari delle riserve.

Fino a dodici anni fa, alle persone interessava poco sapere cosa le banche centrali facevano del loro oro. Il metallo giallo ha attraversato un periodo torbido per circa vent’anni e non suscitava nessun interesse al prezzo di 255 dollari l’oncia. All’epoca, era piuttosto facile per i governi occidentali (o nel caso del Canada – vendere direttamente) prestare le loro riserve d’oro per generare degli interessi sui profitti delle loro società d’investimento, ciò che fecero molte banche centrali a partire dalla fine degli anni ‘80 fino al 2000.

I tempi sono cambiati e oggi è indispensabile sapere come le banche centrali impiegano le loro riserve d’oro e dove si trovano. Perché? Semplicemente, perché ora i Paesi in questione sono spaventosamente indebitati e stampano le loro monete senza alcun ritegno. Sarebbe interessante e soprattutto rassicurante sapere che dispongono ancora di reliquie, di polvere per “sostenere” tutto questo denaro cartaceo appena stampato in caso di fallimento.

Probabilmente, sarete interessati anche a sapere che sono le vendite di oro da parte delle banche centrali ad essere all’origine della teoria dell’investimento e a suscitare in noi un appetito per l’oro dagli anni 2000. Questo è stato evidenziato in una relazione pubblicata da Frank Veneroso, che ci mostra il mercato dell’oro nel 1988, nell’opera intitolata “The 1988 Gold Book Annual”.

In questa relazione, Veneroso affermava che le vendite d’oro da parte delle banche centrali avevano mascherato il bisogno reale della domanda d’oro di circa 1600 tonnellate all’anno (su un mercato stimato a circa 4000 tonnellate). Sulle 35.000 tonnellate d’oro che le banche centrali dichiaravano di possedere ufficialmente in quel periodo, Veneroso stimava che le riserve ne possedevano intorno alle 18.000. « Una volta che le banche centrali non disporranno più di oro da vendere – sottolinea Veneroso – il mercato dell’oro si troverebbe di fronte ad un potente mercato rialzista ». Veneroso non si sbagliava, sebbene le banche centrali continuino a vendere oro e lo faranno ancora per molti anni.

Il mercato rialzista dell’oro ha registrato una crescita nel corso del 2000, mentre le banche centrali sono diventate acquirenti dirette di oro fisico solo nel 2009, ciò che coincideva con la salita del prezzo dell’oro al di sopra dei 1000 dollari l’oncia. Tutti questi acquisti sono stati effettuati dalle banche centrali dei Paesi non-occidentali, e piuttosto da nazioni come la Russia, la Turchia, il Kazakistan, l’Ucraina e le Filippine… e, da allora, non hanno mai smesso di acquistarne.

Secondo Thomson Reuters GFMS, un organismo d ricerca di metalli preziosi, le banche centrali non-occidentali hanno acquistato 457 tonnellate d’oro nel 2011, ed è stimato ch’esse ne acquisteranno ancora per un quantitativo pari a circa 493 tonnellate d’oro quest’anno per aumentare le loro riserve:

Noi stimiamo che queste nazioni acquisteranno molto più di quanto è stato annunciato.
Le banche centrali occidentali tacciono sul loro oro e non hanno divulgato pubblicamente nessun risultato in merito alle vendite e agli acquisti d’oro effettuati durante gli ultimi tre anni. Nonostante esista un “Central Bank Gold Agreement”, un rapporto sull’oro delle banche centrali, attualmente in vigore e che rende conto delle vendite d’oro delle banche centrali del sistema euro. Della Svizzera e della Svezia non vi è alcuna menzione riguardo alle vendite d’oro realizzate, cosa bizzarra dal momento che queste possiederebbero le più grandi riserve di metalli preziosi…
Il silenzio è d’oro… e la dice lunga!

Durante questi ultimi anni, abbiamo raccolto delle informazioni legate alla crescita della domanda di oro fisico. La costante crescita annuale della domanda di oro fisico sotto forma di lingotti ci sorprende soprattutto in termini di approvvigionamento. La capacità annuale dell’industria mineraria aurifera della Russia e della Cina ad esempio (che non esportano la loro produzione nazionale) è attualmente inferiore a quella registrata nell’anno 2000, e da quando l’FMI ha annunciato di aver venduto 403 tonnellate d’oro nel dicembre del 2010, non è stato annunciato pubblicamente nessun altro venditore d’oro fisico sul mercato da quasi due anni ormai.

4. Dato il significativo aumento della domanda d’oro fisico dell’ultimo decennio, in particolare tra i consumatori asiatici, siamo giunti alla conclusione che purtroppo non possiamo determinare la provenienza dell’oro… ma dovrà pur venire da qualche parte!

Per darvi un’idea della crescita della domanda di oro fisico durante questi ultimi dieci anni, abbiamo fatto una lista di di compratori di oro fisico e calcolato la loro variazione netta della domanda annuale in tonnellate dal 2000 fino al 2012 (vedi grafica A):

Grafico A:

Cifre indicate in tonnellate metriche:

† Fonte: CBGA1, CBGA2, CBGA3, International Monetary Fund Statistics, Sprott Estimates.
†† Fonte: Royal Canadian Mint et United States Mint.
††† Sprott Physical Gold Trust et Central Fund of Canada.
^ Source: World Gold Council, Sprott Estimates.
^^ Source: World Gold Council, Sprott Estimates.
^^^ Si riferisce alla crescita annua degli ultimi 8 anni.

Come potete constatare, un semplice confronto di sole 5 fonti differenti della domanda mostra una variazione netta di 2.268 tonnellate della domanda di oro fisico nel corso degli ultimi 12 anni. Ciò significa che ci sono circa 2.268 tonnellate di nuove domande annuali ai giorni nostri rispetto a 12 anni fa. Secondo il gruppo CPM, uno dei principali fornitori di statistiche del settore dell’oro, l’offerta d’oro annuale totale è di circa 3.700 tonnellate quest’anno. Di questa cifra, il World Gold Council, stima che solo 2.687 tonnellate provengono dalla produzione mineraria attuale, mentre il resto è attribuito all’oro riciclato, principalmente ai vecchi gioielli.

Le agenzie di rating hanno la brutta abitudine di voler dimostrare che la domanda totale fisica corrisponda perfettamente all’offerta fisica annuale e di utilizzare “l’investimento netto privato” come una copertura al fine di consolidare la differenza tra la domanda ch’esse attribuiscono alle “transazioni ufficiali” dell’industria, dei gioielli e delle banche centrali e la loro stima in termini di approvvigionamento annuale (cosa che è relativamente verificabile). Le cifre dei loro “investimenti netti privati” sono da rimettere in discussione poiché non integrano gli acquisti reali di domanda d’investimento che hanno luogo ogni anno. Se fosse possibile integrare nuovi dati nei loro sommari di mercato della domanda, potremmo rilevare un’enorme differenza che evidenzierebbe una domanda leggermente maggiore della loro offerta annuale. Infatti, noi sappiamo che questa sarebbe leggermente maggiore se tenessimo conto delle importazioni cinesi (Hong Kong) che nella nostra ultima analisi risalente al luglio scorso raggiungevano le 458 tonnellate, cosa che mostra un aumento del 367% dei suoi acquisti durante lo stesso periodo dello scorso anno. Se le importazioni continuano con questo ritmo, la Cina raggiungerà le 785 tonnellate d’importazioni su un mercato che dovrebbe produrre circa 2.700 tonnellate della produzione mineraria, e questo non corrisponde che ad un solo acquirente!

Poi, ci sono tutti gli altri acquisti degli acquirenti privati che non vengono né segnalate né registrate come quelle di Greenlight Capital, il fondo speculativo gestito da David Einhorn, che avrebbe acquistato per una cifra pari a 500 milioni di dollari oro fisico dal 2009. O ancora il miliardo di dollari investito in oro fisico dalla “University of Texas Investment Management & Co” (Comitato d’investimento dell’Università del Texas) nell’Aprile 2011… o ancora la miriade di altri investitori privati (come gli sceicchi sauditi, i miliardari russi e senza dubbio tanti dei nostri lettori ecc…) che hanno acquistato oro fisico nel corso di quest’ultimo anno. Nessuno di questi acquisti privati è stato registrato presso organismi di ricerca, e tuttavia sono dei veri e propri acquisti di oro fisico, non si tratta affatto di ETF d’oro o di “certificati”.

Esigono l’invio fisico di lingotti ai compratori, ma una volta essere venuti a conoscenza dell’ampiezza dello scarto tra il livello reale della domanda di oro fisico e quello dell’offerta annuale, le domande evidenti che ci poniamo sono le seguenti: chi sono questi venditori che distribuiscono l’oro al fine di rispondere in modo favorevole all’importante domanda di oro fisico? Quali sono questi organismi che “rilasciano” oro fisico sul mercato senza segnalarlo? Da dove proviene tutto quest’oro?

Può essere solo uno il possibile candidato: le banche centrali occidentali. E’ molto probabile che gran parte dell’oro fisico che circola attualmente tra i nuovi acquirenti provenga dalle banche centrali occidentali. Solo loro potrebbero detenere così tanto oro fisico e fornirne in quantità così grandi, e la cui tracciabilità può rivelarsi molto complessa. Gli investitori non hanno mai smesso d’investire nell’oro dal 2008.

Se le banche centrali occidentali affittassero infatti le loro riserve fisiche, non sarebbero tenute a divulgare la cifra esatta d’oro che uscirebbe dalle loro rispettive riserve. Secondo un documento reperibile sul sito della Banca Centrale Europea (BCE) sul trattamento statistico delle riserve internazionali dell’Eurosistema, le direttive in materia di rendicontazione attuali non esigono dalle banche centrali la differenziazione dell’oro detenuto in piena proprietà da quello prestato o scambiato con un’altra parte. Il documento prevede che « le transazioni reversibili in oro non hanno effetto a livello d’oro monetario a prescindere dal tipo della transazione, in accordo con le raccomandazioni contenute nelle direttive del FMI ».

Di conseguenza, secondo le direttive di rendicontazione attuali, le banche centrali avrebbero il diritto di continuare a tener conto dell’entrata di oro fisico nel loro bilancio, anche se lo hanno scambiato o prestato interamente. Potete constatarlo anche voi facendo attenzione a come le banche centrali si riferiscono alle loro riserve auree. Il governo britannico, ad esempio, si riferisce alle sue riserve d’oro come « Oro (compreso l’oro scambiato o prestato) ». E’ la tipica frase che il governo utilizza nelle sue dichiarazioni ufficiali. Idem per il Tesoro Americano e la BCE, che dichiarano i loro averi come « Oro (compresi i depositi d’oro e scambi di oro) » (vedi grafico B). Purtroppo, le loro descrizioni si fermano qua, e nessuna istituzione espone nei dettagli la percentuale delle loro riserve d’oro dichiarate e detenute fisicamente parlando, in rapporto alla percentuale dell’oro prestato o scambiato con altre cose. Il fatto che non distinguano tra le due cose è alquanto sorprendente. Le banche centrali perderebbero credibilità se ammettessero di prestare le loro riserve d’oro ad altri intermediari, i venditori di lingotti tra tutti, che a loro volta lo venderebbero alla Cina ad esempio. Ma le cifre rivelano che è esattamente ciò che è successo. E’ probabile che l’oro delle banche centrali non ci sia più e che le banche che hanno venduto questi lingotti abbiano poche possibilità di recuperarli.

Grafico B:

Fonti:

1) http://www.bankofengland.co.uk/statistics/Documents/reserves/2012/Aug/tempoutput.pdf

2) http://www.ecb.int/stats/external/reserves/html/assets_8.812.E.en.html

3) http://www.boj.or.jp/en/about/account/zai1205a.pdf

4) http://www.imf.org/external/np/exr/facts/gold.htm

5) http://www.snb.ch/en/mmr/reference/annrep_2011_komplett/source

Note:

Dati della BCE del mese di luglio 2012. Banca del Giappone del 31 Marzo 2012.

Le riserve della Banca Centrale Europea sono composte dalle riserve detenute dalla BCE, dal Belgio, dalla Germania, dall’Estonia, dall’Irlanda, dalla Grecia, Spagna, Francia, Italia, Cipro, Lussemburgo, Malta, i Paesi Bassi, l’Austria, il Portogallo, la Slovenia e la Finlandia.

** La Banca del Giappone registra le sue riserve d’oro in yen al suo valore contabile.

La nostra analisi del mercato dell’oro fisico mostra che le banche centrali sono state perlopiù dei fornitori di oro fisico non dichiarati e che le loro riserve sono trascurabili al giorno d’oggi. Se paragoniamo le conclusioni di Frank Veneroso annunciate nel 1988 nella sua relazione ai dati odierni, possiamo constatare che c’è poca differenza tra i due dati. Inoltre, se teniamo conto della variazione netta di 2.300 tonnellate nella domanda annuale che abbiamo annotato nel grafico A, questo ci porta alla conclusione che una grossa parte delle 23.000 tonnellate delle riserve d’oro dichiarate dalle banche centrali occidentali non rappresentano che una semplice scrittura nei loro bilanci – con, in controparte, nessuna garanzia di valore tangibile oltre ad una serie di debiti di diverse entità.

A questo punto, ci resta da pensare che queste banche centrali avranno delle grosse difficoltà a recuperare il loro oro, soprattutto se l’oro ha abbandonato completamente il suo Paese. Possiamo anche chiederci: « Quanto oro nel sistema della banca centrale è stato “ipotecato” nuovamente? ». Le banche centrali in questione sembrano così reticenti nel divulgare i minimi dettagli sulle loro riserve d’oro, le proporzioni tra gli « scambi » e i « prestiti » nei quali le banche centrali sono implicate. Sarebbe indispensabile poter controllare le riserve auree delle banche centrali – per di più, potrebbero profilarsi molte sorprese, lasciando prevedere delle conseguenze esplosive per il prezzo dell’oro!

Le banche centrali occidentali pensano che l’oro che hanno scambiato e/o prestato sia legalmente sempre il loro. Tecnicamente, può essere. Ma se queste riserve non sono fisicamente le loro… allora, tutte le scommesse sono aperte circa l’avvenire del nostro sistema monetario.

 

Fonte: Loretlargent.info

E se l’euro esplodesse?

Wednesday, June 13th, 2012

Tic tac, tic tac, boom!

Se l’euro esplodesse cosa succederebbe? Niente di così grave per alcuni. Per altri, sarebbe il caos più totale. La verità si situerebbe senza dubbio tra queste due estremità, senza per altro conoscerne precisamente l’orientamento.

Visto che la fine della moneta unica diventa una scenario sempre più credibile, è legittimo porsi questa domanda, anzi direi che è una domanda che dobbiamo porci imperativamente.

Quali conseguenze avrebbe un’esplosione della moneta unica per un’impresa, uno Stato e, ovviamente, per i privati?

Iniziamo dalle persone comuni, voi, io e gli altri. Piccoli o grandi risparmiatori, giovani o vecchi, saremo pressoché tutti allo stesso livello in caso di crollo dell’euro… ma più per il peggio che per il meglio.

Allora, concretamente, come potrebbe accadere? Innanzitutto, i periodi più favorevoli (cerchiamo di essere ottimisti) in cui la situazione è meno difficile da gestire sono quelli di riposo. Quindi, o durante il week-end, o durante le vacanze estive. Possiamo, perciò, dire che il periodo ideale è durante il week-end delle vacanze estive. Questo è il momento giusto per grandi annunci.

Prima di tutto, il cittadino medio non ascolta per forza assiduamente le informazioni in spiaggia. Secondariamente, sappiamo bene che il sole e il mare ci rendono meno suscettibili, e i riflessi sono meno rapidi, e poi tutti sono lontani dalla propria abitazione, senza i propri documenti bancari, codici di conto corrente, RIB e altri codici confidenziali, identificativi, password segretissime che vi permetterebbero di recuperare i vostri soldi. Per farla breve, ci ritroveremo incastrati, e nel panico più totale. Infine, l’ora migliore è appena prima della messa in onda dei telegiornali delle ore 20. E’ l’istante in cui tutti sono nelle loro case. La cena sta per cominciare o per finire, i bambini in pigiama o quasi, non tarderanno comunque ad andare a letto… in questo caso, è difficile che inizi una rivoluzione. Le attività commerciali sono tutte chiuse. Altre persone staranno cenando in qualche ristorante o a casa di amici… e la notte porta consiglio!

Sappiate che il giorno favorito è il 15 agosto. Un bel giorno. Spagna, Francia e Italia saranno a riposo, in vacanza. I tedeschi… sulle spiaggie italiane, francesi o spagnole. Gli inglesi saranno sparsi in tutta l’Europa continentale.

In breve, la data ideale per il nostro scenario è il 15 agosto alle ore 20.

Adesso, immaginiamo insieme cosa potrebbe succedere…

 

La Grecia si prepara ufficialmente ad uscire dalla zona euro

Thursday, May 24th, 2012

La Grecia si prepara ufficialmente ad uscire dalla zona euro

Per la prima volta s’intraprendono ufficialmente dei preparativi tecnici per l’uscita della Grecia dalla zona euro. Il comitato di preparazione dell’Eurogruppo ha chiesto ai governi della zona euro di preparare un piano d’emergenza nell’eventualità di un abbandono della moneta unica in Grecia.

Quest’iniziativa è stata approvata lunedì scorso nel corso di una teleconferenza del gruppo di lavoro incaricato di preparare le riunioni mensili dei ministri delle finanze della zona euro. I membri del gruppo di lavoro fanno parte anche del Consiglio d’amministrazione del FESF, il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria.

La notizia si è appresa mercoledì scorso tramite due funzionari europei e grazie anche a Reuters che ha potuto consultare una nota di lavoro redatta da uno Stato membro che spiega nel dettaglio i costi, per ogni Paese, di una possibile uscita della Grecia dal blocco.

Questo documento sostiene che uno scenario simile doveva prodursi prima o poi, e che si dovrebbe auspicare un << divorzio amichevole >>. Inoltre, grazie all’aiuto dell’Unione Europea e del Fondo Monetario (FMI), Atene potrebbe uscire senza gravi danni dalla moneta unica.

<< Finora, non c’è nulla di pronto riguardo alla zona euro perché si teme che ciò possa creare panico e timore >> ha precisato uno dei funzionari.

Un altro funzionario ha confermato, invece, l’esistenza dell’accordo che si è concluso lunedì.

Le borse europee sono in netto declino, poiché un’uscita della Grecia dall’eurozona non è più considerata come un tabù e gli investitori temono che non emerga nessun’altra possibile soluzione concreta per stimolare la crescita economica nel vertice europeo previsto per questa sera.

LINGORO.COM: nasce in Spagna il sito di compravendita di monete d’oro da investimento.

Monday, April 2nd, 2012

E’ nata da poco in Spagna la piattaforma LINGORO.COM. Il sito fa già record di vendite e acquisti.

Noi di LingOro.net non potevamo non interessarci a questa nuova piattaforma che sta sbaragliando la concorrenza in Spagna. E’ con piacere che la presentiamo in esclusiva ai nostri lettori.

web: www.lingoro.com

LINGORO.COM è una piattaforma di vendita e acquisto di monete d’oro da investimento, nata per il mercato spagnolo dopo il successo dei siti web AuCOFFRE.com in Francia, e di LinGold.com indirizzata al mercato inglese, che vantano diversi anni di esperienza riscuotendo grandi risultati.

Molti dei lettori del blog spagnolo LingOro.info, e di quello francese Loretlargent.info, ma anche del nostro blog LingOro.net (il più giovane di tutti), ci chiedevano dove poter acquistare e vendere monete d’oro su una piattaforma internet semplice e sicura? In realtà, inizialmente, le risposte erano incerte poiché dopo aver provato tutti i metodi disponibili per l’acquisto, e soprattutto la vendita di monete d’oro, siamo giunti alla conclusione che nemmeno uno era in grado di soddisfare le nostre esigenze e quelle dei nostri lettori in termini di comodità, sicurezza e semplicità.

Trovavamo davvero noioso e poco sicuro spostarci fisicamente fino ad un punto vendita con le monete d’oro (sappiamo quanto l’oro è appettibile agli occhi dei ladri…) per trovare qualcuno disposto a comprarle e a valutarle per il giusto prezzo, quando possiamo farlo tanto facilmente dalle nostre case con un solo clic.

<< E’ per questo che è nata la piattaforma spagnola LINGORO.com – afferma Elizabette Paternina, direttore del sito – che utilizziamo per le nostre stesse transazioni e dal quale potranno trarre beneficio i nostri lettori. Così è nato AuCOFFRE.com in Francia, e ora LINGORO.com per la Spagna e l’America Latina. Le piattaforme permettono di acquistare e vendere in tempo reale in alternativa ai metodi tradizionali >>.

Qual è il principio di funzionamento della piattaforma LINGORO.com?

<< Acquistiamo solo monete di alta qualità nel mercato professionale al fine di ottenere la massima percentuale di spread. Questa è la garanzia della qualità delle monete vendute sulla piattaforma – ci spiega il direttore. Le monete vengono custodite nelle casseforti bancarie in Francia e in Svizzera. Questa è la garanzia contro i furti e i rischi legati alla crisi. Questo è anche ciò che consente le transazioni in tempo reale tra compratori e venditori >>.

<< Il cliente che desidera acquistare deve accreditare il suo conto su LINGORO.com. Una volta che abbiamo convalidato questi fondi (secondo le scadenze relative alla modalità di pagamento scelta) il cliente può iniziare ad effettuare delle transazioni di acquisto. Con questo metodo, il venditore ha la garanzia della solvibilità del compratore perché siamo noi che paghiamo i venditori (una volta che il cliente ha depositato dei fondi sul suo conto) >>.

<< Il nostro sito mostra le monete che sono in vendita. I membri che vogliono acquistare possono effettuare gli ordini attraverso la nostra piattaforma virtuale in tutta sicurezza. Niente di più semplice! Infatti, utilizzando il nome utente e la password, il membro sarà l’unico che potrà realizzare ordini 24 ore su 24, 7 giorni su 7. La sicurezza è totale, e si riceverà via e-mail una copia di ogni movimento e ordine effettuato >>.

Cosa succede dopo aver effettuato l’acquisto?

Ogni moneta ha il suo codice individuale.

<< Le monete rimangono nella loro cassaforte d’origine e vengono aggiunte al proprio conto LINGORO.com. Il proprietario può vedere le foto delle sue monete (ognuna con il suo codice e un numero specifico d’identificazione) su internet, con tutti i dettagli associati. Non possedendole fisicamente, il membro può, se lo desidera, metterle in vendita in tempo reale per trarne un guadagno. In ogni caso, si evitano i rischi legati a smarrimento e furto >>.

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<< In qualsiasi momento, i membri possono trasferire il loro saldo conto LINGORO.com sul conto bancario indicatoci in precedenza. Se si desidera si può scaricare il titolo di proprietà delle monete acquistate dal proprio conto cliente, o può essere inviato da noi tramite mail. Se necessario è possibile anche ricevere le proprie monete per posta. Secondo la nostra esperienza, diciamo che è più efficace lasciare le proprie monete all’interno delle casseforti d’origine (per approfondire l’importanza dello stato di conservazione delle monete), ma è logico che offriamo anche il servizio che vi permette di possedere fisicamente le monete. Infine – conclude Elizabette Paternina – iscriversi al sito come membro è semplice e completamente gratuito >>.

Avrete capito, cari lettori, che LINGORO.com è un sito affidabile, sicuro e semplice anche per chi è alle prime armi e desidera iniziare a muovere i primi passi nel settore dell’oro fisico.

A questo punto, noi di LingOro.net abbiamo il piacere di annunciarvi che a breve sarà online la versione italiana di LINGORO.com. Tanti nostri lettori ci chiedono consigli su dove e come poter acquistare e vendere le proprie monete su internet, ma purtroppo non riusciamo a dare delle risposte soddisfacenti perché ancora non esiste un sito in grado di appagare le esigenze dei consumatori. Noi vogliamo offrirvi il servizio all’altezza delle vostre aspettative. Nel frattempo v’invitiamo a continuare a seguire il nostro blog per tenervi aggiornati sull’andamento dell’oro, le monete d’oro e quali conviene acquistare e perché, e su tutte le ultime notizie che provengono da questo particolare settore.

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Bilancio della domanda di oro nel mondo nel 2011

Saturday, March 10th, 2012

Ogni trimestre, il World Gold Council pubblica i rapporti sulla domanda mondiale di oro per settori e tipo di prodotti in oro. Ad inizio febbraio, WGC ha pubblicato il rapporto annuale 2011 che riflette la crisi economica attuale ed evidenzia gli aspetti geopolitici dell’oro.

Il World Gold Council – letteralmente, Consiglio Mondiale dell’Oro – è l’autorità mondiale delle principali aziende minerarie aurifere. Dal 1987, l’associazione raggruppa i principali produttori di oro. Il suo scopo è quello di stimolare la domanda di oro in tutte le sue forme con delle campagne di marketing sui principali mercati internazionali .

1. Una domanda storica

Il WGC è una vera e propria miniera (d’oro) anglofona sull’offerta e la domanda di oro, nonostante l’approccio commerciale risulti avvolte orientato. Le tendenze 2011 della domanda di oro definite dal WGC fanno emergere delle grandi incertezze economiche in tutto il mondo. Il mercato dell’oro non andava così bene da almeno trent’anni e non è un buon segno per l’economia mondiale.

L’instabilità monetaria ha rinforzato la domanda di oro nel 2011, soprattutto in Asia. L’anno scorso, quasi 4,067.1 tonnellate d’oro sono state vendute per un totale di 205 miliardi di dollari (quasi l’equivalente delle spese totali dell’e-commerce negli USA nel 2011), un record mai più raggiunto dal 1997.

L’anno è stato caratterizzato da un picco del prezzo dell’oro a 1920$ a settembre e un rialzo medio del 28% su tutto l’anno. Questa tendenza si riconfermerà e si accentuerà nel 2012.

Gli investitori sanno bene che con un dollaro debole, uno yuan che non riesce ancora ad affermarsi sul mercato, un Europa sull’orlo del baratro, elezioni presidenziali in diverse nazioni che cristallizzeranno ancora di più il malcontento piuttosto che le aspettative, la frattura sarà inevitabile.

Nessuna bacchetta magica per risolvere la crisi. A questo punto sorge spontanea una domanda: “Verso cosa ci rivolgerà per far fronte alla crisi di questo periodo?”. La risposta è logicamente: “verso l’oro!” Ovviamente, più che un valore rifugio, l’oro è il solo attivo tangibile dotato di un valore intrinseco.

Non c’è dunque da stupirsi se nel 2011, la domanda d’investimenti record nell’oro ha potenziato la domanda d’oro globale.

2. Le nazioni più ghiotte di oro

Senza esserne sorpresi, al primo posto c’è l’India, che per ragioni economiche e culturali è la più grande consumatrice di oro nel 2011 con 933 tonnellate acquistate. Solo il settore gioielleria rappresenta più della metà della domanda di oro in India, con oltre 500 tonnellate! La debolezza della rupia verso il dollaro ha incrementato ulteriormente questa forte domanda. L’India rappresenta il 25% della domanda di monete e lingotti d’oro.

Il Paese è tuttavia in lieve calo, mentre la domanda di oro in Cina è in costante aumento con 769 tonnellate d’oro acquistate nel 2011. Questa domanda in aumento del 20% riflette la potenza economica della Cina e un potere d’acquisto sempre più elevato. Come per i vicini indiani, la domanda di oro in Cina proviene dai settori dell’investimento e della gioielleria.

Il mercato asiatico non è il solo ad aver aumentato la domanda di oro. Anche la zona euro, nonostante si trovi in un periodo di difficoltà, cerca di salvare il proprio patrimonio e mettersi al sicuro dalla crisi, spinta da Germania e Svizzeria. La domanda in oro in Europa aumenta così per il 7° anno consecutivo.

Quanto alle banche centrali, esse continuano ad essere acquirenti di oro sugli slanci del 2010. Questa tendenza riflette un bisogno di diversificazione degli attivi, di ridurre la loro dipendenza dalle valute monetarie straniere, di riequilibrare le loro riserve per proteggere le ricchezze nazionali.

Le due grandi tendenze che si delineano a livello della domanda sono da una parte la potenza economica imperiosa della Cina e dall’altra il bisogno di proteggersi dall’incertezza dei mercati e dell’economia occidentale.

3. I più grandi produttori di oro

Anche per quanto riguarda l’offerta, la produzione delle miniere d’oro ha raggiunto un nuovo record, con 2,809.5 tonnellate, 4% in più rispetto al 2010.

E’ la Cina la prima in classificata, con 400 tonnellate d’oro estratte nel 2011. Al secondo posto l’Australia con 255 tonnellate prodotte (un po’ più della metà della produzione cinese). Se gli altri grandi filoni non sono aneddotici, essi sono lontani dai primi due Paesi che producono più oro: gli Stati-Uniti, l’Africa del Sud, la Russia, ma anche il Perù o ancora l’Indonesia e il Canada.

4. I settori più ghiotti di oro

  • La gioielleria

Malgrado l’elevato costo dell’oro, la bigiotteria ha mantenuto una forte domanda di oro. La domanda totale di oro nella bigiotteria è pari a 99 miliardi di dollari nel 2011. La cultura, i costumi e le tradizioni dei più grandi Paesi consumatori di oro, l’India e la Cina, sono il motivo per cui la domanda di oro nel settore della gioielleria rimane molto alta, malgrado i prezzi elevati del metallo prezioso, le difficili condizioni economiche, e la volatilità delle valute.

  • L’industria

L’industria elettronica ha utilizzato 330,4 tonnellate d’oro nel 2011, cioè una domanda in aumento del 1,1%, cosa piuttosto inaspettata visto il prezzo dell’oro. La domanda di oro dell’industria elettronica equivale a 16,7 miliardi di dollari.

Nonostante la sua origine sia antidiluviana, l’oro è il materiale del XXI secolo. Che sia nel dominio dell’elettronica, della sanità, della decorazione ecc, l’oro possiede delle proprietà uniche che i ricercatori riscoprono su scala nanometrica.

I sottosettori dell’industria che hanno spinto la domanda di oro verso l’alto sono l’industria automobilistica, l’industria elettronica in generale e gli attrezzi senza fili.

  • L’investimento

E’ il settore dell’investimento che vanta la più alta domanda di oro, cosa che riflette le attuali incertezze nel settore economico.

  • Monete e lingotti

La domanda di lingotti e monete d’oro continua a crescere nel 2011, e ha giocato un ruolo importante nell’aumento della domanda nell’investimento che è aumentata del 24% nel 2011. Possiamo vedere la domanda sempre più elevata dei privati che diversificano il loro patrimonio in oro.

5. Per concludere, chi detiene più oro?

Senza alcuna sorpresa, sono gli Stati-Uniti che detengono il più alto quantitativo di oro nelle riserve della FED. Il Paese, che conserva una politica inflazionistica mantenendo la propria valuta a basso tasso per facilitare l’esportazione, riempie tuttavia le sue casseforti di oro.

Ecco un elenco aggiornato al gennaio 2012 delle più importanti riserve d’oro nel mondo. Vi presentiamo i 7 Paesi e istituzioni che ne possiedono più di 1000 tonnellate.

Stati Uniti: 8 133,5 tonnellate

Germania: 3 396,3 tonnellate

FMI: 2 841,1 tonnellate

Italia: 2 451,8 tonnellate

Francia: 2 435, 4 tonnellate

Cina: 1 054,1 tonnellate

Svizzera: 1 040, 1 tonnellate

Potete notare che l’Italia si trova al 4° posto tra i maggiori detentori di oro al mondo.

Per la classifica dei 100 Paesi, consultate questo PDF.

Infine, è molto difficile fare una stima della quantità di oro posseduta dai privati come patrimonio personale. Questo lo sappiamo perché abbiamo iniziato ad effettuare delle ricerche sul tema, dalla parte delle banche c’è l’omertà, e i detentori di oro sono molto discreti e preferiscono non parlarne.

Alessia Pinna

Le prospettive economiche per il 2012

Thursday, January 19th, 2012

Le prospettive per il 2012 non sono incoraggianti. Si fa fatica a pensare ad un miglioramento vista la mancanza di coesione della zona euro e l’assenza di soluzioni durevoli alla crisi.

Per aiutarci a capire meglio lo svolgersi della crisi nel 2012 abbiamo parlato con il Direttore degli studi economici di AuCOFFRE.com, Charles Sannat.

Vediamo insieme quali sono le sue previsioni:

  1. Il “disaccoppiamento” zona Euro / USA in termini di crescita e di politica monetaria è il primo fattore di aggravamento della crisi economica mondiale attuale. Grazie ad una forte monetizzazione e un piano di sostegno, gli Stati Uniti conosceranno una leggera crescita, mentre l’Europa si sta avviando verso una recessione grave e profonda.
  2.  

  3. I bassi tassi d’interesse praticati dalle banche centrali sono il secondo fattore di aggravamento. Gli Stati non avrebbero comunque la possibilità di rimborsare dei prestiti a tassi più elevati, poiché questi sono insolvibili. Dunque, fino a che i tassi saranno bassi, l’economia faticherà a riprendersi. E’ un serpente che si morde la coda.
  4.  

  5. I problemi dei finanziamenti bancari. Il “credit crunch” (banche che limitano la loro offerta di credito) implica ovviamente più investimenti, più prestiti, e ciò significa che le banche non stanno andando bene. Bisognerebbe che gli istituti bancari aumentassero i loro fondi con un incremento del capitale (cosa complicata allo stato attuale), e riducessero la loro esposizione al credito. Con le regole di Basilea III, delle nuove norme per << rinforzare le banche >>, si chiede ad esse di rinforzare i loro fondi, cosa che comporta meno offerta di finanziamenti. Questo costituisce ovviamente un altro fattore aggravante.
  6.  

  7. Il finanziamento del debito degli Stati: il piano di rigore annunciato (e non sarà di certo l’ultimo) implica un ribasso dei redditi, cosa che ci porterà dritti alla recessione: niente crescita = niente solvibilità.
  8.  

  9. Un anno di forte volatilità dei mercati fa si che si vivrà ancora tra illusione e speranza di risanamento dell’economia, che saranno presto deluse. Da questo punto di vista, rivivremo l’anno 2011, ma in peggio!
  10.  

  11. I Paesi emergenti conosceranno un fine anno difficile, specialmente la Cina, il cui primo cliente è la zona euro, che smetterà di acquistare e ripiegare su di essa.

Tra gli altri indicatori negativi, non sentiremo più parlare delle entità finanziarie che dovrebbero arrivare in aiuto della zona euro: il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria, il Fondo Monetario Europeo, o ancora il Meccanismo Europeo di Stabilità sono dei progetti morti sul nascere.

Per farla breve, dal 2011 siamo entrati in un ciclo di disindebitamento, con tutte le problematiche che ciò comporta, per il quale ci vorrà del tempo. Ci sono ovviamente delle buone occasioni da cogliere al più presto, sopratutto per quanto riguarda l’oro che resta il solo ed innegabile valore rifugio. Non c’è nessun bisogno di acquistare cifre esorbitanti per mettersi al riparo dagli eventi futuri, un grammo oggi, un grammo domani…

L’acquisto di oro non è più una questione commerciale, ma di sopravvivenza!

Alessia Pinna

L’Euro è in crisi: il congresso della Cdu vota la possibilità di uscire dall’unione monetaria

Tuesday, November 15th, 2011

 

Crisi dell'euro - Immagine di blogghete.altervista.org

 

 

In questi giorni si sta facendo largo l’idea di una possibile uscita dell’Italia dalla zona euro. Tra economisti e uomini politici ci sono diverse opinioni. C’è chi dice che tornare alla lira in questo momento sarebbe dannoso per il nostro Paese, e c’è chi pensa, al contrario, che l’uscita dell’Italia dalla zona euro è l’unica via d’uscita per far fronte alla grave crisi economica in cui si trova il Paese.

Non si sbagliavano i nostri esperti quando dicevano che l’euro avrebbe innescato una grave crisi dell’economia. E non si sbagliavano neppure quando affermavano che questa valuta sarebbe stata la nostra rovina. Ma questo non è solo il pensiero di economisti ed esperti, è anche ciò che la popolazione condivide appieno.. non è nulla di nuovo !

L’Euro, fin dai primi anni, ha dato prova della sua instabilità. Ricordo la titubanza con la quale accettammo l’entrata in vigore dell’Euro. Ricordo la fatica che fecero gli anziani ad imparare a capire il passaggio dalla lira all’euro. Ma come al solito non c’era spazio per le nostre lamentale, e anche se ci fosse stato non sarebbe servito a nulla… avremmo dovuto accettare comunque il cambio di valuta perché messi di fronte al fatto compiuto.

E come volevasi dimostrare, il dubbio sulla sua effettiva sfortuna si sta rivelando oggi in tutte le sue forme. Il fatto che il potere d’acquisto è diminuito di molte migliaia di euro ne è la prova inconfutabile. Infatti, stando al rapporto dell’Ires-Cgil, in 10 anni, ogni lavoratore ha perso 5 453 euro di potere d’acquisto del proprio stipendio. Dati inquietanti, che ci lasciano col fiato sospeso se pensiamo in maniera pratica che fino al 2000 con 100 mila lire in tasca si comprava il doppio di quello che oggi si può comprare con 100 euro.

Non dimentichiamo, poi, il divario che esiste tra il valore intrinseco di una moneta e il suo valore nominale. Il valore intrinseco, cioè il valore dello strumento usato come moneta, dipende dal valore del bene che compone la moneta (costo di produzione, costo della stampa ecc..). Mentre, il valore nominale è quello che viene riportato sulla moneta, è il prezzo che viene imposto sul mercato indipendentemente dal suo costo di produzione. Il valore intrinseco di una moneta è sempre molto inferiore rispetto a quello nominale.

Nel caso, invece, delle monete coniate con i metalli preziosi, come nel caso dell’oro, tra il valore nominale e quello intrinseco non vi è questa grande differenza perché il metallo conserva il proprio valore nel tempo. Una moneta d’oro è, quindi, più stabile e non soggetta all’inflazione. Ciò si spiega col fatto che alla crescita della moneta equivale, analogamente, una crescita della ricchezza reale, pari o quasi alla quantità di metallo prezioso messo in circolazione con la valuta stessa, per cui l’emissione di moneta con valore intrinseco non subisce l’inflazione, ma è un sicuro riparo da essa. Mentre, monete come l’euro o il dollaro sono fortemente esposte ai rischi inflattivi.

Fino all’800, le monete che circolavano erano coniate solo ed esclusivamente con l’impiego di metalli preziosi. Ma, a partire dal 1971, quando anche il Bretton Woods non riusciva più a reggere il passo del mercato e gli interessi economici si facevano sempre più consistenti, non si stampò più moneta in base alle riserve aurifere della banca, ma la moneta stessa diventò “il valore”. In parole povere, ciò significa che noi acquistiamo dei beni materiali in cambio di una moneta che non ha valore effettivo. Questo valore è stato stabilito dalla banca centrale e accettato nel mercato, ma nella pratica, il suo valore è di molto inferiore al valore nominale. Le banche possono, perciò, stampare moneta nella quantità desiderata, e non più in base alla quantità di oro presente nelle loro casseforti.

Se ci pensiamo bene, tutto questo significa che la moneta attuale ha valore dal momento in cui viene accettata come mezzo di pagamento sulla base della fiducia di chi la riceve come pagamento.

<< La crisi della zona euro sembra aver raggiunto il suo culmine, con la Grecia sull’orlo del default e un’uscita ingloriosa dalla zona monetaria, e ora l’Italia sul punto di perdere l’accesso ai mercati finanziari >>. Sono queste le sconcertanti parole che si leggono nell’articolo di Nouriel Roubini, economista, presidente della Roubini Global Economics e professore di economia alla Stern School Business di New York, pubblicato l’11 novembre su Project Syndicate.

Nouriel Roubini, 52 anni, diventò famoso dopo aver previsto il crollo dei mercati immobiliari negli Stati Uniti, circa 5 anni fa, che ha conseguentemente dato inizio alla crisi internazionale ad effetto catena.

<< Se l’Euro poteva sopravvivere senza la Grecia, stessa cosa non si può dire per l’Italia >> afferma il direttore del centro per gli studi di politica europea, Daniel Gros. << Se c’è un default dell’Italia si rischia che anche altri paesi come Spagna, Portogallo e Francia si trovino in grosse difficoltà >> dichiara ancora Gros. Mentre Roubini è ancora più preciso, e pensa che insieme all’Italia potrebbero affondare addirittura altre due economie insieme a quelle menzionate: quella di Cipro e dell’Irlanda.

Sempre secondo l’attenta analisi del professor Roubini, in Spagna e Irlanda, il risparmio privato è crollato, e una bolla immobiliare ha alimentato il consumo eccessivo. Mentre Grecia, Portogallo, Cipro e Italia, sono andati nel pallone quando l’eccessivo deficit di bilancio ha inasprito i già tanti squilibri esterni.

Ciò che principalmente ha scatenato la crisi dell’Euro è stato il fatto che da quando questa valuta è entrata in circolazione, da circa 10 anni, si è verificato un forte squilibrio tra paesi periferici come l’Italia, l’Irlanda, la Grecia e ancora il Portogallo e la Spagna che hanno avuto più uscite che entrate, cioé hanno speso più dei fondi che detenevano. Al contrario, i Paesi centrali dell’eurozona come Francia, Germania, Olanda e Austria sono stati più prudenti e intelligenti, spendendo meno di quello che effettivamente avrebbero potuto spendere, ed esportando più di quanto importassero. Sono stati, insomma, dei bravi risparmiatori !

Secondo il ragionamento del professor Nouriel, se i Paesi periferici restano intrappolati in una situazione di deflazione di debito elevato ci sarà un default e saranno costretti a optare per l’uscita dalla zona euro. Questo consentirebbe all’Italia e alle altre nazioni di rilanciare l’economia e la competitività sui mercati internazionali attraverso un deprezzamento di nuove monete nazionali.

Diverso è il punto di vista della Cancelliera tedesca, Angela Merkel, che ha dichiarato a Lipsia, durante il congresso della Cdu, che abbiamo ancora bisogno dell’Unione Europea perché sarebbe la rovina dei paesi che ne fanno parte. << In Germania – dice la Merkel – il 60% delle esportazioni finisce nell’UE da cui dipendono nove milioni di posti di lavoro tedeschi. Se l’Europa crolla, anche la Germania crolla >>. Ma il congresso della Cdu ha pensato bene di votare una mozione in cui è prevista la possibilità per uno Stato di uscire liberamente dall’euro, senza che ciò comporti l’uscita dall’UE.

 

Angela Merkel al congresso Cdu, Lipsia - Immagine di tmnwes.it

 

Alessia Pinna