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Investire nell’oro, l’intervista a Nicolas Perrin

Wednesday, October 30th, 2013
LINGOLD SAVING PLAN - GOLD

Libro di Nicolas Perrin

Nicolas Perrin è un giovane economista francese che ha recentemente pubblicato un libro sul mercato dell’oro, intitolato: “Investir sur le marché de l’or” (tr. Investire sul mercato dell’oro). Tutto quello che avreste sempre voluto sull’oro e non avete mai osato chiedere è contenuto in questo libro. Quest’opera tocca tutti gli aspetti dell’oro, dalla natura del metallo prezioso fino al suo ingresso nel mercato, i rischi di bolla, la fiscalità… LingOro.net ne ha approfittato per fare qualche domanda sull’oro a Nicolas Perrin.

LingOro.net – Nicolas, raccontaci in breve qual è stato il tuo percorso e da dove nasce la passione per il mercato dell’oro ?

Nicolas Perrin: « Ho 29 anni e sono originario di un piccolo paese dell’est della Francia. Interessato a diverse cose alla volta, ma senza tuttavia avere una predilezione particolare, ho effettuato prima un corso di medicina generale al Liceo di Lione, e poi ho frequentato l’IEP di Strasburgo, e il collegio d’Europa di Varsavia. Come tante altre persone, ho iniziato ad interessarmi all’economia e agli investimenti dopo il fallimento della Lehman Brothers. Le notizie che davano i media tradizionali non mi soddisfava, e ho cercato quindi di raccogliere più informazioni possibili (che trovate in allegato nel mio libro) per farmi un’idea tutta personale sulla realtà dei fatti. Queste letture mi hanno portato a fare i miei primi acquisti di metalli preziosi nel 2009 e a terminare i miei studi, specializzandomi nell’asset management ».

LingOro.net – E controcorrente pubblicare un libro sull’investimento nel mercato dell’oro in un momento in cui l’oro sta subendo un forte ribasso dal mese di aprile. Cosa ti ha portato a pubblicare questo libro adesso ?

Nicolas Perrin: « Quando ho effettuato i miei primi acquisti di metalli preziosi, le risposte sulle quali mi sono imbattuto non erano molto limpide. Per fare qualche esempio concreto : “L’oro è sempre una moneta, come sostengono i professori della scuola austriaca di economia, oppure è diventato un attivo finanziario come gli altri, il cui prezzo fluttua in base alla domanda e all’offerta ? Perché la letteratura scientifica non riesce a creare un modello dei fattori fondamentali del prezzo dell’oro ? Come reagire di fronte ai pericoli di confisca ?”… Queste domande – fondamentali per gli investitori – non possono avere risposte molto diverse a seconda dei locutori.

Io ho dunque voluto mettere le cose nero su bianco per vederci più chiaro. Questo lavoro di scrittura, che ha occupato il mio tempo da ottobre 2012 fino a marzo 2013, ha dato vita ad un libro di 240 pagine. Durante la stesura dei nove capitoli che compongono questo libro, ho cercato di affrontare tutti gli argomenti che ruotano intorno al mondo dell’oro. Mi sono anche preso il lusso di esprimere il mio parere su alcune questioni particolari, ma lo scopo primario dell’opera è quello di offrire ai lettori tutto ciò che conosco in materia di oro per permettere loro di farsi una propria opinione.

Il mio libro è stato effettivamente pubblicato in un momento di depressione dei metalli preziosi. Sono anche convinto che gli eventi che ci aspettano porteranno gli investitori a dubitare della sicurezza dei loro risparmi. Spero che questo libro possa consentire a chi lo legge d’identificare le virtù dell’oro fisico e fornire una guida per acquistare i migliori prodotti dai migliori commercianti ».

LingOro.net – Pensi che l’oro risalirà nel 2014 ? Quali sono i fattori che entrano in gioco ?

Nicolas Perrin: « Non ho una palla di cristallo e non posso pretendere di prevedere il futuro dell’evoluzione dei mercati. Quello che posso dire osservando l’attuale ribasso, è che tale cambiamento si è verificato quando i fondamentali macroeconomici sui quali si era posizionato il rialzo dell’oro si sono esacerbati. Per darvi qualche indicazione in cifre concrete, l’indebitamento dei Paesi dell’OCSE è passato dal 75% al 105% del loro PIL, e il deficit di questi stessi Paesi è aumentato dal 3,5% al 5,5% del loro PIL, l’effetto leva delle banche « too big to fail » è drasticamente aumentato, i bilanci della FED e della BCE si sono ulteriormente deteriorati in seguito al riacquisto di una grandissima quantità di attivi « marci », il tasso di crescita dei Paesi dell’OCSE è crollato dallo 0,5% allo 0,1%, mentre il tasso di disoccupazione è sceso dallo 5,9% all’8%. Per non farci mancare nulla, guerra dei cambi e guerra delle valute persistono anche dopo la morte del sistema monetario internazionale organizzato, approvato nei primi anni ‘70. Last but not least, Ben Bernanke ha annunciato durante la riunione del FOMC, il 18 settembre scorso, che la FED continuerà ad iniettare denaro per un totale di 85 miliardi di dollari al mese sui mercati (l’equivalente del New Deal al mese, come spiega Nicolas Doze), confortando, con la loro tesi, coloro che pensano che le politiche monetarie espansionistiche siano ormai irreversibili ».

LingOro.net – L’analisi tecnica sull’evoluzione del prezzo dell’oro porta a delle conclusioni pessimistiche. Dobbiamo pensare che è arrivato il momento di rivendere l’oro fisico ?

Nicolas Perrin: « Se siete posizionati sull’oro da investimento per speculare sul corto/medio termine, seguite il consiglio di Pierre Leconte, che dice: « smettete di trattare l’oro e l’argento sulla base dei loro “fondamentali” piuttosto rialzisti, e iniziate a concepirli in funzione dei loro parametri tecnici attuali, ribassisiti, fino a quando arrivano ai loro costi di produzione, e che a partire da quel momento risalgono sistematicamente sotto l’effetto di una domanda diventata molto più alta dell’offerta.

Tuttavia, se si detengono dei metalli preziosi per proteggersi dai rischi maggiori a lungo termine, non è certo questo il momento di vendere. Quello che è successo a Cipro nella prima metà dell’anno per salvare il sistema bancario, e più recentemente in Polonia per perpetuare il debito pubblico, sono solo un’anteprima di ciò che ci aspetta.

Inoltre, non è quando vediamo che il livello dell’acqua sale sulla nave che bisogna lanciare il salvagente ! Tuttavia, bisogna essere consapevoli del fatto che una posizione a lungo termine nei metalli preziosi gestiti passivamente non sarà redditizia fin quando i mercati non avranno integrato il rischio d’insolvenza, che può verificarsi nel 2013 oppure nel 2014, o 2015.

La trappola in cui ci troviamo oggi può durare, questo è il motivo per cui l’oro fisico dovrebbe essere considerato come il bene rifugio in grado di assicurare il proprio patrimonio ».

LingOro.net – Lo shutdown negli Stati Uniti è un assaggio di quello che dobbiamo aspettarci anche in Europa ?

Nicolas Perrin: « Bisogna ben distinguere due cose: lo shutdown, il mancato accordo sul budget, e il problema del debito federale.

Gli Stati Uniti sono diventati molto difficili da governare per via della frattura venutasi a creare tra la cultura politica democratica e quella reppublicana circa il ruolo dello Stato, da qui il motivo per il quale non si arriva ad un accordo sul budget.

Su scala maggiore, vi è la questione della supervisione di Bruxelles sui budget nazionali, che riguarda tutti gli Stati membri della zona euro. Due elementi dobbiamo prendere in considerazione per rispondere alla vostra domanda. Innanzitutto, bisogna chiedersi se gli Stati membri della zona euro accetterebbero di andare oltre il governo del bilancio europeo ? Il « two pack » (due regolamenti entrati in vigore il 30 maggio 2013, « terzo provvedimento di rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche e monetarie dopo il « six pack » (cinque regolamenti e una direttiva) completa il Patto di Stabilità, entrato in vigore nel dicembre 2011, e il Trattato sulla Stabilità, sul coordinamento e sulla governance (TSCG), che viene applicata dal gennaio 2013 » – fonte), che impone a tutti i firmatari il pareggio di bilancio (0,5% del PIL) e, in caso di mancato raggiungimento di tale obiettivo, scatta un processo di “correzione” da parte della Commissione.

Fin’ora, in materia di bilancio, la Commissione Europea ha favorito la prevenzione e il ritardo sulle sanzioni finanziarie ma, dotata di un potere di veto, sarebbe ugualmente così clemente ?

E dopo, viene la questione sul debito sovrano. Negli Stati Uniti, c’è un limite massimo per il debito federale. In assenza di un accordo durante il Congresso prima del 17 ottobre per alzare questo limite, gli Stati Uniti non avrebbero più denaro a sufficienza per soddisfare le scadenze dei rimborsi di credito alla fine del mese. Sarebbe quindi default del debito federale. Nonostante gli Stati Uniti abbiano già conosciuto altri shutdown in passato, la situazione oggi è differente poché si ritrova in uno stato d’iper indebitamento e il governo deve ormai contare sul Tea Party.

Plafond del debito Stati Uniti

 

Questo contesto, che ha vocazione a ripetersi, non costituisce un problema per gli Stati Uniti poiché ciò che devono all’estero “lo pagano, per intero o parzialmente, con dei dollari ch’essi possono stampare a piacere”, come spiegava il Presidente de Gaulle durante la sua conferenza stampa al Palazzo dell’Eliseo, il 4 febbraio 1965.

Tutto questo ha l’aria di terminarsi in malo modo, ma è chiaro che i mercati sono immersi in un’assoluta fiducia. Ovviamente, la maggioranza delle parti coinvolte sono coscienti del fatto che i prezzi non sono legati a dei fondamentali solidi, ma si gioca il rialzo navigando a vista ».

LingOro.net – Spiegaci, in poche parole, perché secondo te l’oro resta l’investimento del futuro ?

Nicolas Perrin: « Dal momento che non si anticipa un ritorno ad una crescita economica sana (senza crediti) e sostenuta, l’oro costituisce oggi, dal mio punto di vista, un’assicurazione patrimoniale indispensabile. Per quel che mi riguarda, rivenderei i miei metalli preziosi il giorno in cui i problemi del debito verranno risolti, così come i problemi monetari, e quando i tassi d’interesse reali ritorneranno ad un livello abbastanza elevato da essere in grado di remunerare il mio risparmio.

Fonte: loretlargent.info

Le banche centrali occidentali detengono ancora oro fisico?

Monday, November 19th, 2012

Banche Centrali Europee - Immagine di piazzaffari.info

Tutti pensano che le banche centrali occidentali dispongano fisicamente di grandi quantità di lingotti d’oro. Questo è anche quello che le stesse banche centrali occidentali vorrebbero far credere. I lingotti d’oro rappresentano solo una parte delle loro riserve. Esse detengono infatti un grande quantitativo di monete straniere, comprese le comuni monete fiat come il dollaro, lo yen, la sterlina e l’euro.

E’ stimato che i governi e le banche centrali degli Stati Uniti, del Regno Unito, del Giappone, della Svizzera, della zona euro e l’FMI detengono una quantità impressionante di oro nelle loro riserve, pari a 23.349 tonnellate, superando 1.3 miliardi di dollari secondo il prezzo dell’oro oggi.

Tuttavia, al di là del volume stimato, la natura di quest’oro è poco chiara. Le banche centrali occidentali non divulgano alcuna informazione in merito al luogo di stoccaggio, sotto quale forma o ancora quante riserve d’oro sono utilizzate per altri scopi. Pertanto, le banche centrali non diffondono altre notizie se non quelle che ci vengono fornite dalle autorità arbitrarie che rendono conto dei differenti bilanci finanziari delle riserve.

Fino a dodici anni fa, alle persone interessava poco sapere cosa le banche centrali facevano del loro oro. Il metallo giallo ha attraversato un periodo torbido per circa vent’anni e non suscitava nessun interesse al prezzo di 255 dollari l’oncia. All’epoca, era piuttosto facile per i governi occidentali (o nel caso del Canada – vendere direttamente) prestare le loro riserve d’oro per generare degli interessi sui profitti delle loro società d’investimento, ciò che fecero molte banche centrali a partire dalla fine degli anni ‘80 fino al 2000.

I tempi sono cambiati e oggi è indispensabile sapere come le banche centrali impiegano le loro riserve d’oro e dove si trovano. Perché? Semplicemente, perché ora i Paesi in questione sono spaventosamente indebitati e stampano le loro monete senza alcun ritegno. Sarebbe interessante e soprattutto rassicurante sapere che dispongono ancora di reliquie, di polvere per “sostenere” tutto questo denaro cartaceo appena stampato in caso di fallimento.

Probabilmente, sarete interessati anche a sapere che sono le vendite di oro da parte delle banche centrali ad essere all’origine della teoria dell’investimento e a suscitare in noi un appetito per l’oro dagli anni 2000. Questo è stato evidenziato in una relazione pubblicata da Frank Veneroso, che ci mostra il mercato dell’oro nel 1988, nell’opera intitolata “The 1988 Gold Book Annual”.

In questa relazione, Veneroso affermava che le vendite d’oro da parte delle banche centrali avevano mascherato il bisogno reale della domanda d’oro di circa 1600 tonnellate all’anno (su un mercato stimato a circa 4000 tonnellate). Sulle 35.000 tonnellate d’oro che le banche centrali dichiaravano di possedere ufficialmente in quel periodo, Veneroso stimava che le riserve ne possedevano intorno alle 18.000. « Una volta che le banche centrali non disporranno più di oro da vendere – sottolinea Veneroso – il mercato dell’oro si troverebbe di fronte ad un potente mercato rialzista ». Veneroso non si sbagliava, sebbene le banche centrali continuino a vendere oro e lo faranno ancora per molti anni.

Il mercato rialzista dell’oro ha registrato una crescita nel corso del 2000, mentre le banche centrali sono diventate acquirenti dirette di oro fisico solo nel 2009, ciò che coincideva con la salita del prezzo dell’oro al di sopra dei 1000 dollari l’oncia. Tutti questi acquisti sono stati effettuati dalle banche centrali dei Paesi non-occidentali, e piuttosto da nazioni come la Russia, la Turchia, il Kazakistan, l’Ucraina e le Filippine… e, da allora, non hanno mai smesso di acquistarne.

Secondo Thomson Reuters GFMS, un organismo d ricerca di metalli preziosi, le banche centrali non-occidentali hanno acquistato 457 tonnellate d’oro nel 2011, ed è stimato ch’esse ne acquisteranno ancora per un quantitativo pari a circa 493 tonnellate d’oro quest’anno per aumentare le loro riserve:

Noi stimiamo che queste nazioni acquisteranno molto più di quanto è stato annunciato.
Le banche centrali occidentali tacciono sul loro oro e non hanno divulgato pubblicamente nessun risultato in merito alle vendite e agli acquisti d’oro effettuati durante gli ultimi tre anni. Nonostante esista un “Central Bank Gold Agreement”, un rapporto sull’oro delle banche centrali, attualmente in vigore e che rende conto delle vendite d’oro delle banche centrali del sistema euro. Della Svizzera e della Svezia non vi è alcuna menzione riguardo alle vendite d’oro realizzate, cosa bizzarra dal momento che queste possiederebbero le più grandi riserve di metalli preziosi…
Il silenzio è d’oro… e la dice lunga!

Durante questi ultimi anni, abbiamo raccolto delle informazioni legate alla crescita della domanda di oro fisico. La costante crescita annuale della domanda di oro fisico sotto forma di lingotti ci sorprende soprattutto in termini di approvvigionamento. La capacità annuale dell’industria mineraria aurifera della Russia e della Cina ad esempio (che non esportano la loro produzione nazionale) è attualmente inferiore a quella registrata nell’anno 2000, e da quando l’FMI ha annunciato di aver venduto 403 tonnellate d’oro nel dicembre del 2010, non è stato annunciato pubblicamente nessun altro venditore d’oro fisico sul mercato da quasi due anni ormai.

4. Dato il significativo aumento della domanda d’oro fisico dell’ultimo decennio, in particolare tra i consumatori asiatici, siamo giunti alla conclusione che purtroppo non possiamo determinare la provenienza dell’oro… ma dovrà pur venire da qualche parte!

Per darvi un’idea della crescita della domanda di oro fisico durante questi ultimi dieci anni, abbiamo fatto una lista di di compratori di oro fisico e calcolato la loro variazione netta della domanda annuale in tonnellate dal 2000 fino al 2012 (vedi grafica A):

Grafico A:

Cifre indicate in tonnellate metriche:

† Fonte: CBGA1, CBGA2, CBGA3, International Monetary Fund Statistics, Sprott Estimates.
†† Fonte: Royal Canadian Mint et United States Mint.
††† Sprott Physical Gold Trust et Central Fund of Canada.
^ Source: World Gold Council, Sprott Estimates.
^^ Source: World Gold Council, Sprott Estimates.
^^^ Si riferisce alla crescita annua degli ultimi 8 anni.

Come potete constatare, un semplice confronto di sole 5 fonti differenti della domanda mostra una variazione netta di 2.268 tonnellate della domanda di oro fisico nel corso degli ultimi 12 anni. Ciò significa che ci sono circa 2.268 tonnellate di nuove domande annuali ai giorni nostri rispetto a 12 anni fa. Secondo il gruppo CPM, uno dei principali fornitori di statistiche del settore dell’oro, l’offerta d’oro annuale totale è di circa 3.700 tonnellate quest’anno. Di questa cifra, il World Gold Council, stima che solo 2.687 tonnellate provengono dalla produzione mineraria attuale, mentre il resto è attribuito all’oro riciclato, principalmente ai vecchi gioielli.

Le agenzie di rating hanno la brutta abitudine di voler dimostrare che la domanda totale fisica corrisponda perfettamente all’offerta fisica annuale e di utilizzare “l’investimento netto privato” come una copertura al fine di consolidare la differenza tra la domanda ch’esse attribuiscono alle “transazioni ufficiali” dell’industria, dei gioielli e delle banche centrali e la loro stima in termini di approvvigionamento annuale (cosa che è relativamente verificabile). Le cifre dei loro “investimenti netti privati” sono da rimettere in discussione poiché non integrano gli acquisti reali di domanda d’investimento che hanno luogo ogni anno. Se fosse possibile integrare nuovi dati nei loro sommari di mercato della domanda, potremmo rilevare un’enorme differenza che evidenzierebbe una domanda leggermente maggiore della loro offerta annuale. Infatti, noi sappiamo che questa sarebbe leggermente maggiore se tenessimo conto delle importazioni cinesi (Hong Kong) che nella nostra ultima analisi risalente al luglio scorso raggiungevano le 458 tonnellate, cosa che mostra un aumento del 367% dei suoi acquisti durante lo stesso periodo dello scorso anno. Se le importazioni continuano con questo ritmo, la Cina raggiungerà le 785 tonnellate d’importazioni su un mercato che dovrebbe produrre circa 2.700 tonnellate della produzione mineraria, e questo non corrisponde che ad un solo acquirente!

Poi, ci sono tutti gli altri acquisti degli acquirenti privati che non vengono né segnalate né registrate come quelle di Greenlight Capital, il fondo speculativo gestito da David Einhorn, che avrebbe acquistato per una cifra pari a 500 milioni di dollari oro fisico dal 2009. O ancora il miliardo di dollari investito in oro fisico dalla “University of Texas Investment Management & Co” (Comitato d’investimento dell’Università del Texas) nell’Aprile 2011… o ancora la miriade di altri investitori privati (come gli sceicchi sauditi, i miliardari russi e senza dubbio tanti dei nostri lettori ecc…) che hanno acquistato oro fisico nel corso di quest’ultimo anno. Nessuno di questi acquisti privati è stato registrato presso organismi di ricerca, e tuttavia sono dei veri e propri acquisti di oro fisico, non si tratta affatto di ETF d’oro o di “certificati”.

Esigono l’invio fisico di lingotti ai compratori, ma una volta essere venuti a conoscenza dell’ampiezza dello scarto tra il livello reale della domanda di oro fisico e quello dell’offerta annuale, le domande evidenti che ci poniamo sono le seguenti: chi sono questi venditori che distribuiscono l’oro al fine di rispondere in modo favorevole all’importante domanda di oro fisico? Quali sono questi organismi che “rilasciano” oro fisico sul mercato senza segnalarlo? Da dove proviene tutto quest’oro?

Può essere solo uno il possibile candidato: le banche centrali occidentali. E’ molto probabile che gran parte dell’oro fisico che circola attualmente tra i nuovi acquirenti provenga dalle banche centrali occidentali. Solo loro potrebbero detenere così tanto oro fisico e fornirne in quantità così grandi, e la cui tracciabilità può rivelarsi molto complessa. Gli investitori non hanno mai smesso d’investire nell’oro dal 2008.

Se le banche centrali occidentali affittassero infatti le loro riserve fisiche, non sarebbero tenute a divulgare la cifra esatta d’oro che uscirebbe dalle loro rispettive riserve. Secondo un documento reperibile sul sito della Banca Centrale Europea (BCE) sul trattamento statistico delle riserve internazionali dell’Eurosistema, le direttive in materia di rendicontazione attuali non esigono dalle banche centrali la differenziazione dell’oro detenuto in piena proprietà da quello prestato o scambiato con un’altra parte. Il documento prevede che « le transazioni reversibili in oro non hanno effetto a livello d’oro monetario a prescindere dal tipo della transazione, in accordo con le raccomandazioni contenute nelle direttive del FMI ».

Di conseguenza, secondo le direttive di rendicontazione attuali, le banche centrali avrebbero il diritto di continuare a tener conto dell’entrata di oro fisico nel loro bilancio, anche se lo hanno scambiato o prestato interamente. Potete constatarlo anche voi facendo attenzione a come le banche centrali si riferiscono alle loro riserve auree. Il governo britannico, ad esempio, si riferisce alle sue riserve d’oro come « Oro (compreso l’oro scambiato o prestato) ». E’ la tipica frase che il governo utilizza nelle sue dichiarazioni ufficiali. Idem per il Tesoro Americano e la BCE, che dichiarano i loro averi come « Oro (compresi i depositi d’oro e scambi di oro) » (vedi grafico B). Purtroppo, le loro descrizioni si fermano qua, e nessuna istituzione espone nei dettagli la percentuale delle loro riserve d’oro dichiarate e detenute fisicamente parlando, in rapporto alla percentuale dell’oro prestato o scambiato con altre cose. Il fatto che non distinguano tra le due cose è alquanto sorprendente. Le banche centrali perderebbero credibilità se ammettessero di prestare le loro riserve d’oro ad altri intermediari, i venditori di lingotti tra tutti, che a loro volta lo venderebbero alla Cina ad esempio. Ma le cifre rivelano che è esattamente ciò che è successo. E’ probabile che l’oro delle banche centrali non ci sia più e che le banche che hanno venduto questi lingotti abbiano poche possibilità di recuperarli.

Grafico B:

Fonti:

1) http://www.bankofengland.co.uk/statistics/Documents/reserves/2012/Aug/tempoutput.pdf

2) http://www.ecb.int/stats/external/reserves/html/assets_8.812.E.en.html

3) http://www.boj.or.jp/en/about/account/zai1205a.pdf

4) http://www.imf.org/external/np/exr/facts/gold.htm

5) http://www.snb.ch/en/mmr/reference/annrep_2011_komplett/source

Note:

Dati della BCE del mese di luglio 2012. Banca del Giappone del 31 Marzo 2012.

Le riserve della Banca Centrale Europea sono composte dalle riserve detenute dalla BCE, dal Belgio, dalla Germania, dall’Estonia, dall’Irlanda, dalla Grecia, Spagna, Francia, Italia, Cipro, Lussemburgo, Malta, i Paesi Bassi, l’Austria, il Portogallo, la Slovenia e la Finlandia.

** La Banca del Giappone registra le sue riserve d’oro in yen al suo valore contabile.

La nostra analisi del mercato dell’oro fisico mostra che le banche centrali sono state perlopiù dei fornitori di oro fisico non dichiarati e che le loro riserve sono trascurabili al giorno d’oggi. Se paragoniamo le conclusioni di Frank Veneroso annunciate nel 1988 nella sua relazione ai dati odierni, possiamo constatare che c’è poca differenza tra i due dati. Inoltre, se teniamo conto della variazione netta di 2.300 tonnellate nella domanda annuale che abbiamo annotato nel grafico A, questo ci porta alla conclusione che una grossa parte delle 23.000 tonnellate delle riserve d’oro dichiarate dalle banche centrali occidentali non rappresentano che una semplice scrittura nei loro bilanci – con, in controparte, nessuna garanzia di valore tangibile oltre ad una serie di debiti di diverse entità.

A questo punto, ci resta da pensare che queste banche centrali avranno delle grosse difficoltà a recuperare il loro oro, soprattutto se l’oro ha abbandonato completamente il suo Paese. Possiamo anche chiederci: « Quanto oro nel sistema della banca centrale è stato “ipotecato” nuovamente? ». Le banche centrali in questione sembrano così reticenti nel divulgare i minimi dettagli sulle loro riserve d’oro, le proporzioni tra gli « scambi » e i « prestiti » nei quali le banche centrali sono implicate. Sarebbe indispensabile poter controllare le riserve auree delle banche centrali – per di più, potrebbero profilarsi molte sorprese, lasciando prevedere delle conseguenze esplosive per il prezzo dell’oro!

Le banche centrali occidentali pensano che l’oro che hanno scambiato e/o prestato sia legalmente sempre il loro. Tecnicamente, può essere. Ma se queste riserve non sono fisicamente le loro… allora, tutte le scommesse sono aperte circa l’avvenire del nostro sistema monetario.

 

Fonte: Loretlargent.info

I 20 Franchi Marianne, le monete d’oro emblematiche della Francia

Tuesday, October 2nd, 2012

Dritto della moneta d'oro Marianne Coq del 1912

La Marianne Coq 20 Franchi è la moneta d’oro francese emblematica del periodo in cui i Franchi d’oro dilagavano in tutta Europa. Era la prima volta, dopo tanti anni, che venne trovato un disegno originale per il dritto e il rovescio di una moneta d’oro francese.

Questa moneta è denominata anche “Napoleone”, “Galletto”, “ Cerere”, o semplicemente “Marianne”. Le monete furono coniate in due periodi diversi che danno luogo a due sottotipi: una serie di monete millesimate dal 1899 al 1906 con la scritta << Dieu protège la France >> (Dio protegge la Francia) con 43 milioni di esemplari, e un’altra con la scritta << Liberté Egalité Fraternité >> per una serie di millesimi che vanno dal 1907 al 1914.

La Marianne Coq con la scritta << Liberté Egalité Fraternité >>

Dopo il 1905 e la separazione tra lo Stato e la Chiesa, anche le monete dovevano seguire le evoluzioni dell’epoca. Fu così che dopo varie pressioni anti-clericali, l’incisione << Dieu protège la France >> venne sostituita, nel 1907, con << Liberté Egalité Fraternité >>.

Questo tipo di monete hanno la particolarità di essere state coniate nuovamente negli anni ‘50 con dei vecchi coni (d’origine). Difatti, per via delle scorte di oro fuso o andato perduto durante le due guerre mondiali, delle monete molto rovinate o graffiate, e per rilanciare l’utilizzo delle monete d’oro, si decise di riaprire il mercato dell’oro nel 1948. Queste nuove monete emesse dalla Banca di Francia sono delle vere e proprie monete, ma i millesimi incisi sono anteriori. I professionisti le chiamano << le riconiature Pinay >>. Da questa situazione, ne deriva che le monete 20 Franchi oro del tipo << Marianne Coq >> del periodo 1907-1914 sono numerose e in perfetto stato poiché non hanno circolato. 37 milioni di esemplari Marianne Coq millesimati 1907-1914 saranno così riconiati tra il 1951 e il 1960.

Di aspetto generalmente << nuovo >>, o SPL nel linguaggio dei collezionisti, le Marianne Coq << Liberté Egalité Fraternité >> riconiate non hanno valore numismatico al di fuori dei periodi di crisi, durante i quali il loro spread sale vertiginosamente come quello delle altre monete di Napoleone. Per questo motivo, esse sono molto apprezzate come << oro di borsa >>, o << monete da investimento >>, poiché il loro spread è pressoché nullo al di fuori dei periodi di crisi e il loro stato di conservazione perfetto. Negli anni ‘80, lo spread di queste monete raggiungeva il 100%, e il 1° ottobre 2008 (due giorni dopo il crollo di Wall Street) erano quotate a 170 euro mentre il loro valore in oro era di 115 euro. Lo spread era dunque del 48%.

Perché il gallo come simbolo nazionale della Francia? (estratto dall’articolo Les 20 Francs or – dit << Napoléon >> de Michel Pieur – CGB.fr)

Rovescio della moneta d'oro Marianne Coq del 1912

Non è del tutto chiaro il motivo per cui questo simbolo fu adottato e ampiamente riconosciuto dalla popolazione. I Galli non ne fecero un largo uso nella loro monetazione, dove, tra tutti gli animali, trionfava il cavallo. Si dice che i Romani dei primi secoli arrivando in Gallia, ancora come semplici visitatori, rimasero sorpresi nel vedere gli indigeni che usavano come mezzo di locomozione dei carri che trasportavano dei polli nelle gabbie, cosa che indusse i Romani a soprannominare queste popolazioni << Galli >>. Questo termine è poco lusinghiero, ma ciò non toglie che il gallo, anche se un po’ invecchiato, sia ancora il simbolo nazionale della Francia.

La Marianne Coq 20 Franchi in cifre

Questa moneta ha conosciuto una tiratura di 117 milioni di esemplari. Come le altre monete Napoleone 20 Franchi, le Marianne misurano 21 millimetri di diametro e 6,45161 grammi. Il titolo è di 900 °/oo (per 1000 grammi d’oro, 900 sono in oro puro e 100 sono in rame, la base di metallo necessario alla buona resistenza della moneta). Tolleranze di 2 °/oo per il peso e di 1 °/oo per il titolo sono accettate. Quando volete calcolare il peso in oro di una moneta (in particolare per conoscerne il potenziale spread) bisogna quindi fare 6,45 X 900/1000 = 5,81 grammi d’oro puro.

Lo sapevate?

Negli anni ‘80, lo spread delle monete di Napoleone era vicino al 100%. Se una Napoleone conteneva 1000 Franchi d’oro, il suo valore globale era di 2000 Franchi con lo spread, motivando i falsificatori a fabbricare delle false Napoleone con l’impiego di oro puro per << intascarsi >> la differenza, lo spread. E’ così che è stata coniata la Marianne Coq del 1915. L’ultima moneta d’oro Marianne Coq coniata ufficialmente in Francia era del 1914, e una moneta datata 1915 non poteva che essere un falso. Oggi, le Marianne Coq del 1915 vengono vendute come le altre monete in oro, ma senza lo spread ovviamente. Se disponete di un microscopio, potete vedere la differenza tra vere e false monete attraverso il segno di zecca (vedi foto in basso) che è << l’opera di coraggio >> dell’incisore ufficiale, il dettaglio nel quale ha messo tutto il suo talento. L’incisore delle monete Marianne Coq è Jules-Clément Chaplain (1839-1909).

Un indirizzo per acquistare delle Napoleone e altre monete d’oro: LinGOLD.com

 

"La Cornucopia", simbolo della Zecca di Parigi. Ingrandimento X 180. Immagine del blog L'or et l'argent.

 

> > CLICCA SULL’IMMAGINE PER CONSULTARE LA QUOTAZIONE DI QUESTA E TANTE ALTRE MONETE:

 

Dopo un decennio di crescita, l’oro continua ad attrarre investitori e risparmiatori!

Tuesday, March 20th, 2012

Monete d'oro - Republique française

L’oro si è guadagnato la reputazione di valore rifugio per eccellenza. Tuttavia, quest’investimento comporta dei rischi che grazie ai consigli che noi di LingOro.net vi diamo potrete evitare d’incontrare.

Dall’acquisto alla rivendita, le chiavi dell’oro fisico.

Quando gli investitori temono la fine del mondo, comprano oro. Era il 9 settembre 2011: l’oncia sfiorò i 1 900 $ al fixing di Londra, la sua referenza. E le ragioni sono evidenti: qualche settimana prima, i mercati azionari erano crollati per paura di una recessione economica e delle incertezze a causa dell’indebitamento degli Stati Uniti e dei Paesi della zona euro. Il peggio sembrava ormai certo!

Sul mercato dell’oro, questo vertice era la conferma di un decennio di crescita quasi continuo, anche se, in dollari attuali, il record del 1980 non è stato (ancora) raggiunto.

Decennio euforico

Dall’inizio del millennio, il prezzo dell’oncia si è quintuplicato. Questo fenomeno ha riportato l’industria aurifera all’ebollizione. I professionisti, che soprattutto dopo il 2008, hanno visto affluire le persone in cerca di lingotti per mettere al sicuro i loro risparmi, hanno lanciato nuove offerte. Visto l’alto prezzo dell’oro al chilo, sono stati creati dei piccoli tagli, i lingottini. I nuovi professionisti si sono moltiplicati, specialmente su internet, per rispondere ad una domanda sempre più forte. I banchieri, che restano gli intermediari più sollecitati, si sono dovuti formare nuovamente per la vendita dell’oro, pratica ormai caduta in obsolescenza.

Un tesoro dormiente

Mentre il prezzo dell’oro sale in vetta, le persone si rendono conto del tesoro che giaceva latente nei loro cassetti. Gli opportunisti non si sono sbagliati, e le offerte di riacquisto del vecchio oro hanno invaso le strade per catturare parte di questa manna.

Mi rivolgo ai compratori di oro che vogliono diversificare il proprio patrimonio, ma anche ai venditori desiderosi di approfittare dell’impennata dei prezzi dell’oro per trasformare il proprio oro in soldi: acquistate il vostro oro cercando di evitare le truffe e tenendo conto della fiscalità!

Tradotto da: Alessia Pinna

Tratto da: Investir.fr

“Abbiamo scelto di salvare le persone piuttosto che le banche”

Tuesday, February 28th, 2012

Così titola un articolo di Gérard Thomas, apparso su Liberation.fr, il 19 febbraio scorso, che riporta un’intervista fatta a Buenos Aires con l’ex ministro dell’Economia argentino, Roberto Lavagna, che nel 2002 ha fatto uscire il Paese dalla crisi, facendo a meno dei servizi dell’FMI. Lavagna pensa che anche la Grecia dovrebbe seguire questa via per uscire dalla crisi attuale.

L'ex ministro dell'Economia argentino, Roberto Lavagna.

L’ex ministro dell’Economia argentino Roberto Lavagna, 69 anni, è il principale artefice della ripresa dell’argentina caduta in una terribile crisi 10 anni fa. Quando prese possesso delle sue funzioni, nell’aprile del 2002, il peso argentino era già stato svalutato del 70%, il paese era in default, il debito privato raggiungeva più di 72 miliardi di euro, il tasso d’inflazione arrivava circa al 125% annuo, la disoccupazione era ormai esplosa, i piccoli risparmiatori erano rovinati e i disordini sociali avevano già fatto più di 30 vittime nel Paese. E’ in questo quadro economico e politico che Roberto Lavagna ha preso la decisione di non servirsi << dell’aiuto >> del Fondo monetario internationale (FMI) e dei mercati finanziari. Questa è la via che dovrebbe seguire anche la Grecia.

Cosa accomuna la crisi argentina del 2001-2002 all’attuale crisi greca?

Sul piano economico, è tutto uguale. L’Argentina aveva stabilito una parità fissa tra il peso e il dollaro, la Grecia è legata all’euro. Un tasso di cambio fisso che associa dei Paesi con una forte produttività e altri la cui competitività è molto più debole non può che generare una crisi.

La Grecia è già al suo quarto anno di recessione, anche l’Argentina lo era. Il deficit fiscale, il deficit dei conti correnti, la caduta del PIL, l’indebitamento, l’esplosione della disoccupazione… tutti i dati macro-economici sono uguali. Tuttavia, la situazione sociale della Grecia è migliore di quella Argentina all’epoca. Sul piano istituzionale, l’Argentina era un Paese isolato mentre la Grecia fa parte dell’insieme economico più potente del mondo.

Come avete fatto a far uscire l’Argentina dal caos?

Da quando sono entrato in carica come ministro dell’Economia, nell’aprile del 2002, ho deciso che si doveva cambiare radicalmente modo di vedere l’uscita dalla crisi.. Il mese successivo, sono andato a Washington per incontrare i dirigenti del Fondo monetario internazionale e spiegargli che i nostri rapporti non sarebbero stati più gli stessi. Dall’inizio della crisi economica, nel 1998, avevamo già ricevuto due prestiti dal Fondo monetario per un totale di 51 miliardi di euro. Tutt’e due sono stati dei fallimenti spettacolari e alcune voci si levarono per chiedere una terza tranche di circa 17 miliardi supplementari.

Non ho voluto seguire questa via e ho spiegato all’FMI che non volevamo più prestiti e che saremo usciti dalla crisi da soli. La sola cosa che ho chiesto è stato un roll over parziale di tutte le scadenze. Mi sono anche impegnato a pagare gli interessi del debito e una parte del capitale. Ma non potevo fare tutto e subito. Questa posizione era impensabile per l’FMI perché mostravamo la volontà di fissare da soli la nostra politica economica. Ho dovuto spiegargli la mia proposta tre volte prima che arrivassero a capire. A partire da quel momento abbiamo smesso di sostenere le banche mentre l’FMI ce lo imponeva, esigendo anche la privatizzazione della Banca della Nazione. Ma essendo già usciti dal gioco, il Fondo monetario non aveva più i mezzi per fare pressione sull’Argentina!

Avete dunque remato contro l’FMI ed i vostri principali creditori?

Le vie per uscire dalla crisi non sono quelle che traccia l’FMI. Quest’istituzione propone sempre lo stesso tipo di contratto di risanamento fiscale che consiste nel diminuire il denaro che si da alla gente comune – i salari, le pensioni, gli aiuti sociali, ma ugualmente i grandi lavori pubblici che generano posti di lavoro – in modo da sfruttare il denaro risparmiato per pagare i creditori. Tutto questo è assurdo ed immorale. Dopo quattro anni di crisi non si può continuare a togliere il denaro sempre alle stesse persone. Ed è esattamente ciò che si cerca d’imporre alla Grecia! Diminuire tutto per dare alle banche. L’FMI si è trasformato in un’istituzione che mira a proteggere i soli interessi finanziari. Quando ci si ritrova in una situazione di stallo come l’Argentina nel 2001, bisogna cambiare le regole del gioco.

Secondo voi i piani di austerità e di rigore non sono necessari, ma è ciò che viene imposto alla Grecia…

A torto perché il denaro prestato rischia di non poter essere mai rimborsato e il deficit fiscale greco è più elevato oggi che quando gli venne concesso il primo prestito. Questi sono i soliti errori. La colpa è del settore finanziario che impone la propria maniera di vedere le cose. Si preferisce salvare le banche piuttosto che le persone che hanno dei prestiti immobiliari da rimborsare. La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di posticipare le scadenze per le persone indebitate. I funzionari dell’FMI a questo punto ci hanno rimproverato di violare le regole del capitalismo! Dimenticavano semplicemente che delle persone “rovinate” non consumano più, cosa che obera un rilancio per la crescita. Al posto di pagare le banche, la Grecia dovrebbe investire nell’educazione, la scienza e la tecnologia, finanziare delle infrastrutture e recuperare in questo modo una certa produttività, non soltanto nel settore dei servizi e del turismo.

Avrete sicuramente molti nemici tra i banchieri…

Mi detestano! Cosa che non gli ha impedito di bussare alla nostra porta per prestarci del denaro esattamente 48 ore dopo essere riusciti a risanare il nostro debito nel 2005! Ovviamente, ho rifiutato quest’offerta rispondendogli che l’Argentina non sarebbe ritornata sulla scena dei mercati finanziari prima del 2014 poiché non ne avevamo bisogno.

Perché il 2014? Semplicemente perché entro quell’anno il debito pubblico sarà solo del 30%, la metà dei parametri europei di Maastricht! Sono del parere che una nazione come l’Argentina non ha bisogno di stare tutto il tempo sui mercati finanziari. Si rischierebbe di aumentare nuovamente il debito pubblico. Il problema è che sono gli stessi banchieri a far passare l’idea che indebitarsi all’estero sia una cosa positiva. E’ normale che se io vendessi pomodori, penserei che è bene mangiarne! Loro vendono soldi!

Tradotto da: Alessia Pinna

Estratto da: Liberation.fr

Spagna: ritrovato un tesoro nel relitto di un galeone.

Tuesday, February 28th, 2012

Il galeone trasportava un carico d’oro e d’argento per una cifra di 500 milioni di dollari. Il tesoro è stato ritrovato nel relitto di un galeone, ed è stato reso alla Spagna dai ricercatori di tesori.

La nave spagnola, affondata due secoli fa, è rientrata in Spagna sabato scorso. Questo ritorno costituisce l’epilogo di una battaglia giudiziaria tra la società americana Odyssey, la prima a scoprire il ricco bottino, e lo Stato spagnolo.

I due aerei Hercules, decollati la sera prima dalla base di MacDill in Florida, sono atterrati a metà giornata sulla base militare di Torrejon de Ardoz, vicino a Madrid. Questi contenevano un carico di più di 595,000 monete d’oro e d’argento e un centinaio di oggetti d’oro.

500 milioni di dollari

In totale, un carico di un valore pari a 500 milioni di dollari, pesa 23 tonnellate. Si tratta del più importante tesoro sottomarino mai stato scoperto. “Tutto è in un pessimo stato di conservazione, dopo 208 anni sotto l’acqua, d’altronde è normale”, ha spiegato Miguel Morer, dell’ufficio stampa del Ministero Spagnolo della Difesa.

Le casse che contengono il tesoro, tenute sotto sorveglianza dalla Guardia civile, dovevano essere depositate in un luogo tenuto segreto dalle autorità spagnole. La nave da guerra spagnola, salpata dall’America del Sud, venne fatta affondare il 5 ottobre 1804 dalla marina britannica al largo di Algarve, nel sud del Portogallo.

Tradotto da: Alessia Pinna

Estratto da: tsr.ch

L’oro: una frenesia planetaria.

Monday, February 27th, 2012

L’impennata del prezzo dell’oro, temperata anche da una recente correzione, provoca un nuovo slancio del metallo prezioso. Tante miniere sono state riaperte, nuovi acquisti speculativi, e nuovi clienti asiatici: l’oro non è mai stato così tanto ambito prima d’ora. Questa frenesia mondiale nasconde purtroppo il lavoro forzato dei minatori e i danni provocati all’ambiente.

Il nuovo cammino verso l’oro

Valore rifugio per eccellenza in tempi d’incertezza economica, il metallo prezioso conserva il suo potere d’attrazione. Assisteremo ad un ritorno al sistema aureo? Il metallo prezioso, una delle prime forme di scambio monetario, era il perno del commercio internazionale fino a quando il presidente americano, Richard Nixon, abolì il sistema aureo nel 1971 (abbandonando la convertibilità del dollaro in oro). Questo sistema presentava non pochi inconvenienti: bisognava scambiare carta con dei lingotti ogni qual volta gli investitori e i risparmiatori si preoccupavano dell’ampiezza del deficit o del debito pubblico, o ancora della propensione tipica degli Stati ad immettere denaro sul mercato per risanare il debito. Nella misura in cui l’appetito riflette i fallimenti economici e politici, non c’è da stupirsi se alcuni sognano un ritorno al sistema aureo. Secondo i commercianti di lingotti, è la corsa generale – dai fondi speculativi ai fondi sovrani, passando per i privati, i gioiellieri e le banche centrali – verso il metallo giallo, sotto forma fisica o di prodotto quotato sui mercati.

Una garanzia per gli investitori

Mentre gli Americani e gli Europei tentano di risolvere la crisi del debito emettendo moneta che non vale niente, gli investitori e le banche centrali – in particolare nei mercati emergenti come quello della Cina, della Russia e della Corea del Sud – trovano rifugio nei valori tangibili come l’oro fisico, affinché le loro riserve non siano composte unicamente dal dollaro e dall’euro. L’oro ha guadagnato quasi il 27% nel 2011, anche se dopo un picco di 1 921,15 dollari l’oncia, raggiunti il 6 settembre, il suo prezzo è ricaduto intorno ai 1 600 dollari a metà dicembre (ovvero 1 226 euro).

Nel 2010, la domanda mondiale di oro si è elevata a 4 330 tonnellate. I gioiellieri ne hanno acquistato il 50%, e gli investitori il 38%, contro solamente il 4% dieci anni prima, secondo il Consiglio Mondiale dell’oro. Quanto alle banche centrali, esse ne hanno acquistato solo 73 tonnellate, volume che ha superato le 500 tonnellate nel 2011, stando a quanto afferma Walter de Wet, analista presso Standard Bank. “Le banche centrali comprano sempre più oro da tenere nelle loro riserve, afferma W. de Wet. Anche se i Paesi della zona euro e gli Stati Uniti riuscissero a trovare una soluzione alla crisi del debito, essi si troveranno malgrado tutto di fronte ad una recessione. In periodo di recessione, gli Stati stampano moneta; ciò vuol dire che il prezzo dell’oro salirà.

Benché il metallo giallo non riporti né dividendi né interessi, contrariamente alle obbligazioni o alle azioni, esso garantisce dei guadagni in capitali e rassicura le banche centrali e gli investitori prudenti quando i mercati crollano. “Un’oncia d’oro è un’oncia d’oro”. Un barile di petrolio è un barile di petrolio. Ma cos’è un dollaro? Esso non è che uno strumento di misura privo di senso, poiché il presidente della Riserva federale americana, Ben Bernanke, può creare miliardi di dollari a suo piacimento”, spiega Jay Taylor, caporedattrice di Gold, Energy & Tech Stocks, in un’intervista pubblicata recentemente sul sito The Gold Report.

L’oro va nuovamente di moda in Asia

Allarmato per la crisi del debito pubblico, il Venezuela ha importato a settembre più di 160 tonnellate d’oro, la cui maggioranza era stoccata nella Banca d’Inghilterra. Più del 60% delle riserve di questo Paese sono costituite da oro. La Germania, vista come la potenziale salvezza per la zona euro, detiene la seconda quantità d’oro più grande al mondo (dopo gli Stati Uniti): il metallo prezioso rappresenta il 71% (circa 3 400 tonnellate) delle sue riserve. La Cina è al sesto posto nella classifica, con solo l’1,6% (1 100 tonnellate), contro il 7% per l’india e la Russia, e 14% per l’Africa del Sud.

Gli acquisti di oro delle banche centrali sono tuttavia modesti se comparati a quelli degli orafi. L’oro va nuovamente di moda in Asia e nel Medio-Oriente, dove il giro d’affari delle gioiellerie cresce a vista d’occhio. La domanda di questo settore si abbassò nel corso degli ultimi dieci anni, poiché il prezzo del metallo prezioso saliva più velocemente delle rendite. Dopo aver raggiunto un livello record di 3 290 tonnellate nel 1997, essa è scesa nuovamente a 1 850 tonnellate durante la recessione nel 2009. Ma il mercato ha riacquistato la sua forza dal 2010: circa 2 000 tonnellate sono state acquistate nel 2010, e più di 2 300 tonnellate nel 2011.

Alcuni investitori in cerca di rendimenti reali non sono tuttavia sedotti dalla brillantezza dell’oro. Secondo il miliardario uomo d’affari americano, Warren Buffett, “questo metallo non ha alcuna utilità. Lo si dissotterra dall’Africa del Sud per inviarlo alla Riserva federale [americana], dove viene nuovamente sotterrato.

Tradotto da: Alessia Pinna

Estratto da: Courrier International