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Confiscare i risparmi dei cittadini per salvare il sistema bancario svizzero ?

Monday, December 9th, 2013
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Pericolo confisca conti correnti svizzeri.  Immagine di FiscoOggi.it

L’Autorità federale di Vigilanza sui Mercati Finanziari della Confederazione Svizzera ha reso pubblica la normativa che riguarda il risanamento degli istituti di credito. Ecco che una vecchia tecnica utilizzata a Cipro, non molto tempo fa, si ripete: i risparmiatori che dispongono di più di 100 000 franchi svizzeri dovranno partecipare alla ricostituzione del capitale delle banche.

Il protocollo della FINMA (acronimo di Autorità federale di Vigilanza sui Mercati Finanziari in Svizzera) definisce la priorità delle sue regole sulle grandi entità, considerate come ‘too big to fail’ (troppo grandi per fallire) con un volume di attivi superiore ai 2.5 miliardi di franchi svizzeri, quattro volte maggiore del PIL svizzero. Queste istituzioni devono essere riformate in modo ordinato e senza provocare panico, o corsa agli sportelli.

In questo senso, la strategia adottata è quella del salvataggio interno, o il cosidetto “bail-in”: « vista la struttura/natura delle grandi banche svizzere, il bail-in è la strategia più consona per arrivare all’obbiettivo ».

L’opzione di salvataggio attraverso i fondi pubblici è stata rifiutata già diverse volte dal Parlamento svizzero. Il denaro dei contribuenti verrà toccato solo in caso di estrema necessità, a condizione che la normativa venga rispettata integralmente. Di conseguenza, per evitare di ricorrere a quest’opzione, le esigenze in materia di fondi propri e di protezione si sono indurite per quanto riguarda la probabile insolvibilità dei debitori.

Pericolo confisca conti correnti svizzeri

Il documento presentato dalla FINMA esclude le azioni unilaterali dei regolatori. Tutte le decisioni passeranno tramite il Comitato di Stabilità Finanziaria, e avranno la supervisione dei collaboratori delle Banche Centrali. Alla fine di questo processo, l’accordo prevede un salvataggio bail-in, in cui gli azionisti e i creditori dovranno sopportare il peso della ricapitalizzazione e, quindi, di conseguenza, le perdite che ne deriveranno.

Secondo la FINMA, un salvataggio interno si traduce in un guadagno di tempo, e permetterà di unire le forze necessarie per adattarsi al modello d’impresa, osservando comunque delle strette misure prudenziali e assicurative. Se questa strategia non dovesse funzionare, l’ente dovrà liquidare le proprie attività e venderle al miglior offerente.

Una banca viene considerata come ‘non salvabile’ quando il suo capitale è al di sotto del 5% degli attivi ponderati in funzione dei rischi. Se la ratio dei fondi propri si aggira tra il 5 e l’8%, spetterà all’Autorità di Vigilanza decidere se procedere alla liquidazione dell’entità o, al contrario, intraprendere un piano di salvataggio interno descritto qui di seguito.

Copyright TaxiStory.net

Il salvataggio interno si effettua tramite la conversione dei creditori in azionisti. Per poter arrivare a questo progetto, esistono tre modi differenti: conversione del debito in fondi propri, sottoscrizione dei prestiti condizionali obbligatoriamente convertibili (Cocos) e, in ultima istanza, uno sconto sui principali impegni presi dalla banca

In questo primo capitolo, ci sono i risparmiatori che possiedono più di 100 000 franchi svizzeri in un solo conto corrente.

La minaccia confiscatoria che arriva dall’Autorità di regolamentazione ha un potenziale straordinario, dal momento che la situazione dell’istituto è giudicata criticata, e i risparmiatori avrebbero la capacità di far uscire dalle loro tasche quasi 300 000 milioni di franchi svizzeri, che rappresentano la capacità totale dei risparmi superiori ai 100 000 franchi svizzeri dei conti correnti svizzeri.

I primi bersagli di questa nuova misura sono le due grandi banche svizzere: l’Unione delle Banche Svizzere (UBS) e il Credit Suisse Group. Entrambe dovranno affrontare, in futuro, dei costi di finanziamento più elevati per fare dei prestiti sul mercato, poiché i creditori sanno perfettamente che in caso di fallimento della banca i prestiti verranno annullati.

Fonte: OroyFinanzas

L’intervista a Marion Mueller, fondatrice e direttrice del sito Oroyfinanzas.com, che ci parla della crisi e le previsioni sull’andamento dell’oro.

Wednesday, November 20th, 2013

Lizette Paternina, direttrice del sito spagnolo LingORO.com

Lizette Paternina, direttrice della piattaforma online ispanica, LingORO.com, ha avuto il piacere di parlare con Marion Mueller, fondatrice e direttrice di Oroyfinanzas.com e Vicepresidente dell’Associazione Spagnola dei Metalli Preziosi.

Vi presentiamo, in esclusiva, l’intervista di Lizette Paternina a Marion Mueller.

Cosa ne pensa della situazione economica mondiale attuale? Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?

« Forse la causa maggiore che minaccia l’economia attuale è la creazione del “tapering”. Dopo diversi anni di doping economico e di deprezzamento delle valute, il ritiro del QE (il piano di allegerimento quantitativo) avrebbe un impatto negativo sulle finanze pubbliche e i conti in banca.

Gli Stati dipendono completamente dalla disponibiltà di stampare denaro. Senza la continua stampa di denaro (caso improbabile ma contemplabile), la crisi del debito non cesserebbe comunque, poiché, in ogni caso, non esistono altre soluzioni per finanziare un costo crescente con dei redditi che diminuiscono sempre di più ».

Cosa ne pensa della tendenza ribassista che l’oro sta conoscendo?

« Dopo un decennio sul mercato rialzista, come tutti gli attivi su un mercato, l’oro dovrebbe conoscere una correzione per eliminare lo scarto tra il prezzo e i suoi fondamentali. Tuttavia, in questo momento, il mercato resta in fase di stallo, senza alcuna ragione apparente.

In diverse occasioni, ci siamo chiesti se il mercato dell’oro fosse manipolato. Davanti ad una tale situazione, è lecito porsi questa domanda. I grandi operatori sul mercato sono sicuramente intervenuti per far affondare il prezzo dell’oro e speculare, scommettendo anche sui propri clienti e dando loro consigli contrari al loro comportamento ».

Marion Mueller, direttrice del sito Oroyfinanzas.com

Pensa che i fondamentali dell’oro rimangano intatti? Consiglia di continuare ad investire nell’oro?

« I fondamentali dell’oro sono, ora, più forti di prima, nonostante ne abbiano risentito per via dell’aggravarsi della situazione politica negli Stati Uniti e del rallentamento della crescita delle nazioni emergenti.

Per questi motivi, e per diverse altre ragioni, si consiglia d’investire nell’oro fisico. Milioni di risparmiatori asiatici investono nell’oro per evitare la perdita del loro potere d’acquisto. L’investimento dev’essere quindi effettuato nell’oro fisico, poiché l’oro cartaceo viene manipolato, come già evocato altre volte ».

Quali sono le previsioni sul prezzo dell’oro per il resto del 2013 e per l’anno 2014?

« Non si può prevedere il futuro, ovviamente. Tuttavia, per quanto riguarda il resto dell’anno, il prezzo dell’oro potrebbe stabilizzarsi intorno ai 1300 dollari l’oncia. Mentre, nel 2014, potrebbe conoscere un importante rialzo ».

Fonte: lingoro.info

Le conseguenze della nazionalizzazione delle miniere d’oro in Venezuela

Sunday, September 30th, 2012

Recentemente, il Presidente Chavez ha dichiarato, nel corso di una conferenza stampa, che
c’era bisogno di abbandonare il settore petrolifero a favore di quello aurifero per rilanciare l’economia della nazione.

Luis Rojas, Presidente della Camera delle Miniere del Venezuela (Camiven), ha chiesto al Presidente Hugo Chavez di rilanciare l’industria locale dell’oro in vista della caduta della produzione di lingotti.

Luis Rojas aveva annunciato che la compagnia Minerven, appartenente allo Stato del Venezuela, aveva raggiunto i tassi più bassi in termini di produzione e che per regolare la produzione dell’oro il governo aveva due possibilità:

<< Il governo può iniettare l’importo richiesto per riavviare le operazioni con circa 300-500 milioni di dollari, oppure stabilire un piano di collaborazione affidabile semi-privato, semi-pubblico >>.

Chavez ha nazionalizzato l’industria aurifera l’anno scorso in seguito a un decreto che permette allo Stato di recuperare il 13% di royalty sulle estrazioni minerarie d’oro e una tassa pari al 3% su tutte le altre transazioni. Sono state delineate anche delle zone militari per lottare contro lo sfruttamento illecito delle miniere d’oro.

Le comapgnie minerarie che desiderano stabilirsi sul territorio venezuelano sono costrette a diventare partner minoritari dello Stato.

La nuova legge non permette alle aziende di fare appello al diritto nazionale. Così, ogni disaccordo dev’essere discusso nel tribunale venezuelano.

La compagnia russo-canadese Rusoro Mining Ltd era, fino a poco tempo fa, l’unica compagnia privata rimasta in Venezuela, e il suo equilibrio è stato fortemente intaccato dalla decisione del Presidente Hugo Chavez.

Lo scorso luglio, la compagnia ha chiesto alla Banca Mondiale di arbitrare una disputa legale con il Venezuela dopo che il Paese ha prelevato una quota del patrimonio della società. Altre società come la Canadian Crystallex International chiedevano inoltre dei risarcimenti per la mancanza di godimento sui propri beni.

Il Venezuela produce 11 tonnellate metriche di metallo giallo ogni anno, rispetto alla produzione mondiale che raggiunge oltre le 2400 tonnellate e alla produzione della Cina che oscilla sulle 30 tonnellate.

Secondo uno studio d’Ernst & Young, la nazionalizzazione delle miniere è il peggior incubo delle compagnie minerarie.