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Le banche centrali occidentali detengono ancora oro fisico?

Monday, November 19th, 2012

Banche Centrali Europee - Immagine di piazzaffari.info

Tutti pensano che le banche centrali occidentali dispongano fisicamente di grandi quantità di lingotti d’oro. Questo è anche quello che le stesse banche centrali occidentali vorrebbero far credere. I lingotti d’oro rappresentano solo una parte delle loro riserve. Esse detengono infatti un grande quantitativo di monete straniere, comprese le comuni monete fiat come il dollaro, lo yen, la sterlina e l’euro.

E’ stimato che i governi e le banche centrali degli Stati Uniti, del Regno Unito, del Giappone, della Svizzera, della zona euro e l’FMI detengono una quantità impressionante di oro nelle loro riserve, pari a 23.349 tonnellate, superando 1.3 miliardi di dollari secondo il prezzo dell’oro oggi.

Tuttavia, al di là del volume stimato, la natura di quest’oro è poco chiara. Le banche centrali occidentali non divulgano alcuna informazione in merito al luogo di stoccaggio, sotto quale forma o ancora quante riserve d’oro sono utilizzate per altri scopi. Pertanto, le banche centrali non diffondono altre notizie se non quelle che ci vengono fornite dalle autorità arbitrarie che rendono conto dei differenti bilanci finanziari delle riserve.

Fino a dodici anni fa, alle persone interessava poco sapere cosa le banche centrali facevano del loro oro. Il metallo giallo ha attraversato un periodo torbido per circa vent’anni e non suscitava nessun interesse al prezzo di 255 dollari l’oncia. All’epoca, era piuttosto facile per i governi occidentali (o nel caso del Canada – vendere direttamente) prestare le loro riserve d’oro per generare degli interessi sui profitti delle loro società d’investimento, ciò che fecero molte banche centrali a partire dalla fine degli anni ‘80 fino al 2000.

I tempi sono cambiati e oggi è indispensabile sapere come le banche centrali impiegano le loro riserve d’oro e dove si trovano. Perché? Semplicemente, perché ora i Paesi in questione sono spaventosamente indebitati e stampano le loro monete senza alcun ritegno. Sarebbe interessante e soprattutto rassicurante sapere che dispongono ancora di reliquie, di polvere per “sostenere” tutto questo denaro cartaceo appena stampato in caso di fallimento.

Probabilmente, sarete interessati anche a sapere che sono le vendite di oro da parte delle banche centrali ad essere all’origine della teoria dell’investimento e a suscitare in noi un appetito per l’oro dagli anni 2000. Questo è stato evidenziato in una relazione pubblicata da Frank Veneroso, che ci mostra il mercato dell’oro nel 1988, nell’opera intitolata “The 1988 Gold Book Annual”.

In questa relazione, Veneroso affermava che le vendite d’oro da parte delle banche centrali avevano mascherato il bisogno reale della domanda d’oro di circa 1600 tonnellate all’anno (su un mercato stimato a circa 4000 tonnellate). Sulle 35.000 tonnellate d’oro che le banche centrali dichiaravano di possedere ufficialmente in quel periodo, Veneroso stimava che le riserve ne possedevano intorno alle 18.000. « Una volta che le banche centrali non disporranno più di oro da vendere – sottolinea Veneroso – il mercato dell’oro si troverebbe di fronte ad un potente mercato rialzista ». Veneroso non si sbagliava, sebbene le banche centrali continuino a vendere oro e lo faranno ancora per molti anni.

Il mercato rialzista dell’oro ha registrato una crescita nel corso del 2000, mentre le banche centrali sono diventate acquirenti dirette di oro fisico solo nel 2009, ciò che coincideva con la salita del prezzo dell’oro al di sopra dei 1000 dollari l’oncia. Tutti questi acquisti sono stati effettuati dalle banche centrali dei Paesi non-occidentali, e piuttosto da nazioni come la Russia, la Turchia, il Kazakistan, l’Ucraina e le Filippine… e, da allora, non hanno mai smesso di acquistarne.

Secondo Thomson Reuters GFMS, un organismo d ricerca di metalli preziosi, le banche centrali non-occidentali hanno acquistato 457 tonnellate d’oro nel 2011, ed è stimato ch’esse ne acquisteranno ancora per un quantitativo pari a circa 493 tonnellate d’oro quest’anno per aumentare le loro riserve:

Noi stimiamo che queste nazioni acquisteranno molto più di quanto è stato annunciato.
Le banche centrali occidentali tacciono sul loro oro e non hanno divulgato pubblicamente nessun risultato in merito alle vendite e agli acquisti d’oro effettuati durante gli ultimi tre anni. Nonostante esista un “Central Bank Gold Agreement”, un rapporto sull’oro delle banche centrali, attualmente in vigore e che rende conto delle vendite d’oro delle banche centrali del sistema euro. Della Svizzera e della Svezia non vi è alcuna menzione riguardo alle vendite d’oro realizzate, cosa bizzarra dal momento che queste possiederebbero le più grandi riserve di metalli preziosi…
Il silenzio è d’oro… e la dice lunga!

Durante questi ultimi anni, abbiamo raccolto delle informazioni legate alla crescita della domanda di oro fisico. La costante crescita annuale della domanda di oro fisico sotto forma di lingotti ci sorprende soprattutto in termini di approvvigionamento. La capacità annuale dell’industria mineraria aurifera della Russia e della Cina ad esempio (che non esportano la loro produzione nazionale) è attualmente inferiore a quella registrata nell’anno 2000, e da quando l’FMI ha annunciato di aver venduto 403 tonnellate d’oro nel dicembre del 2010, non è stato annunciato pubblicamente nessun altro venditore d’oro fisico sul mercato da quasi due anni ormai.

4. Dato il significativo aumento della domanda d’oro fisico dell’ultimo decennio, in particolare tra i consumatori asiatici, siamo giunti alla conclusione che purtroppo non possiamo determinare la provenienza dell’oro… ma dovrà pur venire da qualche parte!

Per darvi un’idea della crescita della domanda di oro fisico durante questi ultimi dieci anni, abbiamo fatto una lista di di compratori di oro fisico e calcolato la loro variazione netta della domanda annuale in tonnellate dal 2000 fino al 2012 (vedi grafica A):

Grafico A:

Cifre indicate in tonnellate metriche:

† Fonte: CBGA1, CBGA2, CBGA3, International Monetary Fund Statistics, Sprott Estimates.
†† Fonte: Royal Canadian Mint et United States Mint.
††† Sprott Physical Gold Trust et Central Fund of Canada.
^ Source: World Gold Council, Sprott Estimates.
^^ Source: World Gold Council, Sprott Estimates.
^^^ Si riferisce alla crescita annua degli ultimi 8 anni.

Come potete constatare, un semplice confronto di sole 5 fonti differenti della domanda mostra una variazione netta di 2.268 tonnellate della domanda di oro fisico nel corso degli ultimi 12 anni. Ciò significa che ci sono circa 2.268 tonnellate di nuove domande annuali ai giorni nostri rispetto a 12 anni fa. Secondo il gruppo CPM, uno dei principali fornitori di statistiche del settore dell’oro, l’offerta d’oro annuale totale è di circa 3.700 tonnellate quest’anno. Di questa cifra, il World Gold Council, stima che solo 2.687 tonnellate provengono dalla produzione mineraria attuale, mentre il resto è attribuito all’oro riciclato, principalmente ai vecchi gioielli.

Le agenzie di rating hanno la brutta abitudine di voler dimostrare che la domanda totale fisica corrisponda perfettamente all’offerta fisica annuale e di utilizzare “l’investimento netto privato” come una copertura al fine di consolidare la differenza tra la domanda ch’esse attribuiscono alle “transazioni ufficiali” dell’industria, dei gioielli e delle banche centrali e la loro stima in termini di approvvigionamento annuale (cosa che è relativamente verificabile). Le cifre dei loro “investimenti netti privati” sono da rimettere in discussione poiché non integrano gli acquisti reali di domanda d’investimento che hanno luogo ogni anno. Se fosse possibile integrare nuovi dati nei loro sommari di mercato della domanda, potremmo rilevare un’enorme differenza che evidenzierebbe una domanda leggermente maggiore della loro offerta annuale. Infatti, noi sappiamo che questa sarebbe leggermente maggiore se tenessimo conto delle importazioni cinesi (Hong Kong) che nella nostra ultima analisi risalente al luglio scorso raggiungevano le 458 tonnellate, cosa che mostra un aumento del 367% dei suoi acquisti durante lo stesso periodo dello scorso anno. Se le importazioni continuano con questo ritmo, la Cina raggiungerà le 785 tonnellate d’importazioni su un mercato che dovrebbe produrre circa 2.700 tonnellate della produzione mineraria, e questo non corrisponde che ad un solo acquirente!

Poi, ci sono tutti gli altri acquisti degli acquirenti privati che non vengono né segnalate né registrate come quelle di Greenlight Capital, il fondo speculativo gestito da David Einhorn, che avrebbe acquistato per una cifra pari a 500 milioni di dollari oro fisico dal 2009. O ancora il miliardo di dollari investito in oro fisico dalla “University of Texas Investment Management & Co” (Comitato d’investimento dell’Università del Texas) nell’Aprile 2011… o ancora la miriade di altri investitori privati (come gli sceicchi sauditi, i miliardari russi e senza dubbio tanti dei nostri lettori ecc…) che hanno acquistato oro fisico nel corso di quest’ultimo anno. Nessuno di questi acquisti privati è stato registrato presso organismi di ricerca, e tuttavia sono dei veri e propri acquisti di oro fisico, non si tratta affatto di ETF d’oro o di “certificati”.

Esigono l’invio fisico di lingotti ai compratori, ma una volta essere venuti a conoscenza dell’ampiezza dello scarto tra il livello reale della domanda di oro fisico e quello dell’offerta annuale, le domande evidenti che ci poniamo sono le seguenti: chi sono questi venditori che distribuiscono l’oro al fine di rispondere in modo favorevole all’importante domanda di oro fisico? Quali sono questi organismi che “rilasciano” oro fisico sul mercato senza segnalarlo? Da dove proviene tutto quest’oro?

Può essere solo uno il possibile candidato: le banche centrali occidentali. E’ molto probabile che gran parte dell’oro fisico che circola attualmente tra i nuovi acquirenti provenga dalle banche centrali occidentali. Solo loro potrebbero detenere così tanto oro fisico e fornirne in quantità così grandi, e la cui tracciabilità può rivelarsi molto complessa. Gli investitori non hanno mai smesso d’investire nell’oro dal 2008.

Se le banche centrali occidentali affittassero infatti le loro riserve fisiche, non sarebbero tenute a divulgare la cifra esatta d’oro che uscirebbe dalle loro rispettive riserve. Secondo un documento reperibile sul sito della Banca Centrale Europea (BCE) sul trattamento statistico delle riserve internazionali dell’Eurosistema, le direttive in materia di rendicontazione attuali non esigono dalle banche centrali la differenziazione dell’oro detenuto in piena proprietà da quello prestato o scambiato con un’altra parte. Il documento prevede che « le transazioni reversibili in oro non hanno effetto a livello d’oro monetario a prescindere dal tipo della transazione, in accordo con le raccomandazioni contenute nelle direttive del FMI ».

Di conseguenza, secondo le direttive di rendicontazione attuali, le banche centrali avrebbero il diritto di continuare a tener conto dell’entrata di oro fisico nel loro bilancio, anche se lo hanno scambiato o prestato interamente. Potete constatarlo anche voi facendo attenzione a come le banche centrali si riferiscono alle loro riserve auree. Il governo britannico, ad esempio, si riferisce alle sue riserve d’oro come « Oro (compreso l’oro scambiato o prestato) ». E’ la tipica frase che il governo utilizza nelle sue dichiarazioni ufficiali. Idem per il Tesoro Americano e la BCE, che dichiarano i loro averi come « Oro (compresi i depositi d’oro e scambi di oro) » (vedi grafico B). Purtroppo, le loro descrizioni si fermano qua, e nessuna istituzione espone nei dettagli la percentuale delle loro riserve d’oro dichiarate e detenute fisicamente parlando, in rapporto alla percentuale dell’oro prestato o scambiato con altre cose. Il fatto che non distinguano tra le due cose è alquanto sorprendente. Le banche centrali perderebbero credibilità se ammettessero di prestare le loro riserve d’oro ad altri intermediari, i venditori di lingotti tra tutti, che a loro volta lo venderebbero alla Cina ad esempio. Ma le cifre rivelano che è esattamente ciò che è successo. E’ probabile che l’oro delle banche centrali non ci sia più e che le banche che hanno venduto questi lingotti abbiano poche possibilità di recuperarli.

Grafico B:

Fonti:

1) http://www.bankofengland.co.uk/statistics/Documents/reserves/2012/Aug/tempoutput.pdf

2) http://www.ecb.int/stats/external/reserves/html/assets_8.812.E.en.html

3) http://www.boj.or.jp/en/about/account/zai1205a.pdf

4) http://www.imf.org/external/np/exr/facts/gold.htm

5) http://www.snb.ch/en/mmr/reference/annrep_2011_komplett/source

Note:

Dati della BCE del mese di luglio 2012. Banca del Giappone del 31 Marzo 2012.

Le riserve della Banca Centrale Europea sono composte dalle riserve detenute dalla BCE, dal Belgio, dalla Germania, dall’Estonia, dall’Irlanda, dalla Grecia, Spagna, Francia, Italia, Cipro, Lussemburgo, Malta, i Paesi Bassi, l’Austria, il Portogallo, la Slovenia e la Finlandia.

** La Banca del Giappone registra le sue riserve d’oro in yen al suo valore contabile.

La nostra analisi del mercato dell’oro fisico mostra che le banche centrali sono state perlopiù dei fornitori di oro fisico non dichiarati e che le loro riserve sono trascurabili al giorno d’oggi. Se paragoniamo le conclusioni di Frank Veneroso annunciate nel 1988 nella sua relazione ai dati odierni, possiamo constatare che c’è poca differenza tra i due dati. Inoltre, se teniamo conto della variazione netta di 2.300 tonnellate nella domanda annuale che abbiamo annotato nel grafico A, questo ci porta alla conclusione che una grossa parte delle 23.000 tonnellate delle riserve d’oro dichiarate dalle banche centrali occidentali non rappresentano che una semplice scrittura nei loro bilanci – con, in controparte, nessuna garanzia di valore tangibile oltre ad una serie di debiti di diverse entità.

A questo punto, ci resta da pensare che queste banche centrali avranno delle grosse difficoltà a recuperare il loro oro, soprattutto se l’oro ha abbandonato completamente il suo Paese. Possiamo anche chiederci: « Quanto oro nel sistema della banca centrale è stato “ipotecato” nuovamente? ». Le banche centrali in questione sembrano così reticenti nel divulgare i minimi dettagli sulle loro riserve d’oro, le proporzioni tra gli « scambi » e i « prestiti » nei quali le banche centrali sono implicate. Sarebbe indispensabile poter controllare le riserve auree delle banche centrali – per di più, potrebbero profilarsi molte sorprese, lasciando prevedere delle conseguenze esplosive per il prezzo dell’oro!

Le banche centrali occidentali pensano che l’oro che hanno scambiato e/o prestato sia legalmente sempre il loro. Tecnicamente, può essere. Ma se queste riserve non sono fisicamente le loro… allora, tutte le scommesse sono aperte circa l’avvenire del nostro sistema monetario.

 

Fonte: Loretlargent.info

LINGOLD SAVING PLAN - GOLD

La Panda, una pura moneta cinese.

Friday, May 11th, 2012

Dritto della Panda cinese del 1985. La rappresentazione di questa moneta d'oro cambia tutti gli anni.

Continuamo il nostro elenco delle monete-lingotto. Oggi, c’interesseremo ad una moneta che ha conosciuto un grande successo negli anni ‘80: la Panda cinese.

Introdotta nel 1982 dalla famosa People’s Bank of China, questa moneta divenne rapidamente una referenza per l’investimento e il mondo dei collezionisti. La sua particolarità sta nel fatto che la rappresentazione del dritto viene ridisegnata tutti gli anni. Vi è rappresentato l’animale simbolico della Cina, il panda.

Nonostante la scelta degli investitori e collezionisti ricada soprattutto sulla Panda da un’oncia, ci sono anche altre misure (½ oncia, ¼ oncia, ⅟₁₀ oncia, ⅟₂₀ oncia, e anche 5 e 12 oncie, modelli difficili da trovare).

Come tutte le monete composte esclusivamente da oro 24 carati (vale a dire pure al 99.999%), le Panda sono delle monete fragili che vanno manipolate con cura e quindi lasciate nelle casseforti per garantire un buono stato di conservazione.

Il valore nominale cambia in base alla quantità d’oro contenuta nella moneta. La tabella qui sotto riporta le differenti informazioni in funzione delle misure:

Come abbiamo già detto in precedenza, sul dritto della moneta vi è inciso il famoso panda. Il disegno cambia quindi ogni anno. C’è, tuttavia, un’eccezione: il disegno è rimasto lo stesso tra il 2001 e il 2002.

Al rovescio, vi è rappresentato Tien Tien, il Tempio del Cielo di Pechino, il millesimo e l’inscrizione << Repubblica popolare della Cina >> in mandarino.

Rovescio della Panda cinese con la rappresentazione di Tien Tien, il Tempio del Cielo.

Esistono diverse imprese che producono le monete in Cina: possiamo citare ad esempio Shenzhen, Shanghai o Shenyang. Sulla moneta non troviamo quasi mai dei marchi distintivi, impedendo così la distinzione tra le diverse imprese. Tuttavia, su alcuni millesimi si intravedono delle variazioni minime (disegno del tempio, dimensione della data).

Il distributore ufficiale di queste monete è la China Gold Coin Corporation (CGCC), in Cina dal 1982.

Oltre alle differenti versioni in oro, la CGCC ha introdotto delle versioni in argento/oro, e anche in platino. Queste monete conoscono anche un certo successo presso gli investitori, in particolare la versione in argento. Il design è pressoché lo stesso della versione in oro.

Focalizziamoci adesso sulle ragioni del successo di questa moneta. Il cambiamento del disegno ogni anno dal 1982 permette un continuo rinnovo della domanda. Inoltre, People’s Bank of China prima e CGCC poi, fece la scelta di una tiratura piuttosto limitata. Questo crea un’offerta minore rispetto alla domanda. D’altra parte, la bellezza della moneta e la finezza del suo disegno gli conferiscono un fascino particolare. Lo spread di queste monete è relativamente elevato rispetto ad altre monete-lingotto. Per esempio, nel 1987, l’interesse degli investitori e collezionisti fu così forte che alcune Panda da un’oncia del 1982 si scambiavano a quasi US$ 3,000! Anche le monete attuali sono più care di un Krugerrand equivalente.

Per farla breve, acquistatene una, due, tre, tutta una famiglia di Panda e chiudetele in una cassaforte… E’ certo che non vi pentirete del vostro investimento!

Alessia Pinna

La Cina, la nazione divoratrice di oro.

Thursday, May 10th, 2012

Drago in oro 300g per celebrare l'Anno del Drago in Cina

Un articolo dedicato alla Cina era indispensabile: è, infatti, impossibile non parlare della più grande produttrice e venditrice di oro al mondo. Paese di tutti i record nel 2011, la Cina possiede l’oro che scorre nelle vene delle sue tradizioni. Qing, la nostra collaboratrice in carica del blog cinese Lingold asia, sarà la nostra guida per tutta la durata di questa visita guidata.

La Cina e l’oro in cifre

In Cina, la domanda di oro nella gioielleria e nell’investimento ha raggiunto quasi le 770 tonnellate nel 2011. Nell’ultimo trimestre 2011, la domanda di oro è stata più forte in Cina che in India. La domanda di oro in Cina è quasi raddoppiata in 10 anni. Ed è ancora una volta la Cina a possedere il primato mondiale nella produzione di oro, con 400 tonnellate di oro estratte e una produzione in crescita dopo sei anni consecutivi.

La Cina si trova al 5° posto tra i più grandi detentori d’oro al mondo, con 1 054,1 tonnellate di riserve (se non contiamo quella del FMI) aumentando il suo approvvigionamento d’oro del 76%. Il fatto che la domanda di oro nel Paese sia così importante non dipende solo da un amore incondizionato per per i gioielli in oro, e nemmeno dalla tradizione. Infatti, dipende anche dal fatto che la Cina vuole costituire una consistente riserva d’oro per arrivare a 5 000 tonnellate (5X del suo stock attuale).

Possiamo parlare di un vero e proprio << hold up >> dell’oro fisico! Perché una simile fame d’oro? La Cina, prima detentrice di buoni del tesoro americani in dollari, tenta di disfarsi poco a poco del valore dei bigliettoni verdi e sostituirli con l’oro. La Cina sta dunque cercando di proteggersi creando una gigantesca copertura delle dimensioni del Paese. E’ anche possibile ch’essa si appoggi ad uno yuan addossato all’oro.

Il rafforzamento di questa posizione della Cina sull’oro ha permesso al gigante economico di far parlare di sé recentemente. Forte dei suoi fondi in oro, la Cina, secondo più grosso importatore di petrolio iraniano insieme all’India, ha deciso di superare l’onere fiscale che grava sull’Iran pagando l’oro nero con oro giallo.

I governanti della Cina spingono il popolo alla consumazione di oro

Dovete sapere che durante il periodo della << rivoluzione culturale >> (1966-1967) era severamente vietata la detenzione di oro fisico, reato punito con la prigione! Più tardi, nel 2007, la Cina ha cambiato la sua posizione, non solo eliminando tale divieto, ma addirittura incitando quanto più possibile il popolo all’acquisto di oro fisico.

Supermercato cinese dove si vende oro.

Testimoni di questa corsa verso l’acquisto di oro: la nascita di veri e propri supermercati di oro, nuovi templi dedicati al metallo giallo, dei banchi dell’oro che crescono come funghi, l’installazione del primo distributore di oro a Pechino… Tale pressione da parte delle autorità desta dei sospetti… ci si può chiedere se il popolo cinese non tema un’eventuale requisizione << per buona causa >> dell’oro che ha accumulato…?

Visita guidata nel tempio dell’oro

Qing ci descrive questo << percorso orchestrato >> in Cina, sotto l’occhio vigile delle autorità. Abitando a Shanghai, la nostra collaboratrice ha potuto seguire quest’evoluzione passo dopo passo, con molta attenzione. E’ suo marito che l’ha iniziata all’oro da investimento tramite il sito di compravendita di oro AuCOFFRE.com.

Prima di appassionarsi di metallo giallo e di diventare responsabile di LinGOLD asia, Qing era… pedopsichiatra. Il dinamismo e l’apertura mentale del team AuCOFFRE.com hanno convinto Qing a lasciare un appassionante lavoro per un altro completamente diverso. << E’ un team giovane, dinamico, frizzante, con una mentalità aperta all’internazionale, i collaboratori vengono da diverse part del mondo: Francia, Italia, Spagna, Inghilterra… adoro lavorare con delle persone così! Quando gli ho incontrati per la prima volta, mi hanno subito trasmesso il loro entusiasmo e la loro passione >>.

<< Il mio incontro con Jean-François Faure (presidente di AuCOFFRE.com) e Paul (direttore generale di LinGOLD.com) è stato determinante, l’uno per la sua conoscenza e i suoi discorsi contro corrente rispetto al pensiero comune, e l’altro per il suo positivismo e le sue buone idee. All’improvviso, abbiamo iniziato a parlare della possibilità di sviluppare il mercato cinese. Quando Paul mi ha proposto di lavorare per LinGOLD.com sapevo già che sarebbe stata un’esperienza entusiasmante. Inoltre, è un business << with a heart >>, non solo lucrativo, poiché AuCOFFRE.com è uno dei promotori dell’iniziativa Clean Extraction, un marchio che garantisce l’estrazione d’oro nel rispetto dei diritti dell’uomo e dell’ambiente al 100%, e anche questa cosa mi ha toccata in maniera particolare >>.

La Cina, una nazione che vive al ritmo della tradizione dell’oro

L'amore dei cinesi per oro è incondizionato per tradizione.

Qing spiega: << In Cina, l’oro è un regalo tradizionale per i bambini, le donne, i matrimoni, insomma, per numerose occasioni. L’oro, la giada e gli oggetti di famiglia sono sempre stati trasmessi di generazione in generazione come tesori di famiglia. I Cinesi hanno sempre riposto più fiducia nell’oro che nella carta moneta, soprattutto questi ultimi anni dove l’inflazione in Cina è alle stelle. Le persone scelgono spontaneamente l’oro come protezione dei loro averi. In ogni angolo delle Cina si possono trovare negozi e banche che vendono oro. La gente adora i gioielli in oro nel rispetto delle tradizioni. E ora, ci sono sempre più persone che acquistano lingotti d’oro (in Cina, si possono trovare facilmente piccoli lingotti da 10 o 20 grammi). Per il Nuovo Anno cinese (l’anno del drago, inaugurato il 23 gennaio scorso), i mini-lingotti da 20 grammi sono stati il regalo più diffuso per i bambini! >>.

Tuttavia, non si trovano facilmente delle monete in oro come la famosa Panda cinese. Per trovarle, infatti, bisogna andare in un negozio, un banco specifico, per esempio un distributore di ChinaCoin. Però, le medaglie d’oro si trovano facilmente dappertutto. Le ragioni possibili sono:

- Le Panda cinesi, essendo delle monete ufficiali, sono molto protette, con una somma limitata di acquisti.

A Suzhou ci sono intere vie dedicate al commercio dell'oro.

- C’è uno spread assai elevato sulle Panda e costano molto più care rispetto all’oro che contengono. La cosa interessante è che la Panda costa molto di più sul mercato cinese che in quello internazionale a causa dei numerosi investitori.

<< La maggior parte delle persone custodisce ugualmente l’oro nelle case. Questa è piuttosto una vecchia abitudine. Questi ultimi anni, le banche propongono anche la custodia per i propri clienti, ma per ora è un servizio riservato ai più abbienti. Ma penso anche che le abitudini dei cinesi stanno cambiando. Essi cercano di trovare delle soluzioni migliori per conservare il loro tesoro >>.

Alessia Pinna

L’oro: una frenesia planetaria.

Monday, February 27th, 2012

L’impennata del prezzo dell’oro, temperata anche da una recente correzione, provoca un nuovo slancio del metallo prezioso. Tante miniere sono state riaperte, nuovi acquisti speculativi, e nuovi clienti asiatici: l’oro non è mai stato così tanto ambito prima d’ora. Questa frenesia mondiale nasconde purtroppo il lavoro forzato dei minatori e i danni provocati all’ambiente.

Il nuovo cammino verso l’oro

Valore rifugio per eccellenza in tempi d’incertezza economica, il metallo prezioso conserva il suo potere d’attrazione. Assisteremo ad un ritorno al sistema aureo? Il metallo prezioso, una delle prime forme di scambio monetario, era il perno del commercio internazionale fino a quando il presidente americano, Richard Nixon, abolì il sistema aureo nel 1971 (abbandonando la convertibilità del dollaro in oro). Questo sistema presentava non pochi inconvenienti: bisognava scambiare carta con dei lingotti ogni qual volta gli investitori e i risparmiatori si preoccupavano dell’ampiezza del deficit o del debito pubblico, o ancora della propensione tipica degli Stati ad immettere denaro sul mercato per risanare il debito. Nella misura in cui l’appetito riflette i fallimenti economici e politici, non c’è da stupirsi se alcuni sognano un ritorno al sistema aureo. Secondo i commercianti di lingotti, è la corsa generale – dai fondi speculativi ai fondi sovrani, passando per i privati, i gioiellieri e le banche centrali – verso il metallo giallo, sotto forma fisica o di prodotto quotato sui mercati.

Una garanzia per gli investitori

Mentre gli Americani e gli Europei tentano di risolvere la crisi del debito emettendo moneta che non vale niente, gli investitori e le banche centrali – in particolare nei mercati emergenti come quello della Cina, della Russia e della Corea del Sud – trovano rifugio nei valori tangibili come l’oro fisico, affinché le loro riserve non siano composte unicamente dal dollaro e dall’euro. L’oro ha guadagnato quasi il 27% nel 2011, anche se dopo un picco di 1 921,15 dollari l’oncia, raggiunti il 6 settembre, il suo prezzo è ricaduto intorno ai 1 600 dollari a metà dicembre (ovvero 1 226 euro).

Nel 2010, la domanda mondiale di oro si è elevata a 4 330 tonnellate. I gioiellieri ne hanno acquistato il 50%, e gli investitori il 38%, contro solamente il 4% dieci anni prima, secondo il Consiglio Mondiale dell’oro. Quanto alle banche centrali, esse ne hanno acquistato solo 73 tonnellate, volume che ha superato le 500 tonnellate nel 2011, stando a quanto afferma Walter de Wet, analista presso Standard Bank. “Le banche centrali comprano sempre più oro da tenere nelle loro riserve, afferma W. de Wet. Anche se i Paesi della zona euro e gli Stati Uniti riuscissero a trovare una soluzione alla crisi del debito, essi si troveranno malgrado tutto di fronte ad una recessione. In periodo di recessione, gli Stati stampano moneta; ciò vuol dire che il prezzo dell’oro salirà.

Benché il metallo giallo non riporti né dividendi né interessi, contrariamente alle obbligazioni o alle azioni, esso garantisce dei guadagni in capitali e rassicura le banche centrali e gli investitori prudenti quando i mercati crollano. “Un’oncia d’oro è un’oncia d’oro”. Un barile di petrolio è un barile di petrolio. Ma cos’è un dollaro? Esso non è che uno strumento di misura privo di senso, poiché il presidente della Riserva federale americana, Ben Bernanke, può creare miliardi di dollari a suo piacimento”, spiega Jay Taylor, caporedattrice di Gold, Energy & Tech Stocks, in un’intervista pubblicata recentemente sul sito The Gold Report.

L’oro va nuovamente di moda in Asia

Allarmato per la crisi del debito pubblico, il Venezuela ha importato a settembre più di 160 tonnellate d’oro, la cui maggioranza era stoccata nella Banca d’Inghilterra. Più del 60% delle riserve di questo Paese sono costituite da oro. La Germania, vista come la potenziale salvezza per la zona euro, detiene la seconda quantità d’oro più grande al mondo (dopo gli Stati Uniti): il metallo prezioso rappresenta il 71% (circa 3 400 tonnellate) delle sue riserve. La Cina è al sesto posto nella classifica, con solo l’1,6% (1 100 tonnellate), contro il 7% per l’india e la Russia, e 14% per l’Africa del Sud.

Gli acquisti di oro delle banche centrali sono tuttavia modesti se comparati a quelli degli orafi. L’oro va nuovamente di moda in Asia e nel Medio-Oriente, dove il giro d’affari delle gioiellerie cresce a vista d’occhio. La domanda di questo settore si abbassò nel corso degli ultimi dieci anni, poiché il prezzo del metallo prezioso saliva più velocemente delle rendite. Dopo aver raggiunto un livello record di 3 290 tonnellate nel 1997, essa è scesa nuovamente a 1 850 tonnellate durante la recessione nel 2009. Ma il mercato ha riacquistato la sua forza dal 2010: circa 2 000 tonnellate sono state acquistate nel 2010, e più di 2 300 tonnellate nel 2011.

Alcuni investitori in cerca di rendimenti reali non sono tuttavia sedotti dalla brillantezza dell’oro. Secondo il miliardario uomo d’affari americano, Warren Buffett, “questo metallo non ha alcuna utilità. Lo si dissotterra dall’Africa del Sud per inviarlo alla Riserva federale [americana], dove viene nuovamente sotterrato.

Tradotto da: Alessia Pinna

Estratto da: Courrier International

Il Gold Standard e il Gold Exchange Standard

Friday, September 30th, 2011

Il Gold Standard è il sistema monetario in cui l’oro funge da equivalente generale e viene usato in modo diffuso come moneta corrente. Tale sistema venne adottato dall’Inghilterra nel 1816-21 quando, dopo le guerre napoleoniche, decise di stabilire la convertibilità della cartamoneta in oro. La coniazione era libera e l’oro, sia sotto forma di moneta sia sotto forma di oro grezzo, poteva essere importato ed esportato liberamente. Tuttavia, il tasso di cambio fra le monete delle diverse nazioni rimaneva più o meno stabile poiché poteva variare solo entro una parità fissa che garantiva sia la stabilità stessa dei cambi sia l’equilibrio continuo degli scambi internazionali.

Si possono distinguere tre casi: nel primo caso, l’oro viene usato direttamente come moneta (circolazione aurea); nel secondo caso, viene usata cartamoneta totalmente convertibile in oro, dal momento che il valore in oro della moneta complessivamente emessa è pari alla quantità di oro conservata dalla banca centrale (circolazione cartacea convertibile totalmente in oro); infine, nel terzo caso, le banconote sono convertibili solo in maniera parziale poiché il valore della quantità di banconote emesse risulta un multiplo dell’oro posseduto dallo Stato (circolazione cartacea convertibile parzialmente in oro).

Successivamente, altri paesi seguirono il modello inglese del Gold Standard: la Germania nel 1872 e gli USA nel 1900. Invece, altri grandi Paesi consideravano l’argento come moneta principale, con o senza quella d’oro, e quest’ultima divenne la forma prevalente di denaro mondiale solo intorno agli anni ’60 del XIX secolo. In maniera formale lo divenne esattamente nel 1867 nel corso di una conferenza tenutasi a Parigi. Questa scelta non fu condivisa da molti paesi asiatici, che rifiutarono di estromettere l’argento con l’oro.

Con l’avvento della prima guerra mondiale il sistema aureo cessò di esistere come sistema completo e sviluppato. A questo seguì un periodo di forte instabilità economica. Nel 1913 USA, Gran Bretagna e Francia detenevano il 62% della circolazione monetaria mondiale aurifera (vale a dire 3.500 tonnellate), seguite da Germania e Russia con circa il 7%. Sempre nello stesso anno le tre maggiori potenze mondiali incidevano sulle riserve centralizzate annuali per il 51%, di cui la più cospicua era quella degli USA con 1.900 tonnellate, seguiti dalla Russia con 1.200 tonnellate e dalla Francia con 1.000 tonnellate.

Per quanto riguarda i quantitativi di oro estratto annualmente i principali paesi erano il Sudafrica, gli USA, l’Australia e la Russia. Tuttavia, gli USA mantennero il sistema del Gold Standard fino al 1933 e, cioè quando fino al momento in cui Roosvelt impedì la convertibilità del dollaro in oro, mentre la Francia, l’Inghilterra e altri paesi cercarono di ripristinarlo in forma incompleta dopo la prima guerra mondiale. Fu solo negli anni ’30 del XX secolo che il Gold Standard venne soppresso in tutti i paesi capitalistici e nella circolazione monetaria interna non venne più ripristinato.

Lo scambio di tutti i tipi di denaro con l’oro al valore mondiale veniva assicurato dalle banche centrali, che detenevano le riserve aurifere nazionali le quali, nel 1913, ammontavano a 6,8 miliardi di dollari a livello mondiale. Queste banche non detenevano delle riserve in dollari reali. Infatti, tutte le riserve erano in sterline, giacenti nelle banche londinesi.

Fino alla prima guerra mondiale la stragrande maggioranza dei metalli auriferi veniva impiegata per battere moneta circolante, mentre un’altra quantità del tutto identica finiva nei depositi delle Banche Centrali e del Tesoro, coprendo sia i crediti che le banconote.

Il contenuto aureo di ogni moneta restava sempre lo stesso per molto tempo e veniva fissato dalla legge. Per fare alcuni esempi: quello della sterlina era di 7, 322 grammi di oro puro; quello del dollaro era di 1, 505 grammi perciò la parità della sterlina in dollari era di 4, 867.

La Gran Bretagna, nel 1925, ritornò al sistema ante bellico, seguita nel 1927 dalla Francia, e le banche centrali affiancarono alle riserve auree alcune valute convertibili (sterline, dollari, franco francese, eccetera) dando vita al Gold Exchange Standard. Con il nuovo sistema alcune monete furono dichiarate direttamente convertibili in oro, mentre altre (come la lira italiana) non lo erano, ma erano direttamente convertibili in monete chiamate pregiate e che potevano essere convertibili.

Nel 1944, sotto il volere degli Stati Uniti e dell’Inghilterra, i rappresentati di 44 paesi si riunirono a Bretton Woods dove fu creato il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) e venne fissato il prezzo del metallo a 35$/oz. Con questo prezzo gli USA s’impegnarono ad acquistare oro da chiunque ed a venderlo solo alle banche centrali.

Ogni paese fu obbligato a versare al F.M.I. una quota di oro e di moneta internazionale e dichiarare la parità tra la propria valuta e l’oro, o in maniera indiretta, il dollaro. Il primo paese a legalizzare la negoziazione di oro fu la Francia nel 1948, seguita dalla Svizzera nel 1951. La Svizzera non aveva vincoli né all’importazione né all’esportazione. In seguito, nel 1954, il mercato di Londra riprese la sua attività e, intorno agli anni ’60, ci fu una rottura dell’equilibrio tra domanda e offerta. Questa fu la conseguenza della grave crisi del dollaro che indusse diversi operatori a forti acquisti di oro. Era la prima volta nella storia che l’oro assumeva il ruolo di bene rifugio a fronte dell’instabilità del dollaro.

La nascita ufficiale del mercato dell’oro si fa risalire al 17 marzo 1968, giorno in cui il prezzo dell’oro veniva per la prima volta determinato dall’offerta e dalla domanda. Il 15 agosto 1971 l’amministrazione Nixon soppresse la convertibilità tra dollaro e oro e così crollava uno dei punti cruciali enunciati nel Bretton Woods. Più in là, Nixon svalutò due volte la parità del dollaro nei confronto dell’oro. Visto che il dollaro non era più convertibile in oro i diversi governi europei chiesero agli USA che il mercato ufficiale dell’oro venisse abolito, cioè avere la parità del dollaro rispetto all’oro per poter vendere oro sul libero mercato. L’abolizione ufficiale del prezzo dell’oro e quindi del doppio mercato del metallo si ebbe nel 1967 per volere dei Paesi aderenti al F.M.I.

 

Alessia Pinna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo Spread delle monete d’oro: Differenza Lettera/Denaro

Thursday, September 8th, 2011

Il prezzo delle monete d’oro non è un prezzo fisso, ma varia in base a diversi fattori che noi di LingOro.net vi spieghiamo qui di seguito.

Cos’è lo spread delle monete d’oro?

Lo spread delle monete d’oro è la differenza che intercorre tra il prezzo del metallo prezioso contenuto in una moneta e il prezzo negoziato di questa. Per andare ancora più al fondo della questione possiamo dire che lo spread è la differenza tra il prezzo a cui il venditore è disposto a vendere e quello a cui gli investitori sono disposti a comprare. Nel gergo dei mercati finanziari questi due prezzi vengono indicati con il nome di Prezzo Denaro (Bid Price) e Prezzo Lettera (Ask Price).

Prezzo Denaro e Prezzo Lettera

Prezzo Denaro o Bid Price: è il termine attraverso il quale viene indicata la miglior proposta d’acquisto espressa in denaro. Questo significa che l’investitore interessato alle monete d’oro propone un prezzo al venditore, partendo dal valore minimo che quest’ultimo ha fissato per la moneta. E’ per questa ragione che il Prezzo Denaro risulta quasi sempre maggiore del Prezzo Lettera.

Prezzo Lettera o Ask Price: è il termine con il quale s’indica la miglior proposta in vendita espressa in denaro.Detto in altri termini il Prezzo Lettera si riferisce al prezzo più basso al quale un operatore in vendita s’impegna a cedere un determinato stock di monete d’oro.

Il loro significato letterale risale ad alcune pratiche commerciali che venivano utilizzate in passato nei Mercati Finanziari. Infatti, dopo aver eseguito un’operazione in borsa, e quindi aver pagato somme in denaro, veniva rilasciata una lettera come prova dell’acquisto dei titoli che doveva essere, poi, mostrata obbligatoriamente al momento della vendita degli stessi beni acquistati.

In questo modo una moneta Vittorio Emanuele II potrebbe avere un valore pari a 300 euro ed essere negoziata per 330 euro. La differenza di prezzo viene espressa in percentuale. Quindi, in questo caso, avremmo un 10% di spread. Questa differenza di prezzo è chiamata, appunto, Spread o Differenza Lettera/Denaro.

Quali sono i fattori che determinano lo Spread?

Vediamo insieme quali sono i fattori determinati nello Spread delle monete d’oro:

La fabbricazione: tanto più le monete sono piccole e difficili da riprodurre tanto più lo spread aumenta e ,viceversa tanto più le monete sono grandi e facili da riprodurre tanto più lo spread diminuirà.

La speculazione: la differenza Lettera/Denaro dipende dalle fluttuazioni del mercato, cioè dalla domanda e dall’offerta. In un periodo in cui si vendono molte più monete di quante se ne comprano, lo spread sarà nullo o lievemente in negativo (in questo caso le monete vengono fuse se la loro qualità è mediocre). Al contrario, nel momento in cui la domanda è forte lo spread sale vertiginosamente. Per questo motivo, lo spread è un efficace indicatore dello stato dell’offerta e della domanda, del potenziale di quest’ultima e anche delle azioni da intraprendere. Uno spread nullo, negativo o debolmente positivo deve motivare l’acquisto mentre uno spread tra il 70% e l’80% deve spingere immediatamente alla vendita delle monete.

La conservazione: una moneta di qualità che non è usurata e non presenta tracce di manipolazione manterrà completamente il suo spread. Se la moneta è, invece, particolarmente rovinata ed in cattive condizioni (impronte digitali, rigature, usura a causa di sfregamento ecc..) porterà ad una detrazione dal 4% al 10% causando uno spread negativo. In questi casi le monete vengono fuse e rivendute al prezzo del metallo prezioso.

La collezione: alcune monete sono più rare grazie alla loro coniatura in tante piccole parti o grazie a caratteristiche particolari legate a dei criteri di rarità numismatica.

La posizione geografica: le monete d’oro non vengono ricercate in ugual modo in tutte le nazioni. Infatti, in Francia o in Russia, la moneta Vittorio Emanuele II non sarà conosciuta come in Italia, così come la moneta Napoleone non è richiesta in Italia così come lo è in Francia, a differenza di una Krugerrand o di una Sovrana che hanno una ramificazione internazionale.

Per la valutazione dello stato di conservazione, si utilizza una scala di valore su cinque livelli. Questo stato è uno dei principali punti per la quantificazione del valore delle monete d’oro (vai all’articolo lo stato di conservazione delle monete d’oro):

B = Bello: la moneta è liscia e poco leggibile;

MB = Molto Bello: la moneta è molto usurata e se i rilievi originariamente erano poco rilevati alcune parti dell’esemplare possono non essere leggibili;

BB = Bellissima: la moneta in questo caso ha circolato e ha evidenti tracce d’usura che ne hanno già intaccato il bordo, il rilievo ed il disegno. Può avere colpi su bordo, ma non deturpanti;

SPL = Splendida: si tratta di una moneta che ha circolato pochissimo e presenta leggere tracce di circolazione. Tutti i rilievi sono ancora nitidi ma può avere piccoli colpetti sul bordo dovuti al contatto con altre monete;

FDC = Fior di Conio: è da considerarsi il più alto grado di valutazione. La moneta in questo caso non presenta alcun segno di circolazione e conserva la sua brillantezza originale, anche se può capitare di ritrovare su di essa un esiguo numero di piccoli segni dovuti al contatto con le altre monete durante le fasi della produzione.

Per la valutazione del grado di rarità, si utilizza una scala di valore su sette livelli:

C: comune;

NC: non comune;

R: raro;

R2 (RR): molto raro;

R3 (RRR): rarissimo;

R4 (RRRR): estremamente raro;

R5 (RRRRR): conosciuto solo in alcuni esemplari.

Altre nozioni utili:

Lo spread di fondo: si tratta della differenza media che si osserva in tempi normali, al di fuori dei periodi di crisi ad esempio.

Differenziale dello spread: si tratta della differenza che passa attraverso lo spread di fondo e lo spread più alto che si è osservato. Questa cifra indica qual è il potenziale che rappresenta lo spread come effetto di leva nel contesto di vendita delle monete d’oro.

Acquistare delle monete d’oro, in questo momento, è la cosa più sicura per mettervi al riparo dall’inflazione. Investire nell’oro è un formidabile potenziale in crescita. In qualsiasi parte del mondo voi vi troviate, in Cina, nei Paesi del Medio Oriente, in America, in Russia, in Europa ecc troverete sempre chi è disposto a vendervi o a compare il vostro oro. Questo perché è un sicuro rifugio economico, tangibile, unico e raro. Inoltre, comprare monete d’oro è sempre stato, e rimane tutt’ora, il metodo più tradizionale per acquistare il metallo giallo. Con l’aggravarsi della crisi sempre più risparmiatori scelgono di avere l’oro fisico nelle proprie mani, in modo da avere il pieno controllo diretto sui propri risparmi.

Se consideriamo che i massimi a ridosso dei 900 $/oz del 1980 corrispondono oggi ad almeno 2000 $/oz, gli spazi di crescita di questo metallo prezioso sono così ampi ed evidenti da rendere appetibile, anche per i più scettici, l’opzione di buttarsi a capofitto nell’acquisto di oro fisico. L’acquisto di monete è alla portata anche di chi possiede capitali molto piccoli, può essere frazionato nel tempo in lotti di entità anche molto modesta e garantisce un costo/oncia interessante grazie alla produzione di migliaia e migliaia di pezzi.

Come avrete ben capito dal contenuto di quest’articolo, la cosa migliore da fare è prendere l’occasione al volo! L’oro continua a salire di settimana in settimana… Carpe Diem!

Alessia Pinna

E’ il momento giusto per acquistare oro?

Tuesday, June 14th, 2011

Le previsioni circa l’andamento dell’oro nel 2011 parlano chiaro: questo è il momento giusto per investire sull’oro !

Vediamo insieme i motivi.

La tendenza dominante per il medio e lungo termine garantisce che il prezzo dell’oro sarà in crescita nel corso del 2011. Nel 2010, l’oro ha segnato un anno memorabile, crescendo del 25% in più. E questa tendenza è riscontrabile anche nel 2011. Osservando l’andamento del dollaro americano, del dollaro canadese, della sterlina inglese, dell’euro e dello yuan nell’ultimo decennio, possiamo affermare che le 5 maggiori valute hanno perso fra il 70% e l’80% del loro valore reale. L’oro, a differenza delle altre valute, continua a stare in un mercato rialzista. Quando le altre valute perdono il loro valore, l’oro sale decisamente. Capiamo bene, allora, perché è il momento di acquistare dell’oro.

Ma spieghiamo meglio come stanno le cose, illustrando alcuni fattori chiave di questa previsione:

- Il primo di questi è la crisi dei mercati finanziari. Gli investitori scelgono di rifugiarsi nell’oro per via della sempre più crescente instabilità e incertezza dei mercati finanziari. Sappiamo bene che l’oro è il valore rifugio per eccellenza. Quando il prodotto generato dai conti bancari è inferiore rispetto all’inflazione reale, il fatto che l’oro non produce alcun reddito non rappresenta nient’affatto un problema. Perciò investire nell’oro rimarrà un’ottima alternativa al cash, soprattutto in vista della scarsa possibilità che a breve si verifichi un incremento dei tassi d’interesse.

- Secondo le previsioni, la crisi del debito sovrano, che con tutta probabilità caratterizzerà gran parte dell’anno, sarà un fattore che ammortizzerà maggiormente l’aumento del prezzo dell’oro.

- Un altro dei motivi principali dell’aumento dei prezzi dell’oro è la crescita della domanda d’oro da parte della Cina. Illustriamo in breve il perché di questo incremento della domanda cinese. Per capire meglio il rapporto che intercorre tra popolazioni asiatiche e oro bisogna risalire al loro modo di concepire la funzione dell’oro come moneta ed il ruolo ch’essi gli attribuiscono. Il governo cinese ha un grandissimo rispetto per l’oro, tanto che sollecita i cittadini a investire il 5% dei loro risparmi sulle monete d’oro, tenendo conto del fatto che i cinesi risparmiano in media il 40% dei loro guadagni. Al contrario della maggior parte delle famiglie occidentali della classe media che devono ritenersi fortunate se alla fine dell’anno non si ritrovano costrette a fare nuovi debiti. I cinesi ritengono che l’oro sia un ottimo risparmio per la salvaguardia del patrimonio anche in tempi burrascosi e poco proliferi.

L’ex direttore generale della Newmont Mining, Pierre Lassonde, è dell’idea che l’acquisto del pubblico cinese dell’oro sarà alla fine il motivo che lancerà il prezzo dell’oro nella stratosfera.

Questo piccolo passaggio sul modo di concepire il valore dell’oro da parte della Cina dovrebbe farci riflettere. I governi occidentali hanno paura dell’oro perché l’acquisto di oro diminuirebbe la loro possibilità di produrre valuta.

Se non siete ancora convinti, rispondete a questa domanda:

Come, i governi occidentali, fanno girare la loro economia?

I governi dell’occidente si prestano le monete a vicenda, stimolando in questo modo l’economia. Le banche centrali fanno lo stesso, solo che invece di stimolare l’economia fra Stati, stimolano noi risparmiatori. In parole povere, c’inducono a pensare che attraverso il consumo l’economia “gira”.

- Altro fattore chiave è il raggiungimento del punto di massima proliferazione del petrolio, cioè il momento in cui la produzione di petrolio raggiunge il picco e da quel momento in poi inizia a diminuire. Questo punto è già stato toccato in vari paesi come gli USA, l’Alaska e il Mare del Nord. Recenti studi da tutto il mondo hanno messo in luce il fatto che da qui a breve il punto di massima produzione petrolifera e il blocco delle perforazioni petrolifere nel Golfo del Messico non farà che accelerare questo processo. Tutto ciò causerà una riduzione del prodotto interno lordo, una diminuzione delle entrate fiscali e il deficit commerciale aumenterà. Perciò ci sarà maggior disoccupazione, cosa che incrementerà ulteriormente il fabbisogno di denaro. Ciò porterà all’incremento dell’inflazione poiché le varie monete perderanno il loro potere d’acquisto e l’indebitamento crescerà. Questa situazione farà, ovviamente, salire i prezzi dell’oro anche nel futuro.

L’oro salirà a 1  800$ l’oncia entro il 2011.

Secondo le previsioni sull’andamento del prezzo dell’oro elaborate dal fondatore e presidente di GoldMoney.com, James Turk, l’oro salirà a 1 800 $ l’oncia da qui alla fine di giugno.

Francisco Blanch, responsabile delle analisi sulle commodities per Bank of America Merjll Lynch, in una recente intervista sul Sole 24 Ore, ha illustrato le tre fasi che il metallo in questione ha attraversato:

- la prima fase vede l’oro come rifugio per antonomasia, collegata al crack della Lehman Brothers di due anni fa;

- la seconda fase, chiamata fase rialzista, è nata a causa della crisi del debito sovrano e alla svalutazione monetaria;

- la terza ed ultima fase, è quella in cui il trend favorevole dell’oro è da ricollegare principalmente alla creazione di moneta da parte degli Stati.

 

Abbiamo quindi capito che l’oro è il patrimonio del nuovo millennio e che investire nell’oro è la cosa più sicura per i risparmiatori !

 

 

Alessia Pinna