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Archive for the ‘Diplomazia’ Category

Il Club di Roma

Tuesday, March 12th, 2013
LINGOLD SAVING PLAN - GOLD

Fondazione del Club di Roma

Il Club di Roma è un’associazione non governativa che riunisce scienziati, economisti, dirigenti pubblici nazionali e internazionali, capi di stato di tutto il mondo, e industriali di 53 Paesi, preoccupati dei problemi con i quali si ritrovano a fare i conti tutte le società sia industrializzate che in via di sviluppo.

Fondato nell’aprile del 1968 da Aurelio Peccei, un membro del consiglio amministrativo della Fiat, e da Alexander King, uno scienziato e funzionario pubblico scozzese, ex direttore scientifico dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, il club deve il suo nome al fatto che la prima riunione si svolse a Roma, presso la sede dell’Accademia dei Lincei alla Villa Farnesina, l’8 aprile 1968.

Il Club di Roma è precursore delle nozioni di sviluppo sostenibile e d’impronta ecologica. Nonostante, nel XXI secolo, la maggioranza s’impegni a prendere in considerazione le problematiche ambientali, una piccola parte non accetta queste analisi perché troppo complesse.

Il Club di Roma ha destato la curiosità del pubblico per la prima volta nel 1972 grazie al suo primo rapporto sui limiti degli sviluppi (“The limits to growth”).

Stop alla crescita?

Il rapporto è apparso nel periodo di massima crescita economica dei Paesi industrializzati, durante i cosiddetti Trent’anni Gloriosi, un periodo di crescita senza precedenti e che sembrava inarrestabile.

Il concetto di crescita zero, che non appare in questo rapporto, fu una delle principali idee dell’ecologia politica.

Nel 1993, Aurelio Peccei e Ervin Laszlo ebbero l’idea di creare il Club di Budapest. Lo scopo era d’istituire un altro circolo per equilibrare le idee razionali in questo dominio con l’aspetto intuitivo apportato dalla creatività nelle arti, nella letteratura, nella spiritualità.

Stop alla crescita?

Questo rapporto, iniziato nel 1970 ma pubblicato solo nel 1972, prese il nome anche di Rapporto Meadows.

Nel rapporto, dopo quattro anni dalla contestazione della società consumistica del 1968 nei Paesi aventi un’economia liberale, vennero riesaminate le virtù della crescita grazie a dei ricercatori del Massachusetts Institute of Technology a nome di una penuria prevedibile delle risorse energetiche e delle conseguenze dello sviluppo industriale sull’ambiente.

Le conclusioni del rapporto annunciano un futuro inquietante per l’umanità. Furono tante le persone che all’epoca additarono tali previsioni come “esagerate”, anche se il rapporto non parlava di nessun esaurimento di risorse né di alcun avvenimento catastrofico prima del 2010 almeno, anche nel caso più estremo (e si trattava, all’epoca, solo di una premessa del crollo).

Fece seguito un secondo rapporto del Club di Roma nel 1974: « Strategia per domani », nel quale venivano divise dieci grandi regioni del mondo aventi ciascuna una situazione e un problema di sviluppo differenti.

Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria

Thursday, March 7th, 2013

FESF

Il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria ( FESF); in tedesco, Europäische Finanzstabilisierungsfazilität (EFSF); in inglese, European Financial Stability Facility (EFSF), semplificato nel gergo giornalistico in Fondo salva-stati, è un fondo comune di credito approvato dai 27 Stati membri dell’Unione Europea, il 9 maggio 2010, che mira a preservare la stabilità finanziaria in Europa fornendo un’assistenza finanziaria agli Stati della zona euro in difficoltà economica.

Il FESF ha sede a Lussemburgo. La Banca Europea degli investimenti fornisce dei servizi di gestione di tesoreria e la gestione amministrativa nel quadro di un contratto di servizio.

Creato il 9 maggio 2010, il FESF poteva intervenire solo dopo essere stato ratificato dal 90% degli Stati membri, soglia raggiunta il 4 agosto 2010. L’accordo è stato ratificato dagli ultimi 3 Stati membri (Belgio, Solvenia e Slovacchia) nel dicembre 2010.

In seguito al vertice dell’Eurogruppo l’11 marzo 2011, al quale hanno partecipato i dirigenti dei Paesi della zona euro, è stato trovato un accordo per aumentare la capacità effettiva d’intervento del FESF a 440 miliardi di euro, grazie a un aumento delle garanzie degli Stati alla zona euro. Inoltre, dopo questo vertice, il FESF ha il pieno diritto di acquistare il debito primario, vale a dire riemesso dagli Stati.

Giovedì 21 luglio 2011, gli europei hanno deciso di allargare il ruolo del FESF : da allora può riacquistare le obbligazioni di Stato sul mercato secondario, partecipare al salvataggio delle banche in difficoltà, fare prestito agli Stati che si trovano in situazioni critiche.

La sua azione è condizionata dal parere unanimo dei Paesi partecipanti e della Banca centrale europea.

Queste disposizioni entrano in vigore solo dopo la ratificazione dei parlamenti nazionali.

Le prime obbligazioni del Fondo europeo di stabilità finanziaria sono stati emesse il 25 gennaio 2011.

Il FESF ha collocato le sue prime obbligazioni su 5 anni per 5 miliardi di euro come aiuto finanziario comune UE / FMI destinato all’Irlanda.

Se il FESF non fosse stato attivato, sarebbe stato chiuso dopo 3 anni, vale a dire il 30 giugno del 2013. Il Fondo esisterà fino a quando l’ultima obbligazione non verrà interamente rimborsato.

Questi due fondi verranno sostuiti nel 2013 dal Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).

Siete in pericolo se non possedete oro fisico !

Thursday, December 8th, 2011

Perché bisogna investire in oro fisico ?

Jean-François Faure, AuCoffre.com

In una recente intervista pubblicata sul dossier francese “Gestion de fortune”, Jean-François Faure, direttore di AuCoffre.com, la prima piattaforma di negoziazione d’oro fisico in Francia, ha chiarito dei punti cardine sulla compravendita dell’oro e sul perché il il metallo giallo sia la migliore assicurazione sulla vita, sopratutto in tempo di crisi.

Nell’intervista, Jean-François Faure, spiega da cosa è nata l’idea di creare la società AuCoffre.com e quali tipi di servizi vengono messi a disposizione dei clienti : << L’idea è nata nel 2007, dopo aver letto un libro straordinario di Bill Bonner, “L’Empire des dettes”, dove viene descritta nel dettaglio la crisi economica iniziata nel 2008. Da li ho capito che la cosa migliore da fare era acquistare oro fisico, e più specificatamente monete d’oro, dopo un’attenta analisi si rivelò l’investimento migliore in assoluto >> ha spiegato Jean-François.

Ma ancora non esisteva un corretto servizio su internet di acquisto e vendita di oro ed era davvero difficile trovarne nelle banche. E’ a questo punto che Jean-François ha deciso di fondare AuCoffre.com, precisamente nel 2009, e che oggi conta circa 6.000 clienti.

Lo scopo del sito è quello di offrire un servizio di alta qualità ai clienti che vogliono acquistare o vendere le monete d’oro direttamente dalle loro case, senza nessuno stress e in tutta sicurezza. Il cliente crea un conto su AuCoffre.com, sceglie i prodotti di suo interesse e può iniziare da subito ad acquistare o a vendere delle monete. Una volta che le monete sono sul suo conto, il nuovo cliente può decidere di conservare le proprie monete d’oro nelle casseforti di proprietà della società, metterle in vendita sul sito o farsele spedire a domicilio. AuCoffre.com ha come ruolo quello di garantire la qualità delle monete e la coerenza degli scambi tra i membri.

“L’infatuazione” dei risparmiatori per l’oro è giustificata dalla crisi attuale: fallimento delle banche, fallimento degli Stati, crisi finanziaria globale… << Non si ha più bisogno di avere una laurea in economia per capire che siamo in una situazione delicata e che stiamo per finire nel baratro >> – afferma Jean-François – << Il risparmiatore accorto si ricorderà sicuramente dei periodi di svalutazione delle valute: dal 1970 al 1980, il prezzo dell’oro in dollari USA è passato dal 35/oz a 850/0z; dal 1982 al 1990, il prezzo dell’oro in pesos messicani è passato da 8000/oz a 1 025 000/oz… E in Francia, ad esempio, tra settembre e ottobre 2008, il corso del Napoleone ha preso il 30%. Quindi, è comprensibile che un buon risparmiatore desidera preservare il proprio patrimonio e sceglie di acquistare oro, il bene rifugio per eccellenza. I risparmiatori perdono la fiducia nelle loro monete, nei loro Stati e nelle loro banche >>.

Perché l’oro è un bene rifugio, sicuro e duraturo ?

L'evoluzione del prezzo dell'oncia constatata alla fine dell'anno civile. In giallo in dollari USA e in blu in Euro.

L’oro è indipendente, non dipende né dalla politica né dalla religione ! Sia che ci troviamo in India, in Francia o in Italia, lo si compra per delle ragioni simili: proteggersi finanziariamente. Visto l’andamento della crisi, l’oro è il passaporto per la nostra libertà individuale.

I membri che fanno parte di AuCoffre.com agiscono in anonimato, con uno pseudonimo personale che viene generato dal sistema e scelto dall’utente. Ogni membro ha dei bisogni particolari : risparmio a lungo termine, medio termine e breve termine. Il servizio si rivolge sia al piccolo risparmiatore che comprerà un grammo d’oro al mese sia al grande investitore che comprerà centinaia di migliaia di euro d’oro fisico per diversificare il proprio portafoglio, e anche al cliente “iperattivo” che va alla ricerca dei migliori affari per trarne beneficio quotidianamente.

Visto che non tutti i clienti di AuCoffre.com sono esperti del settore, la società mette a disposizione dei membri, dei consulenti formati per guidargli e accompagnargli nella gestione del loro patrimonio sotto forma di oro fisico.

Secondo l’analisi di Jean-François Faure, il vero pericolo oggi sarebbe quello di non possedere oro fisico: << Non possedere oro fisico nel proprio portafoglio è come avere una casa nel pieno centro di una foresta del Sud-Est della Francia, senza avere un’assicurazione incendio. L’oro cartaceo, come l’ETF, sembra molto appetibile, ma si rivela al contrario molto rischioso; infatti, ciò che possedete non è altro che un pezzo di carta che attesta l’esistenza del vostro oro, stoccato in qualche cassaforte bancaria (senza nessuna certezza che la quantità d’oro sotto forma di ETF esista davvero e non avete alcuna possibilità di recuperare l’oro. In caso di fallimento dell’organismo che vende l’oro tramite ETF, perdete tutto il vostro investimento). Possiamo dire di essere proprietari di oro fisico solo quando è nelle nostre mani o quando è conservato in una cassaforte >>.

Lingotti d'oro

I membri del sito che possiedono l’oro nelle casseforti hanno una delle copie della chiave della cassaforte, mentre l’altra è nelle mani della società. Inoltre, un servizio nuovo e che si sta rivelando molto apprezzato è quello che permette di avere un conto di famiglia. In questo modo i membri possono aprire un conto per i loro figli (anche minori) o per i propri cari e attribuirgli delle monete, e gestire insieme a loro questo conto. Nel caso dei “conti per i minorenni”, i ragazzi potranno visualizzare direttamente il loro conto, ma ovviamente non potranno fare alcuna operazione. Una vera e propria novità per gli internauti e sopratutto per i risparmiatori. Il servizio sarà presto attivo all’indirizzo OKofre.com.

Ma la più grande novità arriva dalla moneta Vera Valor, creata dalla società AuCoffre.com e contenente un’oncia d’oro. Questa moneta ha riscontrato subito un grande successo (1.400 monete vendute in meno di un mese). La sua particolarità è dovuta al fatto ch’essa proviene da una catena d’estrazione pulita dell’oro e costa più o meno come le altre monete da un’oncia.

La piattaforma propone anche un Libretto di Salvaguardia del Patrimonio (LSP) con lo scopo di democratizzare l’acquisto di oro e di proporre un’alternativa ai prodotti di risparmio offerti dalle banche. Dal momento in cui un membro sottoscrive il LSP, è sufficiente che ogni mese acquisti almeno 1 grammo d’oro per beneficiare del servizio gratuito di conservazione delle monete. In questo modo, i clienti possono alimentare progressivamente il proprio patrimonio in oro fisico senza spese, permettendo al piccolo e al grande risparmiatore di poter investire in questo mercato riducendo le spese al minimo. Il cliente può scegliere in qualsiasi momento di bloccare questo libretto e decidere di rivendere tutto quando lo desidera.

 

 

Alessia Pinna

L’Euro è in crisi: il congresso della Cdu vota la possibilità di uscire dall’unione monetaria

Tuesday, November 15th, 2011

 

Crisi dell'euro - Immagine di blogghete.altervista.org

 

In questi giorni si sta facendo largo l’idea di una possibile uscita dell’Italia dalla zona euro. Tra economisti e uomini politici ci sono diverse opinioni. C’è chi dice che tornare alla lira in questo momento sarebbe dannoso per il nostro Paese, e c’è chi pensa, al contrario, che l’uscita dell’Italia dalla zona euro è l’unica via d’uscita per far fronte alla grave crisi economica in cui si trova il Paese.

Non si sbagliavano i nostri esperti quando dicevano che l’euro avrebbe innescato una grave crisi dell’economia. E non si sbagliavano neppure quando affermavano che questa valuta sarebbe stata la nostra rovina. Ma questo non è solo il pensiero di economisti ed esperti, è anche ciò che la popolazione condivide appieno.. non è nulla di nuovo !

L’Euro, fin dai primi anni, ha dato prova della sua instabilità. Ricordo la titubanza con la quale accettammo l’entrata in vigore dell’Euro. Ricordo la fatica che fecero gli anziani ad imparare a capire il passaggio dalla lira all’euro. Ma come al solito non c’era spazio per le nostre lamentale, e anche se ci fosse stato non sarebbe servito a nulla… avremmo dovuto accettare comunque il cambio di valuta perché messi di fronte al fatto compiuto.

E come volevasi dimostrare, il dubbio sulla sua effettiva sfortuna si sta rivelando oggi in tutte le sue forme. Il fatto che il potere d’acquisto è diminuito di molte migliaia di euro ne è la prova inconfutabile. Infatti, stando al rapporto dell’Ires-Cgil, in 10 anni, ogni lavoratore ha perso 5 453 euro di potere d’acquisto del proprio stipendio. Dati inquietanti, che ci lasciano col fiato sospeso se pensiamo in maniera pratica che fino al 2000 con 100 mila lire in tasca si comprava il doppio di quello che oggi si può comprare con 100 euro.

Non dimentichiamo, poi, il divario che esiste tra il valore intrinseco di una moneta e il suo valore nominale. Il valore intrinseco, cioè il valore dello strumento usato come moneta, dipende dal valore del bene che compone la moneta (costo di produzione, costo della stampa ecc..). Mentre, il valore nominale è quello che viene riportato sulla moneta, è il prezzo che viene imposto sul mercato indipendentemente dal suo costo di produzione. Il valore intrinseco di una moneta è sempre molto inferiore rispetto a quello nominale.

Nel caso, invece, delle monete coniate con i metalli preziosi, come nel caso dell’oro, tra il valore nominale e quello intrinseco non vi è questa grande differenza perché il metallo conserva il proprio valore nel tempo. Una moneta d’oro è, quindi, più stabile e non soggetta all’inflazione. Ciò si spiega col fatto che alla crescita della moneta equivale, analogamente, una crescita della ricchezza reale, pari o quasi alla quantità di metallo prezioso messo in circolazione con la valuta stessa, per cui l’emissione di moneta con valore intrinseco non subisce l’inflazione, ma è un sicuro riparo da essa. Mentre, monete come l’euro o il dollaro sono fortemente esposte ai rischi inflattivi.

Fino all’800, le monete che circolavano erano coniate solo ed esclusivamente con l’impiego di metalli preziosi. Ma, a partire dal 1971, quando anche il Bretton Woods non riusciva più a reggere il passo del mercato e gli interessi economici si facevano sempre più consistenti, non si stampò più moneta in base alle riserve aurifere della banca, ma la moneta stessa diventò “il valore”. In parole povere, ciò significa che noi acquistiamo dei beni materiali in cambio di una moneta che non ha valore effettivo. Questo valore è stato stabilito dalla banca centrale e accettato nel mercato, ma nella pratica, il suo valore è di molto inferiore al valore nominale. Le banche possono, perciò, stampare moneta nella quantità desiderata, e non più in base alla quantità di oro presente nelle loro casseforti.

Se ci pensiamo bene, tutto questo significa che la moneta attuale ha valore dal momento in cui viene accettata come mezzo di pagamento sulla base della fiducia di chi la riceve come pagamento.

<< La crisi della zona euro sembra aver raggiunto il suo culmine, con la Grecia sull’orlo del default e un’uscita ingloriosa dalla zona monetaria, e ora l’Italia sul punto di perdere l’accesso ai mercati finanziari >>. Sono queste le sconcertanti parole che si leggono nell’articolo di Nouriel Roubini, economista, presidente della Roubini Global Economics e professore di economia alla Stern School Business di New York, pubblicato l’11 novembre su Project Syndicate.

Nouriel Roubini, 52 anni, diventò famoso dopo aver previsto il crollo dei mercati immobiliari negli Stati Uniti, circa 5 anni fa, che ha conseguentemente dato inizio alla crisi internazionale ad effetto catena.

<< Se l’Euro poteva sopravvivere senza la Grecia, stessa cosa non si può dire per l’Italia >> afferma il direttore del centro per gli studi di politica europea, Daniel Gros. << Se c’è un default dell’Italia si rischia che anche altri paesi come Spagna, Portogallo e Francia si trovino in grosse difficoltà >> dichiara ancora Gros. Mentre Roubini è ancora più preciso, e pensa che insieme all’Italia potrebbero affondare addirittura altre due economie insieme a quelle menzionate: quella di Cipro e dell’Irlanda.

Sempre secondo l’attenta analisi del professor Roubini, in Spagna e Irlanda, il risparmio privato è crollato, e una bolla immobiliare ha alimentato il consumo eccessivo. Mentre Grecia, Portogallo, Cipro e Italia, sono andati nel pallone quando l’eccessivo deficit di bilancio ha inasprito i già tanti squilibri esterni.

Ciò che principalmente ha scatenato la crisi dell’Euro è stato il fatto che da quando questa valuta è entrata in circolazione, da circa 10 anni, si è verificato un forte squilibrio tra paesi periferici come l’Italia, l’Irlanda, la Grecia e ancora il Portogallo e la Spagna che hanno avuto più uscite che entrate, cioé hanno speso più dei fondi che detenevano. Al contrario, i Paesi centrali dell’eurozona come Francia, Germania, Olanda e Austria sono stati più prudenti e intelligenti, spendendo meno di quello che effettivamente avrebbero potuto spendere, ed esportando più di quanto importassero. Sono stati, insomma, dei bravi risparmiatori !

Secondo il ragionamento del professor Nouriel, se i Paesi periferici restano intrappolati in una situazione di deflazione di debito elevato ci sarà un default e saranno costretti a optare per l’uscita dalla zona euro. Questo consentirebbe all’Italia e alle altre nazioni di rilanciare l’economia e la competitività sui mercati internazionali attraverso un deprezzamento di nuove monete nazionali.

Diverso è il punto di vista della Cancelliera tedesca, Angela Merkel, che ha dichiarato a Lipsia, durante il congresso della Cdu, che abbiamo ancora bisogno dell’Unione Europea perché sarebbe la rovina dei paesi che ne fanno parte. << In Germania – dice la Merkel – il 60% delle esportazioni finisce nell’UE da cui dipendono nove milioni di posti di lavoro tedeschi. Se l’Europa crolla, anche la Germania crolla >>. Ma il congresso della Cdu ha pensato bene di votare una mozione in cui è prevista la possibilità per uno Stato di uscire liberamente dall’euro, senza che ciò comporti l’uscita dall’UE.

 

Angela Merkel al congresso Cdu, Lipsia - Immagine di tmnwes.it

Alessia Pinna

Correzione dell’oro. I nostri esperti braccano il colpevole.

Monday, October 3rd, 2011

Venerdì 23 settembre l’oncia d’oro quotata ha perso 5,80% in un solo giorno. La bolla esplode. E’ la fine dell’oro, dopo tutti questi eccessi era arrivato il momento! In realtà le cose sono ancora una volta molto più semplici.

Il COMEX ha deciso per la seconda volta in meno di 2 mesi di aumentare il “Margin Call”, vale a dire la chiamata di margine. Grosso modo, ogni volta che qualcuno negozia dell’oro tramite dei contratti a termine o dei contratti futures, deve versare un minimo per garantire la solvibilità della propria posizione. Quando le regole cambiano gli speculatori devono mettere, in tempi molto brevi, (meno di 24h) la somma mancante. Coloro che non possono o non vogliono farlo (problemi di procedura, dell’ammontare degli investimenti o di fondi propri) sono obbligati a tagliare la loro posizione con urgenza. Questo fenomeno ha per conseguenza meccanica la caduta dei corsi azionari poiché gli ordini di vendita affluiscono.

L’ultima volta che questo fenomeno si era prodotto, qualche settimana fa, il prezzo dell’oro quotato in Dollari non e praticamente diminuito in euro perché è stato concomitante con una caduta importante dell’euro in ragione del debito europeo. Il ribasso dell’oro, compensato dall’abbassamento spettacolare dell’euro ha permesso al prezzo dell’oro in euro di restare più o meno stabile.

L’euro ha raggiunto un corso d’equilibrio “relativo” questi ultimi giorni, e gli aumenti della chiamata di margine hanno fatto subire all’oro in euro il calo del 23 settembre.

Tuttavia, conviene ricordare che questa correzione, molto più che tecnica in quanto corrisponde ad un cambiamento delle regole del gioco durante la partita, è paradossalmente un’eccellente notizia per coloro che sono posizionati a lungo termine su quest’attivo.

E’ essenziale notare che l’oro malgrado un aumento fulmineo quest’estate, periodo tradizionalmente di debolezza, ha corretto perché costretto e forzato a causa di due cambiamenti delle regole del gioco. L’oro non cala più da solo. Bisogna aiutarlo tramite delle costrizioni regolamentari. Questo prova la forza della sua tendenza rialzista.

Inoltre, alcun debito di stato non è rimborsabile, le inquietudini restano e, anzi, si rafforzano ogni giorno. Il ritorno alla crescita è illusorio, così come l’efficacia dei piani di rigore che hanno per effetto quello di creare delle nuove recessioni che comportano un tale ribasso delle entrate fiscali che il rimedio è peggiore del male che è necessario combattere.

La domanda di oro fisico è sempre alta e sicuramente assisteremo ad un importante crescita dello spread poiché l’appetito degli investitori avveduti non sembra affievolirsi. Molti attendevano questa piega per rientrare sull’oro. Il grande pubblico non s’interessa sempre al suo investimento e resta piuttosto venditore del poco oro detenuto, incoraggiato dalle molte pubblicità che gli propongono di trasformare il loro oro… in argento!

Dopo la caduta massiva degli indici europei di queste ultime settimane (gli Stati Uniti hanno perduto poco) e gli errori di trading delle banche ormai tradizionali durante ogni crach (UBS : 2 miliardi di euro) alcune tra di loro hanno bisogno di cash. Il mercato interbancario è danneggiato ed è la BCE che assicura nuovamente il suo ruolo di prestatore in ultima istanza.

Le banche statunitensi e asiatiche non fanno più prestito alle banche europee da poco più di 15 giorni, tagliando di netto le loro risorse di rifinanziamento in dollari. Qualche banca ha avuto come unica scelta quella di vendere le loro riserve d’oro (di cui forse il vostro al passaggio se il vostro oro è smaterializzato in un conto titoli) accentuando il ribasso “tecnico” in corso.

Non bisogna dimenticare che la crisi dei debiti sovrani è deflazionistica. E’ questo ciò che viviamo. Quando qualcosa si abbassa tutto si abbassa. Le perdite sulle azioni sono in parte compensate dai guadagni su altri mercati come quello delle materie prime. Queste richieste massicce di materie prime portano a loro volta questi mercati al ribasso.

Questo aspetto è deflazionistico su un termine molto breve. A medio termine un ribasso di tutti gli attivi a causa della deflazione conduce al fallimento totale, cosa buona per l’oro. Per lottare contro la deflazione e il rischio sistemico, la sola risposta credibile e rapida resta la monetizzazione dei debiti e anche questo è buono per l’oro. Ciò non impedisce che i momenti di correzione sono sempre faticosi per chi è rientrato in un punto alto su un valore.

La Direzione degli Studi Economici di Aucoffre.com mantiene quindi il suo obbiettivo di 1800 punti sul CAC40 e di un’oncia d’oro a 2500$ come prima tappa. Nessuno dei fattori sottostanti al rialzo dell’oro è sparito. Questa correzione puramente tecnica in un mercato a lungo termine dovrà essere dare spunto per trarne profitto, per rientrare sull’oro e proteggere il proprio patrimonio esposto ai debiti sovrani (come i fondi euro dei contratti di assicurazione sulla vita). Per coloro che sono già detentori di oro, questa pausa è un eccellente momento per rinforzare queste posizioni e continuare ad allocare il proprio patrimonio.

 

Di Charles Sannat

Direttore degli Studi Economici di Aucoffre.com

 

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Senza guardare i corsi finanziari posso sapere, alla lettura dei messaggi che ricevo, se il prezzo dell’oro sale o scende. Quando sale la domanda che mi viene fatta regolarmente è: << E’ ancora il momento di acquistare ? >>. Al contrario quando scende la domanda diventa : << E’ il momento di vendere ? >>.

Oggi risponderò alla seconda domanda. La risposta è semplice, e s’indirizza a coloro che hanno un orizzonte d’investimenti e non a coloro che giocano con le andate-ritorno in tempi molto brevi. La risposta è la seguente, del resto è una domanda: << Secondo voi, le condizioni macroeconomiche e monetarie che sono all’origine – tutti lo riconoscono – del rialzo dei metalli preziosi e dell’oro in particolare, sono evolute in maniera favorevole? O, in altri termini, le cose si aggiustano? >>. Se a questa domanda rispondete SI, allora precipitatevi per vendere il vostro investimento d’oro.

Allora se niente è cambiato perché questo ribasso? Era prevedibile?

Tutti i mercati finanziari senza eccezione sono il riflesso delle decisioni dei compratori e dei venditori dei quali la psicologia varia in base al loro modo di sentire, “faccia a faccia” con i guadagni o con le perdite latenti che loro hanno realizzato, e in base alla loro percezione della congiuntura. Gli avvenimenti che si succedono non sono che degli scatti che intervengono su un terreno già pronto. Tali attori dei mercati hanno degli obbiettivi differenti gli uni dagli altri in base ai differenti orizzonti sui quali si posizionano. Questa situazione crea dei cicli diversi sui prezzi. Pensiamo a questo processo come ad un processo di respirazione. Quando gli investitori, avendo lo stesso orizzonte, sentono il bisogno di concretizzare un profitto o di tagliare una perdita creano insieme una situazione psicologica favorevole a questa respirazione dei prezzi che si tradurrà, per esempio, in un consolidamento dei prezzi dopo un lungo rialzo molto proficuo. L’onnipresenza e l’eccesso d’informazione nella quale ci troviamo fanno spesso dimenticare l’importanza, in particolare per i movimenti di breve termine, del fattore psicologico nel comportamento dei mercati finanziari.

Le settimane precedenti sono state segnate da importanti movimenti ribassisti sui mercati delle azioni , in particolare in Europa. L’utilizzo di prodotti derivati e delle posizioni con leva amplifica considerevolmente questi movimenti fino a far fondere totalmente i portafogli di alcuni investitori (o piuttosto giocatori) imprudenti. Le chiamate di margine spingono dal quel momento a vendere le linee capaci di trarre un grosso profitto per coprire le perdite delle altre linee, e addirittura conducono alla liquidazione totale dei portafogli tramite i mediatori. Queste liquidazioni, comprese le linee vantaggiose, comportano dei ribassi del prezzo, e come una bolla di neve che s’ingrandisce man mano che scende giù per la collina, queste nuove liquidazioni pesano un po’ di più sui prezzi.

 

Di Yannick Colleu

Adattato da Alessia Pinna

 

Il Gold Standard e il Gold Exchange Standard

Friday, September 30th, 2011

Il Gold Standard è il sistema monetario in cui l’oro funge da equivalente generale e viene usato in modo diffuso come moneta corrente. Tale sistema venne adottato dall’Inghilterra nel 1816-21 quando, dopo le guerre napoleoniche, decise di stabilire la convertibilità della cartamoneta in oro. La coniazione era libera e l’oro, sia sotto forma di moneta sia sotto forma di oro grezzo, poteva essere importato ed esportato liberamente. Tuttavia, il tasso di cambio fra le monete delle diverse nazioni rimaneva più o meno stabile poiché poteva variare solo entro una parità fissa che garantiva sia la stabilità stessa dei cambi sia l’equilibrio continuo degli scambi internazionali.

Si possono distinguere tre casi: nel primo caso, l’oro viene usato direttamente come moneta (circolazione aurea); nel secondo caso, viene usata cartamoneta totalmente convertibile in oro, dal momento che il valore in oro della moneta complessivamente emessa è pari alla quantità di oro conservata dalla banca centrale (circolazione cartacea convertibile totalmente in oro); infine, nel terzo caso, le banconote sono convertibili solo in maniera parziale poiché il valore della quantità di banconote emesse risulta un multiplo dell’oro posseduto dallo Stato (circolazione cartacea convertibile parzialmente in oro).

Successivamente, altri paesi seguirono il modello inglese del Gold Standard: la Germania nel 1872 e gli USA nel 1900. Invece, altri grandi Paesi consideravano l’argento come moneta principale, con o senza quella d’oro, e quest’ultima divenne la forma prevalente di denaro mondiale solo intorno agli anni ’60 del XIX secolo. In maniera formale lo divenne esattamente nel 1867 nel corso di una conferenza tenutasi a Parigi. Questa scelta non fu condivisa da molti paesi asiatici, che rifiutarono di estromettere l’argento con l’oro.

Con l’avvento della prima guerra mondiale il sistema aureo cessò di esistere come sistema completo e sviluppato. A questo seguì un periodo di forte instabilità economica. Nel 1913 USA, Gran Bretagna e Francia detenevano il 62% della circolazione monetaria mondiale aurifera (vale a dire 3.500 tonnellate), seguite da Germania e Russia con circa il 7%. Sempre nello stesso anno le tre maggiori potenze mondiali incidevano sulle riserve centralizzate annuali per il 51%, di cui la più cospicua era quella degli USA con 1.900 tonnellate, seguiti dalla Russia con 1.200 tonnellate e dalla Francia con 1.000 tonnellate.

Per quanto riguarda i quantitativi di oro estratto annualmente i principali paesi erano il Sudafrica, gli USA, l’Australia e la Russia. Tuttavia, gli USA mantennero il sistema del Gold Standard fino al 1933 e, cioè quando fino al momento in cui Roosvelt impedì la convertibilità del dollaro in oro, mentre la Francia, l’Inghilterra e altri paesi cercarono di ripristinarlo in forma incompleta dopo la prima guerra mondiale. Fu solo negli anni ’30 del XX secolo che il Gold Standard venne soppresso in tutti i paesi capitalistici e nella circolazione monetaria interna non venne più ripristinato.

Lo scambio di tutti i tipi di denaro con l’oro al valore mondiale veniva assicurato dalle banche centrali, che detenevano le riserve aurifere nazionali le quali, nel 1913, ammontavano a 6,8 miliardi di dollari a livello mondiale. Queste banche non detenevano delle riserve in dollari reali. Infatti, tutte le riserve erano in sterline, giacenti nelle banche londinesi.

Fino alla prima guerra mondiale la stragrande maggioranza dei metalli auriferi veniva impiegata per battere moneta circolante, mentre un’altra quantità del tutto identica finiva nei depositi delle Banche Centrali e del Tesoro, coprendo sia i crediti che le banconote.

Il contenuto aureo di ogni moneta restava sempre lo stesso per molto tempo e veniva fissato dalla legge. Per fare alcuni esempi: quello della sterlina era di 7, 322 grammi di oro puro; quello del dollaro era di 1, 505 grammi perciò la parità della sterlina in dollari era di 4, 867.

La Gran Bretagna, nel 1925, ritornò al sistema ante bellico, seguita nel 1927 dalla Francia, e le banche centrali affiancarono alle riserve auree alcune valute convertibili (sterline, dollari, franco francese, eccetera) dando vita al Gold Exchange Standard. Con il nuovo sistema alcune monete furono dichiarate direttamente convertibili in oro, mentre altre (come la lira italiana) non lo erano, ma erano direttamente convertibili in monete chiamate pregiate e che potevano essere convertibili.

Nel 1944, sotto il volere degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, i rappresentati di 44 paesi si riunirono a Bretton Woods dove fu creato il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) e venne fissato il prezzo del metallo a 35$/oz. Con questo prezzo gli USA s’impegnarono ad acquistare oro da chiunque ed a venderlo solo alle banche centrali.

Ogni paese fu obbligato a versare al F.M.I. una quota di oro e di moneta internazionale e dichiarare la parità tra la propria valuta e l’oro, o in maniera indiretta, il dollaro. Il primo paese a legalizzare la negoziazione di oro fu la Francia nel 1948, seguita dalla Svizzera nel 1951. La Svizzera non aveva vincoli né all’importazione né all’esportazione. In seguito, nel 1954, il mercato di Londra riprese la sua attività e, intorno agli anni ’60, ci fu una rottura dell’equilibrio tra domanda e offerta. Questa fu la conseguenza della grave crisi del dollaro che indusse diversi operatori a forti acquisti di oro. Era la prima volta nella storia che l’oro assumeva il ruolo di bene rifugio a fronte dell’instabilità del dollaro.

La nascita ufficiale del mercato dell’oro si fa risalire al 17 marzo 1968, giorno in cui il prezzo dell’oro veniva per la prima volta determinato dall’offerta e dalla domanda. Il 15 agosto 1971 l’amministrazione Nixon soppresse la convertibilità tra dollaro e oro e così crollava uno dei punti cruciali enunciati nel Bretton Woods. Più in là, Nixon svalutò due volte la parità del dollaro nei confronto dell’oro. Visto che il dollaro non era più convertibile in oro i diversi governi europei chiesero agli USA che il mercato ufficiale dell’oro venisse abolito, cioè avere la parità del dollaro rispetto all’oro per poter vendere oro sul libero mercato. L’abolizione ufficiale del prezzo dell’oro e quindi del doppio mercato del metallo si ebbe nel 1967 per volere dei Paesi aderenti al F.M.I.

 

Alessia Pinna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perché investire nell’oro fisico?

Wednesday, September 28th, 2011

Se avete intenzione d’investire i vostri risparmi in modo facile ed intelligente il metodo più sicuro è quello di acquistare oro fisico. Investire nell’oro fisico è la scelta migliore per tutti coloro che muovono i primi passi nel mercato dell’oro e per coloro che intendono trarre un cospicuo beneficio e vogliono fare un buon investimento senza rischiare di vedere persi i propri risparmi.

Grazie alla Legge 17 gennaio 2000, n. 7, che regolamenta la compravendita e il possesso d’oro greggio da investimento nello Stato italiano, la legislazione nazionale è stata adeguata alle direttive dell’Unione Europea (Direttiva 98/80/CE del 12 ottobre 1998) che permette ai residenti di acquistare e vendere oro grezzo da investimento esente da IVA.

Fino al 2000 i residenti potevano acquistare oro greggio destinato alla lavorazione industriale o per uso industriale, e l’acquisto o la rivendita di oro grezzo all’estero (D.P.R. 148/1988 ; Legge 599/1986). Con la legge del 7/2000 il monopolio dell’oro da parte dell’Ufficio Italiano Dei Cambi, che era già in vigore dal 1945, viene abolito permettendo, così, ai residenti in Italia di comprare e vendere oro greggio da investimento.

Per chi vuole investire sul lungo, ma anche sul breve termine, acquistare oro è la cosa più conveniente per chi ha intenzione di diversificare il proprio portafoglio, ma anche per chi desidera assicurarsi contro l’eventualità di una crisi monetaria internazionale.

Monete d'oro

Il metodo più tradizionale per investire sull’oro è sempre stato quello di comprare le monete d’oro. Questa soluzione garantisce di avere in mano il metallo prezioso, e quindi il pieno possesso e il controllo diretto su di esso. Attraverso questa pratica ci si mette al riparo da un possibile crack monetario a livello globale.

Le monete d’oro sono degli oggetti standard facilmente scambiabili e reperibili, ma non solo, esse sono anche liquidabili in ogni parte del mondo. Infatti, in qualunque posto voi vi troviate, avrete sempre la sicurezza di trovare un acquirente disposto a comprare le vostre monete d’oro.

Se consideriamo, poi, che i massimi a ridosso dei 900$/oz del 1980 corrispondono oggi a 2 500$/oz ci rendiamo conto che gli spazi di crescita del metallo giallo sono molto alti. Nonostante l’alto costo rappresentato dallo spread bik ask offerto dai diversi negozi di numismatica, che può arrivare massimo al 20-25%, i risparmiatori sono comunque spinti all’acquisto di monete d’oro perché è il bene rifugio per eccellenza ed è una sicura assicurazione contro inflazione, caduta delle borse e gli eventi estremi che possono colpire il mercato economico.

Le monete che LingOro.Net vi consiglia di acquistare sono quelle che hanno un valore numismatico pari a zero come nel caso del Krugerrand del Sudafrica, che non viene apprezzato tanto per la sua bellezza e il suo design, ma per la concentrazione di metallo giallo all’interno della moneta, al contrario di monete come l’American Eagle o la Saint Gaudens che sono più rare e più belle in fatto di design e perciò il metallo che contengono non viene valutato tanto quanto quello contenuto nel Krugerrand. Pensate che il Krugerrand più comune è quello da un’oncia per ogni moneta, che pesa di fatto 1, 0909 once troy e la purezza del suo contenuto d’oro è del 91, 67% (Per saperne di più Il Krugerrand: moneta d’oro a livello mondiale).

E’ largamente diffusa la convinzione che l’acquisto di oro sia riservato solo a chi possiede un ricco portafoglio o un grande capitale. Questo è sbagliatissimo! Infatti, l’acquisto di oro è alla portata anche di capitali molto piccoli e portafogli più o meno modesti, può essere frazionato nel tempo in lotti di piccola entità (simile ad un vero e proprio piano di accumulo) e garantisce un costo/oncia molto interessante vista la produzione di migliaia e migliaia di pezzi.

Oltre all’acquisto di monete d’oro un altro metodo interessante per investire sul metallo giallo è quello dei lingotti. Come già detto all’inizio di quest’articolo, grazie alla liberalizzazione del mercato italiano dell’oro e l’abolizione dell’IVA introdotti dalla legge 7/2000 i privati hanno avuto libero accesso all’acquisto e alla rivendita di lingotti da investimento, cosa che fino a quel momento era interdetta al grande pubblico. Rispetto alle monete d’oro, i lingotti hanno una minore liquidabilità, ma sono comunque molto economici (al crescere del peso diminuisce l’incidenza delle spese di produzione). Oggi, i lingotti si possono trovare in una grande varietà di pesi e dimensioni che vanno da un grammo a 400 once troy (le dimensioni del lingotto scambiato a livello internazionale secondo la certificazione London Good Delivery).

Il lingotto d’oro è considerato un “prodotto grezzo” e non semilavorato come si potrebbe pensare. Questo perché ha una particolare conformazione in cui vengono confezionati i metalli. I lingotti possono avere forme differenti (quadrata, rettangolare, poligonale, cilindrica, eccetera) a seconda dei diversi processi a cui vengono sottoposti. Si definiscono lingotti piccoli quelli con un peso pari a 1 000 grammi o inferiore. Secondo gli esperti del settore esistono 94 produttori e marchi accreditati di lingotti d’oro distribuiti in 26 paesi diversi, che tutti insieme producono 400 tipi di lingotti standard contenenti di norma il 99,5% minimo di oro puro.

Comprare oro nel 2011 sembra essere davvero l’imperativo per un investitore vista l’ascesa del prezzo del metallo giallo. L’oro è da sempre considerato il bene rifugio per eccellenza sia durante i processi inflattivi sia come riparo dalla crisi e nessun metallo può essere considerato più prezioso di questo (per approfondire L’oro e le sue caratteristiche: perché l’oro non è un metallo come tutti gli altri?). Le sue caratteristiche principali e fondamentali (duttilità, malleabilità e tenerezza) gli garantiscono il primato assoluto da tempi immemorabili.

Come e quando viene fissato il prezzo dell’oro?

Il prezzo dell’oro viene fissato due volte al giorno, alle 10h30 e alle 15h00, dalla London Bullion Market Association (LBMA) a Londra durante il cosiddetto London Fix Gold, che è una sorta di asta dove i cinque membri della LBMA contrattano il prezzo dell’oro, ma il prezzo che verrà imposto nel mercato mondiale è quello che viene deciso alla sessione delle 15h00.

Durante un’interessante intervista della CNBC, uno dei maggiori imprenditori e investitori degli Stati Uniti nonché docente universitario, analista finanziario e autore di molti libri del settore, Jim Rogers ha spiegato che il prezzo dell’oro continuerà a salire e che arriverà a toccare, addirittura, una quota che supererà i 2 000$ l’oncia entro pochi anni. Una notizia del genere ci fa riflettere ed è ancora più accreditata perché viene detta da un grande esperto del mercato come Jim Rogers, ma anche perché all’inizio del mese di settembre questa cifra è stata sfiorata e si pensa possa arrivare a toccare molto più di 2 000$ l’oncia entro pochissimo tempo.

Dovete fare un regalo? Regalate una moneta d’oro!

Avete mai pensato di regalare ad una persona cara delle monete d’oro al posto dei soliti regali?

Le monete d’oro sono un regalo molto originale, facilmente reperibili sul mercato anche a bassi costi per chi intende comprarla e poi regalarla, facile da rivendere per la persona a cui verrà donata. Oggi come oggi, un numero sempre maggiore di persone decide di regalare le monete d’oro ad una persona cara e, magari, per chi ha un amico o parente che ama collezionare le monete o è appassionato di numismatica potrebbe essere un regalo inaspettato e a cui poche persone pensano. La persona che lo riceverà non potrà non rimanere soddisfatta perché sarà contenta di aggiungere un altro pezzo alla sua collezione e, poi, perché potrà usufruire del vostro regalo per conservare i propri risparmi e, magari, rivenderla in tempo di crisi. Con il passare del tempo, la moneta acquisterà sempre più valore e, un domani, la persona a cui l’avrete donata, potrà rivenderla e trarne una grossa somma in denaro.

Possedere dell’oro al momento giusto, che sia in moneta o in lingotti, è una garanzia anti-crisi e una risorsa che può facilmente essere scambiata e rivenduta. In altre parole, possedere dell’oro equivale ad avere un asset in grado di accrescere il proprio valore velocemente nel momento in cui gli altri asset, comprese le valute, lo perdono. Insomma, l’oro fisico garantisce importanti profitti. Questo possiamo capirlo meglio seguendo l’evoluzione storica del valore d’acquisto degli investimenti in oro. Nei cinque anni immediatamente successivi alla crisi della borsa del ’29, il valore d’acquisto degli investimenti in oro crebbe di 17 volte. Negli anni ’70, di 15 volte.

La fiducia nelle banche tradizionali viene sempre meno. Il mercato della borsa è incerto e instabile. La crisi economica sta portando il mercato internazionale sulla via del non ritorno. In mezzo a questa tempesta e questo buio in cui sta entrando il mercato finanziario ed economico l’unica via d’uscita che può far luce e assicurare un futuro “d’oro” sembra essere proprio l’oro fisico. Potete controllarlo direttamente, avete la possibilità di averlo tra le mani senza farlo passare sotto il monopolio delle banche, potete gestirlo voi come più vi piace rivendendolo al bisogno o, per i più razionali, facendolo fruttare nel tempo e traendone beneficio al momento giusto.

Acquistare dell’oro è diventato facilissimo e molto pratico grazie anche ad internet e agli scambi tra internauti. Ci sono diversi siti molto affidabili, tra cui www.lingold.com, un sito pratico ed affidabile per acquistare il metallo giallo.

Noi di LingOro.Net non ci stancheremo mai di dirvi che l’acquisto di oro fisico, che siano monete o che siano lingotti, è sicuro, facile e e conveniente ed il metodo più semplice e tradizionale che ci sia per investire i vostri risparmi e diversificare il vostro portafoglio.

 

 

Alessia Pinna

 

Campi, foreste e vigne: l’investimento nei terreni è un serio concorrente dell’oro?

Tuesday, September 6th, 2011

Investire nella terra, tra vigne, foreste e case di campagna è una buona idea? Quali sono i vantaggi e gli inconvenienti di questo tipo d’investimento e, sopratutto, può essere un’alternativa all’oro?

LingORO.net fornisce queste informazioni per voi.

Investire nelle vigne: un investimento di passione, ma a lungo termine!

  • Il mercato delle vigne

Dopo l’abbassamento dei prezzi del mercato della vigna dal 2005-2006, l’occasione d’investire in una vigna può essere allettante. Da circa trent’anni, il mercato della vigna ha conosciuto un ribasso, e negli ultimi tempi il prezzo a ettaro non è mai stato così basso. Se a prima vista, investire nel mercato del vino sembra essere un affare appetibile, questo progetto necessita tuttavia di un grande lavoro per un debole rendimento, di pazienza e di plusvalore sul lungo termine.

  • Il prezzo di un vigneto

Il prezzo di un vigneto dipende da diversi parametri: il luogo, la denominazione, la classificazione della proprietà, la reputazione del vino, il numero di vigne per ettaro, la qualità del terreno e il metodo di coltivazione. Bisogna ugualmente mettere in conto le spese per l’attrezzatura, l’analisi del suolo, il trattamento delle vigne, la manutenzione e l’imbottigliamento.

  • I diversi investimenti

Ci sono due possibilità per investire in un vigneto: comprare una tenuta o semplicemente delle parti tramite un’ Associazione Fondiaria Viticola, che consiste nel diventare coproprietario di un terreno gestito da un viticoltore. Questa seconda opzione è molto vantaggiosa per chi ha poco tempo a disposizione e vuole mantenere la sua abituale attività.

  • Le difficoltà nell’investire in una vigna

Occorre contare tra 5000 e 40000 euro per aderire a un’ Associazione Fondiaria Viticola, e tra 1 e 3 milioni per l’acquisto di un terreno di grandezza media. Questi prezzi variano in funzione della misura e della reputazione del terreno. E’ quindi primordiale avere un serio budget di base! Il guadagno non è immediato: bisogna contare tra i 3 e i 5 anni dopo la fase di avvio per poter iniziare ad imporsi contro la concorrenza e recuperare dei benefici. Inoltre, investire in un vigneto non è solo una soluzione redditizia: l’investimento deve ricoprire un ruolo ambientale per la protezione e la valorizzazione delle risorse territoriali.

Investimenti forestali: la scelta giusta al momento giusto.

  • Perché fare un investimento forestale?

Un investimento forestale si fa sia per l’acquisto diretto di parcelle forestali, sia per l’acquisto di parti di raggruppamenti forestali.

  • Com’è calcolato il valore di una foresta?

Il valore di una foresta viene calcolato in base alla zona d’insediamento, al valore del suolo, alla qualità della posizione, ai tipi di alberi, cubatura, allo stato di salute del popolo e della sua adattabilità alla zona, alla qualità delle piste d’accesso, alle aree di scarico, luogo di deposito, alla congiuntura economica e vigore di mercato.

  • L’interesse dell’investimento forestale a prima vista

L’interesse dell’investimento forestale e’ di diverse entità: è stabile nel tempo e non subisce le fluttuazioni dei mercati finanzieri. Rappresenta ugualmente una risorsa di reddito regolare legato alla produzione del legno, che è una materia prima rinnovabile all’infinito.

Quest’investimento è anche un investimento sul lungo termine e può rappresentare una base di trasmissione patrimoniale. Il prezzo medio di un ettaro di foresta è di 3 170 euro, con delle disparità secondo la natura della zona e del suolo, il valore cinegetico, il servizio, la posizione geografica.

  • … e riflettendoci bene!

Il mercato del legno è in regresso: nel 2008, i prezzi delle foreste sono aumentati del 7,1% e 14 000 transazioni sono state fatte su una superficie di 118 000 ha. Tuttavia, nel 2010, vengono scambiati solamente 100 000 ettari di foresta. Gli specialisti sono d’accordo nel dire che se si mira a costruire delle zone “verdi”, le aziende fotovoltaiche sono più redditizie del legno. L’investimento del legno è, oltretutto, esposto a degli avvenimenti esterni, indipendenti dalla buona volontà del suo acquirente: tempeste, incendi, attacchi patologici o parassitari, riscaldamento climatico… In breve, se a primo impatto l’investimento forestale può sembrare redditizio, non lo è che in maniera indiretta: è, infatti, quasi nullo nel plusvalore, a meno che si riesca a rivendere il proprio terreno al momento buono.

Investire nelle terre agricole: poco professionale astenersi!

  • Ciò che bisogna sapere

Investire nelle terre agricole può ugualmente essere un buon mezzo per diversificare il proprio patrimonio. Da 2 anni si assiste ad un ribasso delle entrate agricole e il mercato si è ridotto considerevolmente in fatto di transazioni. E per la prima volta dal 1995, il prezzo dei terreni liberi è in ribasso: 5 090 euro/ha (-1,6%). Il prezzo varia in base alla natura e la posizione del terreno. Gli investitori considerano anche questo mercato molto redditizio: in effetti, l’aumento della popolazione mondiale, e di conseguenza della domanda alimentare, dovrebbe far aumentare automaticamente i prezzi delle terre agricole a lungo termine.

  • Come investire?

Nell’ambito di un progetto d’investimento puro, la cosa più semplice è sottoscrivere delle parti in un’Associazione Fondiaria Agricola in modo da evitare le preoccupazioni di produzione e gestione e poter beneficiare di un esonero parziale dei diritti di successione. Tuttavia, anche per questo genere d’investimento, è necessario prima di tutto la serietà del gestore e il suo patrimonio.

  • Un investimento a lungo termine e di passione!

Questo tipo d’investimento non è facile da affrontare per un non professionista e ha dei vincoli abbastanza pesanti come le tasse di proprietà, contratti agricoli a lungo termine (dai 18 ai 25 anni), dei raccolti aleatori..

Investire in una casa di campagna: il mercato s’inceppa.

Piazzare una parte del proprio capitale in una proprietà di proprio gradimento è stato per molto tempo una delle cose preferite da certi investitori: oggi, sembra che questa usanza non funzioni più. Tra le spese imposte da questo tipo di abitazioni e la gestione a distanza della casa, i freni sono numerosi. Tra il 1997 e il 2007, l’aumento dei prezzi di questo tipo di abitazioni aveva registrato un aumento considerevole, dal 130% al 150%. Ma nei due anni seguenti hanno subito una vile correzione dal 25% al 30% !

Investire nelle monete d’oro: sicuro, a lungo termine, tangibile.

Il potenziale di progressione del corso dell’oro è immenso: da una dozzina d’anni, il corso dell’oro non fa che salire e questi ultimi mesi registra record su record. Per sapere tutto sull’investimento nelle monete d’oro, consultate la nostra guida.

Alessia Pinna